Dopo il “lodo Schifani” e il “lodo Alfano” potrebbe arrivare un terzo “lodo”, questa volta firmato Ghedini. L’obiettivo è sempre lo stesso: quello di bloccare i processi del Presidente del Consiglio.
La prima soluzione alla quale i parlamentari-legali del Premier hanno pensato, la più efficace, è stata quella dell’introduzione della “prescrizione breve”, che spazzerebbe via in un colpo solo i processi Mills e Mediaset. Oltre al Presidente della Repubblica, avrebbero manifestato però il proprio dissenso la Bongiorno ed autorevoli esponenti della Lega.
Difficile giustificare al proprio elettorato quella che si risolverebbe sostanzialmente in un’amnistia coinvolgente tanti altri processi oltre a quelli del Premier. Ed ecco allora l’ipotesi di un “lodo Ghedini“, una norma, magari inserita al volo in qualche proveddimento in corso di approvazione, che più o meno dovrebbe recitare: “Per i reati commessi dalle alte cariche il tribunale competente è quello di Roma”.
Foto | Flickr
Un trasferimento forzato a Roma di tutti i processi riguardanti le più alte cariche dello Stato (con evidente prolungamento dei tempi processuali, finalizzato al raggiungimento dei termini di prescrizione). Ovviamente da applicarsi anche ai processi in corso.
Una soluzione ancora una volta palesemente incostituzionale. Innanzitutto, per gli stessi motivi già rilevati dalla Corte riguardo ai precedenti “lodi”: l’irragionevole assimilazione di organi che svolgono funzioni istituzionali diverse e l’irragionevole differenziazione tra le posizioni dei Presidenti e quelle dei componenti di organi costituzionali. Problema che potrebbe essere risolto però con l’estensione della misura in questione a tutti i parlamentari e ai ministri.
Il secondo vizio è più grave. E’ uno di quelli, per intenderci, che non potrebbe essere superato nemmeno con l’approvazione di una legge costituzionale. Una simile previsione violerebbe, infatti, l’articolo 25, comma 1, della Carta, il quale prevede che “nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge”. Il che vuol dire che ciascun individuo deve poter conoscere quale sarà l’organo giurisdizionale dal quale sarà giudicato nell’ipotesi in cui commetta un reato.
Tale principio viene applicato attraverso il rigoroso rispetto dei criteri di competenza, in primo luogo territoriale. Il giudice naturale precostituito per legge è, quindi, il giudice territorialmente competente, individuabile sulla base di criteri generali predeterminati (rispetto al fatto da giudicare) con apposita legge. L’articolo 102, comma 2, della Costituzione, in applicazione di tale principio prevede, tra l’altro, che non possono essere istituiti “giudici straordinari”.
Per “giudice straordinario” si intende un organo giudizario creato ad hoc, dopo il compimento di un determinato fatto e istituito solo per giudicare su quel fatto o su un determinato soggetto. La creazione di un organo del genere violerebbe il principio del giudice naturale. Ma una violazione analoga deriverebbe dalla sottrazione dell’istruzione o del giudizio al giudice competente per territorio.
Dietro tale previsione sta un valore fondamentale che ispira l’organizzazione della giustizia nel disegno costituzionale: l’imparzialità del giudice. L’attribuzione ad un organo diverso da quello cui spetterebbe, secondo i vigenti criteri di competenza, il compito di giudicare su un determinato fatto o su una determinata persona attenterebbe alla stessa immagine del giudicante come soggetto terzo ed imparziale.
Si potrebbe obiettare che la competenza del Tribunale di Roma in merito a tutti i giudizi riguardanti le più alte cariche dello Stato sarebbe generale e predeterminata. Ma ciò varrebbe solo per i giudizi futuri, non per quelli in corso, in riferimento ai quali l’applicazione della previsione risulterebbe un’evidente violazione dell’articolo 25.
