Logo Blogo

Rassegna stampa estera: l'attacco ai militari italiani in Afghanistan

Pubblicato: 20 set 2009 da Giulio Mattioli

Commenti dei lettori


L’attacco suicida contro un convoglio dell’esercito italiano a Kabul ha ovviamente rappresentato un evento di importanza internazionale, e alcuni giornali stranieri hanno pubblicato degli interessanti commenti sulle possibili conseguenze di questo avvenimento.

Il Times ha sollevato il sospetto che il fatto che ad essere colpiti siano stati proprio gli italiani non sia stato un caso, ma parte di una più ampia strategia:

Nel mezzo del lutto nazionale per la morte di sei soldati italiani per mano di un kamikaze a Kabul questa settimana, un pensiero inconfessabile è passato per la testa di molti italiani: l’Italia è stata colpita dai Talebani nella convinzione che essa costituisca l’“anello debole”? (..)

L’attacco, il più grave fino ad ora nei confronti del contingente afghano dell’Italia, porta il numero di morti italiani a 20, e ha immediatamente resuscitato le memorie traumatiche dell’attacco degli accampamenti italiani di Nassirya, in Irak, del novembre 2003, la più grave perdita di soldati italiani fin dalla seconda guerra mondiale. Non molto tempo dopo Berlusconi, che era presidente del consiglio anche allora, annunciò che l’Italia avrebbe cominciato a ritirare i suoi 3000 uomini dall’Irak nel settembre 2005, benché fosse un fedele alleato dell’allora presidente degli Stati Uniti George Bush

Sullo stesso punto ha insistito anche il francese Le Monde, che però ha rilevato come questo fenomeno sia comune a tutti i paesi dell’alleanza occidentale:

E’ un meccanismo ormai ben rodato. La morte di sei soldati vittime di un attentato suicida a Kabul, giovedì 17 settembre, ha immediatamente rilanciato in Italia il dibattito sulla presenza di un contingente in Afghanistan, suscitando divergenze di opinione all’interno dello stesso governo. (..) L’Italia non è un caso isolato. Per tutti i paesi impegnati in Afghanistan, il numero crescente di perdite significa una rimessa in questione. I governi coinvolti vedono aprirsi un altro fronte, altrettanto incerto della guerra contro i talebani

Sempre in Francia, Le Point è andato a chiedere ad un esperto italiano un ragguaglio sulle diverse posizioni presenti in seno al governo riguardo alla possibilità di un ritiro:

Secondo Raffaello Matarazzo, ricercatore dell’istituto di politica internazionale, ci sono tre posizioni all’interno della coalizione. Quella di Bossi “che vuole rinforzarsi politicamente in vista delle regionali del marzo 2010, sfruttando l’opposizione del 55% degli italiani alla presenze in Afghanistan” (prima dell’attentato). Quella, più nazionalista, del ministro La Russa, “sostenitore del restare, non foss’altro che per rendere onore ai soldati uccisi”. E quella di Franco Frattini, il capo dellla diplomazia, preoccupato in caso di ritiro di una rottura tra l’Italia e lo schieramento occidentale, in un momento in cui, per gli Stati Uniti e l’Europa, l’Afghanistan e il Pakistan costituiscono una priorità strategica. “In mezzo, Berlusconi, in difficoltà nei sondaggi, fa da mediatore. Per rassicurare un’opinione pubblica sotto shock, che attende una risposta chiara e forte, con questa idea della “transition strategy” da l’impressione di prendere l’iniziativa”, ha affermato Matarazzo. Secondo l’esperto, “bisogna distinguere tra quello che dice oggi e quello che dirà tra una settimana, il termine è sufficientemente ambiguo per lasciargli un margina di manovra, anche nei confronti degli alleati. D’altra parte Gianni Letta (..) è andato a rassicurare l’ambasciatore americano del carattere immutato della posizione italiana

E’ sempre il Times, invece, ha concentrare l’attenzione su alcuni aspetti tendenzialmente trascurati dai media italiani: il rapporto problematico tra soldati italiani e civili e funzionari locali.

Parte dell’indignazione sulla scena dell’attentato di Kabul è stata diretta agli italiani, per il fatto di essersi offerti come un obbiettivo ovvio nell’animato quartiere civile. “E’ tutta colpa loro”, ha gridato un negoziante afghano, “Guardate questi civili macellati dall’esplosione. Perché guidano di giorno in zone piene di gente?” (..) Ci sono stati accesi litigi tra i soldati italiani che raccoglievano prove dalla scena dell’esplosione e gli investigatori afghani, che hanno cercato di prelevare alcuni dei detriti per le proprie indagini. I soldati italiani hanno costretto gli afghani a lasciare tutte le macerie a loro

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (5 Voti | Media: 5 su 5)
condividi condividi
11 commenti

Commenti dei lettori

Nascondi commenti anonimi
  • Profilo di Lea

    Lea

    20 set 2009 - 00:11 - #1
    -2 punti
    Up Down

    Le Monde è l’unico degno di essere letto. Che tristezza.

