
Si racconta di un semplice mugnaio che, agli inizi del 1700, seppe tenere testa all’Imperatore di Prussia Federico II, il quale voleva espropriargli il mulino, colpevole di rovinare la vista del suo nuovo castello di Sans Souci. Il mugnaio non volle cedere in alcun modo alla richiesta. E alle minacce del suo illustre interlocutore egli rispose che c’era pur sempre un giudice a Berlino, dal quale avrebbe potuto ottenere giustizia. Fu l’Imperatore così a dover cedere.
Oggi quel giudice è sempre più spesso la Corte europea dei diritti dell’uomo, che non ha sede a Berlino ma a Strasburgo. Ad essa si è rivolta, tempo addietro, la signora Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all’istituto comprensivo statale di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi figli, di togliere i crocifissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Contro il rifiuto opposto dalla direzione della scuola la signora aveva fatto ricorso al Tar.
Le norme che prevedevano l’esposizione del crocifisso nelle scuole erano state sottoposte anche al giudizio della Corte costituzionale, la quale però non era entrata nel merito della questione, rilevando che tali previsioni erano contenute in regolamenti e non in atti aventi valore di legge, non potendo quindi essere giudicate in quella sede.
La vicenda si concluse, per la giustizia italiana, con una singolare decisione del Consiglio di Stato (n. 556/2006), secondo cui non soltanto la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche non violerebbe il principio di laicità dello Stato, ma addirittura servirebbe proprio a simboleggiare tale fondamentale assunto della nostra democrazia!
“Come a ogni simbolo - spiegò, infatti, in quell’occasione il supremo giudice amministrativo -, anche al crocifisso possono essere imposti o attribuiti significati diversi e contrastanti, oppure ne può venire negato il valore simbolico per trasformarlo in suppellettile, che può al massimo presentare un valore artistico. Non si può però pensare al crocifisso esposto nelle aule scolastiche come a una suppellettile, oggetto di arredo, e neppure come a un oggetto di culto; si deve pensare piuttosto come a un simbolo idoneo a esprimere l’elevato fondamento dei valori civili sopra richiamati, che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato”.
E così il crocifisso, per il Consiglio di Stato, diventava paradossalmente un simbolo di laicità! Oltretutto, si aggiungeva, “nel contesto culturale italiano, appare difficile trovare un altro simbolo, in verità, che si presti, più di esso, a farlo; e l’appellante del resto auspica (e rivendica) una parete bianca, la sola che alla stessa appare particolarmente consona con il valore della laicità dello Stato”.
Non solo il crocifisso veniva assunto - verrebbe da dire: orwellianamente - come simbolo di laicità, ma il Consiglio di Stato dimenticava che il (solo) simbolo idoneo “a esprimere l’elevato fondamento dei valori civili sopra richiamati, che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato” è indicato dall’articolo 12 della Costituzione italiana (peraltro, nei suoi “principi fondamentali”): si tratta del tricolore, bandiera della Repubblica.
La “mugnaia” però non si è arresa ed ha proseguito la sua battaglia, sempre più sola, dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che oggi, per la prima volta, si è pronunciata sulla questione della presenza dei crocifissi nelle scuole pubbliche, affermando (come riporta il Corriere della sera) che questa costituisce “una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni” e della “libertà di religione degli alunni”.
“La presenza del crocifisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche - spiega la Corte di Strasburgo - potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione”. Il che “potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei”. La Corte, inoltre, afferma di non essere in grado di comprendere “come l’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana”.
La Corte di Strasburgo ha condannato, altresì, lo Stato italiano al risarcimento di cinquemila euro per danni morali a favore della ricorrente. Non è difficile prevedere le violente reazioni che questa decisione susciterà. Ma non si può nemmeno trascurare l’autorevolezza dell’organo che l’ha emessa. A ben vedere, l’Imperatore di Prussia fu più furbo: preferì cedere subito piuttosto che farsi trascinare a Berlino dal testardo mugnaio.
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metalsho
03 nov 2009 - 21:19 - #251@Xander
La discriminazione la fanno le persone, non i simboli appesi alle pareti. Non diciamo fesserie.
Se uno è discriminato dei professori o dai compagni fa benissimo a pretendere provvedimenti perché sia trattato al pari degli altri, ma se uno si sente discriminato solo perché c’è un simbolo su una parete, o è pazzo o è talmente rancoroso da non essere più razionale.
