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Il Fatto Quotidiano non è l’unica iniziativa editoriale di questo periodo. Tempi, settimanale un tempo abbinato a Il Giornale, cambia rotta: esce da solo, non più in abbinamento al quotidiano feltrista - e chi dice che sia un male, verrebbe da aggiungere.
Dal punto di vista editoriale, è una bella scommessa. Ne abbiamo parlato con il Direttore di Tempi, Luigi Amicone. Se volete saperne di più su di lui, vi consiglio questa intervista, o se volete qualcosa di più recente, potete dare un’occhiata a qualche video su youtube. Buona lettura.
Dal 1° ottobre, riparte la vostra avventura, mantenendo l’abbinata con Il Giornale solo in alcune regioni. Se dovessi spiegare a un lettore perché comprare Tempi invece di Famiglia Cristiana, Panorama, o l’Espresso - i primi tre concorrenti diretti che mi vengono in mente - che cosa gli diresti?
Gli direi che, visto i tempi di crisi, i soldi vanno spesi bene. Gli direi che 2 euro per Tempi di sole 64 pagine sono spesi meglio che per settimanali (e anche quotidiani) che sono diventati dei postalmarket, mallopponi da 200 pagine dove ci infilano di tutto, dal pettegolezzo che ormai non ha più neppure la leggerezza del costume, ma è piegato alla più rozza esigenza politica, alla pura “marchetta”, come si dice in gergo l’inserzione pubblicitaria camuffata da informazione.Gli direi che vive in un tempo in cui il bombardamento di informazioni, retroscena, retropensieri, luoghi comuni, gossip, politica da bassi fondi eccetera, ha fatto dei media uno spettacolo di intrattenimento –talora gustoso, più spesso deprimente – ma è difficile trovare in giro qualcosa che ti restituisca un po’ di aria fresca e ossigeno per far correre il cervello da qualche parte che non sia la conferma al proprio pregiudizio (politico, culturale, confessionale eccetera).
Gli direi che, sotto questo profilo che tu compri FC o Panorama fa lo stesso brodo. Per L’Espresso forse è un po’ diverso, ho sempre avuto un debole anch’io per quel settimanale engagé, sebbene oggi mi sembri un po’ pietrificato. E comunque L’Espresso è una testata che rimane fedele a un’idea, ieri anti DC, oggi antiberlusconiana, che ha fatto il suo bel mestiere. Un’idea senza la quale, come diceva il suo editore Ingegnere, le sinistre non sarebbero mai andate al governo negli anni novanta e, oggi, i dipietristi non sarebbero in grado di accingersi a cannibalizzare il Pd.
Questa semmai è la novità del gruppo editoriale Repubblica-Espresso, un “partito”, come lo definiscono (e secondo me a ragione) i suoi avversari: la svolta a destra di un mito che ha trainato la sinistra. La considero una svolta a destra perché ha abbracciato il giustizialismo e simpatizza apertamente per il più reazionario e leguleio dei politici italiani. Sì, attualmente Di Pietro siede negli scranni dell’opposizione parlamentare di sinistra. Ma anche Mussolini stava con i socialisti ed era direttore dell’Avanti prima della creazione del fascio e della marcia su Roma.
Ripeto, a un’informazione di sinistra che sembra svoltare a destra (poiché non c’è niente nel panorama politico italiano che richiama di più la lezione del fascismo come il profilo di un ex magistrato fattosi tribuno tronfio e demagogo del “fare pulizia” e della politica ridotta a mattinali di polizia) Tempi contrappone una sorta di “conservatorismo di movimento”, dove i temi centrali sono quelli della libertà e della felicità, radicati nella natura, nella ragione e nella tradizione viva, contro quelli – dalla legalità alla biopolitica- che legano la liberazione dell’individuo all’utopismo giuridico, al diritto e ai diritti.