  • Profilo di ventoacqua

    ventoacqua

    20 set 2009 - 00:38 - #2
    1 punto
    Up Down

    Lea, lei come valuta gli articoli e i servizi trionfalistici che i tg italiani e i giornali del presidente del consiglio hanno dato al suo viaggio in America (”Obama a Silvio: aiutami!”), in cui Berlusconi prometteva al presidente americano una maggiore presenza italiana in Afghanistan con le sue recenti dichiarazioni di smobilitazione…?
    A suo parere Obama ha compreso quanto affidabili siano le promesse di Silvio…?

  • Profilo di Lea

    Lea

    20 set 2009 - 00:50 - #3
    -1 punto
    Up Down

    veramente ventoacqua le due cose non cozzano. è ormai mondialmente diffusa la consapevolezza che in Afghanistan bisogna aumentare la presenza militare; questo non toglie che già oggi si cominci a parlare di exit strategy (non ce ne andremo via domani, ma dopodomani). anche negli Usa si parla delle due questioni contemporaneamente: due sono le cose condivise da tutti: la situazione peggiorerà man mano che il governo locale diventa autonomo in materia di sicurezza; la strategia militare va rivista (e questo implicherà anche l’aumento della presenza militare); tutto ciò non esclude la exit strategy, che appunto è una strategia e va pianificata.

  • Profilo di marco-alberto

    marco-alberto

    20 set 2009 - 00:50 - #4
    0 punti
    Up Down

    Purtroppo mi trovo d’accordo col Times quando afferma,nell’articolo,che: “Parte dell’opinione pubblica Italiana … i Talebani hanno colpito l’Italia convinti che sia l’anello debole”. Credo,haimè,che se i Talebani,o chi x esso,pensano questo,non sbaglino. Credo altresì però,che sia colpa della politica se è passata questa idea. Infatti,al momento in cui il Parlamento ha deciso l’invio di truppe,pur se si è raggiunto un voto di maggioritario,molti onorevoli non erano d’accordo su questa azione.Quando non si è uniti su fatti di così alta rilevanza sul piano internazionale,è ovvio che si viene a sapere. Ancora una volta,la mancanza di coesione nei palazzi della Repubblica,a torto o a ragione che potesse essere,ha portato le conseguenze di cui il Times riferisce.

  • Profilo di Lea

    Lea

    20 set 2009 - 00:52 - #5
    0 punti
    Up Down

    A me dà fastidio che i mass media principali, si interessino all’Afghanistan o all’Iraq solo quando ci sono dei lutti.

  • Profilo di Lea

    Lea

    20 set 2009 - 00:55 - #6
    -1 punto
    Up Down

    tra l’altro, proprio in un altro post ho chiesto: di cosa si è parlato negli ultimi mesi? mi sembra che la politica estera e l’economia siano state eliminate dalla politica e dai media per privilegiare gossip e calunnie rivolte al premier. se l’opinione pubblica italiana è così descritta dal Times, è anche e soprattutto alla mediocrità dei ns media (almeno della maggior parte).

  • Profilo di Lea

    Lea

    20 set 2009 - 00:57 - #7
    0 punti
    Up Down

    cmq, Le Monde è sicuramente più credibile anche per la tradizione giornalistica in politica estera (Le Monde Diplomatique).

  • Profilo di marco-alberto

    marco-alberto

    20 set 2009 - 01:18 - #8
    0 punti
    Up Down

    #6 Lea. Ti do ragione,ma non xchè la stampa si è indirizzata contro il premier ma,xchè parlando di gossip e di altre faccende di cronaca rosa,ha tralasciato di occuparsi in modo approfondito di notizie altrettanto rilevanti. Credo che urga presto una legge bipartisan che regoli la materia. In particolare,auspicherei che nelle prime pagine dei giornali si rappresentassero le notizie così composte: “Fatto;fonte della notizia;luogo”,e,solo successivamente,nelle pagine più interne,ne venga rappresentata l’idea del giornalista o della linea editoriale,nonché commenti vari. Così si eviterebbe di mischiare ideologia all’interno degli articoli,fornendo nel contempo un informazione imparziale e neutra;in secondo luogo,un cittadino che acquistasse il giornale avrebbe conseguentemente la libertà di scegliere se leggere espressamente la notizia,oppure di valutarne i pensieri ad essa connessi. Sarebbe un segno di grande maturità intellettuale da parte dell’informazione se addottasse già in proprio una simile linea editoriale.

  • Profilo di destynova

    destynova

    20 set 2009 - 10:02 - #9
    1 punto
    Up Down

    Io ho letto, nei giornali, molta economia e politica estera.
    Evidentemente non era la sinistra ad essere preoccupata per il gossip, bensì la destra che lo vedeva ovunque anche quando occupava una sola pagina.

    In questi casi si parla di “coda di paglia”.

  • Profilo di nic1

    nic1

    20 set 2009 - 13:00 - #10
    0 punti
    Up Down

    Una curiosità in questo giono tristissimo: ma perchè il capo del Governo non era ad accogliere la salme stamane a Roma?

  • Profilo di ventoacqua

    ventoacqua

    21 set 2009 - 02:21 - #11
    0 punti
    Up Down

    #9: Vero, come quelli che definiscono Repubblica un “giornale di gossip” perchè pubblica 2 pagine sugli scandali del presidente del consiglio in mezzo a 80 di altre notizie….