Laicità: un tema sempre più sentito ed in voga nella pubblicistica italiana, tanto che alcuni libri lo mettono in copertina, e poi all’interno parlano di tutt’altro. Non così - almeno nelle intenzioni - per questo volume firmato da Vladimiro Polchi, giornalista di Repubblica.
Il testo si propone di - nelle parole dell’autore - di “fotografare dall’alto, con lo sguardo del cronista, i tanti terreni di scontro tra laici e cattolici“, elencandoli come in un dizionario “pronto per l’uso”.
Una scelta formale particolare, che rappresenta allo stesso tempo il principale pregio e il maggior limite dell’opera. Da un lato infatti gli spunti sono moltissimi, e riassunti in modo puntuale; dall’altro però fatica ad emergere da queste pagine un discorso chiaro e compiuto sulla laicità - una cosa di cui si sente invece un disperato bisogno.
Altri aspetti, poi, contribuiscono a far sì che dalla lettura del volume si esca con le idee più confuse di prima su che cosa, davvero, si intenda per laicità. L’autore, infatti, dà l’impressione di voler prendere posizione in battaglie più o meno “politiche” interne alla comunità ecclesiastica, che non si capisce bene che cosa abbiano a che fare con un pensiero autenticamente laico.
E così ad esempio Polchi si esprime negativamente su Comunione e Liberazione, nella voce ad essa dedicata, mentre lascia trasparire la sua simpatia per le “comunità di base”. Allo stesso modo, la posizione della Chiesa sull’immigrazione viene lodata, mentre quella sulle questioni procreative viene criticata, seguendo lo schema tipico (ma opportunista) di molti commentatori di sinistra.
Un altro fattore di confusione è dovuto dal fatto che spesso, più che parlare di laicità, in questo libro si parla di Chiesa. Un fatto che potrebbe irritare non poco quanti l’avessero acquistato in cerca di una boccata d’aria fresca di quel pensiero laico che gode di così poca pubblicità nel nostro paese.
Come giustificare infatti la presenza in questo “vocabolario laico” di voci come “Guardie svizzere” o “Opus Dei”? Altri temi, che avrebbero potuto essere sviluppati a dovere, si risolvono invece spesso - paradossalmente - in un ripasso della dottrina della Chiesa (con tanto di citazioni di papi): è così per esempio per voci come “donne”, “mafia” e “guerra”.
Un altro difetto importante - forse il più grave di questo libro - risiede a mio avviso nella quasi assoluta mancanza di una prospettiva internazionale e comparativa (a parte la voce conclusiva, dedicata al “solito” Zapatero): il deficit di laicità del nostro paese emerge infatti in maniera lampante nel confronto con le altre principali nazioni occidentali, mentre il limitarsi al dibattito nostrano tende a portare verso la ripetizione coatta dei soliti, sterili cliché.
Allo stesso modo, in un momento in cui la nostra società diventa sempre più multiculturale e multireligiosa, si fa proprio fatica a capire il senso della scelta di concentrarsi sulla sola religione cattolica. Introdurre nell’equazione le altre religioni, sempre più presenti anche a casa nostra, avrebbe aiutato a considerare le prospettive positive - ma anche i rischi - che questo sviluppo comporta per la laicità.
Tutto sbagliato, perciò, in questo “vocabolario laico”? Niente affatto: le chicche e le voci riuscite e appassionanti non mancano, come quelle sulla legge sulla “Libertà religiosa” che il parlamento tenta da anni di approvare - senza successo, a causa delle posizioni critiche della CEI.
Allo stesso modo, interessanti risultano i capitoli dedicati a questioni come le messe e le preghiere tenute nella scuola pubblica, l’ora di religione, il mondo kafkiano dell’obiezione di coscienza, il relativismo e la pillola del giorno dopo. Si sente invece la mancanza di un approfondimento sui parlamentari cattolici, punto di snodo fondamentale di molti attacchi alla laicità.
In conclusione, un libro riuscito solo a metà, che rischia di essere più utile a chi - come noi di polisblog - si ritrova di tanto in tanto a scrivere un pezzo su questioni legate alla Chiesa che ai lettori in cerca di una sana dose di pensiero laico.
Da Aborto a Zapatero. Un vocabolario Laico
Vladimiro Polchi
Laterza 2009
pp. 205
€ 15,00
MetalSho
20 ott 2009 - 00:17 - #1Fermo restando che sono cattolico e voglio uno stato laico… esattamente… per voi, cosa si intende per stato laico?
Laico è uno stato dove le organizzazioni religiose non possono intervenire sulle leggi, ma è solo la coscienza morale della gente a decidere.
In una società democratica, però, dovrebbe “vincere” il volere della maggior parte della popolazione, pur rispettando le minoranze.
Ora però, ci troviamo in una nazione dove la stra-grande maggioranza è cristiana, mentre le minoranze non fanno altro che urlare e inc*zzarsi perché vogliono che le leggi rispettino il loro volere (ovviamente ricorrendo ai peggio insulti nei confronti di chi non la pensa come loro… evviva la libertà!).
Sinceramente qui mi sembra che il problema non è se la nazione è laica o no, democratica o meno. Qui il problema, da come ponete l’argomento voi, è che le cose devono stare come avete deciso voi. Punto.
MetalSho
20 ott 2009 - 13:16 - #2Te pareva… il solito -1 vigliacco senza manco rispondere alle domande… carenza di argomentazioni per le vostre tesi?
Patetici :-P
GuidoBlog
20 ott 2009 - 19:20 - #3è inutile parlare di queste cose, ormai la religione è stata sconfitta: ormai i preti sono quasi tutti vecchi e stanno scomparendo, i matrimoni si fanno quasi tutti in comune, la gente va in chiesa per abitudine o per rispettare le tradizione, i giovani se ne fregano… ormai nessuno crede piu per davvero in dio! La gente ha capito che sono tutte balle.
cosi è messo il cristianesimo, ormai fra uno-due decenni o poco piu sara allo sfascio.
i religiosi possono dire quello che vogliono tanto ormai è inutile, hanno gia perso ed è solo questione di tempo prima che scompaiano e allora il problema non si porrà piu.
MetalSho
20 ott 2009 - 21:17 - #4“ormai la religione è stata sconfitta”
L’importante è “crederci” :-)
La religione cristiana (tanto di questo parli quando parli di religione sconfitta), ha 2000 anni di storia e di cultura. Di crisi ne ha viste tante ma è sempre “risorta”.
Sognate pure un mondo senza Dio. Quando lo otterrete ne sarete così inorriditi che pur di aggrapparvi a qualche cosa tornerete a pregare i fulmini e il fuoco :-P
Viviamo in una società che da una parte vi fa credere di essere totalmente liberi e dall’altra vi fa credere che sia giusto ciò che è facile. Prima o poi le cose collasseranno mostrano i loro limiti.