
Hanno fatto molto rumore le dichiarazioni di Renato Brunetta di venerdì a Cortina d’Ampezzo. Giusto per capire di cosa stiamo parlando, ne riportiamo alcuni estratti significativi:
“Ci sono elite irresponsabili che stanno preparando un vero e proprio colpo di stato (..) Sono sempre le solite: quelle della rendita parassitaria, della rendita burocratica, della rendita finanziaria, della rendita editoriale, senza alcuna legittimazione democratica e popolare. Questa sedicente élite che ha la puzza sotto il naso, che ci spiega sempre come va il mondo, ha pensato solo a come far cadere il governo.. (..) che guarda caso cominciava a colpire proprio le casematte della rendita. (..) La povera sinistra sarebbe nata con altri scopi e invece si fa condizionare da un’élite di merda (..) mi riferisco alle cattive banche, alla cattiva finanza, ai cattivi giornali. (..) Stanno preparando un colpo di Stato”
Diversi commentatori, dal candidato alla guida del PD Pierluigi Bersani a Michele Serra di Repubblica, hanno parlato di “populismo“. Un termine usato spesso come insulto nel dibattito politico, ma che costituisce in realtà un fenomeno politico contemporaneo di tutta rilevanza, che è stato analizzato in profondità dagli studiosi della politica. Vediamo come dopo il salto, per cercare di fare un po’ di chiarezza.
Secondo Yves Mény e Yves Surel - autori del magistrale saggio “Populismo e democrazia“, le democrazie occidentali nascono come combinazione di diverse eredità. Tra le altre, quella “populista” della rivoluzione francese, con la sua rivendicazione della sovranità popolare.
D’altra parte, le nostre democrazie sono anche liberali, nella misura in cui il potere del governo sul paese e sui cittadini non è illimitato, ma trova un argine in un sistema di contrappesi di cui la Costituzione, i diritti individuali, il potere giudiziario, la libera stampa e la società civile fanno tutti a vario titolo parte.
Se quindi, il carattere liberale delle nostre democrazie limita il potenziale “totalitario” del “potere al popolo”, dall’altra le rivendicazioni populiste tenderebbero a temperare - in maniera potenzialmente salutare - le tendenze elitarie delle democrazie liberali. In questo senso, secondo Mény e Surel:
L’originalità del “pensiero” populista è (..) nella sua continua insoddisfazione di fronte alla pratica effettiva della sovranità popolare e, accessoriamente, nella capacità di definire la dicotomia popolo/élite come un elemento strutturante a carattere permanente. Lungi dal limitarsi alla dimensione aggregativa del popolo, il populismo vi aggiunge un principio di divisione fondato sulla denuncia dell’autorità in vigore. (..) In Europa la denuncia delle élite al potere per motivi che riguardano la loro origine sociale o le loro attività rappresenta una caratteristica tipica de movimenti o dei discorsi populisti. (..) In tal senso la particolarità del populismo è di essere anti-élite o addirittura anti-sistema (..). Quale che sia il sistema (..) sono i suoi difetti intrinseci - e soprattutto la divisione tra il popolo e le élite - a rappresentare la base dei problemi politici
Il problema del populismo di questi anni - soprattutto in Italia - è però il fatto di avere avuto successo nella sua battaglia per il potere politico. Si pone dunque una questione apparentemente di difficile soluzione: come essere anti-sistema e anti-élite mentre si governa il paese?
La soluzione in realtà è più semplice di quello che sembri, ed è perfettamente illustrata dall’intervento di Brunetta: additare al “popolo” l’influenza di “altre élite” minacciose, pronte a rovesciare la sovranità popolare. Un gioco perfino troppo facile in un paese come l’Italia, in cui lo Stato e le sue istituzioni sono percepiti da sempre come intrinsecamente deboli e in balia di altre forze e gruppi di pressione, e in cui i governi hanno in genere una vita fragile.
