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Intervista – Mina Welby a polisblog: “il Ministro Sacconi affonda i diritti”

Pubblicato: 14 ott 2009 da Giovanni Molaschi

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Giovedì prossimo, 17 ottobre, terminerà il settimo congresso on line organizzato dall’associazione di Luca Coscioni che con Piergiorgio Welby ha condiviso diverse battaglie politiche.

Cosa è rimasto di questi esponenti politici? Perché oggi, in coincidenza con il ragionamento sul biotestamento, è necessario riflettere sulle loro esperienze? A queste e molte altre domande ha risposto per polisblog Mina Welby.

Suo marito è morto nel 2006. Cosa, della sua attività politica, secondo lei bisogna ricordare?

L’impegno politico di Piergiorgio è arrivato al compromesso della propria persona, fino a quello estremo della propria vita, in una morte pubblica che doveva squarciare un velo di ipocrisia sulla morte per desistenza terapeutica non richiesta dai malati negli ospedali in Italia e dove oltre la metà dei cittadini chiede una legge sulle scelte di fine vita.

20 dicembre 2006 muore Piergiorgio Welby. 9 febbraio 2009 muore Eluana Englaro. È sbagliato sostenere che nel mezzo il dibattito sul testamento biologico si sia imbarbarito? Secondo lei, nel frattempo, è cambiato qualcosa?

Il dibattito sul Testamento Biologico con la morte di Eluana è arrivato all’estremo insulto. Ora, in modo silente, si prepara in Camera dei Deputati una legge contro il Testamento biologico, che non rispetta il diritto del malato sancito dall’art. 32 della Costituzione, giudicando inutili anche audizioni di specialisti.


La famiglia. Lei. Beppino Englaro. Secondo lei, ad oggi, le famiglie dei malati gravi sono tutelati dagli esponenti politici?

Non sono tutelati né i malati stessi, né le loro famiglie e aggiungo i medici curanti. La potenza della medicina oggi ci fa entrare in uno scenario parossistico. L’affetto per la persona in estrema difficoltà rende spesso difficile decidere per una desistenza terapeutica, quando non c’è una sua dichiarazione anticipata sui trattamenti sanitari.

È di queste settimane la notizia secondo la quale il Tar del Lazio ha stoppato la legge sul biotestamento già approvata dalla Camera. Dal suo punto di vista, quanto proposto dal Ministro Sacconi è valido? Perché?

Il Ministro Sacconi vuole affondare il diritto all’autodeterminazione di persone diventate incapaci, imponendo loro il dovere di sottoporsi a terapia di nutrizione e idratazione artificiale. La vita è un diritto non un dovere, specialmente in certe condizioni. Il Ministro non ha ragione.

Lei è da sempre vicino ai Radicali. Quali sono, secondo lei gli argomenti sui quali chi legifera non pone la propria attenzione? Oltre, suppongo, all’eutanasia cosa manca in Italia?

Il legislatore non imponga con leggi i parametri morali della propria coscienza al singolo cittadino, ma preservi i suoi diritti, la sua dignità in armonia con la Costituzione Italiana. L’eutanasia clandestina già esiste in Italia, deve essere depenalizzata. Serve una legge a favore e non contro le dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari. Manca la Democrazia.

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3 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di asterio

    asterio

    14 ott 2009 - 12:50 - #1
    1 punto
    Up Down

    “l legislatore non imponga con leggi i parametri morali della propria coscienza al singolo cittadino, ma preservi i suoi diritti, la sua dignità in armonia con la Costituzione Italiana.”
    Sottoscrivo in pieno, ecco la differenza tra chi, per necessità, è diventato un maestro della comunicazione ed un povero diavolo come me…. questo è infatti il concetto che volevo esprimere una decina di post fa.

  • Profilo di marco-alberto

    marco-alberto

    14 ott 2009 - 12:57 - #2
    0 punti
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    L’importante(e parlo in modo del tutto personale)è che se io decido di vivere la vita fino all’ultimo respiro,me lo lascino fare. X gli altri,se vogliono morire è una loro libera scelta!

  • Profilo di asterio

    asterio

    14 ott 2009 - 13:00 - #3
    2 punti
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    L’importante è che non si neghi a nessuno la possibilità di avere “una loro libera scelta” che sia in una direzione (vivere sino a che il corpo non esalerà l’ultimo respiro) o che sia nell’altra (decidere di farla finita quando la propria vita non sembra più degna di essere vissuta).