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"Time" e la crisi della sinistra europea: particolarità e tratti comuni del declino dell'opposizione italiana

Pubblicato: 22 set 2009 da Giulio Mattioli


Il settimanale americano “Time” ha dedicato alla crisi della sinistra europea un interessante articolo dal titolo beffardo: “Left Behind“. In un periodo in cui si sprecano fiumi di inchiostro sulle ragioni della paralisi del PD, può essere interessante approfittare di questo pezzo per situare il caso italiano nel più generale contesto europeo.

Secondo l’autore Josef Joffe oltre a più banali ragioni di carattere strutturale (il declino delle tradizionali basi sociali dei partiti di sinistra), ce ne sono altre, più interessanti, che riguardano il posizionamento relativo dei partiti sullo spettro politico:

Dappertutto i conservatori o i cristiano-democratici si sono spostati verso sinistra. Ci hanno dato una socialdemocrazia senza i socialdemocratici. Sono diventati pro-welfare e ambientalisti; si sono perfino appropriati lentamente – ma con decisione – delle rivendicazioni culturali della sinistra, come i diritti dei gay e il femminismo

Perché gli elettori dovrebbero comprare a sinistra, quando possono ottenere quello che vogliono da gente come Cameron o la Merkel? Quand’è l’ultima volta che avete sentito parlare di radicali riforme pro-mercato da parte di Sarkozy o Berlusconi?

Se si guarda all’Europa in generale, c’è molto di vero nell’interpretazione del Time. Se si pensa invece all’Italia in particolare, il quadro non sembra combaciare perfettamente.

Da un lato è infatti vero che con il suo quarto governo Berlusconi e la sua cricca hanno abbandonato qualsiasi velleità di liberalismo economico fosse rimasta loro, ma hanno finito per abbracciare un conservatorismo puro e semplice, ammantato di tanto in tanto da qualche iniziativa dal sapore (ma soltanto dal sapore) redistributivo (”Robin Tax“, “Social Card“, ecc.).

Sotto tutti gli altri punti di vista però - compresi quelli più “culturali” come diritti dei gay e questioni riproduttive - il governo italiano resta di gran lunga il più destrorso dell’Europa occidentale, come dimostrò inequivocabilmente qualche anno fa la mancata nomina di Rocco Buttiglione a commissario europeo.

Da entrambi i punti di vista potrebbe sembrare che, perlomeno a livello teorico, la situazione italiana possa essere più vantaggiosa per la riscossa di una forza di sinistra. E invece la desolante situazione del PD è sotto gli occhi di tutti. Perchè?

Le ragioni sono tantissime, ma in questo contesto se ne possono sottolineare due. Il PD non può pretendere di affrontare il conservatorismo economico del centrodestra con un sfumatura appena più “sociale” della stessa ricetta. Dovrebbe avere il coraggio di spendere buona parte delle energie in una linea welfarista, che faccia delle proposte di riforma dello stato sociale di Boeri ed Ichino (che prevedono più welfare per molti oggi da esso esclusi) la propria colonna portante.

Questo significherebbe però andare contro a molti riflessi pavloviani della sinistra italiana, dalla difesa a priori del sindacato alla strenua resistenza ad ogni ipotesi di innalzamento dell’età pensionabile per quei baby-boomers che costituiscono buona parte dei suoi elettori - oltre che delle sue élite.

In secondo luogo, allo strenuo conservatorismo del centrodestra sulle questioni più culturali il PD non riesce a contrapporre niente di meglio dello spettacolo delle proprie divisioni interne - DICO docet. Questo deriva in parte dall’ingombrante e peculiare eredità storica del centro cattolico italiano, e in parte da caratteristiche obbiettive dell’elettorato del Bel Paese che, come facevamo notare in uno dei primissimi post di Polisblog, è molto più religioso (e meno libertario) dei suoi omologhi europei.

In sintesi, dunque, lo stato pietoso della sinistra italiana deriva solo in parte da processi in azione in tutto il continente: anche in questo fenomeno risalta infatti grandemente l’eccezionalità del caso italiano. O, per dirla in un altro modo, le eccezionali manchevolezze del Partito Democratico.

Foto | Flickr.

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9 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di ice

    ice

    22 set 2009 - 09:25 - #1
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    una delle poche nazioni dell’Europa occidentale in cui la sinistra sia saldamente al potere (pur in questo momento di cirsi economica) è la Spagna
    proprio perchè in Spagna anche con scelte forti la sinistra di Zapatero ha mantenuto una forte identità di Sinistra
    dall’esordio col ritiro dalla guerra USA in medioriente
    al matrimonio gay
    adesso la scelta di aumentare le tasse (fortemente ciriticata dagli economisti…..gli stessi che osannano la finanza creativa e del liberismo sfrenanto)
    Da noi invece la sinistra ha lanciato le privatizzazioni, promosso il lavoro atipico, cercato l’accordo con la chiesa o cmq partiti simpatizzanti
    cosa c’è di Sinistra nella sinistra italiana?