“Se invece un dirigente scolastico decide di eliminare tutti i crocifissi proprio per tutelare la libertà di culto, tu, novello libertario, accetti supinamente?”
Come ho già detto non lotto perché rimanga (se non ricordo male nella mia scuola non c’è mai stato), sto solo prendendo atto (e sto cercando di farvelo capire) che il vostro accanimento è fine a se stesso, oltre che profondamente ipocrita.
Ripeto, se il crocifisso va eliminato istituzionalmente, per seguire il motto del “diamo alla fede una casa”, devono seguire il suo stesso destino tutte le altre esternazioni pubbliche della propria fede, quindi sagre, processioni e feste comandate… ah no… queste ultime non si toccano perché tu devi andare al mare durante il ponte… lol…
metalsho
03 nov 2009 - 21:21 - #252P.S.
Se un dirigente scolastico decide di eliminare tutti i crocifissi proprio per tutelare la libertà di culto, per me è un’idiota, perché nessun Cristo di plastica scenderà mai per picchiare un bambino che prega verso la Mecca.
puntini-puntini-xanderoby
03 nov 2009 - 21:24 - #253Già, la fanno le persone.
E se hanno dei simboli cui aggrapparsi, simboli che rimandano istituzioni potenti, possono continuare a farla indiscriminatamente, tanto che per veder affermare un principio valido in una Costituzione di 60 anni è dovuta intervenire un’istituzione terza, ora che c’è, altrimenti fosse stato per l’Italia avrebbe dovuto semplicemente subire, com’è successo.
Ma vostro di chi?
Io non parlo in nome di nessuno che non sia me stesso: rivolgiti a me.
Ma l’hai letta la sentenza, almeno il pezzo che ho linkato?
No perché qui stiamo ancora discutendo cose campate in aria che la sentenza non dice.
Non so che senso ha.
puntini-puntini-xanderoby
03 nov 2009 - 21:26 - #254Ahh, quindi il tuo sentimento libertario è già morto e sepolto: se elimina i crocifissi è un idiota.
E czz, e ancora stiam a parlar di libertà? Se tu, giovane, che non hai figli, già lo bolli come idiota figuriamoci uno più anziano di te con dei figli in quella scuola, come minimo chiama in causa il Papa e le Crociate contro questi esurpatori di scuole altrui!
metalsho
03 nov 2009 - 21:30 - #255@Xander
Eh sì, adesso se le persone discriminano è grazie ai simboli sulle pareti! LOL
Chi è che se sta ad arrampicare sugli specchi?
Io mi rivolgo a te chiedendoti in che mondo sta questa discriminazione creata dai simboli, e tu ti inventi che è grazie a loro che la gente discrimina… ti rendi conto?
Ma quelli che discriminano le persone dalla pelle di colore diverso cosa si portano appresso? Non sapevo esistessero i simboli per ogni razza! LOL
metalsho
03 nov 2009 - 21:32 - #256@Xander
” se elimina i crocifissi è un idiota.”
Ma che me diventi berluscojones? Ho detto che se lo fa per la libertà di culto, è un idiota, se lo fa per motivi personali è libero di farlo. Come se un professore lo vuole rimettere nella sua aula è libero di farlo. Come se in una scuola dove il preside li vuole mettere ed un professore preferisce non avere simboli in classe, si possono mettere d’accordo sul da farsi da persone adulte.
Il problema è che lo stato qui non c’entra nulla.
puntini-puntini-xanderoby
03 nov 2009 - 21:34 - #257Le persone discriminano perché vogliono discriminare.
Se poi la discriminazione ha dietro interessi maggiori puoi esser discriminato a qualsiasi livello, fino a dove arrivano gli interessi di cui sopra.
D’altronde ci sarà un motivo perché la madre di quei bambini ha dovuto rivolgersi alla corte europea per veder valere un diritto riconosciutole dalla Costituzione del paese di cui è cittadina e dalla Convenzione che questo paese ha stipulato con l’UE.
Non uno, bensì 2 istituti (Costituzione italiana e Convenzione europea) semplicemente fumati da tutti i gradi di giudizio della giustizia italiana, che potremmo anche definire vaticana, almeno in questo caso.
metalsho
03 nov 2009 - 21:45 - #258@Xander
“Le persone discriminano perché vogliono discriminare.
Se poi la discriminazione ha dietro interessi maggiori puoi esser discriminato a qualsiasi livello, fino a dove arrivano gli interessi di cui sopra.”
