
Dobbiamo ringraziare l’utente MetalSho per averci segnalato un articolo che ci era sfuggito, apparso sul Fatto Quotidiano del 5 novembre. Qui Marco Travaglio si inserisce nella polemica sulla contestatissima sentenza della Corte Europea che impone all’Italia di levare il crocifisso dalle aule scolastiche. E si schiera contro.
La sua presa di posizione ha tanti distinguo. Si svincola dai partiti di destra, ovviamente, ma anche da Bersani. E poi da Berlusconi-Gelmini-Pera-Feltri-Ferrara-Leganord. Vediamone un passaggio.
Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.
Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”.
E fin qui l’invettiva politica. Ma terminati i “doveri” professionali prende il via la riflessione vera, e finalmente scevra da ogni orpello qualunquista.
Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).
Seguita da un’invettiva contro le gerarchie ecclesiastiche, anche questa più che condivisibile.
A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia - si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.
E i teorici del politically correct, aggiungiamo noi, così attenti a non scontentare l’Islam da calpestare le radici della civiltà occidentale in nome di una mal percepita uguaglianza. Ma questo sarebbe stato troppo anche per Travaglio.
destynova
09 nov 2009 - 23:50 - #51#46
Prima di tutto la sentenza (basta leggerla, sarebbe il minimo se si vuole giudicarla) non impone nulla che non sia il risarcimento di 5000 euro, non dice di togliere nulla.
Infatti ciò che da fastidio della sentenza non è una imposizione, che non esiste, bensì le motivazioni che non legittimano l’ingerenza della religione e della chiesa nello stato e nelle sue strutture.
Come mai in Baviera (non Germania, e 2) si può scegliere? Perché li hanno fatto una legge apposita per sanare il problema, l’Italia, invece, non ha mostrato interesse a trovare una soluzione, è scritto nella sentenza che non hai letto.
destynova
10 nov 2009 - 00:01 - #52#45
Travaglio non entra minimamente nelle motivazioni della sentenza, ne analizza le difesa del ministero nel dibattimento. Ciò che cita sono le difese post sentenza, mentre le sue motivazioni non tengono conto di quanto scritto dalla corte, Travaglio fa lo stesso errore che fai tu, parte in quarta per sole convinzioni personali, capita a tutti, l’importante è saper tornare indietro e soppesare anche i fatti in maniera razionale, cosa, però, che nessuno sembra aver intenzione di fare.
Oltretutto questo articolo sembra esser nato solo perché scritto da Travaglio inaspettatamente contrario alla sentenza, non certo per delle argomentazioni pesanti.
Ma io, come tanti altri, non ho ne dei in terra come non ne ho in cielo.
fabio-p
20 nov 2009 - 15:42 - #53Mi sembra chiaro che alla fine si vuole sempre e solo schivare la vera domanda.
Perchè, in uno stato laico, un simbolo religioso dovrebbe essere appeso in un’aula scolastica, tralaltro sopra la testa dell’insegnante, quando l’aula scolastica non ha nulla a che fare con un luogo di culto?
le risposte fino ad ora sono state:
1. libertà di culto = libertà di praticare il proprio culto senza restrizioni sul come, dove e quando. se voglio appendere il crocifisso in un’aula sono libero di farlo grazie alla libertà di culto.
2. il crocifisso raffigura un uomo che può essere considerato un esempio buono per gli altri e in quanto tale è giusto appendere una sua raffigurazione. che, coincidenza, è anche il simbolo di una religione.
Entrambe le risposte sono state smantellate e demolite pezzo per pezzo (commenti 23,39,47,50). Dunque nessuno sa dare una risposta sensata, come mi aspettavo.