Proponiamo un giornale apertamente simpatetico all’attuale centro destra ma non politicamente servile, che ha la pretesa soprattutto di portare e dibattere idee di cui certamente non si intravvede granché né a destra, né a sinistra. E’ qui che ci caratterizziamo, noi pensiamo e produciamo - per quel poco che sappiamo pensare e produrre considerate anche le forze e le dimensioni del nostro settimanale che ha come suo editore una cooperativa di giornalisti – nell’ordine di un anticonformismo radicale rispetto al pensiero oggi dominante - pensiamo all’idea di laicità, alla biopolitica, alle leggi sulla vita e sul fine vita – e che contraddistingue il comune sentire.
Amicone non è Ferrara, chiaro. Ma la lezione di Giuliano Ferrara al Foglio, questa ci interessa, e questa sì delinea il marchio di un modo di fare informazione che non è rivolta con lo sguardo al passato, che non vuole essere né reazionaria né tradizionalista, ma che si è finalmente liberata dai tic e dal complesso di inferiorità rispetto alla tradizione progressista italiana determinata dal gramscismo, poi dal radicalismo pannelliano e, infine, ahinoi, dal giustizialismo dipietrista
Pochi giorni fa abbiamo chiesto ad Antonio Padellaro di commentare quanto sostiene Mario Adinolfi - tra l’altro, memorabile il vostro scontro a Omnibus - ovvero, che “I giornali di destra? Sono fatti meglio” è vero? I giornali di destra sono fatti meglio?
Sì, l’osservazione di Adinolfi è acuta ed è sintomo di una bella libertà. Tra l’altro mi sarei scusato di quello scontro avuto con lui, perché ripensandoci, è l’unica volta che mi sembra di aver sbagliato ad accapigliarmi in quel modo Aveva ragione lui a dire che in qualsiasi altro paese un premier coinvolto in un caso come quello in cui è stato coinvolto Berlusconi si sarebbe già dimesso: il problema è - e ne faccio solo un accenno, a Omnibus non c’era il tempo di spiegarlo - che nel caso Berlusconi-sesso-Repubblica c’è una fortunata anomalìa italiana: non si dimette un presidente del consiglio per suoi disdicevoli comportamenti, ritengo che la campagna giornalistica di Repubblica sia in realtà una aggressione politica.
Motivata da ragioni politiche – Berlusconi infatti non ha infranto leggi, lo ha escluso il capo della Procura di Bari - ritengo che il moralismo come clava politica sia una jattura, un premier si misura e si contrasta politicamente sul piano dell’attività di governo del paese, in questo senso ritengo che l’Italia sia una piacevole anomalia rispetto ad altri paesi europei che tendono sempre a darci lezioni e trovano in Berlusconi tutti quei caratteri e quel “tipo” italiano che è oggetto del loro pregiudizio, talvolta razzistico…
Anche qui: ritengo che la campagna di Repubblica-Di Pietro nel parlamento europeo e, in generale all’estero, non è semplicemente una campagna antiberlusconiana: è una campagna antitaliana tout-court, del genere di quelle che occorrevano nell’Italia pre-unitaria quando i signorotti locali, principi e pricipati sparsi sulla penisola stringevano alleanze con spagnoli, inglesi, tedeschi e lanzichenecchi, e invitavano lo “straniero” a scendere in Italia per ristabilire l’ordine, che non era l’ordine italiano, ma l’ordine degli interessi costituiti in principi e principati il lotta tra loro).
Tornando ad Adinolfi, dicevo: ha ragione nel vedere nei giornali di destra maggior freschezza, l’emergere di un “pensiero laterale”, insomma punti di fuga rispetto alla mera e talvolta bieca politicizzazione di ogni notizia della cronaca. E’ vero, nella pubblicistica di sinistra c’è un’aria pesante, cupa, corrispondente alla tetraggine e depressione ideale e di contenuti che attraversa gli storici partiti della sinistra. La cosa è seria. Qui si tocca con mano cosa ha significato e cosa significa lasciare il pallino dell’opposizione ai vari Santoro e al resto della pubblicistica manettara.
Che idea ti sei fatto della vicenda Boffo? Al di là delle indiscrezioni che bene o male tutti sapevano, era davvero il caso di colpire così basso? O in fondo ha ragione Messori, a sostenere che un uomo in quella posizione non poteva e non doveva essere ricattabile?
