
Lo scandalo riguardante la vita privata di Silvio Berlusconi ha tenuto banco sulla stampa straniera anche questa settimana, e le ultime evoluzioni della vicenda, che hanno coinvolto i nomi di Paolo Guzzanti, Mara Carfagna e Barbara Berlusconi, non sono certo sfuggiti ai media esteri.
Le dichiarazioni della venticinquenne figlia del premier sono state riprese ad esempio da vare testate di tutto il globo. Il commento più incisivo l’ha però fornito Christina Patterson del britannico Independent:
Il denaro, come Berlusconi ha scoperto, può comprare un sacco di cose. Può comprare palazzi e belle donne, può comprare capelli e denti. Può comprare potere - tanto potere. Quello che non può comprare è una munifica fedeltà da parte dei propri figli. (..)
In un paese che ai ricchi e famosi perdona quasi tutto, dove i legami familiari superano la maggior parte delle preoccupazioni morali e legali, dove principi come le uguali opportunità o la libertà di stampa sono esoticamente estranei quanto l’uomo americano più abbronzato di Berlusconi, questa è roba forte. Bravissima, Barbara! (in italiano nel testo, ndt) Ora tutto ciò che devi dire è che non vuoi i suoi soldi
Il francese Nouvel Observateur (che si è beccato in questi giorni insieme a Repubblica una denuncia da parte di Berlusconi), ha da parte sua promesso ieri sul suo sito la pubblicazione di nuove scottanti rivelazioni nel numero in uscita in edicola:
Registrazioni audio torride e foto molto compromettenti circolano nelle redazioni. Ci fosse soltanto questo. Questo scandalo sessuale – che per il momento sembra non scioccare più di tanto gli italiani – potrebbe nasconderne uno ben più grave. Nel Nouvel Observateur in edicola domani giovedì (sic, ndt), il nostro inviato Serge Raffy racconta come l’appetito del Cavaliere per le prostitute e le ragazze molto giovani potrebbe averlo trascinato in una rete in cui si mescolano droga, corruzione e mafia russa
Secondo l’argentino Clarin, invece, per quanto riguarda Berlusconi “il peggio non sono le orge“; ha scritto infatti Fernando Savater:
Trovo disdicevole che la campagna di critiche contro il Cavaliere sia ora tutta incentrata sulle feste erotiche e sulla sua vita licenziosa. (..) Senza dubbio Berlusconi, che predica virtù familiari conservatrici e vive poi in maniera opposta ad esse, dà prova di grande ipocrisia. Questo però è il minore dei suoi difetti: li condivide con colleghi come, per esempio, il defunto presidente Kennedy, che nonostante ciò, ha sempre goduto di una certa stima generale. Non migliori si dimostrano i vescovi che ora denunciano la lussuria del Cavaliere, dopo che hanno protetto per troppo tempo quella di quei loro fratelli che, per decenni, hanno abusato di minorenni. La cosa più triste è che contro Berlusconi si mettano in luce le orge (..), invece di conclamare la vergogna della recente legge xenofoba promossa dal suo partito ma approvata (ahi!) dalla maggioranza del Parlamento italiano, legge che rende l’immigrazione illegale un reato. Sono cose come queste che dovrebbero mettere in difficoltà il Cavaliere, non le sue tendenze libidinose. Ma temo che davanti a questa legge xenofoba, in Italia come in Spagna, ci sia molta gente che faccia spallucce e che dica “Ma a me, che m’importa?”
