
Il ruolo di sovrano che il cittadino (ogni cittadino) assume in democrazia comporta onori, ma ovviamente anche oneri, responsabilità. Uno di questi è il “dovere” di tenersi informato. Non si tratta certamente di un dovere giuridico in senso stretto, sanzionabile con strumenti legali, ma più che altro di un dovere civico. Si potrebbe discutere anzi di una specie di diritto/dovere di informazione.
La ragione che giustifica tale “dovere” è del tutto evidente: soltanto attraverso un’adeguata informazione su cosa accade nel proprio Paese e nel resto del mondo il cittadino sovrano può eleggere consapevolmente i propri rappresentanti politici (esercitando così la sovranità nelle forme della democrazia rappresentativa), esprimere la propria preferenza, in modo altrettanto consapevole, ai referendum che dovessero essere indetti (democrazia diretta) o iscriversi (o non iscriversi), sempre in modo coscienzioso, ad un partito politico o ad un sindacato (democrazia partecipativa). E così via.
La conoscenza dei fatti è, quindi, un presupposto fondamentale per un consapevole esercizio della sovranità popolare, in tutte le sue forme. Qui però ci troviamo di fronte ad un problema di non poco conto. Sempre più spesso si sente ripetere che non esistono fatti, ma solo interpretazioni (vecchia idea formulata già da Friedrich Nietzsche). Quante volte abbiamo sentito in televisione o letto sui giornali che non esistono osservatori obiettivi ed imparziali e che il giornalismo è sempre, in qualche modo, “di parte”? Che ognuno ha i suoi preorientamenti (o pregiudizi), che ne deformano la percezione della realtà, e che, pertanto, la ricostruzione di un evento non è mai del tutto asettica e neutrale? E’ questa un’idea che non mi convince, per ragioni che sarebbe troppo lungo esporre in questa sede, ma prendiamola pure per buona.
Ammettiamo che sia impossibile ricostruire in modo completamente obiettivo un fatto. Ebbene, si può ragionevolmente affermare che in democrazia deve essere garantita sempre e comunque la massima circolazione di tutte le interpretazioni di fatti prodotte da coloro che si sono assunti l’importante compito di raccontare ciò che accade. Il cittadino sovrano deve ritrovarsi nella condizione di poter ricostruire la propria interpretazione dei fatti attingendo a tutte le interpretazioni di quanti hanno assistito al verificarsi del fatto stesso (o hanno assunto informazioni dagli osservatori diretti). Ecco perchè la democrazia non tollera censure: al cittadino sovrano non si possono nascondere i fatti (o alcune delle interpretazioni dei fatti) sulla cui base egli deve decidere. (Continua…).
m4rco.polo
17 set 2009 - 08:15 - #1Apprezzo molto questi articoli sulla costitutizione. Sarebbe possibile, pero, di aggiungere una piccola sintesi degli articoli precedenti all’inizio di ogni nuovo post? Aiuterebbe a ricordarmi di che cosa si trattava l’articolo di tre giorni fa.
Steve Robinson Hakkabee
17 set 2009 - 08:34 - #2Anche a me quest’analisi mi piace, però se non il riassunto almeno i links ai post precedenti.
Marco Alberto
17 set 2009 - 08:41 - #3A me convince,invece. Xchè l’ABC del dare una notizia corretta e imparziale consiste nell’impostarla come segue: “Fatto,fonte della notizia,e luogo”. Ieri mi hanno fatto notare una cosa che condivido pienamente,e cioè che i commenti dei giornalisti ci possono pure essere ma devono stare nelle pagine interne dove se uno vuole le va a leggere. Le notizie in prima pagina,o comunque nelle pagine principali,devono contenere appunto: Fatto,fonte,e luogo. Tutto il di più è totalmente inutile e fazioso.
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17 set 2009 - 13:34 - #4Comodi i copia e incolla da wikipedia eh ?
alessandro_m
17 set 2009 - 13:37 - #5Se mi trovi la pagina di wikipedia in cui ci sono scritte queste cose ti offro una cena. :-)