Peraltro, anche per i giudizi futuri una misura del genere richiederebbe probabilmente una legge costituzionale, costituendo una deroga al sistema delle competenze giurisdizionali e, in definitiva, ancora una volta del principio di eguaglianza riconosciuto dall’articolo 3 della Costituzione. Come ha già fatto nella decisione sul “lodo Alfano”, anche in questo caso la Corte costituzionale potrebbe richiedere l’approvazione di una legge costituzionale.
In definitiva, una serie di vizi d’illegittimità costituzionale che certamente non sfuggono all’avv. Ghedini. Quale sarebbe allora il reale scopo di un simile intervento? Semplice: quello di guadagnare un po’ di tempo per raggiungere i termini di prescrizione nei giudizi del Premier. La norma verrebbe certamente impugnata dai giudici dei processi riguardanti il Presidente Berlusconi dinanzi alla Corte costituzionale e quest’ultima impiegherebbe almeno un anno per decidere. Periodo che, in caso di annullamento della legge da parte della Consulta, finirebbe con l’essere conteggiato ai fini del computo dei termini di prescrizione.
Come diceva qualcuno, la domanda sorge spontanea: un simile obiettivo può giustificare tutto il tempo e soprattutto i costi richiesti dall’approvazione di una legge del genere?
William Wallace
29 ott 2009 - 09:51 - #1Il centrodestra può esistere anche senza Berlusconi.
Si faccia processare e amen.
munky
29 ott 2009 - 09:57 - #2Evidentemente se cerca in ogni modo di evitare i processi un motivo ci sarà, magari no è proprio così sicuro di vincerli
Proust
29 ott 2009 - 10:09 - #3ma perchè non se ne va a vivere alla Cayman se proprio non vuole farsi processare?
porca eva, accorciare ancora la prescrizione è una cosa aberrante, un po’ perchè è un’amnistia mascherata e un po’ perchè c’è tutta una macchina giudiziaria che vedrebbe il lavoro di anni buttato nel cesso.
questa cosa dei trasferimenti poi…
certo che anche il sistema in sé fa acqua da tutte le parti, se uno si blocca i processi e la consulta ci mette un anno a dire che non andavano bloccati è assurdo che la prescrizione sia maturata durante quell’anno!
Stef500f
29 ott 2009 - 10:17 - #4Questo ha proprio rotto il ca.z.z.o
sandokan71
29 ott 2009 - 10:23 - #5Ma se verrà proposta questa ennesima schifezza palesemente incostituzionale… Napolitano, che farà?
Avrà capito che si deve stare zitto, aspettare la legge e a quel punto non firmarla rimandandola al mittente con le motivazioni?
Oppure si renderà di nuovo complice di questo scempio costituzionale?
Perché sia chiaro, Napolitano E’ COMPLICE di queste leggi.
Scappare
29 ott 2009 - 10:50 - #6non gli va proprio giu’ niente al berlusca! se e’ innocente come dice, che si faccia processare! comunque ha rotto proprio le palle!! non si puo’ piu’ sentire e vedere, sempre le stesse cose trite e ritrite! quando lo sento o lo vedo mi viene la nausea!!
puntini-puntini-xanderoby
29 ott 2009 - 10:50 - #7Accelerare l’iter per cui una legge incostituzionale cada sotto la scure della Corte potrebbe dar un senso alle posizioni di Napolitano.
Fermare una legge per riceverla due mesi dopo identica, promulgarla, creare uno strappo istituzionale (che ha come unico risultato rinforzare sua emittenza il nano, visto lo scempio che si fa della realtà nelle sue Pravda) ed aumentare le speranze del nano di scampare ai processi è, alla fine, far il gioco del nano.
Meglio promulgar la legge tenendolo buono e poi farla cadere quanto prima: è una corsa contro il tempo e la prescrizione.
AngeloUni
29 ott 2009 - 10:51 - #8non è che mi stia troppo simpatico napolitano, però dire che è complice è un po esagerato, se io sono il capo del governo e ti mando 3 volte la legge che ho fatto uguale o con modifiche palesemente insignificanti tu presidente della rep sei costretto a votarla.. di conseguenza per risparmiare tempo e soldi la vota la prima volta, napolitano non ha il potere di opporsi concretamente a ciò che vota il parlamento, può esprimere il suo dissenso rimandando indietro la legge e dare suggerimenti, solo quello.. se i suggerimenti non vengono ascoltati non c’è niente da fare.. e se uno sa già che non verranno ascoltati è assurdo mandare indietro la legge.
bissis
29 ott 2009 - 11:04 - #9“Il centrodestra può esistere anche senza Berlusconi.
