L'Italia solo 49ª al mondo per libertà di stampa. Come funziona la classifica di Reporter Senza Frontiere


Di tanto in tanto (in realtà solo quando scendiamo) sugli organi di stampa nazionali fa capolino la classifica sulla libertà di stampa nel mondo redatta dall'organizzazione francese Reporters sans Frontières. L'ultimo aggiornamento e proprio di ieri (anche noi ne abbiamo parlato) e vede il nostro paese scendere di altri 5 posti rispetto all'anno scorso, attestandosi in 49ª posizione

Già aprendo il sito di RSF si nota subito una bella cartina mondiale in cui vengono evidenziati solo 14 dei paesi riportati (su 175) e l'Italia ha l'onore - si fa per dire - di essere uno di questi. Forse per evidenziarne il piazzamento particolarmente negativo per quella che fino a prova contraria è pur sempre una democrazia occidentale. Entrando nello specifico notiamo poi che il Belpaese si trova alle spalle di Uruguay, Cile, Guyana e Hong Kong (ormai sotto il controllo cinese) e solo pochi posti avanti a Burkina Faso, Haiti e Kuwait.

Ma quali sono i criteri di compilazione di questa classifica? Semplice. L'organizzazione invia annualmente un questionario a una serie di giornalisti di varie nazioni. Questi ultimi vi devono rispondere a domande generali sulla situazione dei vari gradi di libertà di stampa nel loro paese, tipo se dei giornali siano stati chiusi dalla polizia, se vi siano state pressioni di vario tipo sugli organi d'informazione e via dicendo.

In base ai risultati dei questionari per esempio gli Usa hanno guadagnato 20 posizioni passando dal 40° al 20° posto grazie forse alla grande liberalità di Obama rispetto a Bush. Sì, peccato che Obama sia anche quello che ha "posto il veto sulla pubblicazione delle fotografie di torture ai prigionieri afghani e iracheni", come recita un comunicato della stessa Rsf.

Perplessità generali a parte, non è dato sapere i nomi dei giornalisti "compilatori" poiché la lista è secretata dall'organizzazione. Una sola cosa sappiamo. Che Jean-Francois Julliard, capo dela Rsf, era presente a Roma in occasione della manifestazione sulla libertà di stampa il 3 ottobre, ove dichiarò: "Troppe pressioni sui media, Silvio Berlusconi rischia di finire nella lista dei predatori della libertà di stampa. L'Italia non guadagnerà certo posizioni."

Un giudizio troppo tranchant per un'organizzazione indipendente?

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