Consiglio Europeo 7 e 8 febbraio 2013: non c'è accordo sul "bilancio". Rischio "fiscal cliff"

I lavori del Consiglio Europeo, dopo il pessimismo dei leader emerso questo pomeriggio a proposito della possibilità di trovare un accordo per il QFP (il quadro finanziario pluriennale) del 2014/2020 sono iniziati con più di sei ore di ritardo.

Il QFP non è, come si dice semplificando giornalisticamente, il bilancio dell'Unione Europea, ma stabilisce gli importi massimali annui che si possono spendere nei vari settori di intervento in 5 anni, fissando anche un tetto massimo di spesa globale. Il bilancio dell'UE, poi, è approvato in una procedura annuale, entro i limiti fissati dal QFP ed è di norma inferiore ai massimali di spesa.

Consiglio Europeo 6 ore di ritardo

Il clima che si respirava, le posizioni oltranziste dell'Inghilterra con il richiamo di Cameron («L'austerità si deve applicare anche all'Europa e se non scende il tetto di spesa della proposta di novembre, niente accordo») e la presa di posizione della Francia, con Hollande agli antipodi («Non sono d'accordo per un compromesso a tutti i costi se a rimetterci sono agricoltura e crescita») hanno rallentato tutta la giornata e fatto sì che, prima di iniziare il Consiglio, si rendessero necessari incontri bilaterali fra i vari rappresentanti degli stati membri.

Alla fine, Herman Van Rumpuy, presidente del Consiglio Europeo, non ha presentato alcuna bozza di QFP, perché la possibilità di trovare un accordo appariva remotissima.

E così, i lavori sono iniziati in serata e proseguiranno fino a tarda notte.

Nel frattempo, Martin Schultz, il Presidente del Parlamento Europeo, ha criticato duramente la linea dell'austerità di Van Rumpuy. E ha lasciato intendere senza mezzi termini che se i termini dell'accordo andranno verso quella linea, il Parlamento voterà contro. Schultz ha spiegato che esistono tre gruppi virtuali in cui sono divisi gli stati dell'UE: quelli interessati ai fondi per l'agricoltura, quelli al fondo della coesione e quelli che vogliono tagli «radicali». Poi ha spiegato:

«La soluzione Van Rompuy lascia le politiche dell'agricoltura e della coesione virtualmente intoccate. Per ridurre il volume totale del bilancio e placare il terzo gruppo si tagliano le politiche vitali per il futuro, come ricerca e formazione. Questa è la peggiore delle prospettive»

Il rischio, ha spiegato Schultz, è quello del fiscal cliff, esattamente come per gli States.

Van Rumpuy aveva invece richiamato tutti alla necessità della coesione (un po' come è accaduto nell'italia dell'ultimo anno, per capirci) e spiegato:

«Il prossimo QFP deve essere orientato al futuro e incentrarsi sulla crescita e l'occupazione. Nel contempo deve riflettere i vincoli alle finanze pubbliche a livello nazionale. Per raggiungere un accordo, tutti noi dobbiamo essere disposti a un compromesso. Ne trarremo tutti giovamento per il resto del decennio».

Eppure, questo compromesso sembra molto lontano.

L'obiettivo dichiarato del Consiglio era quello di raggiungere un accordo all'inizio del 2013 (ovvero, in questi du e giorni), ma anche di raggiungerlo all'unanimità e su ogni punto, come dichiarato senza mezze misure sul sito ufficiale dei lavori:

«Nessun accordo senza accordo su tutto»

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