
La sentenza del giudice Raimondo Mesiano sul Lodo Mondadori ha spaccato il paese; o meglio, ha confermato la dicotomia odio/amore che in Italia Berlusconi ispira da sempre. Il gruppo Mediaset questa volta ci ha anche messo del suo, per esempio con l’assurdo servizio di Mattino 5 su Mesiano, ma rimane il fatto che i 750 milioni di multa regalati alla Cir di De Benedetti rappresentano una cifra senza precedenti, talmente elevata da portare il gruppo sull’orlo del baratro.
Possiamo davvero permetterci di gettare alle ortiche in questo modo uno dei pochi gruppi che ancora crea occupazione in questo paese? E tutto questo senza aver mai beneficiato di alcun aiuto statale? Ricordo che ci troviamo sempre nel paese in cui la Fiat della famiglia Agnelli si è retta esclusivamente sulle tasse dei contribuenti, e in cui l’allora Olivetti dello stesso De Benedetti è stata salvata più volte con commesse governative discutibili, fino ad autodistruggersi comunque.
È in quest’ottica che dobbiamo anche vedere la richiesta dei legali Fininvest di sospendere il pagamento della multa almeno fino all’esito dell’appello, previsto non prima di due anni. Anche perché si teme che De Benedetti per allora non avrà più una lira, dovendo trasferire gran parte del malloppo alle banche, e dunque anche in caso di rovesciamento della sentenza Fininvest si ritroverebbe con un pugno di mosche. O magari avrebbe già mandato a casa centinaia di lavoratori nel tentativo di non fallire.
Una delle argomentazioni portate è l’alta probabilità di vedere smentita la decisione di Mesiano. Decisione che - ricordiamolo - verte sulla sentenza di condanna per corruzione del giudice Metta (con Previti). Metta era uno dei 3 magistrati che arbitrarono il Lodo Mondadori, ma gli altri due hanno più volte confermato di non aver subito alcuna influenza e che anche oggi prenderebbero la stessa identica decisione.
È utile ricordare anche che De Benedetti in seguito ottenne Espresso e Repubblica proprio per chiudere la vertenza Mondadori. Il tutto con la mediazione di Andreotti, come vi abbiamo spiegato precedentemente in una ricostruzione storica della vicenda. Se la sentenza sul Lodo rimarrà questa, dovrebbe anche esserne rimessa in discussione questa appendice.
Un vero vespaio, come si vede.
N.Chomsky
24 ott 2009 - 11:24 - #5143-
Se dici cavolate (come continui a fare anche nella risposta di parte) sottolineo la cosa, il mio linguaggio è pari al tuo ne meglio ne peggio.
Nel pacchetto scippato era compresa anche rete 4, se le cose non le sai stai zitto…
Luca Landoni
24 ott 2009 - 13:02 - #52MI dispiace ma hai preso proprio un granchio. IL 50% di Rete 4 fu comprato dalla Fininvest nel 1984. Nel 1988 Berlusconi acquistò l’intero pacchetto.
Il Lodo Mondadori è del 1990 e riguarda solo le proprietà Mondadori, che all’epoca erano suddivise tra Finivest, Cir e Fam. Formenton
Rinnovo l’invito, oltre che a parlare solo quando si è ben sicuri di ciò che si dice (basta un’occhiata alla wiki in caso di dubbio) a moderare i termini
Grazie
Allego anche un ottimo link per ripassare la vicenda.
http://it.wikipedia.org/wiki/Lodo_Mondadori
N.Chomsky
24 ott 2009 - 16:38 - #5352-
La cosa è un pò più complessa di come la disegni, e tutto e collegato.
A prescindere da ciò resta il fatto che la fininvest ha ricevuto anche lei grossi aiuti economici e politici dallo stato, inutile negarlo e santificare l’azienda come una benefattrice dell’Italia che ha fatto solo del bene …
N.Chomsky
24 ott 2009 - 16:40 - #54Landoni riguardo i modi comincia a moderare i tuoi…i miei mi vanno bene così nei tuoi confronti
N.Chomsky
24 ott 2009 - 16:47 - #55Tanto per chiarire:
Nel 1992 il gruppo Fininvest controlla 168 società (di cui 44 all’estero) . L’utile netto è di circa 21 miliardi; l’indebitamento creditizio supera i 3.400 miliardi; i debiti totali ammontano ad oltre 6.000 miliardi. Il patrimonio netto è di 1.200 miliardi [2].
Nel 1993 la Fininvest risulta essere la seconda impresa italiana per indebitamento: in base ai bilanci 1992, Mediobanca calcola che Fininvest ha debiti per 3,4 volte il capitale [3]. Per salvare la società Berlusconi rivoluziona il gruppo chiamando nell’ottobre 1993 Franco Tatò a fare da amministratore delegato [4][5] e si dà il via a una ristrutturazione che porterà anche alla quotazione in borsa[6], cosa che in effetti darà dei buoni frutti già nel primo anno[7], anche se l’indebitamento aumenta soprattutto per colpa del settore televisivo[8]. Quest’ultimo verrà perciò riorganizzato come Mediaset Spa e aperto a soci esterni (Al Waleed, Leo Kirch, Johann Rupert) nel 1995, e quindi collocato in borsa nel 1996.
Stranamente dopo l’entrata in politica di Berlusconi i debiti della fininvest si dissolvono…