Sì sì, bel discorso… ma in tutto questo non vedo una motivazione per la quale è il simbolo alla parete che farebbe scaturire tutto ciò… forse perché non è così? Mah…
“Non uno, bensì 2 istituti (Costituzione italiana e Convenzione europea) semplicemente fumati da tutti i gradi di giudizio della giustizia italiana, che potremmo anche definire vaticana, almeno in questo caso.”
Ah certo, la giustizia italiana adesso è vaticana… e io che ero rimasto alle toghe rosse! Lo dicevo che me stai a diventare berluscojones…
Il problema è che, mentre lo stato italiano è uno stato LAICO, ovvero uno stato che non interviene sulla scelta religiosa dei singoli fintanto che non prevarica quella del prossimo, la corte Europea sta diventando (se già non lo è) laicista, ovvero si impone come sommo arbitro di tutte le questioni religiose, fino ad arrivare a stabilire cosa si può pregare e cosa no (in Francia è così).
Quello che vedo è che vi aggrappate alla laicità costituzionale italiana quando vi fa comodo, poi quando vi si ritorce contro correte a frignare da quella laicista europea… poi magari quando vi toglieranno anche le feste comandate, e non potrete sfruttare i ponti, ritornerete a volere uno stato pacatamente laico che basa le sue radici nella cultura cristiana… insomma… l’importante è che qualcuno faccia al caso vostro! Evviva l’ipocrisia!
destynova
03 nov 2009 - 21:47 - #259Quando un organismo pubblico espone un simbolo (un oggetto, una bandiera, un ritratto) lo fa per ribadire l’appartenenza o l’adesione a qualche cosa. A nome di tutti.
Si espone la bandiera italiana perché si rappresenta lo stato italiano, si espone la bandiera regionale o lo stemma comunale per gli stessi motivi, magari anche per ribadire l’identità una identità territoriale.
Se un comune esponesse la bandiera canadese (a meno di particolari casi) al posto di quella italiana suonerebbe strano, stessa cosa se la regione lombarda sventolasse i quattro mori; per non parlare del caso dell’esposizione di bandiere di partiti, molta gente non gradirebbe.
Ed esporre un crocifisso? Come mai, per un’istituzione pubblica, esporre un crocifisso, un simbolo religioso pieno di significati e fortemente identitario, dovrebbe essere una cosa indifferente? Infatti non lo è e funziona esattamente allo stesso modo di tutti gli altri simboli esposti dalle istituzioni pubbliche, ovvero di rappresentanza e adesione, a nome di tutti. Ed è qui che sta l’imposizione, la cosa pubblica associata ad un credo religioso.
Ridicolo, poi, definire un’imposizione ai “cattolici” negare loro la possibilità di imporre qualcosa agli altri.
E diffidate di chi sparla troppo di “maggioranza”, essa non può decidere su tutto, sempre che esista una “maggioranza”.
deep
03 nov 2009 - 22:02 - #260da ebreo, quindi non proprio imparziale, sono del parere che debbano essere tolti da ogni luogo “istituzionale”…
cioè voglio dire ci sono crocifissi in tribunale, dove si giudica una persona e io devo essere giudicato sotto ad un simbolo in cui non mi identifico?
ma per voi sarebbe normale imparare, essere giudicati ecc ecc davanti ad una mezzaluna, ad una falce e martello o ad una svastica? sono cose parziali, che non identificano la totalità delle persone
capisco la sensazione di essere stranieri in casa propria, ma è una questione di civiltà suvvia…
destynova
03 nov 2009 - 22:16 - #261@deep
Il punto sta tutto qui, i cattolici non ci vedono un problema di civiltà, ma di egemonia culturale che considerano dovuta.
