
Tutti abbiamo assistito alle recenti manifestazioni a favore della libertà di stampa in cui si sono sprecate parole e paroloni sulla deriva “fascista” del nostro paese e a come si vorrebbe impedire ai poveri giornalisti di esprimere la loro opinione. In realtà dai tempi mussoliniani della stampa imbavagliata sarebbero passati 60 anni, hanno osservato alcuni, ma altri - perlopiù da sinistra - hanno ribattuto che non può considerarsi libero un paese in cui c’è chi minaccia querele milionarie ai giornali, che rischierebbero così il fallimento.
Chiaro il riferimento a Berlusconi e all’incarico da lui dato ai suoi legali di tutelarlo in caso di diffamazione a mezzo stampa da parte degli organi d’informazione nazionali ed esteri. Chiaro, lampante e anche giustificato, come noi stessi avemmo modo di sottolineare, specificando che l’iniziativa del Premier ci era parso un evidente autogol.
Ciononostante avevamo aggiunto che ritenere che in Italia si fosse ridotto lo spazio di libertà fosse un concetto risibile, stante il fatto che i giornali continuano a pubblicare ciò che vogliono e che esistono spazi informativi in prima serata tv che picchiano duro senza grossi problemi (anche qui giustamente) come Annozero, Report, Ballarò e compagnia.
Sbagliavamo. Oggi il Giornale ha infatti buon gioco nel titolare a tutta pagina sulla querela subita da parte del “Lider Massimo” D’Alema per la pubblicazione degli atti processuali nell’affaire della malasanità pugliese e per il giro di presunte escort che ruotava intorno al suo così definito “clan”. La notizia non è nuova (l’articolo incriminato “Tutte le escort del clan D’Alema” è di fine giugno) e anche noi ne avevamo parlato all’epoca. La novità piuttosto è il vessillo della libertà minacciata innalzato dal centrosinistra proprio a causa delle possibili querele.
E allora che dire? Che avevo torto io, mentre aveva proprio ragione il centrosinistra che manifestava: in Italia la libertà di stampa è gravemente minacciata.
m4rco.polo
21 ott 2009 - 08:27 - #1C’è una differenza fra denunciare fatti e sputare fango e nebbia. Il Giornale pretende di fare il primo, ma si limita all’ultimo.
Stef500f
21 ott 2009 - 08:40 - #2Certo landolick . . .avevi dubbi?
Stef500f
21 ott 2009 - 08:42 - #3Licklicklicklick
Stef500f
21 ott 2009 - 08:43 - #4Licklicklicklick
Slurp. . . Bello eh. .
paolo192
21 ott 2009 - 08:46 - #5Fino a quanto in italia (minuscolo) non decideremo di voltare pagina in senso GENERAZIONALE, non ci sarà mai fine.
Finiamola con i silvi e i massimi di turno, o andremo avanti così ancora per anni!
Propongo un patto tra noi: alle prossime elezioni (QUALUNQUE TIPO di elezioni) votiamo al massimo un canditato/a 45enne!
asterio
21 ott 2009 - 08:58 - #6paolo192… e dove lo trovi? Poi se Capezzone rappresenta il nuovo che avanza, meglio tersi stretti certi vecchi.
Infine, come saprai, con quello schifo di legge elettorale non siamo certo noi a scegliere chi ci deve rappresentare.
Prima si cambia la legge elettorale, poi si cambiano le persone, ma le persone che ci sono oggi al potere lo sanno, per questo non cambiano la legge, olé!
