Nove giorni fa l’Italia ha votato; a destra, piuttosto che a sinistra, sopra o sotto, o anche astenendosi. A riguardo, molto si è detto, tra le altre cose, su questa legge elettorale e sulla necessità di riformarla.
Si è sottolineato come debba essere rivista in modo da rendere il paese governabile, anche nel caso di distacchi meno netti tra le coalizioni, si è criticato l’assenza delle preferenze dirette, ci si è interrogati sul senso di un premio di maggioranza in un sistema proporzionale.
Purtroppo nessuno ha sollevato una delle iniquità che da sempre caratterizzano le nostre elezioni e che nessuna delle riforme elettorali ha mai preso in considerazione. Stiamo parlando del diritto di voto negato a una consistente fascia della popolazione italiana.
La Costituzione recita all’art. 48: “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. (…) Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.”
Chiediamoci dunque: Un elettore con meno di 25 anni può essere riconosciuto come incapace o indegno di esprimere il proprio voto? E quindi, perché una persona è ritenuta penalmente responsabile dopo il 18° anno ma solo dopo il 25° lo è anche pienamente da un punto di vista politico?
Stesso discorso potrebbe poi essere fatto per quel che riguarda il diritto all’elettorato passivo, ovvero all’eleggibilità. Nel nostro paese si può diventare deputati solo a partire dai 25 anni mentre per essere senatori bisogna almeno aver superano i 40.
Sinceramente ci sembra illogico che nessuno degli schieramenti, pur sottolineando in pompa magna la necessità del rinnovamento, abbia posto l’attenzione su questa ingiustizia che lede palesemente i diritti costituzionali di milioni di italiani.
Si potrebbe obiettare che questi limiti di età sono inclusi nell’ordinamento italiano proprio negli articoli 56 e 58 della Costituzione stessa e risulterebbe perciò assurdo parlare di incostituzionalità. Vero. Come è del resto vero che mentre l’articolo 48 fa parte della sezione che raccoglie i diritti e dei doveri dei cittadini il 56 e 58 riguardano l’ordinamento delle camere, sezione che tra l’altro è già stata ampiamente riformata negli anni, e quindi non possono essere considerati aventi ugual valore.
Per cui, se mai abbia un senso mantenere un diritto di voto disgiunto in base agli anni, non è chiaro perché all’abbassarsi della maggiore età da 21 a 18 anni non siano stati corretti al ribasso anche i limiti per l’eleggibilità e il voto al senato. In molti altri paesi, infatti, le riforme del sistema elettorale hanno riguardato anche le età dell’elettorato attivo e passivo.
Facendo una breve carrellata dei principali paesi dell’Unione Europea è triste notare come il nostro paese si distingua in negativo sotto questo aspetto. L’Italia risulta essere l’unica nazione nella quale ci sia un distinzione reale tra gli elettori in base all’età.
Nella quasi totalità dei paesi anche extraeuropei infatti basta aver raggiunto la maggiore età per votare, anche nel caso siano presenti più camere. Addirittura, ma su questo le opinioni sono controverse, l’Austria nel 2007 ha adottato un provvedimento che permette il voto anche ai minorenni che abbiano compito i 16 anni di età.
Idea che, a dire il vero, era stata proposta anche dall’ex ministro Melandri, sottolineando tuttavia che si riferiva solo alle amministrative e che è quindi apparsa più come una ricerca di consenso pre-elettorale che come un vero e proprio disegno politico.
L’Italia, inoltre, spicca negativamente anche per quel che riguarda l’anzianità dei suoi eleggibili, solo la Francia (23-30 anni) e la Grecia (25 anni) le si avvicinano ma alla lontana, per contro la media europea tende a far coincidere l’elettorato passivo con quello attivo o a distinguerlo di poco (18 o 21 anni).
Non risulta così strano, di conseguenza, che la nostra classe politica sia tra le più anziane del pianeta. In un contesto di riforme elettorali e del sistema politico ci chiediamo dunque come sia possibile che una così palese violazione dei diritti politici e di opinione di una larga fascia della popolazione italiana (stiamo parlando di più di 4 milioni di aventi diritto al voto) passi inosservata all’attenzione dei media e di tutte le forze politiche.