petronius
03 nov 2009 - 22:20 - #262La decisione della Corte europea che nega la necessità di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche,provoca la reazione della Chiesa e,trasversalmente,della nostra classe politica.Diciamo subito che critiche e censure che promanano d’Oltretevere,hanno legittima ragion d’essere,perchè è diritto-dovere della Chiesa svolgere il suo alto magistero.Meno comprensibile appare la reazione di una certa parte politica che in questa,come in ogni altre occasioni,afferma a parole e nega nei fatti la laicità dello Stato.La decisione di Strasburgo è sicuramente eccessiva,nel senso che un’antica tradizione non può dirsi antitetica al principio di laicità.Un problema tuttavia esiste(e purtroppo soltanto in Italia!),ed è la longa manus della Chiesa sul processo legislativo.Viene cioè imposto il principio che il legislatore che si dichiara cattolico non può legiferare in modo contrario alle regole dettate dalla dottrina cristiana.Si ignora però che chi siede in Parlamento è obbligato a produrre leggi che rispettino anche i diritti di coloro che la pensano diversamente.Accade invece(ed è sempre accaduto)che viene meno il principio di universalità della legge,con conseguenze negative soltanto per i non abbienti,perchè tutti gli altri,cattolici forse solo di facciata,se ne vanno all’estero,dove possono soddisfare bisogni primari,denegati in patria.Ecco perchè il fatto del crocifisso rappresenta un minus rispetto a problematiche assai più complesse.E la decisione di Strasburgo arriva infatti alla vigilia del dibattito parlamentare sulla legge del fine vita che annullerà il diritto alla autodeterminazione per tutti,salvo che non si debba anche scegliere di andare a morire in terra straniera.Tanto per dire che il cattolico,quello vero,non ha bisogno di divieti legislativi,come l’astemio che non beve per sua autonoma scelta.Se poi certi comportamenti e talune leggi servono per l’esclusvo mantenimento di consolidate rendite di posizione,allora vuol dire che la cattolicità diviene strumento.E questo non va bene,anzi offende la religione.Non aveva torto Emanuele Kant nel dire:”il cielo stellato su di te,la legge morale in te”.
metalsho
03 nov 2009 - 22:25 - #263@Destynova
Mi pare che in molti luoghi pubblici si espongano bandiere straniere. Vuoi perché denota internazionalità, gemellaggio, presenza di esponenti ecc ecc, ma il succo è che non c’è niente di strano in questo e lo stato non lo impedisce.
Allo stesso modo non vedo perché lo stato dovrebbe impedire o imporre un simbolo ad una scuola o a qualsivoglia edificio pubblico.
@deep
Ma se lo stato di Israele ha addirittura la stella di Davide nella bandiera, e tu mi parli di civiltà nel togliere simboli sacri? Quindi Israele non è uno stato civile?… un minimo de coerenza….
fabio-p
03 nov 2009 - 22:35 - #264finalmente. il crocifisso nelle aule scolastiche non ha nessun motivo di esistere. lo stato non deve professare/pubblicizzare una o più religioni. lo stato deve semplicemente permettere la libertà di culto per chi lo desidera. dunque, niente simboli religiosi.
piantiamola con questa storia che il crocifisso non da fastidio a nessuno, che rappresenta la nostra cultura eccetera perchè primo non è vero, secondo non centra nulla.
metalsho
03 nov 2009 - 22:36 - #265@deep
P.S. In tribunale non vieni giudicato dalla legge cristiana, ma da quella italiana. E questo avviene con o senza la presenza del Crocifisso.
metalsho
03 nov 2009 - 22:39 - #266@fabio-p
“piantiamola con questa storia che il crocifisso non da fastidio a nessuno, che rappresenta la nostra cultura eccetera perchè primo non è vero, secondo non centra nulla.”
A me dà fastidio la r-moscia, non per questo la voglio eliminare. :-)
Lo stato non pubblicizza nulla. Lo stato non deve proprio intervenire riguardo a scelte sulla religioni (salvo casi di discriminazione ecc ecc). Quindi il crocifisso nelle scuole non è affare dello stato.
Poi certo, la corte Europea ha deciso così e amen… ma le vostre motivazioni sono incoerenti da capo a piedi.
alessandro_m
03 nov 2009 - 22:49 - #267# 266.
Non è così. L’onere di giustificare la presenza del crocifisso in un’aula scolastica incombe su chi vuole che quel simbolo stia lì.
Non si può imporre per legge la presenza del crocifisso e, poi, a chi chiede il motivo per cui si è introdotta tale previsione rispondere: “Ma tanto non fa male a nessuno!”.
Significa sottrarsi all’onere di argomentazione. Significa assumere una decisione e non motivarla. Non è molto democratico.
destynova
03 nov 2009 - 22:50 - #268@metalsho
Per il caso della bandiera straniera avevo precisato “a parte casi particolari”, generalmente casi diplomatici o di solidarietà.