Tuttavia, scrivono ancora Mény e Surel:
Rispetto ad alcune forme anteriori, il populismo contemporaneo si distingue però per la sua assenza di soluzioni alla divisione popolo/élite. Il referendum è rivendicato dalla maggior parte dei movimenti (..). Ma il suo uso (..) è limitato (..). Il discorso anti-élite sembra bastare a se stesso e la retorica della denuncia critica in pratica solo la volontà di arrivare al potere attraverso organizzazioni strutturate in modo tradizionale (..). In questo senso, il populismo alimenta un’insoddisfazione ricorrente o addirittura un’opposizione di principio, a seconda dell grado di radicalizzazione, nei confronti delle élite al potere che si ritiene agiscano nel senso di una rappresentanza/tradimento. Tuttavia all’interno di questo schema generale, il populismo contemporaneo si distingue per l’assenza di un vero e proprio elemento prescrittivo, fondato su soluzioni istituzionali precise. Nei discorsi e nei programmi degli attori populisti (..) non figurano provvedimenti per dare una soluzione originale a questa “divisione”
Traduzione: se fate parte di quel 62% che ieri pomeriggio, nel sondaggio di Sky Tg 24, dava ragione a Brunetta, i casi sono due. Primo: concordate con la diagnosi del ministro, e confidate che abbia le soluzioni per risolvere la situazione. E qui rischiate di rimanere grandemente delusi. Infatti, come ha scritto Francesco Rigatelli proprio sul sito del giornale delle élite economiche del nostro paese - Il Sole 24 Ore:
Per forza che questo governo non sa dirigere le élite. Semplicemente perché vuole altro da loro. Non ci prova neppure a costruire un piano di riforme del paese, che scontenti inizialmente un po’ tutti, ma prometta un futuro di ritorni economici, tecnologici e culturali. Non ci prova, perché a questo governo un lavoro del genere non interessa. Il primo obiettivo del potere berlusconiano è la conservazione fine a se stessa di questa Italia.
Se invece - come ritengo più probabile - siete talmente cinici da ritenere che una soluzione ai problemi del paese, in fondo, non sia realisticamente possibile, ma vi fa piacere avere un ministro della repubblica che gridi un po’ della vostra rabbia al telegiornale della sera, possibilmente utilizzando parolacce ed espressioni forti, avete più di una ragione di ritenervi pienamente soddisfatti del nostro Brunetta.
E finchè ci sarà insoddisfazione da parte del “popolo” per il modo in cui le “élite” traducono la sua volontà in azioni concrete, ci sarà carburante per alimentare la popolarità e il successo elettorale di politici come il popolarissimo Ministro della Pubblica Amministrazione
Si potrebbe poi discutere più approfonditamente del rapporto tra le varie élite e clientele dell nostro paese e l’attuale governo di centrodestra, che difficilmente può essere ridotto a quella contrapposizione frontale che i ministri a volte ci rappresentano. Ma questo è un altro discorso…
Foto | Flickr.
Pigi
21 set 2009 - 08:36 - #1Francamente parlare di élites burocratiche in Italia è un nonsenso. L’Italia è sempre agli ultimi posti tra i paesi occidentali ogni volta che si classifica la pubblica amministrazione, quindi che razza di élites sarebbero?
Il problema è proprio che le nostre parti politiche cercano di portare dalla loro parte queste corporazioni, promettendo l’irresponsabilità, privilegi retributivi sconosciuti negli altri paesi e così via.
Stiamo pur certi che se queste cosiddette élites non avessero rotto le scatole a qualcuno nel governo, sarebbero giudicate con ben altre parole da Brunetta.
Berlusconi si lamentava che a palazzo Chigi c’erano 4000 dipendenti, mentre il primo ministro della Gran Bretagna ne aveva 150. E’ cambiato qualcosa? Cosa ha fatto Brunetta, tranne le ridicole campagne sulle malattie?
