
L’apparente assenza odierna di notizie, strettamente legata alla politica italiana, ci permette di ragionare su una sentenza della Corte d’Appello di Milano riportata in prima pagina dal Corriere della Sera.
Secondo quanto stabilito dal giudice un rapporto di convivenza, se protratto nel tempo, è soggetto agli stessi doveri a cui devono adempiere due persone regolarmente sposate. Nel caso ciò non avvenga uno dei due conviventi rischia da uno a 8 anni di carcere.
Ma anche su questo l’attuale Governo, di cui ci occupiamo solo perché è l’attuale amministratore del Paese, non si pronuncerà. E pensare che la giustizia è uno di quei pochi ambiti sul quale Silvio Berlusconi rivendica da sempre un proprio intervento.
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Proust
09 set 2009 - 11:34 - #1diranno che è il solito intervento a gamba tesa della magistratura sulle questioni legislative, la solita invasione di campo delle toghe nei compiti del parlamento etc etc.
solito circo e solite bestie…
Steve Robinson Hakkabee
09 set 2009 - 11:36 - #2Un caso un po limite, cmq mette in evidenza la mancaza di una regolazione in merito.
Stef500f
09 set 2009 - 12:01 - #3Perché non scrivi un’articolo sul tg3 su santoro su travaglio su report e sul caro berlusconi che vuole eliminarli del tutto?
FeroX
09 set 2009 - 12:06 - #4I giudici le leggi le interpretano o le creano ad hoc?
Proust
09 set 2009 - 12:41 - #5FeroX:
la questione è un pelino più complessa, se un cittadini si rivolge alla magistratura, questa è obbligata a dare una risposta a differenza di quello che fa la politica che di fronte alle domande dei cittadini spesso se ne frega.
Nel caso in cui sulla specifica questione non esista una legge devono “arrangiarsi” con gli strumenti legislativi che hanno a disposizione (eclatante il caso della Englaro) il che non vuol dire sostituirsi al legislatore ma supplire con un’interpretazione spesso di buon senso (a volte purtroppo campata per aria) ai buchi legislativi.
nel caso in esame se due persone stanno insieme per una vita, hanno dei rapporti COMe se fossero sposati, magari dei figli e magari pure dei beni in comune, i giudici hanno detto che sussistono gli stessi obblighi che interessano le coppie sposate, se uon dei due scappa è colpevole di “abbandono del tetto coniugale” anche se non sono sposati…
è ovvio che rimane un’interpretazione sul caso specifico, la sentenza crea un precedente ma per ovvi motivi non è replicabile in tutti i casi, come ogni volta la maggioranza dirà che è un’invasione di campo della magistratura e le opposizioni diranno che urge un intervento legislativo per colmare il vuoto…come dicevo prima, solito circo e solite bestie.
FeroX
09 set 2009 - 12:47 - #6@Proust: ti metto un + :)
spang!
09 set 2009 - 12:55 - #7Personalmente, ritengo che la sentenza della Corte d’Appello di Milano non si debba interpretare in maniera estensiva, quale fonte del diritto, bensì la si debba ‘isolare’ per il singolo caso. La Corte, infatti, si è trovata dinanzi una ’situazione limite’ meritoria di una condanna e di una sanzione esemplare (è assurdo abbandonare a sé stessa - e in casa propria - la convivente malata sino al punto di lasciarla in fin di vita e, infine, morire ed è, altresì, necessario che la Giustizia intervenga per punire una condotta simile).
Fino a qui niente di sbagliato, a mio modesto parere.
Quanto, poi, alla questione della ‘parificazione’ delle convivenze di fatto, francamente, ‘da convivente’, ritengo che lo Stato e il Parlamento non debbano andare ad intaccare l’istituto civilistico del matrimonio.
La convivenza è senza dubbio una forma di ’società naturale’, di ‘vincolo tacito’ che lega una coppia (fino a quando, poi, chissà…). Se due persone intendono tutelare sé stesse e il proprio partner in maniera ‘civilistica’, l’unica cosa che possono - e ‘devono’ - fare e sposarsi (civilmente o concordatariamente, non importa).
Tutte le altre questioni, sono ‘aldilà del diritto’.
La mia esperienza, insomma, è quella di una persona - di una coppia - che, dopo l’esperienza della convivenza, ha deciso di ‘formalizzare civilmente’ l’unione attraverso il matrimonio.
MagoG
09 set 2009 - 13:10 - #8“Se due persone intendono tutelare sé stesse e il proprio partner in maniera ‘civilistica’, l’unica cosa che possono - e ‘devono’ - fare e sposarsi (civilmente o concordatariamente, non importa)”.
