Leggiamo la Costituzione: speciale “lodo Alfano” (terza parte)

Palazzo della Consulta

[Le "puntate" precedenti: prima parte, seconda parte]

L’articolo 135 della Costituzione prevede che “La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative”.

“I giudici della Corte costituzionale – continua ancora tale articolo – sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio”.

Un organo composto, pertanto, da tecnici altamente qualificati, dotati tuttavia anche di sensibilità politica. Non nel senso che, nella loro attività, possono effettuare valutazioni riconducibili agli interessi specifici di partiti o di movimenti politici, ma nel senso che devono avere contezza della rilevanza politica dell’oggetto delle questioni affrontate.

Si allude qui al concetto di “politica” nel suo significato più alto; si fa riferimento, in altre parole, alla necessità di tutelare i valori fondamentali consacrati nel testo della Costituzione e attorno ai quali si è costituto l’ordinamento repubblicano democratico. La Corte non è, dunque, chiamata a svolgere giudizi politici nel senso più comune e se lo facesse verrebbe meno al suo compito istituzionale.

Essa confronta norme di legge ordinaria e norme costituzionali. Utilizza le forme e i metodi della giurisdizione. Emette sentenze e ordinanze, al termine di procedimenti che si svolgono con modalità analoghe a quelle dei processi comuni. Soprattutto deve motivare le proprie decisioni con solide argomentazioni giuridiche.

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