Veritometro: Lodo Mondadori, Verdini e la differenza tra assoluzione e prescrizione



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"un giudice (..) ignora una sentenza penale di assoluzione definitiva emessa nei confronti di Berlusconi, e poco importa che sia avvenuta per prescrizione".



Denis Verdini



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Il coordinatore del PdL ha criticato la sentenza che obbliga Berlusconi a risarcire Cir con 750 milioni di euro sostenendo che essa ignorerebbe una precedente "assoluzione per prescrizione". Si dà il caso tuttavia che l'associazione tra questi due concetti risulti un po' problematica.

Come si può constatare dando un'occhiata all'articolo 129 del codice di procedura penale, è vero che una sentenza di prescrizione non consente di entrare nel merito, tuttavia, come recita l'articolo:

Quando ricorre una causa di estinzione del reato ma dagli atti risulta evidente che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere con la formula prescritta

In altre parole, se per il Giudice è evidente la sussistenza di una causa di assoluzione nel merito, quest'ultima deve prevalere. Se ne deduce che, come minimo, l'innocenza di Berlusconi non sembrava l'esito più probabile del processo, se non fosse intervenuta la prescrizione.

Ma c'è di più: la prescrizione è infatti rinunciabile, e quindi un imputato che ritiene di essere innocente può fare la scelta di farsi processare per arrivare a dimostrare la propria innocenza nel merito. Invece di fare questa scelta, Berlusconi, come riportato dalla sentenza del giudice civile del tribunale di Milano Raimondo Mesiano:

"propose ricorso per Cassazione chiedendo il proscioglimento con formula piena di merito, ricorso che venne rigettato dalla Corte di Cassazione"

In conclusione, se è vero che in una certa misura, come afferma Verdini nel seguito della frase incriminata, la prescrizione "impedisce di entrare nel merito di un'accusa ", tuttavia l'espressione "assoluzione per prescrizione" si rivela tendenziosa e manipolatoria. Ha scritto a questo proposito Marco Travaglio:

l’“assoluzione per prescrizione” non esiste, anzi è un controsenso come una corsa per staticità o una nuotata per annegamento: l’assolto è un innocente che viene riconosciuto tale per non aver commesso un reato, mentre il prescritto è molto spesso un colpevole che la fa franca perché il processo è durato troppo a lungo (spesso a causa sua e del suo avvocato)

Tanto più scorretto appare associare la parola "assoluzione" a quella "prescrizione" quando l'imputato - come nel caso di Berlusconi - decide di non avvalersi della possibilità che ha di rinunciare ad essa e di provare la propria piena innocenza nel merito. Lasciando all'opinione pubblica il dubbio che si tratti non di un prescritto innocente - ma di un colpevole che è riuscito a sfangarsela alla bell'e meglio.

Non si tratta peraltro di un vizio del solo Berlusconi: tra gli illustri personaggi della storia della nostra Repubblica per i quali spesso si parla - scorrettamente - di "assoluzione per prescrizione" ci sono anche Giulio Andreotti e Massimo D'Alema.

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