  • Profilo di Steve Robinson Hakkabee

    Steve Robinson Hakkabee

    22 set 2009 - 09:31 - #2
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    Ice: dimentichi i CPT creati da loro e da loro stessi poi definiti lagers.

  • Profilo di Shkabe

    Shkabe

    22 set 2009 - 09:55 - #3
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    Di sinistra infatti, come giustamente sottolinea Ice, non c’è nulla nella sinistra italiana se non in piccoli partiti, appunto, di sinistra ma di poco rilievo purtroppo.
    Sono perfettamente d’accordo con l’articolo e penso che il fatto che in Italia la destra non si faccia carico di alcune battaglie importanti per la sinistra non sia dato solo dal fatto che siamo uno stato (purtroppo) profondamente ed eccessivamente religioso ma perché la destra italiana non vede in queste “battaglie” delle possibilità di consensi e, conseguentemente, voti rilevanti in più.
    Diciamo pure che se regolarizzare finalmente la situazione delle persone omosessuali fruttasse veramente non ci avrebbero pensato due volte.
    Ormai gli “ideali” sono finiti… siamo ai tempi del miglior offerente e l’anima della politica penso sia ormai morta… questo è quanto.

  • Profilo di Prestigiacomo

    Prestigiacomo

    22 set 2009 - 10:33 - #4
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    La sinistra italiana è morta con Berlinguer, ultimo vero leader di sinistra, onore a Berlinguer.

  • Profilo di jacob

    jacob

    22 set 2009 - 11:52 - #5
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    dal punto di vista del welfare, il problema della sinistra in Italia è che proprio chi usufruisce più del welfare non vuole che questo sia redristribuito, perchè ne avrebbe danno… e quindi è proprio nella sinistra il virus del suo malfunzionamento… prendiamo la mia vicina di casa: ha fatto la maestra per qualche anno e adesso è più di vent’anni che è in pensione e ne ha appena una cinquantina… ovviamente vota a sinistra (”berlusconi è il male”, si è vero, ma te sei forse peggio) ed è iscritta al sindacato…come si fa a ragionare con queste persone che godono di rendite immense? altro che casta dei politici…

  • Profilo di stefano1966

    stefano1966

    22 set 2009 - 14:03 - #6
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    Gli USA sono una grande nazione,possono fare le prediche al mondo in molte cose ma sulla politica intesa come ideali di destra e sinistra,non ne hanno un’idea.
    I loro due maggiori partiti sono considerabili come due grandi centri.
    La destra e la sinistra come l’intendiamo in europa loro non l’hanno mai avuta.
    Inoltre per loro stessa natura sono uno stato federale quindi ogni stato ha le sue usanze e le sue leggi,a volte molto diverse le une dalle altre,gli stessi partiti sono molto differenti da uno stato all’altro,con esigenze diverse di stao in stato rispetto al proprio elettorato al quale devono assolutamente rendere conto.
    Ritengo quindi molto difficile che un’americano possa fare un’analisi sociale e storica della politica europea e italiana.
    L’europa è vecchia e gli anni che ha si vedono tutti.

    @1ice
    la spagna è lo stato europeo che mi è più simpatico oltre alla gemania.
    Come dicevo prima degli stati uniti,sono un paese federale…anche la germania è un paese federale.
    La spagna non è un paese federale ma è composta da regioni autonome (autonomias) e in ogni regione autonoma la propria lingua regionale è ufficiale come lo spagnolo.
    Il partito popolare di derivazione franchista per molti anni nel passato si è lanciato contro questa forma di autonomia mentre il PSOE l’ha sostenuta,intelligentemente.
    Il risultato è sotto agli occhi di tutti.
    Da non dimenticare il fatto che la spagna ha avuto il coraggio di lasciare da parte la religione,pur essendo molto cattolica ha smesso di prendere ordini dal vaticano da tempo,noi no.
    Loro sono cattolici a fatti e non a parole,noi siamo cattolici nelle parole ma non nei fatti.

    Per quanto riguarda la sinistra italiana è troppo divisa e immatura,sta ancora a lottare sui pricipi della terza internazionale senza vedere che il mondo è cambiato e per stare al passo dovrebbe cambiare di conseguenza…ma il Partito è troppo pachidermico per cambiare con la stessa velocità.
    La destra non sta poi molto meglio…..

  • Profilo di augustus

    augustus

    22 set 2009 - 20:06 - #7
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    stefano1966

    Con la tua critica alla prova di analisi da parte degli americani della politica europea, fai esattamente la stessa cosa. Analizzi gli USA (due partiti di “centro”??) con un punto di vista europeo che sembra anni luce lontana dalla realta’. Fai esattamente quello che critichi gli altri di fare, complimenti.

