Il No Berlusconi Day del prossimo 5 dicembre si preannuncia fin da ora come uno degli eventi più degni di nota degli ultimi anni, almeno per quanto riguarda il rapporto tra politica e nuovi media: una manifestazione indetta “dal basso” su Facebook, che raggiunge in un mese quasi 300.000 aderenti potenziali e a cui ben 2 partiti decidono di aderire, non certo è cosa di tutti i giorni.
C’è chi però si è chiamato fuori: stiamo parlando ovviamente del Partito Democratico. Con motivazioni che spaziano dagli equilibrismi di Pierluigi Bersani (”non aderiremo però esprimiamo rispetto“), degni della peggior scuola delle Frattocchie, e candide dimostrazioni di anacronismo. Una su tutte quella di Anna Finocchiaro:
Il più grande partito di opposizione alle manifestazioni non aderisce, le organizza. Su piattaforme magari condivise ma pensate prima
Poche uscite di dirigenti del PD in questi ultimi anni hanno dimostrato meglio la drammatica arretratezza culturale della sua classe dirigente, prigioniera di una visione novecentesca del rapporto tra partiti, opinione pubblica e media.
L’avvento dei nuovi media, Internet su tutti, ha cambiato in profondità il rapporto tra politica e cittadini, aprendo per questi ultimi possibilità inedite di intervenire autonomamente nella sfera pubblica - con quella che Manuel Castells (autore del recente “Comunicazione e Potere“, qui la recensione di polisblog) chiama “autocomunicazione di massa“.
Non si tratta necessariamente solo di Internet: il sociologo di Barcellona racconta tra le pagine del suo libro la vicenda illuminante dei giorni convulsi che la Spagna ha vissuto tra gli attentati dell’11 marzo 2004 e le elezioni del 14.
Come ben ricorderete, in un primo momento il governo conservatore di Aznar, e la maggior parte dei media spagnoli “tradizionali”, accreditarono la tesi che vedeva l’ETA dietro gli attentati. Questo nonostante le prime indagini sembrassero provare piuttosto il coinvolgimento di Al-Quaeda.
Il motivo? Si trattava di una bieca speculazione elettoralistica, volta a cercare di guadagnare consenso nelle urne: un attentato ETA avrebbe giovato al PP (che l’aveva combattuta ferocemente), mentre uno di Al-Quaeda no (perchè sarebbe stato visto come conseguenza del coinvolgimento nella guerra in Iraq, a cui gli spagnoli erano sempre stati contrari).
Cosa successe allora? La popolazione, autonomamente, via SMS, si mobilitò dal basso per manifestare il proprio sdegno davanti alle sedi del PP di tutto il paese, mano a mano che alcuni media indipendenti avevano fatto trapelare la verità.
Il risultato? Il ministro degli interni fu costretto ad andare in Tv ad ammettere l’errore, e il giorno dopo il PP subì una sconfitta elettorale tanto bruciante quanto inaspettata (stando ai sondaggi di qualche giorno prima).
Questo episodio è emblematico di come le forme della partecipazione politica cambino nella nostra epoca, marchiata in profondità dalla presenza di nuovi mezzi di comunicazione, che il “popolo” può autonomamente sfruttare a proprio piacimento. Senza dipendere da partiti e media tradizionali.
Il PD, con le sue dichiarazioni imbarazzanti, dimostra di non aver afferrato neanche l’1% di tutto questo, nonostante tutti gli sforzi profusi in operazioni come YouDem: al giorno d’oggi rivendicare la “primazia” del partito nel definire l’agenda, la tempistica e la piattaforma delle mobilitazioni politiche non ha più alcun senso.
O meglio, lo può avere solo per una classe dirigente anziana e drammaticamente alienata dal paese come quella che il PCI ci ha lasciato in eredità. Un gruppo di leader che, neanche tanto segretamente, rimpiange i tempi del partito-chiesa di massa novecentesco. Che - è bene precisarlo - non torneranno più.