Guardiamo al suo ministero senza portafogli, in particolare l’organizzazione:
http://www.innovazione.gov.it/dipartimento/organizzazione/organizzazione.htm
Volete saper qual’è l’ufficio di gran lunga più numeroso di tutti? Questo:
http://www.innovazionepa.it/dipartimento/organizzazione/struttura_organizzativa/organizzazione_834.htm
Insomma, dipendenti che si occupano di altri dipendenti.
andrea4381
21 set 2009 - 08:55 - #2Brunetta ha chiarissimi deliri dovuti a complesso di inferiorità psicologica, oltre che fisica.
Quando parla male della sinistra mi sembra di vedere il nano del circo che ne diventa il padrone ed insulta da donna barbuta..
marco-alberto
21 set 2009 - 09:04 - #3Non voglio entrare nel modo di gestire gli sprechi d’Italia(penso che la già sola riduzione dell’assenteismo sul lavoro dica tutto in proposito). In merito alle dichiarazioni,penso che ogni tanto ci vada qualcuno che la butti giù un pò pesante,serve a sconquassare un pò l’acqua e a far venire a galla il torbido. Questa è l’azione iniziale,poi,come disse … “l’albero si vede dai frutti”. Dopo il risultato sull’assenteismo quindi,vediamo i frutti che l’albero di Brunetta porterà in questa stagione. Ma non voglio passare x ingrato riconoscendo come unico pregio di Brunetta questo risultato. Nella sola scuola,quanto spreco con i corsi di laurea con soli pochi iscritti… Ci sarebbe anche da aggiungere che in realtà i docenti lavorano 4 ore al giorno ciascuno,contro la giornata lavorativa comune di un operaio che è di 8,e,quella di un commerciante che è di almeno 10(se si calcola l’orario dalle 9 alle 19),andrebbe fatto qualcosa! Le banche fin’ora godono dei vantaggi che il risparmiatore Italiano gli dà essendo che in questo paese siamo più portati a tenere i soldi al caldo sul conto,ma,di contro non stanno dando sufficiete aiuto alle imprese in difficoltà e che aspettano prestiti. Le banche aspettano che a pensarci sia lo Stato sostenendo i conseguenti operai a casa in cassa integrazione(come il sottoscritto tra l’altro)con i nostri stessi soldi delle trattenute. Non è così che le Banche devono ragionare in un paese dove,a differenza degli States o UK,i piccoli risparmiatori e lo Stato(sempre con i nostri soldi) le hanno aiutate e le aiutano a resistere alla crisi. Si dice: “Una mano lava l’altra e tutte e due lavano la Faccia”!
Vercingetorige
21 set 2009 - 09:05 - #4Certo che siete incredibili, in un modo o nell’altro cercate di smontare tutte le sue dichiarazioni…. Sul colpo di stato lasciamo perdere, ma sul fatto che ci sono correnti a cui questo governo da fastidio è decisamente probabile, sopratutto a sinistra, i cosidetti radical chic.
Sarebbe stato bello leggere i vostri commenti se il sondaggio l’avessero fatto su Rai o Mediaset, ma invece l’han fatto su Sky, una rete che è vicina alla sinistra… quindi niente brainwashing o altre minkiate sinistroidi per pararvi il cùlo.
Tutti i parassiti della PA quanto han remato contro le sue riforme’???
I tagli ai finanziamenti di quegli obrobri cinematografici chiamati cinepanettoni, quanto han remato contro i parassiti che ne usufruivano???
L’Italia è una mare di parassiti, sopratutto ai piani alti (ovviamente conto anche i politici), e qua ognuno pensa a fregare di più.
Le banche cosa hanno fatto???? Hanno sempre e solo chiesto soldi senza dar aiuti o altro… e le aziende quando falliscono, e smantellano per andar in Cina??? I manager is prendono miliardi e i lavoratori son tutti a casa. E’ un sistema vergognoso e parassitario quello Italiano!!!
