
Mentre i grandi del G8 si apprestano a incontrarsi a L’Aquila, mentre giungono le notizie di manifestazioni, scontri e arresti a Roma, mentre la stampa estera lamenta a gran voce l’organizzazione italiana dell’evento, in un piccolo angolo del capoluogo abruzzese si svolge il Social Forum per la ricostruzione, un tipico esempio di democrazia partecipata e di cittadini che si riuniscono per lavorare dal basso a progetti che li riguardano direttamente. Come la ricostruzione della città terremotata, per esempio.
Il clima è disteso e gioviale, appena disturbato da un temporale passeggero; i ragazzi del campo 3 e 32, che prende il nome dall’ora in cui si è verificata la scossa più forte lo scorso 6 aprile, localizzato nel Parco UNICEF, hanno preparato accoglienza e pranzi per circa 230 persone, fra aquilani e giornalisti e volontari del campo stesso. Il 3 e 32 nasce spontaneamente, con l’autorizzazione delle autorità locali, per iniziativa di un gruppo di giovani che creano un’alternativa alla vita dei campi, organizzano iniziative, si preoccupano anche della quotidianità dei cittadini Ma non è solo questa la sostanza della giornata.
La sostanza è che gli interventi che si sono susseguiti sono stati, fino a questo momento - mentre scrivo, sono appena iniziate le testimonianze del pomeriggio, che allargano il discorso non limitandosi certo alla realtà aquilana - duri e decisi nel denunciare una serie di mancanze che riguardano la gestione di tutto quel che è venuto dopo l’emergenza e al tempo stesso propositivi, nell’ottica di approfittare, perlomeno, della necessità della ricostruzione cittadina per dare vita a un processo che coinvolga quante più realtà possibili.
Se c’è una cosa su cui tutti sono d’accordo, è il fatto che i soccorsi sono stati gestiti in maniera ottima, e i Vigili del Fuoco, su tutti, sono stati definiti angeli dell’Aquila.
I problemi sono venuti dopo: le restrizioni nei campi (la cui gestione è talmente particolarizzata e frammentaria da rendere praticamente impossibile il tentativo di descriverne la realtà brevemente, giacché, al di là delle ordinanze generiche, su tutta una serie di materie - incluso l’accesso ai campi da parte di visitatori esterni - decide il capocampo. Che cambia una volta a settimana, a volte ogni due. Si lamenta il fatto che la gestione dell’emergenza è diventata una limitazione alla democrazia: si parla di campi di tende in cui è stato negato il volantinaggio, la possibilità di fare assemblee, l’accesso a internet; si lamenta l’enorme difficoltà di comunicazione: in alcuni campi, per fare un esempio, sono stati rimossi i volantini che parlavano della fiaccolata di due giorni fa, una manifestazione silenziosa e pacifica che, nottetempo, ha illuminato grazie a duemila aquilani una città fantasma. Entrare nel centro storico, a gruppi di duecento - quella parte di centro storico che si può visitare - per ragioni di sicurezza con le fiaccole è stato un momento di grande partecipazione e fierezza. Negare la comunicazione (a maggior ragione quella che riguarda eventi simili), è ai limiti del clamoroso.
Si lamenta la mancanza di ascolto dei cittadini aquilani nella progettazione della ricostruzione, si lamenta un vero e proprio progetto di ricostruzione, si lamenta la scarsa forza delle istituzioni locali.
E naturalmente - anche se a onor del vero va detto che ci sono anche persone che vedono il G8 come una grande occasione per la città - si lamenta la militarizzazione della città che, a osservarla esternamente, è davvero impressionante; gli ulteriori disagi dovuti a questo evento in una città già disastrata dal terremoto, i cui abitanti sono sparsi in campi di tende o in alberghi: alcune iniziative private di riapertura di negozi, bar, pizzerie verosimilmente chiuderanno di nuovo a partire da domani, per paura di danneggiamenti in seguito a eventuali scontri. Si tratta di motivazioni che appaiono più che ragionevoli, e che pongono seri interrogativi - che qualcuno aveva già sollevato all’epoca dell’annuncio - a proposito dell’opportunità di traslocare il summit dalla Maddalena a L’Aquila.
Ma non si creda che questo Forum sia uno degli esempi di partecipazione dell’italietta: qui non ci sono solo no a tutto, qui si sentono proposte concrete e fattive.