Boffo è una brutta vicenda, ne ho parlato in un editoriale su Tempi abbinato al Giornale, siamo stati chiari: è un atto sconsiderato, fuori per altro da ogni logica politica (Berlusconi ha già parecchi fronti, perché avrebbe dovuto mettersi anche contro la Chiesa, per di più con il direttore dell’Avvenire più “berlusconiano” che si sia potuto leggere da quando Berlusconi è in politica?).
Nell’affaire Boffo c’è solo Vittorio Feltri e il suo modo di intendere il giornalismo. D’altra parte, le sessantamila copie in più di venduto che ha ormai stabilmente guadagnato Il Giornale a partire da quello “scoop”, sembrano dargli ragione. E gli danno ragione se si condivide l’idea feltriana che fare un giornale non è tanto discettare di idee o di politica, ma vendere. E per vendere tu hai bisogno di parlare alla pancia dei lettori, specie in questo momento in cui le pance sono particolarmente sensibili, sull’uno e sull’altro fronte, allo scandalismo moralisteggiante.
E’ il trionfo del moralismo, poiché anche l’antimoralismo è, ovviamente, moralista. Della posizione di Messori preferisco non parlare. Non si fanno ragionamenti intelligenti e distaccati a cadavere ancora caldo. Si dà la sensazione che siano speculazioni interessate. Quanto al caso: non riesco proprio a immaginare un uomo, un intellettuale, un punto apicale della gerarchia cattolica italiana, che si mette a fare telefonate minatorie dal suo cellulare. Credo alla sua versione dei fatti, anche se la sentenza è quello che è. Per il resto, vale ciò che ho detto per Berlusconi: non mi interessa sapere cosa fa Boffo della propria sessualità e vita privata.
Fine prima parte
ventoacqua
25 set 2009 - 23:24 - #1“Berlusconi infatti non ha infranto leggi”
Non ha infranto le leggi?
o_O
Ora, vorrei chiedere al direttore dove sia stato negli ultimi 20 anni…..
BOH1
26 set 2009 - 03:05 - #2una montagna di banalità contraddizioni che mi passa la voglia di puntualizzarle e commentarle una ad una , anche perchè sono argomenti triti e ritriti , tutti dal primo all ultimo, le solite teorie bislacche senza uno straccio di prova o argomentazione logica.
Il riempirsi la bocca di belle parole sul rispetto civile e sugli attacchi a berlusconi “anti italiani”..seguendo il ragionamento : cosa c’è di più anti italiano che tacciare di fascismo, una fetta importante dell opposizione. Se è anti italiano attaccare pubblicamente con parole dure il governo lo è pure farlo con l opposizione , visto che rappresenta comunque una parte non irrilevante del paese.
parla del gossip imperante e deprimente..
ma poi giusto dopo 30 righe non ci pensa due volte a difendere il teatrino becero gossiparo che ha disintegrato boffo . Il presidente del consiglio va valutato per il lavoro che svolge e non per la moralità e le porcate private, mentre è giusto fucilare per le zozzerie un semplice direttore di giornale . perchè si sa..bisogna parlare alla “pancia” . Non fa una grinza..
comunque è divertente come ancora , oggi nel 2009 dopo cristo non 2009 avanti cristo, ci sia gente che considera le frequentazioni poco raccomandabili del presidente del consiglio che coinvolgono direttamente gli interessi e la sicurezza nazionale, le promesse di ruoli istituzionali in cambio di favori sessuali e quant altro ….come qualcosa che riguarda la vita privata del presidente del consiglio…
forse, palesa la mentalità e concezione dello stesso giornalista. la cosa pubblica (ossia tutti noi) è di silvio berlusconi..e ne fa quello che gli pare.
Sicuramente un bel settimanale non c’è che dire..
vassant69
26 set 2009 - 06:52 - #3Grazie per lo sforzo, Amicone mio, ma la litania la conosciamo già a memoria; potevi essere un pò più creativo ed originale, magari potevi farla in rima baciata….magari riuscivi a trovare una parola che fà rima con “gossip” oppure dovevi far rima con pettegolezzo…
Non mi capacito del fatto, che, sempre più spesso, ascoltare i pidiellini è come ascoltare un coro ben diretto: significherà qualcosa???