winkiller
21 ott 2009 - 09:12 - #7Landoni, tu non cogli la sottile differenza: un conto è D’alema che querela Il Giornale un altro è la gestione personale che Herlusconi ha dei media. Innanzitutto D’alema è un parlamentare mentre Berlusconi è il presidente del consiglio, il che, oltre ad imporre comportamenti differenti nei confronti della stampa, implica anche un differente peso istituzionale. Mettersi contro un parlamentare è un conto, il presidente del cosiglio è un’altro. In secondo luogo, la libertà di stampa è a rischio, non per il fatto che un politico, chiunque sia, possa querelare un giornalista, ma per il fatto che da quando questo governo è in carica si è orchestrato un valzer di nomine e di sostituzioni atte, evidentemente, a consolidare il controllo sui media tradizionali. Altrimenti come si spiegano casi come quello di Mentana, Minzolini, Belpietro&Feltri?Per non parlare di vari speciali di porta a porta organizzati a soli fini propagandistici, senza ne’ contraddittorio ne’ giornalisti esterni in studio.Non mi dire che non ci vedi un disegno politico dietro perchè vorrebbe dire che non dobbiamo parlare di politica ma di oculistica, nel qual caso non posso esserti di grande aiuto.
Gianca77
21 ott 2009 - 09:16 - #8non è che non la coglie, come al solito gli fa più comodo la sua realtà che LA realta
aldebaran85
21 ott 2009 - 09:20 - #9ma il concetto de il giornale non è ipocrita:
- si scandalizzano che d’alema abbia denunciato il giornale però non si scandalizzano che berlusca abbia denunciato l’unità e la repubblica e non libero che aveva pubblicato la stessa notizia.
aldebaran85
21 ott 2009 - 09:21 - #10ho sbagliato a digitare…
ma il concetto de il giornale non è ipocrita? (al posto dei :)
Stef500f
21 ott 2009 - 09:52 - #11Non dovete commentare lando…
Scappare
21 ott 2009 - 10:02 - #12#9 Scusa ma in qualche modo dovevano giustificare le querele del berlusca! Sempre la solita storia “noi rubiamo, ma anche loro pero’…..”
fc77
21 ott 2009 - 10:17 - #13un giornale un pò più serio no? questo non è un quotidiano è un supplemento a “chi”,leggete giornali seri ,altrimenti meglio “novella tremila”……
diciamo che feltri è come un bambino beccato con le dita dell’amico nano nel naso” uffa mamma ,anche fausto e massimo fanno così”….. il pensionato baby e radiato dall’ordine dei giornalisti,come mai scrive ( parola grossa )ancora?
Steffa
21 ott 2009 - 10:48 - #14Dunque, non parlo della querela di D’Alema al Giornale, non avendo letto l’articolo: se riporta i FATTI ha ragione Feltri, se (come spesso accade) infa*a il nemico di turno con calunnie false, come accaduto con Di Pietro, allora ha ragione D’Alema.
Detto questo Luca approfitto per parlare un po’ della libertà di stampa in Italia. In effetti non è che nel nostro paese non esista la libertà di stampa, nel senso che io posso pubblicare sul mio giornale il q*Zzo che mi pare, il punto è che Berlusconi 5,5 televisioni su 6! Infatti, oltre a mediaset, Berlusconi (o comunque la maggioranza) hanno nominato: il direttore generale della rai, il direttore di rai1, il direttore del TG1 e il direttore del TG2.
Ora capisci che in un paese dove le persone si informano sopattutto al telegiornale questa situazione crea una grande disparità.
Non solo posso decidere fra un paniere di notizie quale dare, ma posso anche decidere in che ordine darle, esempio:
notizia 1: guerra in Africa, muoiono donne e bambini, in certe zone l’AIDS contagia il 40% della popolazione.
notizia 2: stupro di una ragazza per mano di un tunisino.
A seconda che io dia la notizia 1 o 2 influenzo i telespettatori
ipotesi II, ordino le notizie in modo differente, ad esempio: “manifestazione dei radicali per la regolarizzazione dei lavoratori immigrati”. Se questa notizia la metto vicino a quella di 5 fabbriche che chiudono ha un effetto diverso che se la metto subito prima di un servizio sullo stupro di una ragazza da parte di un nordafricano.
Spero di essermi spiegato
help4desk
21 ott 2009 - 13:01 - #15Che D’Alema quereli il Giornale e’ una non-notizia.
