
La Pubblica Amministrazione Digitale non decolla. Il cosiddetto e-government, che dovrebbe contribuire ad aumentare l’efficienza della P.A., diminuendo gli sprechi e favorendo l’interazione con i cittadini, non riesce a farsi spazio tra le fitte maglie della nostra burocrazia.
A dirlo è il rapporto sullo stato di informatizzazione della PA illustrato nello scorso ottobre dal ministro Renato Brunetta.
La situazione, a dispetto di roboanti annunci del super ministro, che solo pochi giorni fa aveva promesso “2 mega di banda per tutti” (salvo poi essere smentito ieri da Gianni Letta) non è per nulla rosea.
La carta d’identità elettronica non è mai ufficialmente andata oltre il periodo di sperimentazione, solo il 35% delle Amministrazioni Pubbliche ha un indirizzo di posta elettronica certificata (che consentirebbe ingenti risparmi di carta e spese postali) e solo il 9% dei comuni permette ai cittadini pagamenti online.
I dati contenuti nel rapporto sono molti e quasi nessuno confortante, così il quadro generale colloca il nostro Paese al ventitreesimo posto in Europa (su ventisette) per servizi digitali resi ai cittadini.
Il problema, non sembra essere mancanza di fondi che anzi vengono, come spesso accade, distribuiti a pioggia: si parla di 3,1 miliardi di euro che equivalgono a 4200 euro annui per dipendente pubblico. Probabilmente, la ragione di un insuccesso così conclamato, da una parte è la cattiva gestione dei fondi disponibili (che evidentemente non arrivano dove più servono o che vengono spesi male) e dall’altra la mentalità “Gattopardesca” così tipica tra noi italiani.
Se così stanno le cose, “Il cambiare tutto per non cambiare nulla” con ogni probabilità non consentirà grandi passi in avanti della nostra P.A. neanche nell’era digitale.
D’atra parte, gli strumenti messi in atto dal ministro non sembrano, nell’immediato, in grado di dare i risultati sperati. La lotta mediatica ai fannulloni, la meritocrazia, l’efficienza della P.A. sono principi nobilissimi e del tutto condivisibili, ma sono solo le conseguenze (non le cause) di una cattiva gestione della P.A. che viene da lontano. Non si può e non si deve pensare di partire dai sintomi per guarire la malattia.
Durante l’audizione davanti alla Commissione Affari Costituzionali della Camera il ministro ha annunciato una imminente modifica al Codice della Pubblica Amministrazione digitale ed un nuovo piano e-government per il 2012. Staremo a vedere se si tratta dei soliti annunci o se questa volta qualcosa di concreto si farà; nel frattempo, continueremo ad andare in posta per pagare una multa invece di usare la carta di credito.
ILoveLea
05 nov 2009 - 17:56 - #1Brunetta ci sa fare, bifolchi avete fatto ritirare la mia Vate la mia Musa, solo i bifolchi minacciano ed insultano.
aldebaran85
05 nov 2009 - 18:27 - #2se ha fallito : dimissioni
nicciolo
05 nov 2009 - 18:44 - #3questa élit di m…a che vadano a mori am…….zati giusto brunello?? eri tu che farneticavi queste caz…ate?? hai fallito?? a casa subitoo!!
stefano1966
05 nov 2009 - 18:53 - #4OT
Che spettacolo…
Sembra che il D’Alema sia stato segato in europa perchè considerato “poco attendibile” in quanto ex comunista.
La sua candidatura sarebbe stata osteggiata soprattutto dai rappresentati dell’europa dell’est.
Che spettacolo…………….
nchomsky
05 nov 2009 - 19:01 - #5Quando le bugie hanno le gambe “corte” a prescinere dal ministro che le racconta:
Banda larga, nuovo stop
“I soldi alla fine della crisi”
L’annuncio di Gianni Letta sugli 800 milioni promessi dal governo. Congelato il “piano Romani” per portare la banda larga 20 Megabit al 96% della popolazione entro il 2012
di ALESSANDRO LONGO
Paolo Romani
IL governo ha distrutto le speranze di avere, in breve tempo, internet banda larga per tutti gli italiani. L’annuncio è arrivato ieri da Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: “I soldi per la banda larga li daremo quando usciremo dalla crisi”. Si riferisce agli 800 milioni che il governo aveva promesso di dare da mesi nell’ambito di un progetto da 1,47 miliardi di euro: il cosiddetto “piano Romani” - da Paolo Romani, viceministro per lo Sviluppo con delega alle Comunicazioni.
Era un piano per portare la banda larga 20 Megabit al 96% della popolazione entro il 2012, e almeno i 2 Megabit alla parte restante. Un piano di livello base, per risolvere i nodi più stringenti della nostra rete, afflitta da problemi di copertura (il 12% degli italiani non può avere nemmeno i 2 Megabit) e da una crescente saturazione che rallenta le connessioni degli utenti.
Con il piano Romani il governo rinunciava nell’immediato, invece di occuparsi del futuro della nuova rete. A differenza di altri Paesi europei, dove ci sono da anni piani nazionali per portare banda larghissima a 50-100 Megabit. Al 75% delle case entro il 2014 in Germania; a 4 milioni di case nel 2012 in Francia (che investirà 10 miliardi di euro). Eppure, a quanto pare, anche questo piano minimo ha avuto un intoppo.