Stef500f
26 set 2009 - 07:02 - #4V.
Non abbiamo bisogno della seconda parte sai.
Lascialo stare st’amicone.
marco-alberto
26 set 2009 - 07:04 - #5Anche a me non interessa la vita privata.
dan46
26 set 2009 - 09:19 - #6Condivido la posizione di Amicone sulla brutta vicneda Boffo!
babyshambles
26 set 2009 - 09:54 - #7dicono sempre le stesse cose questi!
si, infatti le seconda parte potete pure non metterla…
stefano1966
26 set 2009 - 09:57 - #8@1
“Motivata da ragioni politiche – Berlusconi infatti non ha infranto leggi, lo ha escluso il capo della Procura di Bari”
Tratto dal Corriere 10/09/2009:
IL PROCURATORE CAPO DI BARI - A scagionare dal punto di vista giudiziario il premier dagli esiti dell’inchiesta di Bari è intervenuto il nuovo procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, Antonio Laudati. «Da quello che viene pubblicato sui giornali è di tutta evidenza» che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, «è assolutamente fuori da qualsiasi responsabilità penale» ha sottolineato Laudati, riferendosi alla pubblicazione da parte del Corriere della Sera dei verbali di interrogatorio dell’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, relativi al giro di donne inviate nelle residenze private del premier.
http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_10/procura_bari_premier_responsabilita_penale_0321096a-9e08-11de-8f8c-00144f02aabc.shtml
Su,su non facciamo i furbini nel riportare solo una parte della frase,non è corretto,poi si rischia di diventare faziosi….
alessandro_m
26 set 2009 - 10:12 - #9Quest’idea per cui conta solo il fatto che si sia violata (peraltro apertamente e inconfutabilmente) la legge è una grande sciocchezza, peraltro molto vecchia.
I comportamenti non possono essere giudicati soltanto sulla base del codice penale. Esiste l’etica.
Ricordiamoci che il Premier ha il potere di cambiare il codice penale. Se contano solo i reati, chi ha il potere di abrogare le previsioni normative dei reati non è mai giudicabile, nè giuridicamente, nè, sulla base di questo assurdo ragionamento, moralmente.
Significa tornare a Hobbes: auctoritas non veritas facit legem. E’ solo l’auorità che fa la legge. Che stabilisce cosa è giusto e cosa è sbagliato. Anche dal punto di vista morale.
Ma, come ha ben rilevato Hanna Arendt, questo è il principio che ha portato ad Auschwitz. E’ giusto sterminare gli ebrei? Dipende da cosa dice la legge. E’ giusto fare la guerra? Dipende da cosa dice la legge. E’ giusto calpestare i diritti umani? Dipende da cosa dice la legge…
Non esiste solo la legge. Ricordiamoci che c’è anche la coscienza.
16dB
26 set 2009 - 10:25 - #10Hi hi! Hanno dovuto staccarlo da “Il Giornale” nella speranza di vendere almeno uno dei due.
paolo0101
26 set 2009 - 10:25 - #11La mia coscienza mi dice che se devo andare a letto con una donna non ho bisogno il permesso di nessuno, salvo quello della diretta interessata.
Che SB avrebbe dovuto farlo con con più attenzione alla privacy questo è fuori di dubbio. Come è fuori di dubbio che i suoi servizi di security fanno sch.ifo.
alessandro_m
26 set 2009 - 10:36 - #12#11. La mia coscienza invece mi dice:
a) che, se il Premier va a letto con le prostitute, poi non può farsi promotore di una legge che sanziona chi va a letto con le prostitute;
b) che, se il Premier va con le prostitute, poi non può promuovere una politica moralista sulle coppie di fatto e in ambito di bioetica;
c) che, se il Premier va con le prostitute che lo registrano in camera da letto, è una persona facilmente ricattabile, non tanto - o non solo - da parte di giornalisti, ma probabilmente anche da parte di personaggi e organizzazioni criminali;
d) che, se il Premier evita di andare ad incontri istituzionali (anche con il Presidente della Repubblica), per stare con delle prostitute, è una persona che non ha nessun senso delle istituzioni e dello Stato;
e) che, se il Premier si sente al telefono 10 volte in un giorno, con una persona che ha loschi affari nella sanità e distribuisce droga ed escort, non è un soggetto che ha i requisiti minimi, sul piano etico, per rappresentare gli italiani (a prescindere dai risvolti penalistici della vicenda);
Infine la mia intelligenza mi dice che se davvero il Premier non sa riconoscere una escort è bene che vada a farsi curare…
stefano1966
26 set 2009 - 11:21 - #13@9 e 12
In linea di massima posso essere daccordo con i tuoi “che” e che esiste un’etica morale anche se non c’è una questione penale.
