Tangentopoli 2: il Sistema Tarantini annienta la giunta pugliese



Si respira un'aria di Nuova Tangentopoli in Italia; un vento che spira per tutto il paese e che non conosce confini. Destra e sinistra pari sono, e ci auguriamo che a differenza di Mani Pulite questa volta si possa creare un clima che faccia davvero piazza pulita di tutti i maneggioni. Un clima che anche noi, a partire da chi scrive, possiamo contribuire a creare, mettendo da parte il tifo politico per guardare a tutti nello stesso modo. Un ladro è sempre un ladro, qualunque colore abbia.

Già stamane ci siamo occupati dei guai giudiziari di Paolo Berlusconi. Ora passiamo allo scandalo della Regione Puglia, decapitata prima dalle inchieste e poi dallo stesso Presidente Nichi Vendola che l'ha azzerata senza troppi complimenti. Facciamo subito i nomi: su tutti Alberto Tedesco, dalemiano doc e assessore alla sanità, nonché imprenditore del settore elettromedicale (e già qui dovrebbe squillare un campanellino).

Poi abbiamo il direttore generale del policlinico di Bari Vitangelo Dattoli, il primario di ortopedia Vittorio Patella, la direttrice di un centro riabilitativo Ilaria Tatò, il direttore generale dell'Asl di Bari Lea Cosentino e l'imprenditore Enrico Intini, anche lui vicino a D'Alema. Al centro di tutto un nome che ormai dovrebbe esservi familiare; Gianpaolo Tarantini (nella foto grande).

Ma non sarà proprio quel Tarantini che forniva le donnine allegre a Berlusconi. Cerrrrto che sì! Al punto che si parla di vero e proprio Sistema Tarantini, ovvero mantenere stretti rapporti clientelari con tutti i conglomerati di potere, indipendentemente dal segno politico. Si passa così indifferentemente dai festini in Sardegna alle giunte rosse del centro-sud, in questo caso pugliesi.

Ma vediamo anche i capi d'accusa. Si parla di turbativa d'asta, corruzione, falsa testimonianza e aasociazione a delinquere. I reati ipotizzati comprendono illeciti nelle forniture di protesi ortopediche, appalti per servizi e prodotti medicali pilotati, sospetto accreditamento di strutture sanitarie private con tanto di festini organizzati per festeggiare gli appalti e persino un appartamentino privato nel centro di Bari utilizzato - pare - come garconniere dai politici locali.

Di tutto questo si è ben reso conto il Presidente Vendola, che ha disperatamente cercato di ripartire da zero, come spiega oggi in un'intervista al Giornale. A lui fino a prova contraria si può solo imputare di non aver visto o capito quel che stava succedendo, e ci auguriamo che rimanga il nome giusto per un reale rinnovamento della sua regione. Siamo veramente a uno snodo cruciale della Seconda Repubblica, e forse sta finalmente cominciando a uscire il marcio che dalla Prima è stato nascosto sotto il tappeto.

Fine della seconda puntata. Continua.

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