    Stessa cosa che fanno i nostri giornali e i media in generale: dimostrare un’arroganza straordinaria. La differenza con i giornalisti americani pero’ sta nel fatto che (in generale) questi non ti attaccano quando li critichi, ma spesso (anche troppo per esperienza personale) accettano la critica. Gli europei ignorano la critica e attaccano chi lo fa. Un comportamento da intelligenza deviata.
    Ci si dimentica di chiedere il “PERCHE’” ci sia stata fatta una critica, essendo troppo impegnati a dire cose come ” il paese X e’ l’ultimo che ci deve criticare, perche’….”. Questa volta sono gli americani, altre volte gli inglesi, spesso i tedeschi. E si trova sempre una scusa per non ascoltare. Davvero incredibile.
    Eh si, siamo proprio noi i piu’ intelligenti….

  • Profilo di stefano1966

    stefano1966

    22 set 2009 - 22:09 - #8
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    @7
    Effettivamente posso aver criticato in maniera sbrigativa,infatti non sono giornalista e non lavoro per il Time,un po di differenza tra me e chi l’ha fatto in USA c’è..
    In ogni caso la politica USA è molto differente da quella europea e ritengo che negli USA sappiano poco della nostra politica.
    Obama sta ricevendo “accuse” di essere Socialista per come sta affrontando la riforma sanitaria.
    In un qualsiasi paese europeo questa non sarebbe un’accusa,anzi questa accusa farebbe ridere.
    Se poi non ritieni che Democratici e Repubblicani in europa sarebbero due partiti di centro,magari di centrosinistra e centrodestra….ti ricordo che oltre ai candidati “ufficiali” ci sono stati nella storia candidati ben più a sinistra e più a destra…naturalmente poco votati anche per via del fatto che in USA per votare ci si deve iscrivere,le elezioni non le paga lo stato,quindi eventuali candidati fuori dagli schemi hanno ben poca visibilità.

  • Profilo di augustus

    augustus

    22 set 2009 - 22:56 - #9
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    stefano1966

    Gli americani sanno poco della nostra politica esattamente come gli europei sanno poco della loro.

    “naturalmente poco votati anche per via del fatto che in USA per votare ci si deve iscrivere”

    1- Non vedo una relazione (logica?) tra il fatto che un politico sia poco votato, e il fatto che ci si debba iscrivere (come elettore, non come politico) per votare.

    2- Non ci si deve iscrivere. Come cittadino americano, ti viene inviata una lettera una volta compiuti i 18 anni con la carta valida per il voto. Puoi (facoltativo) iscriverti ad un partito, e se lo fai, partecipi a elezioni particolari riguardanti quel partito. Ovvero iniziative del solo partito, non dello stato (come ad esempio le primarie democratiche/repubblicane). Anche in quel caso pero’, dipende da stato a stato; in alcuni stati infatti non devi essere iscritto al partito democratico per poter votare alle primarie di questo partito.
    Da dove hai preso quest’informazione, davvero non lo so. Citami delle fonti e magari ci si puo’ informare meglio.

    “le elezioni non le paga lo stato”.

    Falso. Se parliamo del sistema per ogni singolo stato(quindi solo elezioni per il governatore, ecc), la situazione varia (ci sono stati che comprono, altri no). A livello federale invece (quindi stiamo parlando delle presidenziali, in fondo quelle piu’ importanti a livello nazionale) il governo offre a tutti i candidati la stessa quantita’ di soldi (nell’ordine di qualche milione di dollari), per poter finanziare una campagna. Se si accettano i soldi dello stato, non si possono accettare soldi da privati. Per questo motivo, i soldi offerti dallo stato vengono quasi sempre respinti, visto che il politico che cerca di essere eletto e’ convinto di poter prendere piu’ soldi attraverso donazioni private (e nelle ultime elezioni, Obama ha instaurato un nuovo primato in quanto a soldi raccolti). La quantita’ di soldi raccolti riflette anche la quantita’ di elettorato che hai ad appoggiarti, e quindi serve anche a capire come va la campagna, e fare paragoni con gli altri che corrono per le presidenziali.

    “quindi eventuali candidati fuori dagli schemi hanno poca visibilita’”

    Di che “schemi” parli? Ti riferisci a “politica simile” o “non estrema”?
    Ho visto pochi candidati fuori dagli “schemi” come lo e’ stato Obama. Non mi sembra che abbia avuto difficolta’ a diventare presidente (anzi). Non mi sembra che in Italia ci sia qualcuno che sia innovativo (in quanto a nuove idee) come si vede in altri paesi (Obama e’ un esempio lampante. Motivo per la quale e’ amato e odiato).

    Quanto al commento sull’accusa di socialismo rivolta ad Obama, non entro neanche nella discussione. Si iniziano a toccare temi economici, sociali, culturali ecc. che non vale la pena d’ iniziare (per motivi di tempo). Ma se vivi negli USA, se conosci un po’ della cultura americana, saprai che il tuo commento e’ risibile (non in modo dispregiativo, semplicemente dimostra ignoranza).

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