Intervista: Franco Lai e il No Berlusconi Day, la dissidenza a polisblog

berlusconi no berlusconi day

Si avvicina il 5 dicembre, data del No Berlusconi Day: su facebook, la mobilitazione prosegue: quasi 340mila "fan", siamo più o meno al livello degli appelli di Repubblica. Sarà la solita mobilitazione facile, quella che si fa a colpi di clic sull'invito, o qualcosa di più concreto? Tendo a propendere per la seconda opzione. Intanto qui sotto potete leggere un'intervista a Franco Lai, uno degli organizzatori del No Berlusconi Day, successivamente estromesso dalla stessa: lascio a voi ogni valutazione, buona lettura.

Franco, puoi raccontarci brevemente di te? Che lavoro fai, quanti anni hai, se sei un attivista politico, se lo sei diventato solo in questi ultimi tempi?

Mi chiamo Franco Lai, ho 28 anni e da alcuni mesi lavoro per un’importante azienda di telefonia mobile. Ho sempre seguito le vicende politiche italiane – e non solo. Ho le mie idee, i miei princìpi, ma non sostengo un movimento od un soggetto politico per partito preso. Letteralmente. Sono in tanti ad aver tradito i proclami elettorali, si tratta di una delusione trasversale. Ultimamente mi sono impegnato in prima persona, ma la politica c’entra solo marginalmente.

Foto | Flickr

In che modo inizialmente partecipavi all'organizzazione del No Berlusconi Day?

Sono stato contattato dal fantomatico San Precario perché anch’io come lui ho una pagina Facebook dedicata ad un certo tipo di informazione, quella che solitamente viene trascurata dai media di massa. La mia partecipazione prevedeva la diffusione massiva dell’appello, delle note e di altre informazioni atte ad aumentare le iscrizioni alla pagina. Fondamentalmente però, mi occupavo di grafica, banners, loghi e locandine, che inserivo poi su Facebook. Con San Precario, mi occupavo anche dell’amministrazione della pagina Facebook, moderandola e rispondendo ai post degli iscritti. Ho creato e gestito anche i profili Twitter e Youtube. In ogni caso, ciascuno di noi aveva un ruolo preciso, anche se apparentemente ci si dava una mano anche al di là delle proprie competenze.

Che cosa ha portato alla tua estromissione dal nucleo fondatore?
Fra gli organizzatori, durante le varie chattate collettive in cui parlavamo di idee e progetti, ero l’unico ad esternare perplessità nei confronti di alcune iniziative, specialmente di San Precario. Troppo spesso Franca Corradini, Franz Mannino o Giuseppe Grisorio hanno annuito passivamente, più che altro per evitare ciò cui sono andato incontro in prima persona. In particolare, trovavo superficiale la proposta dei gazebo informativi in ogni città, iniziativa che doveva svolgersi entro 6 giorni dalla data di pubblicazione della nota di San Precario. Sapevo già – per esperienza indiretta - che per questo genere di autorizzazioni, è necessaria una tempistica di gran lunga superiore. Mi informai su internet sulle procedure, trovai riscontro ai miei timori, cancellai subito la nota FB che parlava dei gazebo cercando di rimediare a quel grossolano errore. La mattina seguente mi ritrovai estromesso dal ruolo di amministratore. Senza una e-mail, una parola. Niente.

Secondo te, perché è accaduto questo?
A mente fredda, non credo che il vero motivo del mio allontanamento sia legato alla cancellazione della nota sui gazebo. Qualche giorno prima, Franca Corradini ci riferì di “pressioni da parte dell’IdV per fornire aiuto economico alla manifestazione, in particolare per l’allestimento del palco”. Fui io ad aggiungere la dicitura “manifestazione apartitica” ai volantini ed ai loghi da me creati per il NBD. Di Pietro e Ferrero aderirono alla manifestazione la mattina seguente alla mia epurazione… Il NBD doveva essere una manifestazione apartitica organizzata ed allestita dal basso e per iniziativa di una manciata di bloggers che non avevano alcuna intenzione di esternare le proprie preferenze politiche né accettavano di farsi aiutare da partiti o sindacati. Quando gli iscritti sono diventati centinaia di migliaia, qualcuno ha preferito allontanare il “disturbatore”, forse l’unico che premeva per non violentare lo spirito che apparentemente ci animava dall’inizio. E che ha fatto sì che questa manifestazione sembrasse diversa da tutte le altre.


Credi che ci sia poca libertà di critica, di pensiero, anche tra chi si oppone a chi porta avanti la negazione della libertà di critica e di pensiero, cioè l'attuale maggioranza di Governo?

Credo che l’opposizione non si differenzi poi tanto da questa maggioranza. Negli anni in cui la sinistra è stata al governo non ha mosso un dito contro il conflitto di interessi, ad esempio. Di certo, chi ha critiche o proposte coraggiose da esporre viene allontanato o zittito. Meglio pensare al modo apparentemente più semplice per ottenere la poltrona e conservarla a lungo. I princìpi vengono dopo e per tutti il fine giustifica i mezzi. In questo contesto, destra e sinistra non si differenziano tanto. Dovrebbe far riflettere il fatto che gli organizzatori con cui ho lavorato abbiano fatto propri gli atteggiamenti antidemocratici e dittatoriali tipici del berlusconismo cui dicono di volersi ribellare. L’organizzazione NBD è un perfetto spaccato dell’italietta di oggi.

Quanto gente ci sarà in piazza al NBD secondo te?
Nella domanda presentata alla questura a metà ottobre parlavamo di 10.000/20.000 persone. La mobilitazione dei partiti porterà senz’altro a cifre maggiori. A mio dire, il punto principale non è però il numero dei partecipanti, ma la qualità. Nei proclami iniziali, avremmo preferito avere 10.000 cittadini vestiti di solo viola, che 70.000 simpatizzanti con striscioni e bandiere inneggianti al comunismo o al Che. Senza dubbio mancheranno tutti quei simpatizzanti di destra che avevano dato la loro adesione esclusivamente in funzione dell’apartiticità dell’evento.

Qual è l'utilità di questo genere di manifestazioni?
Il NBD avrebbe dovuto dimostrare che qualunque cittadino – con un minimo di spirito di iniziativa – può radunare migliaia di persone accomunate dagli stessi ideali e dallo stesso obiettivo. Il NBD avrebbe dovuto spazzar via la passività cui ci sottopongono televisioni e quotidiani. Internet ti permette di partecipare attivamente, con un’idea da esternare e da condividere. Magari non avremmo ottenuto le dimissioni di Berlusconi, ma avremmo fatto capire che non c’è bisogno di affiliarsi ad un partito o ad un sindacato per allestire un evento che amplificasse la voce del dissenso allestire un evento che amplificasse la voce del dissenso. Questa manifestazione è ora uguale a tante altre. Di originale c’è solo l’idea iniziale, non più il modo in cui è stata portata avanti. Considerando questo, credo che la risposta alla domanda possa risultare implicita solo ai più distratti.

Credi che gli italiani abbiano perso l'abitudine di scendere in piazza? Dovrebbero ritrovarla?

Sappiamo ancora scendere in piazza, forse lo stiamo riscoprendo. Tuttavia, ritrovarsi nello stesso luogo senza un obiettivo concreto, tralasciando i princìpi, senza uno sguardo al domani, ma con una bandierina colorata, rischi di apparire come un enorme rendez-vous fine a sé stesso. Come un concerto-evento cui non si vuole mancare perché ci saranno tutti, anche se non si sa bene perché.
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