Per mesi quegli 800 milioni sono stati avvolti da un giallo: un decreto già da prima dell’estate li stanziava per la banda larga, ma il Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, ne ha sempre rimandato l’assegnazione. A nulla sono valse le pressioni, per sbloccare quei fondi, da parte di Telecom Italia, Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), dello stesso Romani e del ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta.
Almeno adesso il rebus si scioglie. Letta ha comunicato che i fondi sono sempre in pancia al Cipe, quindi non sono stati dirottati altrove, ma saranno sbloccati solo una volta usciti dalla crisi. Adesso ci sono altre priorità economiche, la banda larga può aspettare.
Non la pensano così altri governi europei, con i loro piani sulla banda larga. Né è d’accordo l’Unione Europea secondo cui questi piani servono appunto per uscire dalla crisi. L’Europa ha stimato che la banda larga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015 e una crescita dell’economia europea di 850 miliardi di euro. Si noti che di quei 1,47 miliardi, questi 800 milioni sono gli unici fondi assegnati dall’attuale governo alla banda larga. Li altri vengono da altre fonti, stanziati dal governo Prodi oppure della Comunità europea.
Chissà adesso di quanto tempo il piano Romani sarà ritardato, rispetto all’obiettivo 2012. Il sottosegretario si dice però “ottimista”: “Letta ha detto anche che la banda larga, nelle priorità ordinarie del governo, è al primo posto. Subito dopo quelle straordinarie che ora viviamo per la crisi - dice a Repubblica.it - credo inoltre che la fine della crisi sia questione di mesi, non di anni. Inoltre, anche senza gli 800 milioni non stiamo fermi. Abbiamo 400 milioni, tra fondi Infratel, rurali dalla Comunità Europea e derivanti da protocolli con le Regioni. Stiamo facendo bandi, creando infrastrutture”.
Per arrivare a 1,47 miliardi, mancano poi 210 milioni, che, secondo il piano, dovrebbero venire da privati. “Per quelli faremo un bando europeo, dopo che si sbloccheranno gli 800 milioni”, spiega Romani. Insomma, degli 1,47 miliardi manca all’appello un miliardo. Si lavora con circa un quarto della somma prevista.
nchomsky
05 nov 2009 - 19:02 - #64-
Di pure Polonia….
ugo-manetta
05 nov 2009 - 19:24 - #7Compilazione elettronica delle richieste per le ore di cassa integrazione, un file compresso dal quale escono:
- un foglio di calcolo in excel per la compilazione dei dati
- un eseguibile che ti crea una cartella e un altro eseguibile scritto in Visual Basic (aaaargh!)
- 5 documenti di istruzioni di cui 2 identici e tutti assolutamente illeggibili
L’utilizzo di questo popò di attrezzatura richiede svariati passaggi tutti a carico del destinatario.
Questo è quello che passa il ministero e, soprassedendo sulle scelte “tecniche” (una volta il ministero forniva software Java, che girano su ogni piattaforma), credo che anche io avrei potuto fare di molto meglio.
Se queste sono i metodi è meglio usare carta e penna.
angelouni
05 nov 2009 - 19:35 - #8la digitalizzazione delle pratiche è la cosa migliore: il problema sono altri vale a dire la scarsa conoscenza degli strumenti informatici da parte degli italiani e , molto probabilmente anche dei dipendenti delle amministraz. pub, questo ovviamente rallenta l’avvio e la crescita del sistema in questa nuova direzione. Ovviamente il fatto che abbiamo a malapena l’adsl in Italia osteggia ulteriormente il processo.
inoltre penso che la progetto non andrebbe fatto esclusivamente da informatici, in quanto per “deformazione professionale” se si può chiamare così, a loro risultano scontate attività col pc che alla stragrande maggioranza degli utenti sono assolutamente sconosciute. bisognerebbe che collaborassero con gli utenti finali e intermedi ( i dip pub)
white
05 nov 2009 - 22:21 - #9ho parenti nelle Amministrazioni pubbl.
al di là che non hanno strumenti , come stampanti,lettori di codici e roba varia, molti non hann conoscenze adeguate…
e i prefetti fanno davvero poco.
è colpa dei prefetti
white
05 nov 2009 - 22:21 - #10i miei parenti lavoorano nel ministero delll’interno
pigi
06 nov 2009 - 08:11 - #11L’informatica non è la panacea per tutti i mali.
Se una pratica edilizia si ferma per mesi su una scrivania, cosa può fare l’informatica?
Se un procedimento comporta cinque passaggi, anziché uno solo, e ciascuno dura un mese, cosa può fare l’informatica? Certo, una volta concluso un passaggio, l’altro può iniziare dopo un giorno anziché due, ma si capisce che il grosso del procedimento lento era e lento rimane.
gunny35
07 nov 2009 - 16:27 - #12x Pigi
guardi che il concetto di “pubblica amministrazione digitale” include le normative, la formazione, le metodologie, insomma tutto l’ecosistema che permette di utilizzare lo strumento informatico appunto per sveltire le procedure e/o eliminare quelli inutili. Non si tratta solo di informatica.