In particolare, l’attenzione di molte testate della stampa estera si è rivolta verso l’atteggiamento della Chiesa. Così l’ha analizzato ad esempio l’olandese Algemeen Dagblad:
Il Vaticano, che nonostante tutto vede in Berlusconi un alleato contro la sinistra anticlericale, tace. Il periodico cattolico Famiglia Cristiana e Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, invece pubblicano blande critiche al comportamento licenzioso del premier. Da questo la decisione di far penitenza sulla tomba di padre Pio il prossimo settembre. Contemporaneamente il suo stretto collaboratore Gianni Letta prepara, insieme all’influente Cardinale romano Camillo Ruini, le prossime mosse per far sì che i conservatori cattolici ritornino sotto l’ala della coalizione originale. In questo contesto il sottosegretario agli affari sociali, Eugenia Roccella, ha annunciato la scorsa settimana la riforma della legge che permette (per ora) l’aborto in Italia (sic, ndt). Nel frattempo Berlusconi può dirsi contento del fatto di essere arrivato alla pausa estiva relativamente indenne. Durante il mese di agosto nessuno in Italia si occupa di politica e, trascorsa l’estate, gli scandali saranno dimenticati
Anche il Guardian ha analizzato il ruolo delle gerarchie ecclesiastiche in questo frangente:
Mentre perfino sua figlia, Barbara Berlusconi, ha affermato questa settimana in un’intervista con l’edizione italiana della rivista Vanity Fair che i politici dovrebbero “difendere i valori che rappresentano” e di “non credere che un politico si possa permettere una distinzione tra la sua vita pubblica e quella privata”, il Papa e i suoi vescovi sembrano accettare la posizione di Berlusconi secondo cui la sua vita privata è privata e non è affare di nessuno. La Chiesa è cauta ad interferire nella politica italiana, conoscendo l’indignazione che questo genere di interferenze tendono a determinare, ma ciononostante interferisce quando sono in gioco importanti questioni etiche come aborto e eutanasia. Il fatto che Berlusconi si metta sempre a fianco della Chiesa su questo genere di questioni è visto dai critici come una delle ragioni per cui essa esita a criticarlo per i suoi sbandamenti morali. La Chiesa preferirebbe probabilmente comunque un governo conservatore in Italia, perfino uno presieduto da un vecchio libertino, ad un governo formato dall’opposizione di centrosinistra, che vede nei suoi ranghi ex comunisti e anti-cattolici
Nella cattolicissima Irlanda, The Irish Times ha avuto parole pesanti sia per la Chiesa che per la sinistra italiana:
Durante gli ultimi 15 anni la chiesa italiana ha, almeno implicitamente, sostenuto la coalizione di centrodestra di Berlusconi, facendo il ragionamento che in fondo, qualsiasi cosa è preferibile ai discendenti del comunismo, ovvero il centrosinistra. Dati gli assurdi bisticci, l’arretratezza ideologica e la corruzione endemica dei componenti di un centrosinistra sommamente incompetente (..) questa è spesso sembrata una scelta sensata. (..) E’ allettante credere che ci sia un crescente coro di critiche dal basso all’interno della Chiesa Cattolica Italiana che ne ha avuto abbastanza di Berlusconi (..). Questa considerazione da sola senza dubbio incita le gerarchie alla prudenza, in quanto verrebbero ovviamente aspramente criticate di “interventismo” appena dovessero puntare l’indice contro Berlusconi. Tuttavia, quando è il caso, la gerarchia può essere “interventista” in maniera spettacolare. Prendete il caso di Eluana Englaro dello scorso febbraio. (..) Pronunciarsi in difesa dei valori cristiani non sembrava così difficile allora, né per le gerarchie italiane né per il Papa stesso, o no?
Già la settimana scorsa, il sito OpenDemocracy, noto per aver aggiunto ulteriori dieci domande al premier a quelle di Repubblica, si è scagliato in una impietosa valutazione della sinistra italiana. Lo scopo? Dimostrare che gli attacchi della stampa estera non possono essere stati fomentati dall’opposizione nostrana:
l’analisi critica della stampa estera sul comportamento di Berlusconi è di un’efficacia e puntualità che la sinistra italiana sarebbe incapace di produrre. Infatti, parte del motivo per cui il regime di Silvio Berlusconi ha consolidato la propria forza negli ultimi tempi è stata l’assenza di qualsiasi vera opposizione. (..) La sinistra italiana sembra non aver imparato nulla da tutta una serie di sconfitte - con l’eccezione del primo dei governi de L’Ulivo 1996-2001. La trasformazione della maggior parte del vecchio Partito Comunista Italiano - un partito dalle numerose adesioni e ampiamente rispettato per la sua saggia leadership, la lunga opposizione al fascismo e l’abilità nel consolidarsi all’interno della cultura popolare - in (successivamente) Partito Democratico della Sinistra e Partito Democratico è stato un processo incoerente vessato dalle crisi di identità e dai continui scontri. Il passato è una palla al piede e il futuro è confuso; tutto ciò che resta sono i “segnali di sofferenza”. Il fallimento più evidente del centro sinistra è stata la non volontà a puntare sulle riforme legali e democratiche che Antonio di Pietro ed altri reclamavano. Soprattutto, il centro sinistra ha perso numerose opportunità per far passare la legge che avrebbe prevenuto il “conflitto di interessi” di Silvio Berlusconi. (..) I leader che hanno presieduto durante questa continua instabilità sono ancora lì. Alcuni addirittura conservano un rispetto reverenziale tra i sostenitori del centro-sinistra. Tra questi, Massimo D’Alema, (..) non ha fatto nulla di significativo e in paesi democratici più seri sarebbe stato rimosso parecchio tempo fa. Ce ne sono di peggiori (..). Walter Veltroni, il primo leader del Partito Democratico, intraprese una strategia fallimentare per limitare gli eccessi di Berlusconi, opponendo ciò che lui definiva l’anti-Berlusconismo come prerequisito ai negoziati per la riforma elettorale e costituzionale. Fu una valutazione errata sul genere di avversario che lui e il centrosinistra stavano affrontando. (..) Il contrasto tra la sua adozione dello slogan di Barack Obama per le elezioni presidenziali (Si Può Fare - Yes We Can) e l’assenza totale della visione o del coraggio del leader americano fu stridente. (..) L’impatto dell’approccio di Walter Veltroni, come giustamente affermò l’Economist, rese la sua parte politica un’opposizione fantasma. (..) La preoccupazione attuale del Partito Democratico nell’eleggere un nuovo leader dimostra che non vi è alcun segnale di voler cambiare tattica in un periodo in cui è necessario offrire un chiaro programma alternativo a Berlusconi
Infine, vale la pena di riportare la risposta che il Financial Times ha dato al ministro degli Esteri italiano Frattini, il quale aveva per primo inviato una missiva pubblica al quotidiano britannico criticandone un precedente editoriale e rivendicando vari successi del Governo Berlusconi, anche in campo economico:
Franco Frattini (..) ha certamente ragione quando si lamenta per il ricorso a stereotipi negli articoli sull’Italia. Tuttavia, in quanto ministro degli esteri italiano, dovrebbe evitare a sua volta di tirare fuori le parole standard del suo primo ministro sull’economia del Paese, quando un semplice sguardo ai dati le rende completamente false. Al contrario delle sue affermazioni secondo cui l’Italia “sta mostrando una notevole capacità di resistenza e vitalità durante la crisi economica e finanziaria globale”, le ultime previsioni del Fondo monetario internazionale sugggeriscono che il prodotti interno lordo italiano si contrarrà del 5,1% quest’anno con un’ulteriore (sebbene piccola) contrazione nel 2010 collocando l’Italia seconda solo alla Germania tra le grandi economie europee nella graduatoria del calo del Pil. Le previsioni, ovviamente, possono rivelarsi errate, ma Frattini dovrebbe notare che, anche nel 2008, l’Italia ha avuto un cattivo anno, accusando una contrazione del Pil dell’1% quando tutte le altre grandi economie europee sono riuscite a crescere. Non si possono addossare tutte le colpe a Berlusconi: anche con il Viagra non è così potente. Ma forse Frattini potrebbe farci sapere come la “capacità di Berlusconi di governare il Paese e di affrontare le emergenze nazionali” possa accordarsi non solo con i dati economici, ma anche con gli ultimi commenti dell’Ocse, che nel suo recente rapporto sull’Italia ricorda come il Paese, rispetto ad altre nazioni ricche “abbia iniziato ad arretrare abbastanza bruscamente dopo il 2000. Berlusconi è stato primo ministro per sette degli ultimi nove anni
Utan
08 ago 2009 - 17:40 - #51L’isteria del potere
di EZIO MAURO
Un uomo politico che di criminali se ne intende, come provano le condanne inflitte per reati molto gravi ad alcuni dei suoi più stretti amici, ieri si è permesso di attaccare i cronisti politici di Repubblica, indicandoli così: “Quelli sono dei delinquenti”.
Bisogna risalire a Richard Nixon nei nastri del Watergate per trovare un simile giudizio nei confronti di un giornale. Oppure bisogna pensare alla Russia dove impera a carissimo prezzo la verità ufficiale di Vladimir Putin, non a caso amico e modello del nostro premier.