Si faccia processare e amen.”
bella battuta!
il problema serio è che a quanto pare non c’è problema a investire tempo, risorse, leggi e anche ribaltare di conseguenza tutti gli altri processi o altre cose a catena
quindi poi mi viene un po’ difficile credere al governo o ai suoi componenti quando parlano, se poi “certe cose” escono approvate in tre giorni e altri lavori (guardacaso quelli per la gente) rimandano continuamente e ci vogliono 3 anni per approvarle
oppure sono 15 anni che ne parlano e ancora nulla si è fatto (vale anche per la lega)
alessandro_m
29 ott 2009 - 11:28 - #10# 7.
Napolitano, se vuole, può giocare con le stesse armi. Come?
Si tiene in tasca la legge 29 giorni. Al trentesimo la rinvia alle Camere con un super-messaggio motivato (in cui spiega tutti i palesi vizi di incostituzionalità dell’atto).
Se le Camere riapprovano la legge identica, allora può tenersela in tasca altri 29 giorni. Al trentesimo la promulga.
Nel frattempo magari arriva qualche sentenza, ma Napolitano avrebbe fatto tutto in regola. Non ci vuole poi tanto a fermare certe iniziative.
a1 no log
29 ott 2009 - 11:34 - #11RE silvio le sta tentando tutte pur di non farsi processare, allora è colpevole il RE è nudo.
Pigi
29 ott 2009 - 11:35 - #12Non sarebbe la prima volta.
Ricordo il periodo in cui i vari TAR facevano e disfacevano le classifiche del campionato di serie B, promuovendo la squadra della propria regione o retrocedendo le altre.
Mi pare che fu deciso di porre rimedio stabilendo che l’unico TAR competente per gli illeciti sportivi fosse quello del Lazio, andando quindi contro il principio (se esiste) della territorialità. Principio che non mi pare sostenibile, considerato che la Cassazione può annullare i processi di Milano standosene a Roma.
Se dovessimo sostenere sino in fondo il principio di territorialità, dovremmo avere un tribunale in ogni comune, ma per fortuna non è così, anzi.
Avere un giudice che viene da lontano, estraneo all’ambiente dove si tiene il processo, è una forte garanzia di imparzialità.
Ma cosa si teme? Se Berlusconi è colpevole è colpevole per un tribunale come per un altro. Andare contro questa legge vuol dire ammettere che in quel tribunale la giustizia è tutt’altro che imparziale.
puntini-puntini-xanderoby
29 ott 2009 - 11:48 - #13Si teme l’allungamento dei tempi al solo scopo della prescrizione, che è esattamente la strategia difensiva messa in atto dall’avv. del nano, il Mavalà Ghedini.
Ovviamente tu sei l’unico a fingere di non saperlo, visto che l’ammette lo stesso Lurch.
A far la marionetta non è che ci fai chissà che figura, l’ha capito pure Alfano..
alessandro_m
29 ott 2009 - 11:49 - #14# 12.
Il problema serio non è il trasferimento in sè, ma il trasferimento dei processi in corso (ovvero l’efficacia retroattiva della norma), che avrebbe l’effetto di interromperli, allungando così i tempi processuali.
L’obiettivo non è quello di cercare un giudice imparziale, ma di raggiungere la prescrizione. Il trasferimento è solo un mezzo.
PincoPullo
29 ott 2009 - 12:19 - #15Caro Pigi, dire “Principio che non mi pare sostenibile, considerato che la Cassazione può annullare i processi di Milano standosene a Roma” significa essere piuttosto ignoranti in materia giuridica. Pertanto, prima di commentare articoli come il presente, ti prego di informarti un pochino, leggendo almeno i primi capitoli di un buon libro di diritto processuale civile.
babyshambles
29 ott 2009 - 12:26 - #16ancora?! per fortuna che è innocente…
enrico xc
29 ott 2009 - 13:36 - #17aspettiamo anche i processi in mezza italia ai pd corrotti.
