
Alla presentazione all’Università Statale di Milano dell’ottimo volume (da noi recentemente recensito) “Flex-insecurity. Perchè in Italia la flessibilità diventa precarietà”, non si è discusso solo delle boutade del ministro Tremonti sulla necessità di un “ritorno al posto fisso”, ma anche delle chances del nostro paese di uscire dalla crisi.
E i presenti - tra cui Tito Boeri, Emilio Reyneri e Michele Salvati - hanno concordato tutti sul fatto che le prospettive per l’Italia sono in questo momento particolarmente preoccupanti. Vi riporto nel seguito alcune delle loro interessanti argomentazioni.
Secondo Tito Boeri le statistiche rese pubbliche recentemente sulla disoccupazione sono inquietanti, ma ancora peggio - se possibile - sono i dati (non ufficialmente disponibili, ma che trapelano tra gli addetti ai lavoratori) sulle assunzioni.
Pare infatti che in questo momento le imprese stiano assumendo quasi esclusivamente con contratti a tempo determinato o para-subordinati: il dualismo del mercato del lavoro italiano (quel meccanismo per cui i lavoratori tipici sono super-tutelati mentre i giovani atipici si battono con la precarietà) rischia dunque di uscire rafforzato dalla crisi.
L’economista della Bocconi ha poi parole dure per la classe politica italiana: “Il confronto politico è estremamente ideologizzato, e questo rende difficile entrare nel merito di questioni come queste. Invece di parlare di riforme necessarie e fattibili, si discute di tutt’altro“.
Inoltre - sottolinea Boeri - in Italia si nascondono dati e informazioni fondamentali per capire che cosa sta succedendo all’economia del paese. Infine, una nota di ottimismo: “con l’avanzare della crisi l’attenzione è destinata inevitabilmente a spostarsi verso i problemi del mercato del lavoro“.
A dati non pubblicati ha fatto riferimento anche il sociologo Reyneri, quando ha sottolineato che nella produttiva Lombardia le assunzioni sono in forte calo da alcuni mesi: un segno a suo avviso del fatto che “la crisi non è affatto finita“.
Secondo il giuslavorista Armando Tursi, questo crollo delle assunzioni può essere spiegato dal nefasto sistema della Cassa Integrazione: il quale, mantenendo fittiziamente i lavoratori ancora legati alle imprese, scoraggia queste ultime dall’investire in nuovi lavoratori.
Una diagnosi con la quale concorda Reyneri, che ha ricorda: “le crisi sono anche un momento di ristrutturazione, in cui bisognerebbe favorire il passaggio dei lavoratori da imprese e settori obsoleti ad altri più innovativi“. Invece, la Cassa Integrazione impedisce che questo avvenga, oltre ad avere un altro effetto negativo sulla sorte dei lavoratori stessi: i quali, se l’impresa non supera comunque la crisi, si ritrovano dopo il periodo di CIG ad aver perso un anno utile per riqualificarsi.
Anche Fabio Berton ha lanciato l’allarme: “I dati mostrano che le imprese italiane non stanno ristrutturando.. ma se non lo fanno durante la crisi, quando mai lo faranno!?“. Un’inerzia che, se dovesse confermarsi, farebbe uscire dalla crisi un sistema produttivo molto meno competitivo.
In questo senso, l’autore di “Flex-insecurity” prevede che il numero di disoccupati crescerà moltissimo nei prossimi mesi, perchè molti ex-cassintegrati non rientreranno in azienda, ma diventeranno semplicemente disoccupati tout-court (e senza sussidio).
Stefano Sacchi ha riportato da parte sua un’affermazione del governatore di Bankitalia Draghi il quale, nel discorso in cui aveva sostenuto la necessità di innalzare l’età pensionabile, aveva anche criticato il modo in cui il governo sta affrontando la crisi, proprio a causa del fatto che la CIG ostacola la ristrutturazione aziendale.
Il ricercatore dell’Università di Milano ha concluso la presentazione dando voce a un timore: “quello che si riparta, finita la crisi, da un welfare in deroga ancora più frammentato e particolaristico, con meno diritti automatici e soggettivi e sempre più discrezionalità pubblica e potere di interdizione da parte delle parti sociali“.
Una prospettiva inquietante, perchè “ci farebbe uscire dalla crisi non di corsa, ma facendo la corsa coi sacchi“.
Immagine | Flickr.
vassant69
23 ott 2009 - 15:36 - #1ma cosa dicono, la crisi non esiste, sono le cassandre della sinistra ad averla inventanta!!!
comunque la politica italiana è paralizzata dal “fenomeno berlusconi”, non da scontri ideologici.
tolto lui, si potrà cominciare a proporre una politica costruttiva, una politica competitiva e non monopolistica e che utilizza troppo i media!
Steve Robinson Hakkabee
23 ott 2009 - 15:50 - #2ehhh vassant come non quotarti… un paese fermo dietro un uomo… mah…
sempernemo
23 ott 2009 - 16:51 - #3Quoto!!
La crisi non esiste… è come l’Amore inventato dai comunisti per trombare gratis…
Steffa
23 ott 2009 - 17:16 - #4Qui non ci si rende conto di quello che sta succedendo: le merci europee non riescono ad essere competitive nei confronti dell’asia, causa euro forte e costo del lavoro inferiore. In Italia le imprese hanno grande difficoltà ad accedere al credito e investono pochissimo in R&S, il mercato del lavoro è quel che è, grazie a leggi miopi o utili solo a qualcuono, i consumi calano, i giovani non hanno prospettive, la giustizia fiscale è pura utopia, è ormai certezza che lo Stato è sceso a trattative con Cosa Nostra… per non parlare dei problemi ambientali! E questi di che parlano? Di riforma della giustizia, di lodo alfano, di lodo mondadori, di giudici comunisti, di centrali nucleari, di ronde, di facebook, di crisi passata, di ottimismo. E quel che è più assurdo, c’è ancora chi, non solo li sta a sentire, ma li difende pure!
alessio il grande
23 ott 2009 - 20:18 - #5l st su bassolino indagato dove lo trovo ?
alessio il grande
23 ott 2009 - 20:19 - #6il post
Mr Lorenz
24 ott 2009 - 10:52 - #7Per gli appassionati di economia, ecco una spleidida analisi sullo stato attuale dell’economia americana
http://pragcap.com/black-swan
fate pure il confronto con gli articoli nostrani, e pensate un po’ a come ne usciremo
Il mio messaggio non e’ che gli esperti americani sono piu’ bravi a fare previsioni, ma che secondo me a sostegno di una previsione non mettono chiacchiere, ma dati e grafici. Cosi’ uno si fa un’idea e puo’ essere in accordo o disaccordo a seconda della analisi, non della simpatia….