Elezioni Regionali Lazio 2013: Francesco Storace

Elezioni Regionali Lazio 2013 - Francesco Storace ha governato la Regione per 5 anni, ha perso e una lunga vicenda giudiziaria lo ha tenuto ai margini della competizione. Ora che è stato prosciolto dalle accuse si presenta per riprendersi quella poltrona a cui tiene tanto, e nonostante tutti i sondaggi lo vedano spacciato, lui è convinto che alla fine la spunterà.

Storace cerca di far assomigliare la sua candidatura alla Pisana a un'epopea, al riscatto dopo anni difficili. E, stanco di essere accusato, ha condotto una campagna elettorale sempre all'attacco, senza mai risparmiare colpi a Nicola Zingaretti, ma anche a Giulia Bongiorno.

La nomina a candidato unitario del centrodestra, quando ormai sembrava che il Pdl si dirigesse verso altri nomi, è stata per lui una sorta di investitura come nuova "gamba" della coalizione, con cui è alleata anche alle elezioni politiche. Una promozione sul campo per il suo movimento La Destra, che così può ambire a ereditare il ruolo della defunta Alleanza Nazionale, e infatti i sondaggi lo vedono quasi alla pari con Fratelli d'Italia, il partito che raccoglie i transfughi ex An. E a questo punto non è azzardato pensare che dopo il voto i due movimenti potranno riunirsi in un nuovo soggetto, ma sarà Storace a trattare in posizione di forza

Proveniente dall'MSI, e poi passato nell'ala più "radicale" di Alleanza Nazionale, di cui è capoufficio stampa, Storace entra in parlamento nel 1994 e si fa subito notare nelle apparizioni televisive per i suoi modi spicci e la parlantina sciolta. Nel 1996 viene nominato presidente della Commissione di vigilanza Rai, e la sua intransigenza nello svolgere il compito gli vale l'appellativo di "Epurator", che gli rimarrà attaccato anche negli anni successivi. È uno dei nomi di spicco nel partito a Roma, e in più occasioni si parla di lui come possibile candidato al Campidoglio, ma negli anni di Rutelli e poi di Veltroni il centrodestra preferisce soluzioni più moderate.

Nel 2000 lascia l'incarico parlamentare per candidarsi alle regionali del Lazio, in cui si trova a sfidare il presidente uscente, il giornalista Rai Piero Badaloni. Come Storace ha ricordato in queste settimane, al momento della sua candidatura i sondaggi lo davano indietro di 18 punti. E allora come oggi fu una campagna elettorale avvelenata, Storace non risparmiò colpi all'avversario (lo accusò perfino di aver messo pomelli d'oro nei bagni della Regione), che dal canto suo on si trovava a proprio agio in un contesto simile, e non poteva contare sul sostegno convinto del centrosinistra, che a un certo punto lo abbandonò al suo destino. Di recente, dopo il caso-Marrazzo, Badaloni raccontò che era pronto un falso dossier su di lui, in cui si diceva che assumeva stupefacenti. Lui stesso bloccò in tempo la pubblicazione sul Giornale di Paolo Berlusconi.

Alla fine però Storace conquistò più di un milione e mezzo di voti e il 52% dei consensi, diventando governatore. Da presidente del Lazio, Storace si contraddistinse per un grande attivismo, aiutato dal 2001 dalla salita del centrodestra al governo nazionale. Del suo mandato si ricorda la legge sugli oratori cattolici e il nuovo statuto regionale che riconosceva la famiglia fondata sul matrimonio; fece istituire la Giornata del ricordo per i martiri delle foibe e le celebrazioni per la Repubblica Romana del 1849. In campagna elettorale aveva parlato anche di una commissione per indagare sull'attendibilità dei testi scolastici di storia, ma poi non se ne fece niente.

Ma è soprattutto sulla Sanità che si concentrò il suo operato, ed è soprattutto per quello che viene ricordato nel bene e nel male. Aprì l'ospedale Sant'Andrea, che per 30 anni era rimasto chiuso, e avviò la sperimentazione del metodo Di Bella contro i tumori, a suo tempo bocciata quando Rosy Bindi era ministro della Salute. Ma nel frattempo la costruzione di nuove strutture portano all'accumulo di un enorme debito nelle casse regionali, ed è su questo punto che batte l'opposizione nel corso dei 5 anni di mandato. La giunta Marrazzo, anni dopo, quantificherà il buco in oltre 10 miliardi di euro, ma ancora oggi Storace rivendica la correttezza del suo operato spiegando "Con quei soldi ho aperto ospedali. Contesto che la spesa per la sanità sia inutile. Io posso anche indebitarmi per garantire la salute".

La campagna per le elezioni del 2005 è altrettanto dura: il centrosinistra candida Piero Marrazzo, volto di punta della Rai, e Storace è alle prese con la concorrenza interna di Alessandra Mussolini, che si candida con Alternativa Sociale appoggiata da Fiamma Tricolore. Inizialmente la candidatura della nipote del Duce viene rifiutata per una questione di firme non valide, e lei accusa Storace di aver complottato; alla fine viene ammessa, mentre il governatore uscente viene accusato da L'Unità di aver picchiato un ebreo. La notizia si rivelerà falsa, ma assieme alle altre polemiche (Marrazzo denuncerà di essere stato oggetto di un falso dossier, come Badaloni 5 anni prima) condiziona la campagna elettorale, così come il clima generalmente sfavorevole al centrodestra: la tornata di elezioni si conclude con una vittoria del centrosinistra in 13 regioni e Storace perde la Pisana.

Si consola con il ruolo di ministro della Sanità dopo il rimpasto del governo Berlusconi, e affronta l'emergenza aviaria, ma nel frattempo viene rinviato a giudizio per il Laziogate, accusato di associazione a delinquere, violazione della legge elettorale e accesso abusivo a sistemi informatici. Dopo una condanna in primo grado viene assolto in appello l'ottobre scorso. L'inchiesta sui finanziamenti irregolari della Sanità nel Lazio finisce invece con la richiesta di archiviazione. Nel frattempo Storace ha lasciato An, fondato La Destra e iniziato una personale "traversata nel deserto" che lo lascia fuori dal Parlamento dal 2008, con un partito fermo poco sopra l'1% ma molto attivo sul territorio e comunque sempre tenuto in considerazione da Berlusconi. Di Storace si parla come possibile candidato al Campidoglio nel caso in cui Alemanno avesse deciso di non ricandidarsi (scenario attendibile fino a qualche mese fa), e avrebbe così sfidato Nicola Zingaretti che aveva annunciato la sua corsa alle comunali. La fine improvvisa della giunta Polverini cambia tutto, Zingaretti si candida alla Pisana e Storace, approfittando del caos nel centrodestra si fa avanti e su di lui converge una coalizione allo sbando che aveva già messo in preventivo una sconfitta.

Foto © Getty Images

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