Fabio P.
29 ott 2009 - 16:17 - #18Fatti processare buffone
Sei colpevole di tutto, lo sappiamo benissimo
puntini-puntini-xanderoby
29 ott 2009 - 16:35 - #19alessandro_m: ho l’impressione che il risultato, così facendo, sarebbe soltanto aver regalato 2 mesi al nano.
Perché la legge la promulga comunque.
E la prescrizione, a legge promulgata, galoppa.
Quello che conta è velocizzare l’iter perché la legge venga ritenuta incostituzionale, mettendo alle strette Mavalà che infatti sta tentando la disperata scalata degli specchi.
O AN e Lega inciuciano, oppure il nano è a rischio elevato, e con lui tutto il paese, perché sappiamo tutti come finirà questa storia, che la finiscano i giudici o l’età del nano.
Per chi non lo sapesse basta il finale de Il Caimano.
ice
29 ott 2009 - 17:16 - #20non vorrei infierire sui Leghisti, ma qualcuno di lorsignori ha letto le dichiarazioni odierne del loro leader?
http://www.polisblog.it/tips/item/bossi-se-fossi-in-silvio-ricorrerei-a-strasburgo
Gatzpacho
29 ott 2009 - 17:29 - #21Sua bassezza Silvio, ogni volta che si parla di lei e il suo entourage (ma forse sarebbe meglio dire banda, viste le azioni criminali) mi viene un profondo senso di sconforto per l’italia e il suo/mio futuro… poi mi viene da vomitare a pensare a quante ne ha combinate impunemente… poi penso che se avessi commesso la metà dei crimini che ha fatto lei sarei scappato dall’italia da molto tempo… faccia come il suo maestro bettino: fuori dai c0gli0ni!!!!! al gabbio, alle cayman, all’inferno non mi cambia nulla, non voglio più averti sul suolo italico nano maledetto pervertito megalomane e anche con tendenze dittatoriali. meglio uno come francisco franco di te schifo d’uomo
alessandro_m
29 ott 2009 - 17:51 - #22# 19.
Ai due mesi occorre aggiungere il tempo necessario per riapprovare la legge. Non è facile riapprovarla identica se il Presidente scrive un messaggio ampio e articolato, che ovviamente ha un’ampia risonanza mediatica.
Oltretutto, se i vizi sono molto forti, tanto da integrare una sorta di atto eversivo, secondo quanto sostengono diversi costituzionalisti, il Presidente può rifiutarsi di promulgare anche la seconda volta. Insomma, gli strumenti non mancano.
Se poi si vuole giocare duro è possibile anche un’altra soluzione. Napolitano potrebbe “dimenticarsi” di promulgare la legge. In questo caso il Parlamento dovrebbe ricorrere alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato. Nel frattempo passerebbe un bell’annetto senza trasferimenti e provvedimenti ammazza-processi.
Pigi
29 ott 2009 - 18:21 - #23#15 PincoPallo, ma hai capito che siamo nel campo del diritto penale, non di quello civile?
Hai sentito parlare dell’Antimafia, che ha sede a Roma e giudica per i reati di mafia commessi in tutta Italia?
Quello del TAR era il primo esempio che mi era venuto in mente, un esempio che serve a chiarire che talvolta la legge deve intervenire per impedire che i condizionamenti locali rendano i processi una farsa.
alessandro_m
29 ott 2009 - 18:51 - #24Pigi, non è questo il punto. La cosa più discutibile, oltre a tutti i vizi d’incostituzionalità elencati, è il metodo. Non si decide di stabilire una deroga al principio di territorialità per salvaguardare l’imparzialità dei giudici (che, peraltro, per processi riguardanti le più alte cariche dello Stato non si sa bene perchè dovrebbe essere meglio salvaguardata proprio a Roma…). Si decide di introdurre la deroga con efficacia retroattiva per guadagnare tempo ai fini della prescrizione.