E così, la nuova dirigenza Bersani, mentre dichiara di voler “riportare il partito tra la gente” rischia di non accorgersi che il paese si è mobilitato, ma l’ha fatto senza di lui.
In questo modo, i democratici rischiano ben più di una colossale figuraccia: rischiano di rimanere completamente schiacciati tra un fermento di automobilitazione sempre più intenso sui nuovi media da un lato e, dall’altro, il dominio inconstratato di Silvo Berlusconi sui quelli tradizionali.
Mettendo così in pericolo la propria stessa esistenza.
enrico-xc
17 nov 2009 - 00:31 - #1berlusconi e’ stato eletto democraticamente, deve governare in pace.
sergyx
17 nov 2009 - 00:54 - #2@1
- si, è stato eletto democraticamente dal popolo;
- si, deve quindi governare in pace il Paese;
- no, non può usare il potere istituzionale conferitogli dal Presidente della Repubblica per amministrare diversamente dall’interesse della cosa pubblica;
- si, è un cittadino uguale a tutti gli altri;
- no, non è al di sopra della legge;
- si, se ha processi pendenti deve farsi processare come tutti gli altri cittadini.
-
ventoacqua
17 nov 2009 - 04:48 - #3#1: “Sono fiero di appartenere a uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Un premier non può essere al di sopra della legge, ma nemmeno al di sotto. Se devo scegliere fra me e il fatto che restando al mio posto possa mettere in grave imbarazzo il Paese che amo e che ho l’onore di rappresentare, non ho dubbi: mi faccio da parte perché anche il primo ministro dev’essere giudicato come gli altri”
Il premier israeliano Olmert , 4 agosto 2008.
ventoacqua
17 nov 2009 - 04:53 - #4Per una volta devo spezzare una lancia a favore del PD, partecipare ad una manifestazione esplicitamente ed unicamente contro il capo del governo per la direzione del PD potrebbe rivelarsi controproducente, si darebbe il fianco a quanto accusano il PD di essere ‘precluso ideologicamente’ contro il governo (i sostenitori di Berlusconi, come enrico, pensano che Veltroni (!) fosse un antiberlusconiano, vedete voi…)
Credo dunque che il partito debba sostenere questa (lodevolissima) iniziativa, ma forse sarebbe opportuno che Bersani non intervenisse.
dammilo
17 nov 2009 - 07:23 - #5secondo me è giustissimo così. bravo bers
l’antiberlusconismo dovrebbe rimanere una cosa “di popolo”, e non dare fondamento a intere linee di partito, che dovrebbero essere senz’altro più “profonde” e più AUTONOME del “lui mi fa schifo”: e quando lui non ci sarà più? (ma questi sono tutti discorsi già fatti)
sandokan71
17 nov 2009 - 09:24 - #6Finocchiaro: “il più grande partito di opposizione”…?
Semmai il più grande partito NON di maggioranza.
Visto che l’opposizione non l’hanno MAI fatta.
angelouni
17 nov 2009 - 10:14 - #7come darti torto giulio..
anche la storia del 5 dicembre ..quì TUTTA L’OPPOSIZIONE, e quindi non solo il pd, parla.. urla.. accusa.. fa manifestazioni, ma all’atto pratico siamo sempre allo stesso punto.si fa qualcosa contro il capo del governo, qualcosa che attira la gente, ma che imploderà così come è esploso e come quasi tutte le iniziative di questo genere, prese in Italia.