Le istituzioni sono di tutti e rappresentano lo stato italiano, per quello appare ragionevole l’esposizione dei simboli dello stato. Ma se esponi un simbolo religioso cosa stai rappresentando? Non lo esponi per ragioni artistiche, lo esponi per ciò che rappresenta, ovvero una religione ed i suoi valori, in segno di aderenza ed appartenenza.
E ciò non è ammissibile per un’istituzione pubblica, sempre che si intenda, per istituzione pubblica, qualcosa di tutti invece che “cosa nostra”.
Non cercare di ribaltare le cose, nessuno sta imponendo una decisione ai “cattolici”, nessuno sta togliendo loro qualcosa, almeno niente di cui avessero diritto, si vuole solo eliminare un’imposizione non legittima.
alessandro_m
03 nov 2009 - 22:55 - #269Inoltre, non è vero che lo Stato non pubblicizza nulla. Ricordiamoci che il crocifisso sta lì perchè si ritiene che siano ancora in vigore norme pre-repubblicane che ne prescrivevano l’esposizione nelle scuole (insieme al pallottoliere e alla foto del Re).
Ogni norma ha una sua ratio, una sua giustificazione, un interesse o un bene che vuole tutelare. Qual è la ratio della norma che impone l’esposizione del crocifisso? Questa è la domanda alla quale chi vuole questo simbolo nelle scuole deve necessariamente rispondere.
fabio-p
03 nov 2009 - 22:57 - #270metalsho piantala di dire stupidaggini… scrivi sempre sciocchezze, che cosa centra la r-moscia? fai ridere per come tenti di rigirare la frittata…
lo stato non deve professare/pubblicizzare una o più religioni. esponendo simboli religiosi, si professa/pubblicizza una religione. semplice. il crocifisso non ha motivo di esistere nè a scuola nè in altri luoghi tipo tribunali ecc. se uno è credente, si può addobbare la casa con tutti i simboli che vuole e deve poter praticare il suo culto nei luoghi adatti, questa si chiama libertà religiosa. lo stato deve permettere ciò. deve permettere la costruzione di luoghi di culto eccetera.
ma fuori da questo contesto, non hanno motivo di esistere i simboli religiosi.
è falso quello che dici “Lo stato non deve intervenire riguardo a scelte sulla religioni. Quindi il crocifisso nelle scuole non è affare dello stato.” e non ti accorgi neanche delle sciocchezze che scrivi…
anzi, te ne accorgi. è per questo che non perderò altro tempo.
dico solo che le scuole sono affare dello stato in quanto servizio pubblico. ciò che accade nelle scuole è affare dello stato. lo stato deve assicurare la libertà di culto e le scuole in questo non centrano nulla. il crocifisso non ha motivo di esistere nelle scuole.
metalsho
03 nov 2009 - 23:02 - #271@alessandro m
Guarda che non c’è nessuna legge che impone il crocifisso. Nelle mia non c’è mai stato.
Continuate a fare ragionamenti partendo da presupposti completamente errati e pretendete di arrivare a conclusioni esatte. Assurdo.
Io dico che se mi va ce lo metto altrimenti no, e lo stato non deve metterci bocca. Questo è democratico. Io non ho mai protestato per l’assenza del crocifisso nella mia aula. Voi però protestate per la sua presenza. Questo non è democratico.
@destynova
“Ma se esponi un simbolo religioso cosa stai rappresentando? ”
La volontà del singolo o della comunità. Problemi? :-P
“Non cercare di ribaltare le cose, nessuno sta imponendo una decisione ai “cattolici””
Se il preside di una scuola, o un professore, o un alunno è cattolico e pensa che sia giusto esporre il crocifisso e tu per legge glielo impedisci, sì, stai imponendo una decisione ad un cattolico. Lo stato dovrebbe starne fuori e lasciare queste decisioni agli individui.
Non mi sembra ci sia un legge che impedisce di esporre la bandiera del Svervegia in classe.
“si vuole solo eliminare un’imposizione non legittima.”
Non è un’imposizione, perché non ci sono leggi che lo impongono. C’è solo il volere dei singoli presidi.
E’ una cosa legittima per la giustizia italiana (che è laica), ma non per la corte europea che è laicista.
alessandro_m
03 nov 2009 - 23:08 - #272# 271.
La presenza del crocifisso nelle scuole è imposta dall’articolo 118 del regio decreto n. 965 del 1924, dall’articolo 119 del regio decreto n. 1297 del 1928 e dalla Tabella C allegata a quest’ultimo.