Non si può introdurre una riforma al solo scopo di ottenere la prescrizione in alcuni giudizi in corso. E’ inaccettabile.
jacob
29 ott 2009 - 19:48 - #25“Hai sentito parlare dell’Antimafia, che ha sede a Roma e giudica per i reati di mafia commessi in tutta Italia?”
ahahahhaahhaha mai visto cercare appigli alle cavolate scritte con cavolate ancora più grandi. quando si parla di certe cose non sarebbe male avere un pochino presente il diritto. just in case….
jacob
29 ott 2009 - 19:50 - #26@ alessandro: senza contare l’obbligo per tutti i testimoni di doversi trasferire a Roma per le udienze….
Maurizio's Thinks
29 ott 2009 - 20:04 - #27Mills, per conto di Berlusconi, crea un arcipelago di società off-shore (All Iberian). Quando i procuratori di Milano ne scorgono il profilo, per Berlusconi è questione vitale inventarsi l’impossibile per uscire dall’angolo. La corruzione di Mills, pagato dal capo del governo per mentire in aula, è un passaggio obbligato. Il motivo è elementare. Le società, create e amministrate dall’avvocato inglese, custodiscono il grande, indicibile segreto dell’Egoarca. Lungo i sentieri storti del “group B very discreet della Fininvest” transitano quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che premiano Bettino Craxi per l’approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi in Cct destinati alla corruzione del Parlamento che approva quella legge; la proprietà abusiva di Tele+ (viola le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le “fiamme gialle”); il controllo illegale dell’86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l’acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche; le risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma (gli consegnano la Mondadori); gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favorirono le scalate a Standa, Mondadori, Rinascente. Al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, la corruzione della politica, della Guardia di Finanza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa. Ancora nel giugno dell’anno scorso, Berlusconi nega: “Non conoscevo Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l’Italia” (Ansa, 20 giugno 2008, ore 15,47). Berlusconi intreccia in un unico nodo il suo futuro di leader politico, “responsabile di fronte agli elettori”, e il suo passato di imprenditore di successo. Crea un confine indefinibile tra pubblico e privato. Se ne comprende il motivo perché, nell’ideologia del premier, è il suo trionfo personale che gli assegna il diritto di governare il Paese. Le sue ricchezze sono la garanzia del patto con gli elettori e dell’infallibilità della sua politica; il canone ineliminabile della “società dell’incanto” che lo beatifica. Per salvarsi da questo disvelamento, Berlusconi è disposto a ogni magia. E’ storia dell’altro ieri. Cancella reati. Distorce le regole del processo. Riscrive i tempi della prescrizione. In posa da povero cristo, dice di aver subito 106 processi. Si sente accerchiato dalle ombre. Vive di sospetti. Vede in ogni angolo un congiurato. Avverte, come un tormento, il declino della sua parabola. “E se usassero quel processo per farmi fuori?” si chiede. Vuole una norma ordinaria, approvata presto, prima di Natale, che gli dia la certezza che quella storia si chiuda definitivamente. Vuole una prescrizione ancora più stretta. Difficilmente l’avrà, a quanto pare. Manipolerà così un “legittimo impedimento” più rigido e restrittivo, che gli consentirà di prendere tempo, di rinviare le udienze, di deciderne il calendario, di mandarlo a cart’e quarantotto. Salvo, ancora una volta, dal giudizio, Berlusconi non può accontentarsi. E’ impensabile che possa insediarsi al Quirinale nell’anno 2013 con quella condanna indiretta sul gobbo. E’ un corruttore, anche se in tribunale ci ha rimesso soltanto il corrotto. Pure un Parlamento, comandato come una scolaresca, potrebbe negargli l’ascesa a Monte Cavallo. L’Egoarca sceglierà la via più breve, la più diretta. Come sempre. Vorrà riscriversi la Costituzione e farsi spingere lassù dal “popolo” per far dimenticare la rete di imbrogli che lo ha fatto ricco, i garbugli che lo hanno protetto, l’inganno del suo mito.