Lea
21 set 2009 - 09:23 - #5LE OLIGARCHIE CHE HANNO POTERE MA NON CONSENSO
di Marcello Veneziani (il Giornale, 21/9/09)
È vero, la lotta politica in Italia non è tra governo e opposizione, o addirittura tra destra e sinistra: ma è tra oligarchie e consenso popolare. Non chiamatele élite, per favore, e nemmeno poteri forti. I poteri impotenti, i poteri deboli non sono poteri, e le élite sono il fior fiore di un Paese, sono la classe dirigente, non la classe dominante. Perché quando parlate del ceto politico usate l’espressione negativa di Casta, non senza ragione, per alludere ai suoi privilegi e ai suoi favori, e quando parlate di un’altra oligarchia, quella degli affari più contorno di stampa e propaganda, la definite addirittura aristocrazia? È un’altra casta, con i suoi privilegi, i suoi interessi che divergono da quelli del Paese, i suoi valori che sono dissonanti dal sentire comune, le sue pretese di egemonia che non passano dal vaglio del popolo sovrano. Capisco l’irritazione dei grandi giornali, altoparlanti della casta suddetta, per le parole dure di Brunetta. Capisco pure l’accusa di demagogia e di populismo. Non sbagliano del tutto, mi rendo conto. Ma ci sono due tipi di populismi: uno vuole fuoruscire dalla democrazia, dal voto e dalla libertà, sognando scorciatoie autoritarie e un altro, al contrario, si attacca al voto popolare, alla democrazia e alla libertà per reagire al potere delle oligarchie. In Italia il populismo è nato in reazione all’alleanza tra le caste: quella derivata dal comunismo e dalla sinistra radical, quella imperante nel potere editoriale, culturale e multimediale, e quella di un capitalismo assistito e furbo che da sempre privatizza i profitti e socializza le perdite, evade e taglieggia lo Stato, rileva, magari a prezzi stracciati, imprese e gruppi editoriali, e disegna l’Italia a immagine e somiglianza dei propri interessi. Per dirla col linguaggio del secolo scorso, l’oligarchia che oggi attacca il governo Berlusconi nasce dall’intreccio tra destra economica e sinistra ideologica, di cui molti grandi giornali sono garanti e punti di incontro: perché in quei giornali, ad una proprietà che risponde a quegli assetti di potere corrisponde la guida del giornale nelle mani di un ceto professionale venuto in gran parte da sinistra, dal Sessantotto e dal radicalismo. Quella triplice alleanza, oligarchie economico-finanziarie, intellettuali-mediatiche, politico-manovali, più appendici sindacali e avanguardie giudiziarie, fu a un passo dal conquistare il potere con il crollo di Craxi, della Dc e della Prima Repubblica: poi arrivò un certo Berlusconi e il ’94 sfumò la presa del potere politico ma rimase quella del potere diffuso. Al punto che Berlusconi andò al governo, mandato dal popolo, ma non andò al potere. Che pochi mesi dopo, grazie anche ad alcuni errori del centrodestra, lo sfrattò da Palazzo Chigi con tanto di avviso giudiziario. Quella guerra è proseguita sottotraccia lungo tutto questo tempo, con periodiche emersioni allo scoperto di questa ostilità. Che in tempi di bonaccia sono a livello culturale o civile, e non mancano ambasciatori di frontiera che tentano di stabilire concordati; in tempi di bufera si palesano a livello politico e persino elettorale, con plateali pronunciamenti, come quello celebre di Mieli sul Corriere della sera. A volte trovano autorevoli complicità nei vertici della Confindustria, della Banca d’Italia e di molte banche ora irritate dalle posizioni di Tremonti dalla parte degli italiani contro le speculazioni dei medesimi istituti. Certo, non è una storia solo italiana se già un sociologo americano venuto da sinistra e poi approdato a posizioni populiste, Cristopher Lasch, scrisse nei primi anni Novanta La ribellione delle élite.