Questi articoli specificherebbero, secondo la tesi firona prevalente, il contenuto degli articoli 159 e 190 del decreto legislativo n. 297/1994, prevedendo quelli che sono gli “arredi scolastici”.
Il Consiglio di Stato nel 2006 ha ritenuto che questa normativa fosse ancora in vigore.
In ogni caso, diversi parlamentari di centro-destra hanno presentato progetti di legge volti ad introdurre un obbligo chiaro di affissione del crocifisso in tutti gli edifici pubblici, accompagnato da una sanzione penale per chi trasgredisce.
E’ di questo che si sta parlando.
destynova
03 nov 2009 - 23:12 - #273@metalsho
Lo stato non può dire nulla neanche sulle idee delle persone, eppure l’esposizione, da parte di una scuola, di una bandiera nazista non dovrebbe passare inosservata.
Io non vedo incoerenza in chi non vuole l’esposizione del crocifisso nei luoghi e negli edifici delle istituzioni pubbliche, anzi…
Semmai vedo carenza nelle tue argomentazioni, almeno spiegare perché esporre un simbolo religioso in una scuola, non scaccia le zanzare, non è un’opera d’arte, non è contemplato nelle norme antincendio, quali sono le motivazioni per appenderlo nelle classi?
Inoltre, Deep ti ha detto che è ebreo, non che è israeliano…
Senza contare che la stella di David è un simbolo che identifica un popolo, il crocifisso no.
Si può anche infierire dicendo che il crocifisso è anche un simbolo di proselitismo, pacifico e no.
destynova
03 nov 2009 - 23:25 - #274@metalsho 231
È una norma, non una decisione dei singoli.
Anche fosse una decisione dei singoli si starebbe imponendo l’adesione e l’identificazione in una religione (e mettiamoci pure in una istituzione religiosa) di una istituzione pubblica.
Ma le istituzioni pubbliche rappresentano lo stato e nient’altro, nessun singolo ha il potere per decidere unilateralmente l’adesione a qualcos’altro.
metalsho
04 nov 2009 - 00:49 - #275@Alessandro m
“In ogni caso, diversi parlamentari di centro-destra hanno presentato progetti di legge volti ad introdurre un obbligo chiaro di affissione del crocifisso in tutti gli edifici pubblici, accompagnato da una sanzione penale per chi trasgredisce.”
Da cattolico sono contrario a questa c*zzata.
@destynova
“Anche fosse una decisione dei singoli si starebbe imponendo l’adesione e l’identificazione in una religione (e mettiamoci pure in una istituzione religiosa) di una istituzione pubblica.”
Il significato lo dà quello che lo appende il simbolo. Rispetto (magari stima) per il personaggio storico che è stato Cristo, il riconoscimento di quei valori su cui ancora oggi ci appoggiamo (anche se volete far finta che non sia vero, addirittura lo stesso concetto dello stato Cattolico è simile a quello di stato democratico) e soprattutto libertà di culto.
Siete voi che ci volete vedere a tutti i costi un’imposizione. Battetevi in quei casi dove questo avviene e non fate, come al solito, di tutta un’erba un fascio.
Ripeto, se in una scuola volessero appendere la stella di Davide (ad esempio), o magari un qualche luminare, non ci vedrei nulla di male.
“Ma le istituzioni pubbliche rappresentano lo stato e nient’altro”
Perfetto, quindi il nostro, essendo uno stato laico, lascia la libertà di culto, quindi ogni istituto è libero di esporre i simboli religiosi che vuole.
adriantaps
04 nov 2009 - 02:56 - #276Secondo me fanno bene se tolgono qualsiasi simbolo religioso nelle scuole… io l’ho sempre trovata una violenza il voler inculcare a dei bambini di 8 anni la religiosità ad ogni costo… la scuola dovrebbe servire solo per istruire le persone, non per indottrinarle… qualunque sia la religione in questione… poi se uno crescendo sente di essere religioso nei confronti di qualcosa o qualcuno, a quel punto faccia quello che vuole, ma sarà una scelta fatta da una persona matura e non una violenza psicologica, che cerca di inculcare una storia che all’atto pratico “fa acqua da tutte le parti”…
…meno male che mi bastarono i miei 8 anni per fare 1+1… ma purtroppo i bambini solitamente ci credono alle favole…
enrico-xc
04 nov 2009 - 08:26 - #277la sinistra e’ divisa!
normanno-del-sud
04 nov 2009 - 10:07 - #278-6 dai ragazzi datemi un bell -10!!ahahahah
metalsho
04 nov 2009 - 12:52 - #279@Andriataps
La violenza psicologica la state facendo voi.
