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Mastella, l'Uomo Nero KO. Ma chi schioda i "duri e puri" della casta?

Pubblicato: 07 mar 2008 da Massimo Falcioni

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altroLa spugna, il ras di Ceppaloni, l’ha buttata. Ma solo perché costretto. Dopo la crisi di governo, le vicende giudiziarie, le polemiche, le fughe dei suoi dal partito, i no ricevuti a destra come a sinistra e persino al centro, Mastella ha deciso di non candidarsi alle politiche. Non ce l’ha fatta a uscire dall’angolo del ring, a trovare una prospettiva (una collocazione) politica a se stesso e al suo gruppuscolo parafamigliare.

Finalmente l’Italia si sente liberata di un peso e la casta politica emendata. Tolto il dente, la coscienza è salva. I limiti e i difetti di Mastella e del “mastellismo” sono noti. Ma non c’è dubbio che stavolta è scattata una operazione di linciaggio “morale” contro l’ex Guardasigilli, costruita mediaticamente, politicamente e giuridicamente. Il capo/padrone uduerrino è diventato nell’immaginario collettivo “l’uomo nero” di cui liberarsi”. Chi è Mastella? Mastella conosce a perfezione l’arte del “mi manda Picone”, l’arte della spintarella, essendo stato lui stesso per primo a beneficiarne negli anni 70 da parte dell’allora potentissimo boss democristiano Ciriaco de Mita. Mastella è il professionista della casta fra i più scafati e più impegnati a tirare senza pausa e vergogna l’acqua al proprio mulino.

Mastella il coraggio lo ha sempre avuto: per chiedere. E sempre, fin qui, gli è stato dato: un ministero, un sottosegretariato, una presidenza o due vice, comunque uno scranno o uno strapuntino per se stesso o per gli amici e gli amici degli amici. Quelli che poi, abbiamo visto, si sono prodigati in queste ore a ricambiare i favori di Clemente con il più ingrato “calcio d’asino”. Ma chi sono gli altri, quelli che hanno trovato nel ras di Ceppaloni il capro espiatorio di tutti i mali d’Italia? Chi non vede che nel Paese c’è un sistema di corruzione, di clientele, di favoritismi e, perché no, di voto di scambio, che è tenuto in piedi dai partiti? Non sono eccezioni, schegge impazzite, fattori marginali e territoriali. Sono invece la norma quotidiana a livello nazionale (rare le eccezioni), la prassi di una casta apparentemente moderna e aperta ma nella sostanza chiusa, avida, opaca, arrogante, impunita. Da qui deriva la sfiducia dei cittadini, il distacco dalla politica e dalle istituzioni.

C’è qualcuno oggi della casta politica che merita fiducia? Il problema non riguarda solo questa o quella persona ma la concezione e la struttura stessa su cui vive e si basa il sistema della politica in Italia. Sistema che allontana e stritola anche le persone capaci e per bene. L’Italia è sull’orlo di una emergenza nazionale e democratica. C’è l’urgenza di affidare la guida della politica e delle istituzioni a uomini nuovi, credibili, puliti, non coinvolti nella gestione del passato. La gente comune ha le proprie idee ma rifiuta la tenaglia delle ideologie, vuole vivere e lavorare in pace: chiede solo il buongoverno, sviluppo, uguaglianza, sicurezza, diritti e doveri nella giustizia. Di questi tempi, evidentemente, è come chiedere la luna nel pozzo. Mastella si è tirato fuori da solo. Costretto. Chi “schioda” tutti gli altri?

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