Forse è proprio vero che non è un paese per giovani. Cosa ne pensate? È credibile sostenere un ringiovanimento della politica a partire da queste basi?
sirius genesis
22 apr 2008 - 09:06 - #1come al solito l’italia si presenta fanalino di coda nell’innovazione.
alexandros84
22 apr 2008 - 10:40 - #2Sinceramente vista l’ignoranza che c’è in questo paese, sarebbe bene che l’età minima per votare fosse elevata anche alla Camera, a 18 anni si è ancora troppo poco maturi (e istruiti) per votare.
Jimlm
22 apr 2008 - 10:56 - #3Già la separazione camera/senato mi sembra ormai superata.
I senatori sono spesso persone di 70-80-90 anni che hanno perso il contatto con la reatà.
Che volete che ne sappiano delle difficoltà della gente?
Poi è assurdo il fatto che al di sotto dei 25 anni nn si possa votare per il senato.
http://gothic_odyssey.ilcannocchiale.it/
alc0r
22 apr 2008 - 11:24 - #4@Jimlm: concordo con te su tutto.
Non sarebbe anche il caso di introdurre un’eta’ massima per il voto? Ad esempio 80 anni? A parte alcune eccezioni la maggior parte vota senza avere un’idea chiara di cosa sta facendo (e lo so per mia esperienza personale nei seggi).
geppe67
22 apr 2008 - 12:00 - #5la cosa più semplice, utile e innovativa è ABOLIRE IL SENATO.
ovviamente senza aumentare il numero dei deputati
Ricky81
22 apr 2008 - 12:01 - #6E’ davvero una situazione anomala e anacronistica: ora mi spiego tante cose… Dicono che in Italia siamo bamboccioni: in effetti se si guarda il diritto di voto, ma soprattutto quello di eleggibilità al senato, si direbbe che si diventi uomini completi solo a 40 anni!
andrea 27
22 apr 2008 - 14:05 - #7“e quindi non possono essere considerati aventi ugual valore”
Non ci sono differenze di valore tra gli articoli della Costituzione, il tuo discorso potrebbe essere valido se il limite di età fosse previsto da una legge ordinaria, che è subordinata alla Costituzione e alle leggi costituzionali.La Cost è divisa in 3 parti ma non c’è alcun rapporto di subordinazione tra le stesse.
Detto questo trovo anch’io inutile differenziare l’età tra senato e camera
sensualità a corte
22 apr 2008 - 15:08 - #8Pensandoci è veramente assurdo…
Adam99
22 apr 2008 - 18:04 - #9Infatti io non ho potuto votare al Senato, ho 22 anni e non avrei certo espresso un voto a caso; curioso anche che i rimborsi per il Senato sono calcolati sulla base degli elettori della Camera, cioè prederanno dei soldi per me nonostante non abbia diritto al voto…
Complimenti a Marco, bel post.
t3ddy
22 apr 2008 - 21:34 - #10anche io non ho potuto votare al senato e prima che io possa, di tempo mi sa che ne devo aspettare ancora un po’…
comunque fosse per me uniformerei l’età per votare a 21 anni, a 18 si è ancora immaturi, troppi votano per sentito dire o perchè così votano i loro genitori, ma che è?
ma fossero queste le riforme da fare per rimettere in sesto l’Italia…
una cosa molto positiva del nostro sistema elettorale, a mio modo di vedere, è la possibilità di votare anche il lunedì, non so in quanti altri stati ciò venga fatto
FUH
23 apr 2008 - 09:22 - #11Mi sono sentito preso per il culo quando sono andato a votare perchè avendo 24 anni mi hanno consegnato solo la scheda per la Camera. Allora… …mettiamo in chiaro. A 24 no, a 25 si. A 18 si. Che precisione!
Allora facciamo un esame di educazione civica alla fine delle superiori e chi lo passa può votare, chi non lo passa no. E cerchiamo di finire i programmi di storia invece di far uscire da scuola gli studenti che sanno tutto degli etruschi ma non sanno un bel niente di quello che è successo in Italia negli ultimi 100 anni.
C’è gente che a 18 anni sa benissimo cosa vuole e cosa può servire all’Italia. E c’è gente ignorante che supera i 25 anni che vota a seconda di come gli gira al mattino dell’elezioni.
I preservativi li vendiamo anche ai 12enni.
Chi stabilisce quando uno può scopare per la prima volta?
Sembra una cazzata, ma per porre fine al problema si potrebbe organizzare un attacco elettromagnetico in parlamento per far saltare tutti i pacemaker e ringiovanire un pò l’aria.
