Leggiamo la Costituzione: l'appello sulla libertà di stampa di Repubblica e l'articolo 21 (terza parte)

pubblicato da alessandro m. – orientamento politico: Orientamento politico
categorie: Costituzione Regole del gioco Silvio Berlusconi

Firma della Costituzione

La sovranità popolare richiede, pertanto, ai cittadini un impegno considerevole. Non basta delegare il potere ai parlamentari nazionali e ai rappresentanti politici locali. E’ necessario usare tutti gli strumenti che la Costituzione prevede come forme di esercizio della sovranità (referendum, petizioni, iniziative legislative popolari, partecipazione alla vita politica). La democrazia è, dunque, un regime che richiede molto ai cittadini, i quali assumono il ruolo di sovrani e non di sudditi. Ma la sovranità popolare incontra anche dei limiti. L’articolo 139 ne prevede uno espresso: “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”. Il che significa (almeno) che la monarchia in Italia non può essere reintrodotta in forme legali (e un eventuale referendum con cui si chiedesse agli italiani di scegliere tra monarchia e repubblica avrebbe solo la parvenza della legalità ma concretizzerebbe, in realtà, un vero e proprio colpo di stato).

Gli studiosi e la Corte costituzionale hanno individuato, oltre a quello sopra indicato, anche altri limiti alla revisione costituzionale (e dunque alla volontà popolare): i principi fondamentali (articoli 1-11 della Costituzione) e i diritti inviolabili della persona umana (articoli 13 e seguenti). Nessuna maggioranza parlamentare potrebbe mai decidere, ad esempio, di sopprimere la libertà di espressione o di cancellare il principio di eguaglianza. Neanche avvalendosi del procedimento di revisione costituzionale previsto dall’articolo 138 della Costituzione.

La presenza di questi limiti consente di parlare, più precisamente, di democrazia costituzionale, ossia di un ordinamento in cui il principio di sovranità popolare coesiste con il riconoscimento di alcuni principi fondamentali e diritti inviolabili. Il popolo sovrano, nella democrazia costituzionale, è stato paragonato all’eroe greco Ulisse, che ascolta i canti delle sirene legato all’albero della nave. Come Ulisse, anche il popolo sovrano si è autoimposto dei vincoli che gli impediscono di cadere preda delle “illusioni” di “uomini della provvidenza” che promettono soluzioni facili a tutti i problemi in cambio del potere assoluto.

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Che c’entra tutto questo con la libertà di stampa? Per capirlo occorre fare un altro passo e soffermarsi sull’importanza che la conoscenza dei fatti ha in una democrazia costituzionale. (Continua …).

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di whatever

    whatever

    16 set 2009 - 09:06 - #1
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    Mi piacerebbe che qualcuno mi facesse vedere dove, nella Costituzione Italiana, è presente il diritto di diffamare da parte della Stampa.

    Quando scomparvero i due bambini di Gravina, il padre era uno dei sospetti e fu messo come azione cautelativa, in carcere.
    Su tutti (tutti) i giornali iniziarono a spuntare frammenti di conversazioni telefoniche, intercettazioni che lo “sputt@n@vano” e lo “accusavano” dell’omicidio. La sua immagine fu distrutta dai giornalisti senza che a lui fosse dato alcun modo di difendersi.
    Quando i due corpicini furono ritrovati e, ovviamente, lui non c’entrava nulla (ma proprio nulla) nessun giornale gli ha chiesto scusa, nessun giornale ha osato dire “abbiamo sbagliato a rovinarti ulteriormente la vita”. Per i giornalisti tutto questo era più che normale… per loro diffamare, sputt@n@are qualcuno è giusto, è un loro “diritto”.

    Mi piacerebbe sapere dove sia sancito questo diritto di sputt@n@are, di diffamare (spesso e volentieri senza alcuna prova tangibile o con prove illegali o acquisite illegalmente). Perchè ai giornalisti è consentito violare le leggi che tutti dovrebbero rispettare… Dove è sancito questo diritto nella Costituzione?

    Per favore, mi piacerebbe avere risposte senza (e sottolineo senza) che venga tirato fuori quella sottospecie di presidente del consiglio (volutamente minuscolo) che abbiamo e le sue paturnie.

  • Profilo di 16dB

    16dB

    16 set 2009 - 09:14 - #2
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    Non posso non darti ragione.