Ma da noi la guerra c’è, si combatte ogni giorno, il terreno più vistoso è la stampa e, in generale, la cultura del Paese. Si è acutizzata quest’estate, e non a caso parlammo proprio sul Giornale della caduta degli dei, riferendoci alle suddette oligarchie. A voler individuare il blocco sociale di riferimento delle oligarchie dovremmo dire che non sono più i mitici proletari e gli operai, ma, per esempio, gli insegnanti, più sparsi borghesi, residui sindacali e superstiti dinosauri militanti. Unico intoppo, quella che Flaiano chiamava la trascurabile maggioranza degli italiani, il consenso popolare a questo governo.
Il fine è trasparente: modificare, correggere, fino a sovvertire, l’esito di libere elezioni e del consenso popolare. Si lanciano campagne mediatiche con studiata puntualità e, nei momenti di vuoto, si recitano dei mantra: l’ultimo è Il Declino, un rosario che oligarchie, politici di sinistra e stampa recitano ogni giorno fino a farlo diventare luogo comune, convinzione diffusa. È cominciato il declino di Berlusconi e della sua band, ripetono tutti con tono oracolare. Ci sono segni elettorali, popolari, parlamentari, governativi di questo declino? No, vaghi segni climatici, presagi e maledizioni, passaparola e riti parapsicologici, un po’ come facevano gli aruspici nell’antica Roma e gli jettatori nella vecchia Napoli.
Al governo in carica, tuttavia, non tocca solo denunciare la manovra e non è il caso di abbassare il tono della denuncia in modo greve. Bisogna porsi il problema in chiave politica e culturale. Traduco: bisogna rendere trasparente il conflitto, visibile a occhio nudo e circoscritto ad una sfera politica; non escludendo, laddove è possibile, raggiungere tregue e punti di intesa nell’interesse reciproco e generale. Il problema culturale è invece: si può governare un Paese contro le oligarchie dominanti, o piuttosto non è necessario tentare una strategia di conquista civile e culturale delle posizioni chiave, o quantomeno una presenza bilanciata, che apra alle plurali culture del Paese? Un leader e un popolo non bastano, ci vuole anche una classe dirigente adeguata, ci vogliono élite. Cosa distingue un’élite da un’oligarchia, ovvero una classe dirigente da una classe dominante, come diceva Gramsci? Le classi dirigenti e le élite sono il potere di pochi nell’interesse di molti, le classi dominanti e le oligarchie sono il potere di pochi nell’interesse di pochi. In termini culturali si tratta di compiere il salto di qualità dal populismo al comunitarismo, ovvero da una politica istintiva ed emozionale ad una sensibilità consapevole e una cultura del legame sociale e popolare. Ma torniamo alla realtà fresca di giornata: nel presente si tratta di scegliere tra un leader arcitaliano nei vizi e nelle virtù, che rappresenta il popolo, e le oligarchie, che rappresentano se stesse. Liberamente e criticamente preferiamo la prima soluzione.
Lea
21 set 2009 - 09:24 - #6Chiedo scusa per il copia/incolla, ma ritenevo il pezzo degno di nota.
naruto1685
21 set 2009 - 09:31 - #7“i parassiti”.. beh, ha ragione, in pole position come miglior parassita c’e’ il suo presidente del consiglio seguito da bossi. A me francamente fa sorridere la sua dichiarazione relativa al colpo di stato, sostenendo inoltre che questa sinistra sta pensando solo a far cadere il governo… forse ha dimenticato che durante il governo prodi è stato proprio l’attuale pdl a votare contro sempre e comunque per mandare a casa i “comunisti!”(ricordiamoci del rifinanziamento per la missione nel medio oriente, tanto per fare un esempio..). La gente ha fiducia in questo governo, bene, ma possibile che anche quando governano questi dementi la colpa ricade sempre sulla sinistra? i dati dimostrano che questo governo fa cag..are sotto ogni aspetto.
m4rco.polo
21 set 2009 - 09:32 - #8Articolo fantastico. Visto il tasso alto di politici populisti, sarebbe bello di fare una serie di articoli su questo argomento.