E’ noto che il fogliaccio Feltriano non ha mai pubblicato una notizia o un titolo VERO, quindi baffetto D’Alema non ha querelato un mezzo d’informazione ma un fogliaccio di propaganda guidato da un “giornalista” gia’ espulso dall’Ordine dei Giornalisti e pluricondannato per diffamazione.
In un paese civile Feltri sarebbe finito ai lavori forzati, non a strillare (lui!) per la LIBERTA’ DI MENZOGNA.
Lasciatelo a suo agio nella sua fogna
stefano1966
21 ott 2009 - 13:25 - #16@12
“noi rubiamo, ma anche loro pero’…..”.
Esatto.
Per me non è una giustificazione,è una certezza della coerenza di chi mi predica bene.
Se uno predica bene e agisce di conseguenza buttando fuori dal partito TUTTI quelli che “sbagliano” e introducendo una questione morale,benissimo.
Se uno predica bene pensando di parlare SOLO degli altri ed è sicuro di vivere in un partito lindo ed immacolato quando invece non lo è in molti casi a livello locale,soprattutto dove è padrone di casa…….è incoerenza o peggio ancora.
andreami
21 ott 2009 - 16:25 - #17Quindi facciamo conto che un politico venga beccato con le mani nel sacco mentre fa una schifezza, comincia a denunciare per diffamazione tutti quelli che diffondono la notizia.
Se questo non bastasse e la notizia si diffonde allora comincia a produrre false notizie (qui pero’ devi avere a disposizione qualche giornale o tv) in cui anche gli “altri” fanno la stessa cosa, cosi’ si crea un minestrone in cui tutti sembrano uguali e non si puo’ piu’ distinguere, si passi oltre.
Il risultato e’ che l’opinione pubblica non ha piu’ elementi per decidere e la classe politica continua a fare quello che gli pare. Se propio propio tutto va’ in vacca si potrebbe arrivare in un regime in cui tutti i partiti hanno i loro media che producono disinformazione e chi ne controlla di piu’ ottiene piu’ consenso, in base al quale pretende di fare quello che gli pare.
Ecco quanto ci costa non aver un sistema di informazione adeguato a una paese occidentale moderno.
chojin998
21 ott 2009 - 19:40 - #18Al solito i talebani di sinistra usano due pesi e due misure.
Il dio D’Alema è puro e giusto e non può avere scheletri nell’armadio, e non può fare niente di immorale o illecito…
Se invece si parla di Berlusconi qualsiasi cosa venga scritta o detta di negativo è automaticamente vera a priori, tutte le possibili nefandezze immorali ed illegali le deve per forza fare a prescindere da qualsiasi cosa o fatto…
Ehh! Eh, sì.. bel modo di vedere la realtà..eh?
andreami
21 ott 2009 - 21:46 - #19#18 chojin998
Guarda che se Berlusconi ora sta dove si trova e’ grazie alla bicamerale di D’Alema. Il caos dell’informazione in cui ci troviamo e’ piu’ colpa di D’Alema che lo ha lasciato fare che di Berlusconi che all’epoca ci ha provato (caduto Craxi non poteva far altro) a darsi alla politica per quanto avesse televisioni e giornali.
chojin998
22 ott 2009 - 01:40 - #20@andreami: confondi date e fatti.
andreami
22 ott 2009 - 18:07 - #21… Nel giugno del 1996 ciò che davvero importa a Romano Prodi, e ancor di più a Massimo D’Alema, è un rapporto disteso con Berlusconi, in modo da realizzare le riforme della Bicamerale. Anche se poi le riforme non si faranno. L’errore strategico dell’Ulivo, che più di tutto teme di disturbare i mercati, sdogana politicamente un periodo di almeno sette anni in cui il gruppo Fininvest è stato gestito nell’assoluto disprezzo delle leggi che regolano i mercati stessi.
http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/berlusconi/ombra.html