  • Marco Alberto

    16 set 2009 - 11:25 - #3
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    Se libertà di stampa vuol dire scrivere tutto quel che passa per la testa,allora la voglio! Voglio scrivere due o tre cose che penso di Franceschini dopo che ieri si è preso uno dei tanti schiaffi morali sulla consegna delle prime case in Abruzzo. Non si è presentato neanche a Porta a Porta,con motivazioni definite dallo stesso Bruno Vespa pretestuose. Mi sto accingendo a scriverlo,che ne dite,c’è la libertà di stampa o verrò censurato?

  • Profilo di alessandro_m

    alessandro_m

    16 set 2009 - 11:45 - #4
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    whatever: ovviamente il diritto di diffamare non è riconosciuto da nessuna parte e sono d’accordo con te sugli abusi compiuti dalla stampa (basta poco per decretare la morte civile di un povero disgraziato, innocente o colpevole che sia). Però temo tanto quello che potrebbe essere un passaggio successivo al tuo ragionamento. Temo che si applichi in maniera troppo semplicistica il principio “l’abuso toglie l’uso”.

    Occorrerebbe una maggiore responsabilità nell’esercizio di una professione (quella giornalistica) che ha un’importanza fondamentale per una democrazia. Ma la libertà di stampa e di espressione va difesa.

    Anche le Camere funzionano male ma non credo che se ne possa fare a meno. Senza di esse, credo proprio che staremmo peggio. E la lista degli esempi potrebbe non finire mai.
    Quanti imbecilli guidano ubriachi o drogati? Eliminiamo le automobili?
    Quanti abusano della giustizia, portando avanti liti temerarie? E degli abusi giudiziari che dire? Cancelliamo i tribunali?

  • Marco Alberto

    16 set 2009 - 12:04 - #5
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    Occorrebbe maggior responsabilità da parte dei giornalisti. Ovviamente vale in tutti i campi. E’ anche vero che non si può fare di tutta un erba un fascio. Ci vuole solo una legge,a mio parere,che regoli quanto viene detto negli articoli di stampa,come pure di televisione,alla sola cronaca giornalistica. I tagli di giornale x sapere come la pensa un giornalista anziché un altro,non sono utili a nessuno. Serve la narrazione dei fatti riferita solo al “racconto del fatto medesimo”. Tutte le parole aggiunte in più in un articolo vanno messe nella latrina come pure il giornalista che non ha saputo attenersi alla pura narrazione dei fatti come doveva fare. In un articolo ci va: La notizia,la Fonte della notizia,e il luogo. Tutto il resto lo scrivono solo giornalisti incompetenti e,de’ La Repubblica appunto.

  • Profilo di whatever

    whatever

    16 set 2009 - 12:05 - #6
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    Alessandro: il punto è proprio questo: “Occorrerebbe una maggiore responsabilità nell’esercizio di una professione”.
    Occorrerebbe che chi scrive falsità venga poi punito. E non solo quando le scrive al politicante di turno (sia esso di destra, sinistra, centro, sotto o soipra) o al personaggio famoso. Chi sbaglia DEVE essere punito. Chi viola la legge DEVE essere punito. E questo include anche la pubblicazione di intercettazioni prima della fine dei processi.

    La cosa GRAVE è che sotto la voce “Libertà di Stampa” si vuole nascondere anche la bassa professionalità, l’assoluta malafede e, soprattutto, l’incapacità dei giornalisti di fare giornalismo serio.

  • Profilo di whatever

    whatever

    16 set 2009 - 12:08 - #7
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    Marco Alberto: nei paesi civili, ossia dove i giornalisti sanno fare il proprio lavoro, gli articoli narrano il fatto. Il modo con cui il fatto viene raccontato già implica un intervento più o meno di parte, ma va bene. Opinioni, giudizi ecc. ecc. sono relegati a parte dove è giusto che stiano. Al giornalista deve essere dato il permesso di esprimere l’opinione, è anche il suo lavoro, ma non all’interno dell’articolo che racconta il fatto e non nelle prime pagine del giornale. Se uno vuole leggere le opinioni sa dove cercarle, se uno vuole attenersi ai soli meri fatti, sa come farlo.

  • Marco Alberto

    16 set 2009 - 12:37 - #8
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    #4 #7. Concordo! A sentire come la pensate voi vedo che c’è ancora speranza in questo mondo dell’informazione. Concordo con #7 su un angolo dedicato al pensiero del giornalista fuori dalla notizia medesima.

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