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Contro l'astensionismo: perché andare a votare

Pubblicato: 13 apr 2008 da paolo

Commenti dei lettori


Oggi e domani, come sapete, si vota per rinnovare il Parlamento. Per sostenere la necessità di andare a votare, si potrebbe sicuramente fare un discorso lirico e retorico sulla bellezza della democrazia in azione, sulla morte di persone per portarci alla libertà di voto, sulla necessità di prendere in mano il destino del proprio paese nell’unico momento in cui ci è consentito.

Non faremo nulla di tutto questo. Da un lato perché il populismo e la demagogia recente che invita a non votare non va combattuta con altre argomentazioni da bar; dall’altro perché se si arriva ad esprimere il proprio voto, probabilmente si è quantomeno frequentata la scuola dell’obbligo e i corsi basilari di storia italiana ed educazione civica.

Ovviamente, ci sono persone che arrivano all’astensione, all’annullamento o alla scheda bianca dopo un lungo percorso. In quel caso, la scelta è un segnale di neutralità, valido come un voto. Le obiezioni che vi propongo sono invece ad alcune delle più diffuse e recenti posizioni pro-astensione, figlie di un populismo d’accatto che ha trovato in alcune figure messianiche facili profeti (dai conti bancari ad n zeri). In particolare, ci sono cinque obiezioni ad altrettanti slogan pro-astensione che vorrei considerare.

  • Tanto il mio voto non conta nulla. L’errore qui è sostanzialmente logico. Lo spiega bene Marco Travaglio: se votassero tre persone, deciderebbero per 60 milioni di italiani quelle tre persone. L’errore è considerare il gioco democratico come “altro da sé”, come se nelle urne le schede altrui contassero più della nostra. Quella da molti sfruttata come “anti-politica” è in realtà un bisogno di partecipazione politica. Le elezioni sono il primo modo di incarnare questa partecipazione (lo diceva il buon Gaber). Può sembrare vuota retorica, non lo è. Chiedetelo a chi è andato a votare in Sudafrica nel 1994, o in Italia al referendum del 1946.
  • Tanto sono tutti uguali. Sicuro di esserti informato abbastanza? Nessuna differenza sulla legalità, sul precariato, sulle politiche sociali? Nessuna differenza tra i candidati premier a livello personale? Leggiti le liste dei candidati, leggi i programmi, cerca le biografie dei candidati, informati da fonti di destra e di sinistra. Fatti il tuo giudizio. Se per decine di milioni di persone la differenza tra gli uni e gli altri c’è, ed è anche parecchia, non sono loro a non capire. Forse sei tu a non sapere, o a fidarti troppo di chi ti dice che, tanto, sono tutti uguali.
  • Ma io sono disilluso dalla mia parte politica. Ci sta, la politica - tanto da un lato quanto dall’altro - non ha dato una buona prova di sé. Però questa volta sia il PD che il PDL rappresentano alternative più forti (per quanto ancora in formazione) che in precedenza, perché vanno da soli o in coalizioni più limitate. Al di fuori ci sono invece forze che hanno riguadagnato la loro identità, non dovendola diluire in misture improbabili. Sinistra radicale, centrosinistra, centro, destra, destra radicale. Senza contare un totale di quindici candidati premier, spesso rappresentanti delle più pittoresche istanze. Le alternative non mancano.
  • Ma nessuno mi rispecchia al 100%. Cercare il partito adatto è come cercare la donna/l’uomo ideale: se si guardano le cose che dividono e non quelle che accomunano, si finisce per rimanere soli. A volte è normale votare “contro” un progetto, può capitare di dover turarsi (alla Montanelli) il naso e scegliere il male minore. I casi in cui per qualcuno Veltroni e Berlusconi “pari sono” sono davvero pochissimi. E ritorniamo al punto 2: informati, e vedrai che non sei veramente equidistante. Se poi si vuole che un partito o una parte politica ci rispecchi di più, l’unica cosa possibile è impegnarsi direttamente, magari fin dal livello locale. Chiaro: se noi non facciamo niente, non si può dire che nessuno fa niente per noi. Che è poi come dire, seguendo Barack Obama, che “noi siamo quelli che stavamo aspettando”.
  • Ma se io mi astengo, lancio un messaggio. Teoricamente forse sì, a te stesso. Ma non si vede perché mentre l’esprimere un diritto non dovrebbe contare nulla (vedi punto 1), non esprimerlo dovrebbe avere insito un qualche messaggio. Alla fine sarai un numero nella riga più in basso. Con l’aggravante che è la riga che non esprime nulla, perché quelli sopra avranno deciso per te.

Insomma non votare, o annullare la scheda, sono scelte legittime e rispettabili. Dovrebbero però essere figlie di un processo lungo di riflessione e confronto, e non di qualche “vaffa” del momento. Pensateci. E buon voto, per chiunque lo esprimiate.