questo anche perchè appunto la distanza che c’è tra i partiti e la gente è abissale.nel caso del pd il problema è appunto che non è in grado di interpretare i desideri ( e quindi “le direttive” dei suoi elettori),in altri casi, vedi l’idv,la sua opposizione urlata che spaccia per “l’unica reale” e che magari lo è pure. I suoi dirigenti non capiscono, a mio parere, che un conto è urlare e trascinare le masse, magari anche a manifestazioni di grande portata, un altro è quando queste masse ti devono sostenere politicamente col voto. allora urlare serve molto meno. passare la “vita politica” a denigrare qualcuno, a “creare” un nemico e concentrarsi solo su di lui, nel lungo, ma anche nel medio termine è sempre controproducente. questo indipendentemente dal fatto che in questo caso il “nemico” sia reale e che realmente andrebbe abbattuto politicamente. l’emotività ha le gambe corte e se per chi fa politica è motivo di “lavoro” proseguire per la strada intrapresa, per la maggioranza delle persone, che non fa politica attiva,una volta passato il “momento emotivo”, la cosa si rigira su sè stessa e scompare. i dirigenti di partito, di qualunque partito, sembrano non essersi mai accorti di tutto questo,ma la grande capacità comunicativa (di gran lunga maggiore di qualunque esponente delle varie opposizioni) del pdl e del suo leader, nonchè la loro minore indecisione ( o menefreghismo) hanno chiaramente fatto la differenza in questo senso.
grande post.
winkiller
17 nov 2009 - 10:26 - #8Ero un elettore di sinistra.
Credevo in valori come l’uguaglianza, l’accoglienza, la parità di oppurtunità, diritti e doveri. Credevo che le persone con le giuste idee e la giusta determinazione potessero cambiare il mondo, ma le persone che ho votato per anni si sono dimostrate più attaccate alla loro posizione politica che ai valori che andavano decantando di piazza in piazza.
Ora sono solo un cittadino incazzato e farò tutto quello che è in mio potere per difendere tutto quello in cui credo da quest’assalto da parte di gente che ha già tutto, ma che vuole ancora di più, anche se nessuno di quelli che credevo miei rappresentant, farà nulla per aiutarmi.
heike
17 nov 2009 - 10:29 - #9ma perché mai il pd dovrebbe partecipare a una manifestazione antiberlusconiana? meglio che non ci sia, così sarà coerente con il tipo di opposizione che propone.
ice
17 nov 2009 - 10:45 - #10perchè si fanno queste manifestazioni di piazza?
1_per “caricare” ancora di piu chi già è contro Berlusconi?
2_per dare un segnale alla maggioranza (ben sapendo che Silvio se ne frega, perchè rinunciare al potere con la sua situazione porcessuale attuale significherebbe perdere tutto)
3_dare un segnale agli indecisi che sarebbero contro, un segnale del tipo “non siete soli, la maggiornaza degli intaliani è scontenta di questo governo”
secondo me l’unico scopo sensato di questa manifestazioni sarebbe soddisfare il punto 3
peccato che il monopolio mediatico di Silvio gli permetta di impedire che il messaggio arrivi a chi resta a casa
ai telespettatori la manifestazione verrà strumentalemtne presentata come composta da una misera folla di facinorosi anarchici e violenti
qualunque sia il tono della manifestazione e il numero dei pertecipanti
lo abbiamo già visto mille altre volte
quindi fa bene Bersani a non partecipare ufficialmente
Bersani nel non cercare lo scontor mediatico con Silvio dimostra di aver capito che in quel campo grazie al monopolio mediatico di cui dispone Berlusconi è assolutamente meglio non competere
andare sul territorio, in mezzo alla gente, fare informazione faccia a faccia, far capire alla gente che i problemi ci sono, che ci sono per tutti, che non è vero che va tutto bene, che invece è vero che questo governo non sta facendo nulla di concreto per il paese
questa è la linea di Bersani
spero riesca a farla diventare la linea di tutto il PD
poi servirà anche una forte pulizia interna
eventualente a scapito del rinnovamento
per liberarsi di mele marce ben radicate nel territorio avrà bisogno dell’appoggio di dirigenti storici del partito, altrettanto ben radicati, ma di cui si possa fidare sia in termini di fiducia sia in termini di intergità morale
anche a scapito del rinnovamento, che non deve essere un rinnovamento gattopardesco
ice
17 nov 2009 - 10:46 - #11ovvio che la mia è una speranza, non solo per il PD, ma per l’intero paese
camminando-scalzi
17 nov 2009 - 16:19 - #12Non vi preoccupate ragazzi, abbiamo il nuovo capo dell’opposizione:
il compagno Gianfranco Fini
http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/compagno-fini.html