Per darvi un’idea della partecipazione, ecco l’elenco delle strutture che organizzano il Forum: A Sud - Rete 3e32 - Ass. La Ciudad - Collettivo 99 - Epicentro Solidale - Conferenza Comitati Cittadini - UdU - FILCEM-CGIL Provinciale L’Aquila - FILLEA-CGIL Provinciale L’Aquila - FIOM-CGIL Abruzzo - FIOM-CGIL Provinciale L’Aquila - FLAI-CGIL Provinciale L’Aquila - FP-CGIL Abruzzo - NIDIL-CGIL Abruzzo - Brigate della Solidarietà Attiva - Abruzzo Social Forum
E’ naturale che esista un’impostazione politica dell’evento. Ma la cosa fondamentale, nell’ottica di un processo di ricostruzione che, indipendentemente dagli slogan, richiederà, da un punto di vista sociale e economico - oltreché dal punto di vista materiale - un percorso di anni. Un percorso che richiede condivisione e partecipazione. Per comprendere come si possa ripensare tutto quel che, al momento, viene deciso dall’alto, in termini di ricostruzione, si può dare un’occhiata ai progetti del Colletivo99
Intervengono alla conferenza, a vario titolo, Alex Zanotelli, Gianni Rinadlini (FIOM CGIL) Sergio Cincaglini (Argentina), Giuseppe De Marzo (A Sud), Pierluigi Sullo (Carta), una delegazione del Presidio No Dal Molin, una delegazione del Presidio contro la discarica di Chiaiano, i Comitati Irpini, Edoardo Salsano, Maurizio Donato dell’Università di Teramo e Domenico Finiguerra (Stop al consumo del territorio).
garcetto
07 lug 2009 - 15:37 - #1bravi ragazzi! un augurio!
Albert1
07 lug 2009 - 15:56 - #2Bene.
Basta che facciano quel che dicono di voler fare e non si mettano a rompere i cogli0ni.
Comunque bravi. Auguri di cuore…
a1
07 lug 2009 - 16:01 - #3Bella iniziativa, anche se bisogna ricostruire la nazione e non solo l’Aquila.
Albert1
07 lug 2009 - 16:04 - #4…e se hanno paura di incidenti e scontri, chiedano per favore ai compagni di tenere a bada quei pezzi di m3rda che hanno intenzione di crearne.
Purtroppo so già come andrà a finire, se a Genova è andata come è andata, qui ci sono tutti i presupposti per farla andare peggio. E non si faranno mica scappare l’occasione.
Se potessi sapere esattamente chi sono e dove sono quelli che in questo momento stanno mettendo le basi per farci scappare di nuovo il morto li andrei a cercare uno per uno e li metterei sotto con la macchina prima di domani.
Charles Dexter Ward #8
07 lug 2009 - 16:17 - #5mi sembra un’ottima iniziativa di società civile. spero che la loro protesta e quella, legittima e sacrosanta, dei terremotati d’abruzzo non debba essere mischiata agli squallidi desideri di protagonismo di quei cani dei fomentatori di scontri, vanificandola
Chico Mendez
07 lug 2009 - 16:43 - #6beh basta che De Gennaro non diriga le operazioni, che gli agenti presenti a Bolzaneto e alla Diaz o quelli che hanno assassinato Aldrovandi se ne stiano a casina……..
Chico Mendez
07 lug 2009 - 16:44 - #7a beh poi se i terremotati vorranno fare una protesta civile come sempre hanno fatto dovranno spiegare poi al direttore del TG1 o a quello del TG4 cosa significhi informare e far conoscere le cose :)….della fiaccolata dell’altra notte in quanti lo hanno saputo dai telegiornali?
Charles Dexter Ward #8
07 lug 2009 - 16:46 - #8già, certo, sempre colpa degli altri
fc77
07 lug 2009 - 16:57 - #9vorrei tanto sapere da quei 4 teppisti x che cosa protestano così violentemente? mah…secondo me non lo sanno neanche loro.
fc77
07 lug 2009 - 16:59 - #10#47,al tg4 hanno detto che la fiaccolata era x venerare san silvio da arcore :-)))
fc77
07 lug 2009 - 17:02 - #117 non 47……madò quanto sò rinco oggi!!!!!
Albert1
07 lug 2009 - 17:23 - #12E’ il caldo, Francè, il caldo… ;)
fc77
07 lug 2009 - 17:29 - #13me sa de si albert….sto a schiumà!!!!! ;-)
Angelo84
07 lug 2009 - 17:30 - #14Speriamo vada tutto liscio…
Albert1
07 lug 2009 - 17:32 - #15Io adesso mi chiudo nel frigobar. Magari sto un po’ stretto, ma almeno sopravvivo…
Giangius
07 lug 2009 - 19:33 - #16Speriamo non ci sia un massacro, sopra le macerie speriamo non diventi un cimitero.