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13 commenti

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  • M.B.

    13 apr 2008 - 12:35 - #1
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    Io, modestamente, mi sono fatto un programmino per il risanamento dell’ Italia (non serve essere molto intelligenti, solo un po’ onesti) e vi posso assicurare nessuno dei due programmi si avvicina al mio.
    Forse sarà xchè non ci sono interessi personali(DX = SX), favoritismi agli amici (DX = SX), non sono ricattabile (DX = SX)
    In altre parole, quando qualcuno spiegherà che le tasse diminuiranno SOLO quando si diminuiranno gli sprechi e non quando sarà combattuta l’ evasione allora gli darò il voto.
    Se si farà pagare le tasse a tutti (come giusto) si aumenteranno soltanto gli sprechi (xchè ci sarà più disponibilità).
    Economisti, ad esempio hanno calcolato che per mantenere le province se ne va una finanziaria

  • Profilo di Tim Buckley

    Tim Buckley

    13 apr 2008 - 13:38 - #2
    1 punto
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    bel post complimenti

  • Profilo di paolo192

    paolo192

    13 apr 2008 - 14:35 - #3
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    Chi più chi meno, sono TUTTI in difesa dello status quo, che significa privilegi e assistenzialismo.
    Sono d’accordo con il primo post: ho la netta sensazione che quella della lotta all’evasione sia una foglia di fico, una “scusa” per mantenere alte le tasse che servono a nutrire mille magna magna grandi e piccoli.

    La mia è demagogia? Populismo? Dico cavolate? Chiamatele come volete; i fatti sono fatti.

  • M.B.

    13 apr 2008 - 15:15 - #4
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    No, caro paolo192, non è populismo o demagogia, è una critica come la mia #1, da bar,ma non è colpa nostra se i politici governano da baristi (con tutto il rispetto che ha per i baristi), ma per gestire un bar non serve uno statista!!!

  • Gianlucab

    13 apr 2008 - 15:49 - #5
    0 punti
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    avevo scritto stamattina un commento che però non è apparso, me lo pubblicheresti per favore come hai fatto con gli altri.
    Non mi sembra di aver offeso qualcuno se invece non lo pubblichi mi mandi una email con le motivazioni.
    Grazie
    Gianluca

  • Berluscaman_ia

    13 apr 2008 - 15:50 - #6
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    Quando i politici guadagneranno meno di un impiegato, di un minatore e di chiunque non arriva alla fine del mese, riprenderò a votare!

  • Profilo di Mytwocents

    Mytwocents

    13 apr 2008 - 15:59 - #7
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    Gianlucab

    Tutti i commenti vengono pubblicati, io non ne ho cancellato nessuno visto che sono tornato a casa or ora.

  • Berluscaman_ia

    13 apr 2008 - 16:11 - #8
    -1 punto
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    Inoltre è ora che si decidano le istituzioni a istituire il voto per Internet!
    Certo che se sono celeri (veloci) quanto l’abrogazione del servizio militare obbligatorio, stiamo freschi!

    Siamo un paese da terzo mondo che abbatte l’ottimismo e la voglia di vivere dignitosamente dei suoi cittadini!
    Siamo l’ultimo paese d’Europa, la tanto vituperata Spagna in confronto alla nostra “Italietta” è l’America!

    Questi sono i motivi per non andare a votare!
    Vaffaaaaaaaaaaaaaaaaaaa……………………………!!!!!!!!!!!!!

    Ma perchè non sono nato in Spagna?

  • Profilo di Mytwocents

    Mytwocents

    13 apr 2008 - 16:16 - #9
    2 punti
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    Ma che voto via internet, parliamo seriamente, per piacere.

  • Astenzionista, no grullo!

    13 apr 2008 - 16:27 - #10
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    Io mi astengo questa volta dal voto poiché le scorse volte votando avevo un minimo di speranza che le cose cambiassero; ora, evidentemente, quella (la speranza) si è dissolta per lo spreco delle passate tornate elettorali. “E’ chiaro ora? Cosa? Il motivo per cui mi astengo!”

    P.s.: pretendere di cambiare la volontà altrui è a dir poco velleitario sia da parte mia che da parte vostra.

  • Gianlucab

    13 apr 2008 - 20:45 - #11
    0 punti
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    Sono fiero di non andare a votare perché sono contro questa legge elettorale antidemocratica e di regime perché è di questo che bisogna parlare e l’informazione scrivere.
    Su vari siti è stata pubblicata la lista (ben prima del voto) dei disonorevoli che invaderanno le camere. I giochi sono già stati fatti. E’ inutile andare a votare.
    La cosa che non mi va giù però è che secondo me la colpa di tutto questo è anche di chi va a votare e avalla questo regime (inconsapevolmente e non). Questi politici e non i politici in genere (ci tengo a precisare), sono la CAUSA del declino dell’Italia e quindi andare a rivotarli con nomi partitici nuovi vuol dire martellarsi ancora sulle mani ;-) per non dire altro.
    Il mio è un non voto ragionato, il non voto di quelli che dicono “non voglio far parte di questo sistema”.
    Concludo con il dire che certi post come questo sopra dove ci si riempie la bocca con le parole populismo o qualunquismo , sono scritti da persone superficiali che non analizzano a 360 gradi la situazione magari solo a 90 gradi (:-)
    Perché non si scrive qualche bel post su come funziona la democrazia nei vari paesi scandinavi oppure parlare di democrazia dal basso perché più che il voto tramite internet, la rete rivoluzionerà la democrazia stessa.