Il che esclude da qualsivoglia forma di tutela efficace tutte le coppie che semplicemente non possono sposarsi (omosessuali).
Azurik
09 set 2009 - 13:10 - #9Però è anche giusto che chi voglia usufruire delle tutele da coniuge si prenda le responsabilità di un matrimonio, e non che oggi tutti chiedono diritti senza volersi mettere in gioco nemmeno un po’. E non è una questione cattolica in quanto per matrimonio intendo quello legale, in comune, e nemmeno di soldi. Questa sentenza la trovo un’altro eccesso di garantismo all’italiana.
spang!
09 set 2009 - 13:38 - #10MagoG,
non mi pare di aver fatto alcun accenno alle unioni tra omosessuali (né esplicitamente, né tantomeno implicitamente).
E’ terribile la tua divagazione e la tua interpretazione ‘estensiva’ delle mie parole (abitudine, ahinoi, si troppo diffusa nel nostro bel paesello).
Se mi chiedi un parere circa la questione delle unioni tra omosessuali (un ‘quid iuris’ diverso rispetto alle guarentigie delle unioni di fatto), ti rispondo bellamente che, dal momento che una coppia gay si ama tanto quanto io amo la mia compagna, qualora intendesse convolare a giuste nozze (ma in questo caso è difficile che possano mai essere ‘concordatarie’), non vedo perché lo si debba proibire.
dex85
09 set 2009 - 13:56 - #11“Secondo quanto stabilito dal giudice un rapporto di convivenza, se protratto nel tempo, è soggetto agli stessi doveri a cui DEVONO adempiere due persone regolarmente sposate. Nel caso ciò non avvenga uno dei due conviventi rischia da uno a 8 anni di carcere.”
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perchè alla parola dovere in italia sempre meno c’è associata la parola DIRITTO????
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se ho gli stessi doveri ho gli stessi diritti perdio!!! o no??
Lea
09 set 2009 - 14:36 - #12Bene. I giudici stanno dando prova non soltanto di voler mirare al potere esecutivo, ma anche a quello legislativo. Questo è il vero pericolo per la democrazia.
spang!
09 set 2009 - 14:57 - #13Lea,
atteniamoci, per un momento, ai fatti senza divagare dal giudiziario al politico.
Il quesito che ti pongo è semplice: tu, in quanto cittadina, dinanzi al comportamento del convivente della vittima di questo fattaccio di cronaca giudiziaria, non avresti ritenuto il comportamento punibile ed attribuito una responsabilità oggettiva e soggettiva all’imputato?
Nel rispondere, però, ti prego di astrarti un attimo dai giudizi politici e ‘di parte’ e di astenerti dal giudicare la sentenza per quel che non è: non si tratta, infatti, di un attentato alla famiglia e alla costituzione, bensì di una risposta univoca ad una questione particolare.
Lea
09 set 2009 - 15:10 - #14No spang, perché ritengo la convivenza diversa dal matrimonio.
Se due persone decidono di convivere, significa che per volontà decidono di non sottostare a degli obblighi di legge. Altrimenti, anche convivenze tra amici potrebbero trasformarsi in relazioni con diritti-doveri. Poi, chi stabilisce la “durata” della convivenza affinché si producano quei “diritti-doveri?” il giudice?
Questo per quanto attiene il diritto. Poi che ci siano aspetti morali, sono d’accordo. Il cognuge è da condannare moralmente perché non ha curato chi in situazione di difficoltà viveva sotto lo stesso tetto. Ma qui è la valutazione che la vittima ha fatto del suo convivente che entra in gioco. E non può un giudice sopperire alla scarsa valutazione del singolo.
Nello specifico poi, il convivente è stato giudicato incapace di valutare la gravità della situazione.
Lea
09 set 2009 - 15:12 - #15Infine, spang, è il post che pone l’accento politico alla questione. Ho risposto “in tono”.
Lea
09 set 2009 - 15:13 - #16“a tono”. vabbè…
ventoacqua
09 set 2009 - 15:39 - #17Sul tema, qualcuno conosce la data in cui la Corte Costituzionale si pronuncerà sul ricorso operato dalle procura di venezia e del trento sulla possibilità per le coppie omosessuali di accedere al matrimonio?
Non so se è nota l’importanza dell’avvenimento: se la Consulta valuterà l’articolo del codice civile che limita l’accesso al matrimonio alle coppie eterossessuali incostituzionale in Italia diverranno legali i matrimoni civili tra persone dello stesso sesso, così, di colpo, senza interventi legislativi (come successo in diversi stati americani)!
La sentenza dovrebbe uscire entro un anno, se sarà positiva farà l’effetto di una bomba atomica….
XD