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Le pagelle del giovedì

Pubblicato: 22 ott 2009 da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: machista. Voto – 8. Sono già 100 mila le donne che hanno aderito all’appello di Repubblica contro il premier che “offende” le donne e quindi la democrazia. Il Cav. vede la donna sottomessa, a sua disposizione. Tale e quale l’Italia.

Pdl: anti-Tremonti. Voto –8. Preoccupa e infastidisce il protagonismo del superministro dell’economia bocciato con un documento “economico” firmato Cicchitto, Verdini, la Prestigiacomo, Scajola, Fitto ecc. E’ la guerra dei “delfini”.

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Pigi

    Pigi

    22 ott 2009 - 08:15 - #1
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    In politica i vuoti vengono riempiti.
    La presenza di una sinistra intimorita da Di Pietro, su posizioni impopolari in temi come immigrazione clandestina, divisa e inconcludente nei temi etici, ormai sostanzialmente non riformista, apre spazi alle ali di sinistra nel PDL, come Fini nei temi dei diritti civili, oppure Tremonti in economia.
    Perché prendersela con chi riempie i vuoti? Bisogna prendersela con chi li lascia.

  • Profilo di N.Chomsky

    N.Chomsky

    22 ott 2009 - 08:41 - #2
    1 punto
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    Tremonti: Diecimonti e lode

    OOooooohhhhhh! Una ola di unanime ammirazione si leva dai politici e dai giornali “indipendenti” per l’ultima piroetta sul posto fisso di Giulio Tremonti e mezzo, il commercialista scambiato per un economista e poi addirittura per un ministro.
    Il battutista furbo scambiato per un intellettuale illuminato. Che originale, quel Giulio. Che genio. Che larghe vedute. Che mente elastica. E che virtù profetiche. Un amore.
    Fino all’altroieri chiunque osasse mettere in dubbio le magnifiche sorti e progressive della mobilità, della flessibilità, della precarietà, chiunque si permettesse una pallida critica alle leggi Treu e 40 (impropriamente detta legge Biagi, visto che la fece Maroni dopo la morte del professore per mano delle Br), passava per un inguaribile passatista che non sa apprezzare il balsamico profumo della modernità e, sotto sotto, strizza l’occhio ai terroristi.
    Poi Giulietto, sempre più simile all’imitazione di Corrado Guzzanti con i pantaloni alla zuava e il “povcapvuttana povcatvroia” incorporato, ha innestato la retromarcia. E naturalmente l’ha fatto come tutti i voltagabbana all’italiana: non ha chiesto scusa per tutti gli inni sciolti in questi anni alla precarietà, ma ha rivendicato di averlo “sempre detto”.
    Fa sempre così. Dice una cosa, fa e/o dice l’esatto contrario, poi si fa i complimenti da solo: “Visto? Avevo previsto tutto”. Che testa d’uovo.
    Il Cavaliere, nelle visite guidate al museo dei cactus di Villa Certosa, è solito indicare una rara pianta grassa a forma di carciofo e commentare: “Mi ricorda il cervello di Tremonti”.
    Il cervello che dieci anni fa tuonava sul Corriere contro i condoni fiscali (“in Argentina si fanno dopo il golpe, in Italia prima”) e poi, una volta al governo, ne varava 12 in una botta sola. “Sempre detto”.
    Il cervello che nel ’92 malediceva Tangentopoli nel libro “Lo Stato criminogeno”, poi si intruppò col padrino di Tangentopoli.
    Il cervello che un anno fa si paragonava a Robin Hood per tosare i banchieri, poi, arrivata la crisi, li ingrassò con i Tremonti Bond e con i soldi sporchi dello scudo fiscale (quello che solo un anno fa aveva giurato di non rifare mai più).
    Il cervello che, sempre un anno fa, vaticinava un’escalation infinita del prezzo del petrolio, dopodichè il barile crollò miseramente. Ma lui seguitò a lodarsi e a imbrodarsi: “Visto? Avevo previsto tutto”.
    Sempre detto, tutto previsto. Non ne azzecca mai una, ma è un genio. A prescindere.
    Chi non ricorda le boccucce a cul di gallina di politici e pensatori della sinistra dinanzi al suo ultimo libro, “La paura e la speranza”, in cui il Genio attaccava – tutto da solo, con le nude mani – la globalizzazione? D’Alema, fra un simposio Aspen e una magnata agl’Italianieuropei, era estasiato.
    Entusiasmo e applausi incontenibili come quelli che hanno accolto la sparata dell’altro giorno sul valore irrinunciabile del posto fisso (che comprensibilmente fa gola ai leader della sinistra, sempre così precari).
    Il fatto che nel frattempo, grazie alle politiche di Tremonti e dei suoi trafelati inseguitori del centrosinistra, 3 milioni di italiani siano senza posto fisso e stiano perdendo anche il posto precario, è un dettaglio trascurabile.
    Ancora l’altro giorno Franceschini chiedeva scusa agli industriali perché il Pd non è ancora confluito in Confindustria malgrado gli sforzi di D’Alema e Bersani.
    Ecco, Tremonti arriva sempre dopo, ma riesce a fingere di esser arrivato prima. Anche perché c’è sempre una sinistra che arriva più tardi di lui: lo sorpassa in retromarcia.

  • Profilo di N.Chomsky

    N.Chomsky

    22 ott 2009 - 09:08 - #3
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    Il Fatto Quotidiano prende sul serio le parole del ministro dell’Economia Giulio Tremonti e lancia un’iniziativa invitando tutti i lavoratori precari che da anni si destreggiano tra i ricatti dei contratti a termine (quando si è fortunati), dei contratti a progetto, dei co.co.co., del lavoro a chiamata e dell’arcipelago delle partite Iva.

    Scrivete al ministro Tremonti e per conoscenza al nostro giornale, raccontate la vostra condizione di lavoratori precari e chiedete a gran voce il vostro posto fisso.

    Per lettera
    Ministro dell’Economia
    Giulio Tremonti
    Ministero dell’Economia e delle Finanze
    via XX Settembre, 97 - 00187 Roma

    Per email
    ufficio.stampa@tesoro.it

  • Profilo di N.Chomsky

    N.Chomsky

    22 ott 2009 - 15:11 - #4
    0 punti
    Up Down

    Due mercantili italiano sono stati attaccati oggi all’alba dai pirati al largo delle coste del Kenya: sono stati sparati colpi di arma da fuoco, ma entrambe le navi sono riuscite a sventare l’abbordaggio grazie alle manovre diversive attuate. I due natanti che sono stati attaccati a circa 300 miglia da Mombasa sono il “Jolly Rosso” della compagnia Linea Messina, di Genova, e il “Jolly Smeraldo”.

    Hanno richiamato con lo stesso nome della FAMIGERATA un altra nave? ma l’armatore Messina non ha timori…

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