    GianlucaB

  • Profilo di Mytwocents

    Mytwocents

    13 apr 2008 - 20:51 - #12
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    Approposito di 90°, appecoroniamoci alla bravura di Michele Serra.

    Andare a votare mi è sempre piaciuto, amo la banalità della democrazia, nutro simpatia per i seggi, gli scrutatori, i tabelloni appesi, le guardie che guardano, la matita copiativa. Mi emoziono ogni volta, anche se le volte oramai sono tante. Non ho mai capito l´ignavia dei disinteressati, dei non partecipi per menefreghismo, e fatico a digerire anche la spocchia di quelli che non vanno a votare perché «non si riconoscono» in nessun partito, chissà in che cosa si riconosceranno, nel Re di Atlantide, negli anelli di Saturno, nella barba di Bakunin, nella loro mamma?
    Temo proprio che perderò anche questa volta, d´altra parte questo è sempre stato un Paese di destra, cattolico e di destra, gli elettori di sinistra sono abituati a perdere da generazioni, di padre in figlio, ci sono quelli che lo fanno apposta e votano l´estrema perché è bello sentirsi pochi ma buoni, ci sono quelli che invece cercano di fare mucchio (come me) ma passano gli anni e il mucchio non è quasi mai abbastanza grosso per governare. Da quando vado a votare ho vinto solo un paio di volte su venti, è una media da retrocessione. Incredibilmente ci credo ancora, mi piace ancora, specialmente se penso a tutta la brava gente che si è fatta un gran mazzo in campagna elettorale. Ho un paio di amici che rimarranno a casa, a misurare la puzza sotto il naso. Da dopodomani gli vorrò bene lo stesso, oggi no. Oggi li detesto.
    (Michele Serra, l’Amaca, la Repubblica)

  • deformetrica

    13 apr 2008 - 21:09 - #13
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    horror vacui. marginalizzando artificialmente le differenze, le aree di destra e sinista rappresentanto modelli di economia politica davvero differenti.L’economia politica della destra domestica non ha niente a che fare con il neo liberismo e i cinque anni di governo lo hanno sufficientemente dimostrato: riduzione dell’avanzo primario, conseguente incremento del defict e del debito, nessuna privatizzazione, nessuna liberalizzazione. Una gestione padronale e collusa, sostanzialmente notarile. Per contro, la sinstra ha subito la mutazione genetica causata dalla pandemia del neoliberismo e, nel caso dell’uem, del monetarismo. Privatizza, liberalizza, legittima i meccanismi assurdi pel patto di stabilita’ e crescita.Le conseguenze della politica economica neolibersita sono complesse e meritano altri post.Il problema e’ cosa fare se l’intenzione e’ ostacolare la collusione di destra e l’inerzia della sinistra. In altri termini, anche se il legame sembra gratuito, il problema puo’ essere posto nei termini di uno slittamento dalla democrazia rappresentativa ad una democrazia deliberativa su modello di Fishkin. I partiti politici si comportano come agenti della teoria dei giochi nei giochi cooperativi (indice di Shapley).Il potere non e’ proporzionale al numero di voti ma alle possibilita’ associative.L’incremento dell’area di non voto,horror vacui, aumenta l’instabilita’ dei partiti votati. Se si riduce la base dei votanti e, conseguentemente, incrementa quella dei non votanti, l’identificazione di una marca, una tendenza, all’interno dell’area dei non votanti, permetterebbe al perdente di determinare una coalizione extraparlamentare e renderebbe instabile la coalizione di maggioranza rendendo cosi’ giustizia al termine horror vacui. La fretta con cui i due partiti maggiori hanno fatto propri due punti della legge di iniziativa popolare della rete di grillo, e’ un segno di questa possibilita’. Ovviamente e’ complesso o impossibile prevedere, ma lecito ipotizzare, cosa accadrebbe se l’area di non voto fosse estesa e marcata. La marcatura sarebbe anche trasversale, comprendendo cioe’ aree di votanti. Cio’ aumenterebbe l’instabilita’ del paradigma rappresentativo a favore di quello deliberativo di fatto e costringerebbe i partiti a riconoscere questa tendenza che in italia sembra avere grillo come unico rappresentante.
    :-)