La situazione che travolgerà il pianeta terra e la stessa Italia la vivremo noi. E a decidere per noi saranno quattro vecchi che si fanno le leggi per loro e che il giorno in cui dovremo risolvere veri problemi non avremo più la possibilitù di adottare vere soluzioni. E loro saranno tutti morti.
Scusate la prepotenza.
Ma quando scrivo di fretta…
Ciao!
alberto89bologna
26 nov 2008 - 17:41 - #12Veramente all’ interno della costituzione ci sono norme suscettibili di revisione costituzionale ed altre invece, protette, garantite dalla Corte Costituzionale … quindi norme più importanti, quali i diritti fondamentali dell’ uomo e la forma repubblicana, la difesa della democrazia… nella fattispecie io ritengo che non si possa discriminare il popolo italiano ( inteso come l’ insieme degli aventi la cittadinanza ) in base alla sua età, e giustificare la discriminazione dalla ” ipotetica ” maggiore maturità di alcuni rispetto ad altri… Ovvero, oggi, sono sonore balle che il senato sia un organo di più accurata e profonda riflessione e che sia degno di essere eletto solo da un corpo elettorale di Classe A, da cittadini di Classe A, rispetto ad una camera di deputati eletta da cittadini di Classe B, che elegge Parlamentari più cialtroni e meno riflessivi e maturi, di classe B appunto.
Al compimento del 18esimo anno di età, il cittadino è nelle sue piene facoltà di intendere e di volere, di agire ed acquista ogni responsabilità e doveri al pari di tutti gli altri. Per questo come gli altri DEVE rispettare il codice penale, ed ogni altra legge, e nella misura in cui subisce, al pari degli altri, l’ imposizione fiscale, ed ogni altra legge approvata dal parlamento, ed ogni dovere senza nessuno sconto ( per via della sua “immaturità” ), deve essere garantita a pieno anche il suo diritto a partecipare A PIENO titolo alla vita politica del paese, quanto meno come facente parte dell’ elettorato attivo. Chiedere l’ elettorato passivo sarebbe troppo… forse… a questo livello di democrazia probabilmente ci arriveremo tra molti anni…
Senza poi contare che ai sensi dell’ art. 11, nonché del revisionato art. 117, l’ Italia si DEVE adeguare alle consuetudini internazionali generalmente riconosciute, e quindi alla prassi generalmente riconosciuta di riconoscere al compimento del 18esimo anno di età l’ elettorato attivo. Se poi vogliamo anche essere più chiari, il parlamento europeo viene eletto da cittadini italiani, europei, compiuti i 18 anni, e le stesse norme prodotte da quell’ organo possono interferire e prevalgono su quelle approvate dal nostro parlamento.
E ai sensi dell’ art. 48 è elettore chi diventa maggiorenne.
Cosa si sta verificando ? che in italia il senato è diventato un Cancro; che ci sono ben tre disposizioni costituzionali in contrasto con una più antica, obsolete, inutile ed appartenente ad altri anni, altri valori, altro mondo. Quando in Italia l’ analfabetizzazione era diffusa e dominante, dove chi sapeva parlare ed esprimersi e leggere, era grande e maturo, dove pochi erano i laureati. Ora i giovani sono i laureati, e i vecchi i diplomati. Oggi i giovani girano il mondo e conoscono più di una lingua, sanno utilizzare tutte le tecnologie e disporne come meglio credono, e i vecchi no.
Un Cancro, il Senato, che garantisce e rinnova all’ Italia un parlamento di VECCHI, dove il giovane non è assolutamente rappresentato anche se è lui che PAGA le pensioni ai VECCHIETTI rappresentati. Gli stessi VECCHI che hanno rovinato l’ Italia, e continuano a farlo, gli stessi vecchi che continuano a parlare della seconda guerra mondiale e ai partigiani, non all’ innovazione, alle tecnologie, e al futuro.
A me sinceramente mi fa rivoltare lo stomaco che in una democrazia occidentale ci siano ancora forme di razzismo ( perché di razzismo si tratta… ) e di profonda ignoranza tali che certi “vecchietti” ritengano ancora di essere i più maturi, i migliori. Ci sono 21enni,22enni,23enni che lavorano, che contribuiscono con il loro reddito al vostro benessere, e che in quel caso, sono per voi maturi e molto riflessivi, quando si tratta di pagare le vostre pensioni, ma invece ignoranti e stupidi quando si tratta di votare i loro rappresentanti.
Sparite, vergognatevi per quello che ci state lasciando, che state lasciando ai vostri figli ed ai vostri nipoti, buffoni!