Come ho detto varie volte,sarebbe bello in italia non avere politici che hanno scheletri nell’armadio di vario tipo.
Tu ne conosci qualcuno?
IO comunque stavo rispondendo al commento 1 che si riferiva all’intervista e riportava solo la parte che “interessava” a lui.
alessandro_m
26 set 2009 - 11:31 - #14#13.
Non so. I politici sono molti in Italia. Così come le persone che potrebbero fare politica, ma vengono tagliate fuori da un sistema partitico sempre più chiuso ed autoreferenziale.
Penso, però che il principio secondo cui “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” ha senso soltanto se riferito alla fallibilità umana, al giudizio divino e al Regno dei cieli. In breve, alla dimensione della fede cattolica.
Applicato alla sfera della politica acquista tutto un altro significativo. Sembra un invito al degrado morale, al lassismo, al silenzio delle coscienze. Sulla base di questo principio si arriva a candidare le escort in Parlamento. Con un sistema elettorale, peraltro, nel quale la selezione dei partiti è decisiva e la discrezionalità degli elettori molto limitata.
Ma se non deve essere l’etica a guidare la scelta dei politici, qual è il criterio? La pura forza? Eleggiamo il più forte? Abbiamo visto a cosa porta questa logica. Alla premiata ditta Hitler & co. …
Non so se ci siano politici senza scheletri nell’armadio. So solo che quando si scopre uno scheletro nell’armadio mi farebbe piacere che l’opinione pubblica, a gran voce, chiedesse che il politico in questione, il suo armadio e il suo scheletro sparissero dalla scena politica. Per sempre.
Chi non è all’altezza torni a fare il suo mestiere se ce l’ha. Altrimenti se ne trovi uno.
E’ più o meno quello che succede in America. In questo sono molto più avanti di noi.
E non mi riferisco solo alla questione etica, ma anche agli errori politici. Uno come D’Alema, dopo i madornali sbagli che ha commesso, dovrebbe essere fuori dal panorama politico. E invece è ancora lì che pontifica.
Ma questa è solo colpa nostra.
Affranco
26 set 2009 - 13:18 - #15#12
aggiungerei:
f) che, se il premier va con le gallinelle, poi non può infilarle nelle liste elettorali (tra l’altro bloccate, senza possibilità di scelta)
Dovremmo ringraziare la Veronica se oggi abbiamo limitato i danni… a proposito, qualcuno ricorda un tale feltri che mostrava in prima pagina le tette della Lario? Alla faccia della privacy
stefano1966
26 set 2009 - 14:15 - #16@14
Ripeto concordo.
Anche io gradirei una politica stile USA.
Ma siamo in italia.
Io non ricordo in italia politici paragonabili a verginelle a meno che non si torni indietro di 30-40 anni.
E visto questa premessa mi accontenterei di politici con tutte le loro debolezze ma capaci e il più possibile indipendenti dal vaticano,da altri stati,dalla lobbies e dalle banche.
Con la classe politica attuale e con il metodo attuale di far carriera nei partiti la vedo dura,perciò ho detto chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Inutile attaccarsi alle stesse notizie da 5 mesi.
Gli altri sono così sani?
No,allora dopo poi spuntano i Feltri…
ventoacqua
26 set 2009 - 23:48 - #17#8: No Stefano, perchè una frase del genere si può dire per un uomo di specchiata onestà (allora si può dire “è sempre stato onesto E anche negli ultimi avvenimenti non ha commesso reati” ), non di un delinquente conclamato che sta fuori dal carcere solo grazie alla pioggia di leggi ad personam che si è fatto approvare…..