Questa isteria del potere rivela la disperazione di un leader braccato da se stesso, con uno scandalo internazionale che lo sovrasta mandando a vuoto il tallone di ferro che schiaccia le televisioni e spaventa i giornali conformisti, incapaci persino di reagire agli insulti contro la libertà di stampa.
Quest’uomo che danneggia ogni giorno di più l’immagine del nostro Paese e toglie decoro e dignità alle istituzioni, farà ancora peggio, perché reagirà con ogni mezzo, anche illecito, al potere che gli sta sfuggendo di mano, un potere che per lui è un fine e non un mezzo.
Noi continueremo a comportarci come se fossimo in un Paese normale. In fondo, questo stesso personaggio ha già cercato una volta di comperare il nostro giornale e il nostro gruppo editoriale, ed è stato sconfitto, dopo che - come prova una sentenza - con i suoi soldi è stato corrotto un magistrato: a proposito di delinquenti. Non tutto si può comperare, con i soldi o con le minacce, persino nell’Italia berlusconiana.
Charles Dexter Ward #8
08 ago 2009 - 18:02 - #52PERCHÉ NON C’È LA QUESTIONE MERIDIONALE
di Filippo Facci
Il divario tra Nord e Sud non verrà superato mai, va chiarito questo equivoco che seguita a far capolino dai giornali e da un dibattito che pare fermo a trent’anni fa. Il divario tra Nord e Sud è fisiologico e storicamente inevitabile in quanto corrisponde alle indubbie differenze che semplicemente ci sono tra Nord e Sud, e che sono storiche, ambientali, climatiche, etniche, quel che volete, ma che corrispondono anche alle diverse tempistiche e modalità di sviluppo che spesso ci sono tra il Nord e il Sud del mondo. Non è per prenderla troppo alla larga, ma da un polo all’altro del pianeta non c’è parallelo geografico che non corrisponda a suo modo a un divario, a un diverso contesto socio-economico dove infinite combinazioni giustificano il ritardo o l’anticipo con cui un’area giunga all’appuntamento col progresso, perlomeno con un’idea di progresso che in Occidente sembra ampiamente condivisa. Restando al nostro, di Paese, conta una sola cosa: che la velocità di sviluppo, pur rimanendo il divario, non sia differenziata e che insomma non aumenti il distacco tra le due realtà: e chi dice che sia accaduto proprio questo, negli ultimi decenni, non dice la verità. Niente lo dimostra. Una persona che tornasse al Sud dopo trent’anni troverebbe gli stessi incredibili cambiamenti che troverebbe al Nord, o meglio: non gli stessi cambiamenti, ma l’ampiezza della loro portata. In Italia tuttavia persiste un certo buonsensismo secondo il quale tendiamo a cimentarci nello straordinario pur difettando nell’ordinario, a fantasticare cioè su grandi opere dimenticando le fragilità e i ritardi di quelle piccole: come le ferrovie, le strade trascurate, le località escluse dalle direttrici dei trasporti, eccetera. Ma non esisterà mai un Paese in cui le infrastrutture non si sviluppino con timing diversi: il punto, per dire, non è che nelle principali metropoli italiane stanno mettendo la fibra ottica mentre in certe isolette del Sud hanno appena messo l’elettricità; il punto è che stanno progredendo sia le metropoli che le isolette del Sud. Ma non ci si può fermare ad aspettare tutte le isolette d’Italia: da qualche parte si troverebbe sempre una strada dissestata, un acquedotto insufficiente, qualcosa che impedisca ad altri di fungere da locomotiva. Eliminare ogni divario tra Nord e Sud nel caso diventerebbe facilissimo: basterebbe, anziché premere sulla corsa del Sud, fermare o far arretrare il Nord. Come a dire: fermare la locomotiva per aspettare i vagoni.
Stef500f
08 ago 2009 - 18:08 - #53Il divario tra Nord e Sud non verrà superato mai per le mafie e per le politiche industriali
Mr Lorenz
08 ago 2009 - 21:30 - #54Puo’ Facci, servo di un editore che nel 1992 ha accettato di mettere a disposizione una rete televisiva e le sue voci Sgarbi e Liguori alla mafia, ammettere che la legalita’ e’ I’ll problema del meridione?