
Pochi giorni addietro esprimevo la mia delusione per il fatto che Philippe Daverio avesse accettato la proposta del sindaco di Palermo Diego Cammarata di diventare il nuovo assessore alla cultura del capoluogo siciliano.
La stoffa di quel primo cittadino, che si è già ampiamente dimostrata piuttosto scadente, riemerge con la scelta del Cammarata di chiudere l’ufficio stampa del Comune evitando di assumere (quindi licenziandoli) i 13 professionisti che si occupavano della comunicazione e dell’informazione a Palazzo della Aquile.
Invece di applicare la legge 150 e di dare continuità alla struttura preposta all’informazione dei cittadini, il sindaco di Palermo, alle prese con l’eterno problema dei buchi di bilancio (sempre creati dagli altri, s’intende…) non ha trovato di meglio che dismettere l’ufficio. Ma quando Philippe Daverio organizzerà eventi culturali straordinari, come farà il Comune a comunicarne l’esistenza al popolo?
L E A
08 lug 2009 - 08:28 - #1La Sicilia tutta ormai è affetta da schizofrenia imbarazzante: prima per potersi garantire l’appoggio elettorale (clientelismo) la politica dei soliti noti ingrossava le fila di qualsiasi ente pubblico senza percepirne l’indigestione causante la successiva morte, poi riconoscendo che effettivamente si era ecceduto, tenta di salvare il salvabile buttando sulla strada più gente possibile in nome di una politica parsimoniosa che persegue il risanamento; ma mi facciano il piacere!
Andare a casa (la classe politica clientelare, cioè tutta) non sfiora cotanta sfrontatezza? Mah…
ice
08 lug 2009 - 08:55 - #2outsourcing all’azienda dell’amico
ormai si fa tutto cosi…..
sai quanti clientes deve accontentare Cammarata….
da qualche parte deve iniziare
NewZ
08 lug 2009 - 11:01 - #3Chi viene eletto in sicilia deve rispondere per primo alla mafia, e triste dirlo ma e’ cosi’!!
Magoselvo
08 lug 2009 - 16:49 - #4beh 13 giornalisti per gestire le comunicazioni di palazzo mi sembrano pochini. Almeno 50…tanto li paghiamo noi del nord. ASSURDO.
jsahalhjc
08 lug 2009 - 17:06 - #5Mi-ti-co Cammarata capitano di fregata! Non aggiungo altro…….
TLP
08 lug 2009 - 17:48 - #6Non entro nel merito dell’accaduto, ma faccio un’osservazinoe tecnica.
Se un ente pubblico non vuole incappare in sanzioni o restrizioni, deve rispettare i parametri definiti dal “patto di stabilità”, che prevede tetti e limiti di spesa ben definiti, soprattutto sulla “spesa corrente” (ovvero i costi relativi non all’acquisto di beni), a cui, per ampia parte, fa capo la spesa del personale.
Non è quindi da escludere che la “non assunzione” derivi da questo fatto.
Per farvi un esempio, il mio Comune, ha un bilancio in attivo di oltre tre milioni di euro, ma non può spendere quei denari per non sforare il patto di stabilità.
Inoltre, di norma, i gironalisti o chi assume incarico simile, spesso viene nominato direttamente dal sindaco e il loro incarico termina con il mandato del sindaco.
Ciao.
AVVOCATI CORAGGIOSI
15 feb 2011 - 17:50 - #7Su La Repubblica-Palermo è apparso oggi un articolo a firma di Isabella Napoli - a proposito dei netturbini del Comune inadempienti che non tolgono i rifiuti costringendo i commercianti ad assoldare un privato per un servizio che è tenuto a svolgere il Comune- che dovrebbe far rilettere molto i cittadini sull’inadempienze dell’amministrazione comunale.
Se i cittadini pagano le tasse per lo smaltimento dei rifiuti, perchè il Comune non provvede ad erogare il servizio?
Certamente non per mancanza di risorse economiche, considerato che il cittadino finanzia il servizio con la Tarsu. E allora perchè?
Noi crediamo che le cause possono essere due: l’assenteismo del personale addetto al servizio e l’incapacità di chi ha la responsabilità politica ed organizzativa del Comune.
In entrambi i casi le colpe non possono non ricadere sul Sindaco Cammarata e sulla sua giunta.
Riteniamo inoltre che sia molto grave quanto riferito dai commercianti e cioè che “da tempo sollecitiamo al Comune la pulizia della strada e la bonifica delle aiuole. Ma non abbiamo mai ricevuto una risposta”. In effetti in tutta la città i marciapiedi e le aiuole sono in condizioni igieniche disastrose e più si va verso ed oltre la circonvallazione della città e più il problema diventa grave.
E’ grave quanto riferito dagli abitanti del quartiere: se chi deve rendere un servizio pubblico è inadempiente, nonostante le sollecitazioni dei cittadini, potrebbe commettere un reato; e gli abitanti di un quartiere che si vedono negare ed omettere un pubblico servizio, potrebbero ricorrere anche alla magistratura presentando un esposto.
In realtà, il problema vero è legato alla qualità e alle capacità dei politici siciliani che ricoprono importati incarichi istituzionali: sono loro che si scelgono i collaboratori e che nominano i dirigenti dei vari servizi, peraltro pagati a peso d’oro ed a spese dei cittadini. Se il politico si sceglie collaboratori incapaci, se ne deve assumere la responsabilità, cosa che dovrebbe fare Cammarata, che sembra un sindaco assente.
Peraltro, tutti sanno che l’avvocato non venne eletto perchè ritenuto idoneo a svolgere il ruolo e capace a risolvere i problemi della collettività ma soltanto perchè amico di Miccicchè che lo propose come sindaco di Palermo a Berlusconi. E’ “un sindaco per caso” e certamente può definirsi “un effetto dannoso per la città di Palermo” dell’era berlusconiana”.
Noi riteniamo che Cammarata, per i numerosi disservizi ormai cronici arrecati ai suoi concittadini, in una città normale, si sarebbe dovuto dimettere.
Ma c’è di più: dovrebbe dimettersi in quanto avvocato, perchè i fatti oggetto del procedimento penale a suo carico si riflettono non solo sulla sua reputazione ma compromettono anche l’immagine della classe forense.
Un ultima considerazione: chi ha le responsabilità del suo partito non avrebbe dovuto rimanere immobile, mantenendolo nell’incarico.
Un sistema politico fatto di personaggi incapaci ed equivoci è estraneo agli interessi della collettività ed alla funzione della politica che è proprio un servizio per il bene comune.
E’ sufficiente farsi un giro per la città di Palermo per rendersi conto dell’incapacità del sindaco a svolgere il ruolo di primo cittadino.