
Immersi come siamo nella frenesia degli scandali incrociati tra Berlusconi, Repubblica, Avvenire, Vaticano e giornali stranieri rischiamo di perdere di vista il quadro di fondo e le tendenze di medio e lungo periodo. Quelle che spiegano gli avvenimenti di questi giorni.
In casi come questo, la cosa migliore è fare un passo indietro, e rivolgersi a uno scienziato sociale. Nel seguito vi riporto un estratto dal capitolo dedicato alla crisi della democrazia di “The Information Age” di Manuel Castells - un’opera che secondo il Wall Street Journal sta alla nostra epoca come i lavori di Adam Smith e Karl Marx stavano al sorgere del capitalismo.
L’importantissima lezione che si può trarre dagli sviluppi della politica italiana, è che una schiacciante influenza degli interessi privati nei media non equivale a un controllo politico nella politica dell’informazione. Il sistema dei media, con i suoi legami simbiotici alle istituzioni giudiziarie e penali della democrazia, stabilisce la propria andatura, e riceve segnali dall’intero spettro del sistema politico, trasformandoli in prodotti di consumo e in influenza, senza badare all’origine né alla destinazione degli impatti politici
Certo, in questo complesso sistema, le forze politiche hanno anch’esse le loro carte da giocare: agire contro i media per vie legali e costruire le proprie difese contro la magistratura manipolando leggi (votandosi un’immunità, per esempio). In questo modo, i politici cercano di restaurare l’autonomia perduta rispetto ai meccanismi del potere simbolico. Tuttavia, questo può avvenire solo riducendo l’autonomia dei media rispetto allo Stato, provocando in questo modo una loro perdita di credibilità che in definitiva invita la società a trovare forme alternative di espressione e di comunicazione, ad esempio attraverso Internet. In questo modo, il sistema politico si ingolfa in un’infinita turbolenza fatta di denunce dei media, continuo trapelare e contro-trapelare di accuse e creazione di scandali
Queste parole sono state scritte nel 2003, eppure suonano incredibilemente attuali in questo agosto 2009. Cerco di tradurle dal periodare a volte un po’ criptico dei sociologi in un linguaggio più diretto e concreto.
Non importa quanto il potere politico cerchi di controllare i media - vuole dirci Castells - non riuscirà mai a fermare il ciclo degli scandali, perchè questo è la tendenza generale del funzionamento della politica nella società contemporanea dominata dai media.
Di conseguenza, perfino (o forse a maggior ragione) in un caso estremo come quello italiano, in cui i media sono più controllati e il governo gode di un’impunità maggiore rispetto ad altre democrazie, non c’è da preoccuparsi (per gli anti-berlusconiani) né da gioire (per i sostenitori): Berlusconi non “normalizzerà” mai il suo rapporto turbolento con i media, per quanto sforzo ci metta.
Continuerà a governare - certo - ma nello stato di emergenza permanente che possiamo vedere oggi, con scandali e contro-scandali continui, di (apparentemente) insostenibile tensione. Può riuscire perfino ad espugnare Raitre, ma non pacificherà mai la guerriglia mediatica nel paese.
Il meccanismo è semplice, ed è già in atto: la televisione è ormai quasi completamente “sterilizzata” dalle polemiche, ed ecco che, non a caso, il grosso della tensione si sposta sulla stampa cartacea: Repubblica, L’Avvenire, Il Giornale, le testate straniere.
Se anche il Cavaliere e la coalizione che lo sostiene dovessero riuscire a mettere la museruola a tutta la stampa, il conflitto (e una parte del pubblico) si sposterebbero semplicemente su Internet, perchè la “sterilizzazione” di un media, crea automaticamente una possibilità di espansione per un altro, in quanto esiste una domanda insoddisfatta di opposizione e contestazione.
Quindi osservatelo bene, questo turbolento ultimo scorcio di agosto 2009, perchè i prossimi anni del nostro paese rischiano di assomigliargli molto più di quanto possiate immaginare.
“E i problemi del paese?” - potrebbe chiedere qualcuno. Quelli rischiano seriamente di rimanere trascurati ed irrisolti. Ma questa è tutta un’altra storia…
Foto | Vincosblog.
ventoacqua
31 ago 2009 - 01:55 - #1Mi sembra una visione un po’ ottimistica, lo spazio per l’informazione si trova sempre SE c’è la libertà per farlo, in dittature quali quella Birmana il potere politico ha invaso e soffocato ogni forma di libertà di informazione, imponendo una “verità di regime” a cui poche e flebili voci riescono, occasionalmente e a rischio personale, a sfuggire.
In Italia non siamo (ancora) a questi livelli, ma certo i segnali non sono entusiasmanti, come si può vedere dalla declassazione a “paese parzialmente libero” nella classifica di Freedom House….
Adriantaps
31 ago 2009 - 02:09 - #2Incredibile questo Manuel Castells è una specie di Nostradamus, quando ho letto che questa analisi risale all’ormai lontano 2003 mi è corso un brivido lungo la schiena…pensate che quell’analisi sul nostro paese è stara stilata quasi 7 anni fà…quindi lascio a voi immaginare in tutto questo tempo di quanto sia potuta peggiorare la nostra situazione…nel frattempo sono state fatte da SB leggi anticostituzionali ad personam per evitargli (per il momento) la galera, ed è quasi definitivamente stato messa la museruola ai media nazionali…il futuro, se le cose non cambieranno radicalmente, si preannuncia assai preoccupante…ma qualcosa di eclatante secondo me succederà sicuramente, entro un paio di mesi…