I vari di Pietro, Berlusconi, Brunetta, Bossi, Grillo, etc si sognano tutti come voce della popolazione generale. Pretendono di sapere e dire cosa siamo, cosa vogliamo (anche se non lo sappiamo noi) e pretendono sopratutto di poter realizzare in modo diretto e facile ciò che ci serve. Da lì si capisce tra l’altro benissimo perché c’è mancanza di democrazia interna nei partiti populisti: se la politica si basa sulla presunta volonta del (presunto) popolo, a che serve ancora discutere?
Lea
21 set 2009 - 09:34 - #9#8
è per questo che avete perso le elezioni. voi addirittura avevate per missione “la felicità degli italiani”.
bleistein
21 set 2009 - 09:37 - #10Le rendite editoriali sarebbero quelle del Gruppo Espresso, vero?
Loro, che si sono inventati la Gasparri e il SIC, hanno chiaramente dimostrato come la pensano in fatto di rendite editoriali.
Steve Robinson Hakkabee
21 set 2009 - 09:40 - #11E le rendite “televisive” perché non ha parlato di queste mr. Brunetto di montalcino (perché per parlare così ne devi aver bevuto tanto)
bleistein
21 set 2009 - 10:14 - #12Io consiglierei di leggere la lista di minacce di Brunetta come un elenco di folk devils: la concentrazione di potere mediatico non fa che moltiplicare e rinforzare gli spettri del panico morale (moral panics) di cui parlava Stanley Cohen.
Il populismo di Mény e Surel è una chiave di lettura valida in generale, ma forse troppo classica per descrivere compiutamente il caso italiano: gli autori sono molto legati all’idea della rappresentanza parlamentare e della propaganda classica, mentre nel nostro presente ci sono solo due poteri dei quattro separati che dovrebbero essere: il potere giudiziario e il potere di governo (che si è mangiato legislativo, esecutivo e informazione).
Lea
21 set 2009 - 11:01 - #13#12
too out of date, mio caro!
Mr Lorenz
21 set 2009 - 11:33 - #14Brunetta ha fallito nel contenere gli sprechi della PA.
Vanta riduzioni di assenteismo ma ha incrementato le spese di 8 Mld di Euro….qualcosa non torna, direi
Poi, orasi va a fare il rinnovo dei contratti e non ha una lira per mantenere le eventuali promesse fatte ai dirigenti regionali.
E’ un morto che cammina. Verra’ rimosso dal Governo stesso o da una rivolta popolare….quindi si prepara all’evento parlando di Golpe.
Storia gia’ vista tante volte. Spettacolo brutto, noioso e un po’ triste.
BOH1
21 set 2009 - 14:02 - #15ok è chiaro insomma…se berlusconi perde le elezioni è perchè ci sono stati brogli elettorali..se cade il suo governo è perchè c’è stato un colp di stato !! ahah
ovvio sia mai che tra le tante teorie banche mica banche, cultura radical chic e chi più ne ha più ne metta SALTASSE FUORI UN NOME , UN PROTAGONISTA di questo fantomatico colpo di stato e le sue azioni eversive..mi piacerebbe saperlo.
Ovvio individuata ed accettata la presenza di un oligarchia dominante, di un potere oscuro al di sopra do ogni cosa , diventa lecita qualsiasi azione per sgominare tale oligarchia..la stessa tecnica usata dai nazisti con gli ebrei e la loro oligarchia occulta dominante. E quindi via al carcere per i giornalisti, via al taglio delle intercettazioni strumento fondamentale per una moltitudine di reati e tante altre cose , con la benedizione di veneziani e altri (pochi ) “giornalisti” italiani con un potere di analisi severa abnorme e raffinato quando si tratta di fare le pulci a travaglio o a di pietro quando han mangiato al ristorante pagando senza fattura.