Marta Romano
04 nov 2009 - 14:38 - #280“E’ una scelta aberrante figlia anche della mancanza del riconoscimento delle radici cristiane nella nostra Costituzione europea. Nessun crocifisso nelle scuole italiane ha mai vulnerato la nostra possibilità di crescere e di fare scelte nella piena libertà. Quel crocifisso non è ostentazione religiosa ma è l’espressione di una identità di un popolo e di un continente.”
Sono parole di Pier Ferdinando Casini, e non saprei esprimere in maniera migliore il mio parere!
Marta
andrea rubiu
04 nov 2009 - 18:43 - #281È assurda la sentenza della Corte Europea di Strasburgo. Il crocifisso nelle aule rappresenta il simbolo della religione maggiormente presente in Italia e in Europa ed è un simbolo molto significativo per i credenti e per nulla lesivo per gli atei agnostici o credenti di altre religioni. Io personalmente credo che per ovviare al problema non sia necessario togliere i crocifissi nelle scuole, bensì rendere obbligatoria l’ora di religione e spiegare dettagliatamente tutte le religioni esistenti al mondo, in modo da poter capire i simboli e i loro significati, capire le usanze e i riti anche delle altre religioni e perciò rispettare non solo il credo cristiano, ma anche tutti gli altri. È perciò inutile togliere i crocifissi nelle scuole, perché non porterebbe ad alcuna soluzione. È veramente corretto il commento del leader dell’UDC Pierferdinando Casini il quale si è espresso contrariato alla sentenza e ha giudicato l’Europa laicista che non lascia spazio né a Dio né alla religione. Casini aggiunge: “Noi siamo per una Europa laica che riconosca le proprie origini cristiane”. Questa sentenza lede le libertà di religione. Non si può che concludere dicendo COMPLIMENTI On. CASINI!!!!!
puntini-puntini-xanderoby
04 nov 2009 - 21:39 - #282Marta Romano e Andrea Rubiu:
immagino voi parliate di sensibilità delle minoranze in quanto atei o credenti di altri culti, nevvero?
Mica sarete dei paraculi cattolici che inneggiano a Casini, quello con 2 mogli e Cuffaro nel partito?
No, non è possibile: siete atei e conoscete bene cosa significa essere discriminati.
Ahh, quei romani burloni: vi avessero straziati tutti al Colosseo quand’era il momento ora non saremmo pieni di aspiranti martiri suicidi.
Mattia Ventroni
04 nov 2009 - 22:04 - #283Ritengo profondamente sbagliata la sentenza della Corte Europea. Una sentenza che attacca e offende profondamente le nostre radici.Il crocifisso è il simbolo più rappresentativo di una serie di valori di vasta portata, che non possono essere cancellati da una sentenza. Io vorrei porre l’accento su un’altra questione : se il caso fosse capovolto, ovvero, un italiano emigrato in arabia saudita, chiedesse di togliere in un luogo pubblico un segno distintivo della religione musulmana, cosa succederebbe? beh allora io credo che qui bisogna riflettere. Ogni straniero, in quanto tale, credo debba rispettare le tradizioni e la cultura del paese che lo ospita, visto che d’altronde non imponiamo nessuna obbligatorietà di culto o altro; stiamo andando verso una deriva anti cattolica laicista e moralista che di certo non fa bene alla nostra gente. E’ sempre la mia modesta opinione, ma credo che la condividano parecchi cattolici italiani e non. Mattia Ventroni
puntini-puntini-xanderoby
04 nov 2009 - 22:11 - #284Han aperto le gabbie dei troll.
Uno che ripete ad libitum la stessa litania cambiando nomi.
Saranno i poteri occulti dello IOR?!
Saranno i mangiamorte della CEI?!
Chi può dirlo..
Sarà che avete rotto er czz: appellatevi in quanto Vaticano invece che frantumar maroni.
alessandro_m
04 nov 2009 - 22:12 - #285Non so cosa succederebbe in Arabia Saudita, ma anche se dovessero reagire male non credo che questo sarebbe un buon motivo per seguire il cattivo esempio.
In cosa consistono queste radici cristiane che vogliamo tanto rappresentare ostentando il crocifisso, se poi dimentichiamo i valori della dignità umana, della tolleranza, dell’amore per il prossimo e dell’uguale rispetto e considerazione degli altri?