Intanto il capo del governo che realmente fa parte dell oligarchia socio economica del nostro paese da 30 anni con il suo impero societario off shore i contatti , le amicizie e la presenza nelle banche fin dagli anni 70 (banca rasini , mediobanca ecc ) , realmente è stato un Eversivo appartenendo a una potente organizazzione criminale come la P2, si santifica, si fa santo. perchè si sa il decalogo dell intellighenzia berlusconiana dice : è meglio un disonesto conclamato che falsi onesti ..
il vero disonesto vicino a una moltitudine di falsi onesti d incanto diventa meno pericoloso e pure apprezzabile.
ventoacqua
21 set 2009 - 14:10 - #16E’ un tipico e collaudato meccanismo dell’entourage berlusconiano: accusare gli altri di quello che si fa in prima persona.
Berlusconi scende in politica per assumere il controllo tutti i poteri dello stato italiano -> si annuncia come l’alternativa ai ‘poteri forti’ che controllano lo Stato.
Berlusconi controlla l’informazione -> accusa la sinistra di controllare l’informazione.
Berlusconi e le sue imprese evadono le tasse per milioni di euro -> accusa il direttore di Repubblica di evadere le tasse.
Anche qui, in un governo che è attualmente impegnato a varare l’ennesimo condono fiscale per i ricchi e a lasciare le famiglie a basso reddito sempre più nella precarietà si accusa la sinistra di essere “un elitè” che pensa solo ai ricchi e ai potenti, in un drammatico e quasi ridicolo ribaltamento della realtà
(Ministro Brunetta, non so se l’hanno avvertita, ma il più ricco e potente uomo politico d’Italia è il capo del suo partito che non mi pare sia di sinistra…)
BOH1
21 set 2009 - 14:18 - #17degno di nota veramente ” Ma torniamo alla realtà fresca di giornata: nel presente si tratta di scegliere tra un leader arcitaliano nei vizi e nelle virtù, che rappresenta il popolo, e le oligarchie, che rappresentano se stesse. Liberamente e criticamente preferiamo la prima soluzione.” ….evviva siamo ritornati al presidente OPERAIO ahahah XD ..non pensavo veneziani fosse capace di abbassarsi a tanto.
Lea
21 set 2009 - 14:23 - #18ahahha ve la cantate e suonate da soli. grazie x la pausa divertente!
BOH1
21 set 2009 - 14:36 - #19dai Lea postaci altri articoli esilaranti.,,
il bello che tra tutte le tesi allucinanti il grande veneziani si contraddice da solo !!
( occhio che per comprenderla è necessario accendere entrambi gli emisferi )
poteri occulti …e poi nomina la stampa e le banche : ma se già lo stesso veneziani ne elenca e ne conosce le origini e l estrazione che potere occulto sarebbe ??? XDDD
bleistein
21 set 2009 - 14:46 - #20Ragazzi, non siate troppo duri con il povero Marcello Veneziani: qualche anno fa doveva essere l’intellettuale di riferimento della nuova destra, con tanto di posto nel cda della Rai. Oggi non se lo fila più nessuno.
Ultimamente si è addirittura reso conto che l’Italia è un paese razzista perché, come ha spiegato in un’intervista al Corriere, la polizia lo scambia sempre per un extracomunitario, per via dei suoi tratti somatici un po’ Grand Maghreb.
blogattelle
21 set 2009 - 16:09 - #21magari fossero le élites a “comandre”: non c’è stato mutamento storico che non sia stato guidato da una élite, cosí come in usi e costumi, nella filosofia, nel pensiero; roberto calasso ministro dell’istruzione, renzo piano infrastrutture ed edilizia, riccardo muti alla cultura con umberto eco e pietro citati sottosegretari: pensateci…
Pierpyx polisblog
21 set 2009 - 19:08 - #22un altro pazzo decerebrato..