Vorrei che vivessimo la parola di Cristo nelle azioni quotidiane, non in queste crociate che negano nei fatti ciò che a parole vorrebbero affermare. Non è da cristiani imporre a tutti i costi i nostri simboli, anche in quella che consideriamo “casa nostra”.
L’unico vero simbolo della nostra civiltà è l’amore per il prossimo. Proviamo a dargli il giusto valore. Prendiamo sul serio la nostra cultura.
Chiara Cudini
04 nov 2009 - 22:39 - #286Il lato positivo di tutta questa storia è che sembra che buona parte della popolazione e dei partiti politici italiani sia unita nell’opporsi a questa sentenza. Ma veniamo al ben più consistente “lato negativo”… sono indignata. Cos’è che stranieri (in questo caso finlandese)/atei/ di diversa religione reclamano veramente? Perché non mi sembra che il crocifisso abbia mai dato seri problemi di identità, abbia vietato religioni diverse dal cattolicesimo, abbia imposto questo come unica religione, abbia limitato le libertà individuali. Ciò che loro reclamano non è la laicità, ossia una libertà di culto e una tolleranza religiosa, che già c’è, ma ciò a cui tendono è il laicismo. Un rifiuto radicale e un atteggiamento mal disposto verso la nostra religione. Che poi, come tutti dicono, qua oltre che della nostra religione, che può essere più o meno condivisa dagli stessi italiani, si parla della nostra storia, e non solo di quella italiana. Riporto le parole di Natalia Ginzburg in un articolo intitolato “Non togliete quel crocifisso”: “La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo ‘prima di Cristo’ e ‘dopo Cristo’. O vogliamo smettere di dire così?”. E ancora: “Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo”. Quindi il crocifisso è un simbolo religioso, culturale, storico, appartenente alla tradizione dei Paesi, è un simbolo in cui si riconosce la nostra identità. E noi abbiamo il diritto di poter continuare ad averlo sotto i nostri occhi nei luoghi pubblici. Loro non hanno il diritto di togliercelo.
Concludo con lo spunto per una riflessione: La scorsa settimana mi trovavo in un albergo di Praga e sono rimasta stupita nell’aver trovato sul comodino della camera il Nuovo Testamento scritto in più lingue, in uno Stato, la Repubblica Ceca, che ha una percentuale di atei del 60%!
Chiara Cudini
Elepic
04 nov 2009 - 23:34 - #287è incredibile come la Corte Europea riesca ad ignorare la presenza della dottrina e delle tradizioni Cristiane nella nostra cultura. Eliminare il Crocifisso dalle aule comporterebbe l’approvazione di tante altre decisioni che renderebbero lo Stato Italiano da laico qual è, a Stato ateo.
Come ha detto il leader dell’UDC l’on.Casini “il Crocifisso non è ostentazione religiosa, ma è l’espressione d’identità di un popolo e di un continente”:il Cristianesimo è radicato nella nostra cultura!
Fermo restando che a chi non concorda con questo pensiero, di sicuro la presenza di un simbolo ITALIANO in un aula non nuoce!
Continuiamo a difendere le nostre tradizioni e non rinneghiamo la nostra cultura.
Eleonora
Alessandro Carboni
05 nov 2009 - 12:43 - #288La sentenza dell’Unione Europea scade nel ridicolo, in quanto calpesta la storia e la cultura di un paese quale l’Italia, riconosciuto in tutto il mondo anche grazie al fatto di essere la culla del Cristianesimo oltre che del Rinascimento. Purtroppo ormai si fa di tutto per non dar fastidio alle persone musulmane che vivono in Italia, mentre gli italiani che si recano nei paesi a maggioranza islamica quasi quasi devono nascondere la loro fede se vogliono salvaguardare l’incolumità fisica! Io sono contro l’obbligatorietà dell’ora di religione, perchè nessuno deve essere obbligato ad avere una fede, ma il crocifisso deve rimanere perchè non disturba nessuno e rappresenta una fetta importantissima della cultura e della storia italiana. A questo punto sennò potremmo anche togliere dai programmi di storia la parte che riguarda l’impero romano, non si sà mai che qualche studente si possa offendere! Come ha detto giustamente l’On. Casini “Noi siamo per un’Europa laica che riconosca le proprie origini cristiane” perchè non si può costruire nulla di serio se si rinnegano le proprie origini.