
Ogni volta che esce un nuovo dato sulla disoccupazione, peggiore del precedente, il governo commenta “Andiamo meglio della media europea“. Ci sono varie ragioni per cui questa affermazione è solo parzialmente vera, alcune delle quali sono state illustrate proprio su queste pagine in un recente articolo.
Al di là dei tecnicismi delle definizioni statistiche, però, c’è un’altra ragione macroscopica per cui dovremmo andare poco fieri della performance del nostro paese: il tasso di disoccupazione giovanile è infatti molto peggiore della media europea, e tra i più alti del continente.
Ad ottobre la proporzione di under 25 alla ricerca di lavoro è stata quasi del 27%, a fronte di una media nell’Unione del 21 circa. Paesi come Germania e Olanda oscillano tra il 7 e il 10, ma anche nuovi arrivati come la Polonia hanno risultati decisamente migliori del nostro
Quel che è peggio è che, mentre gli altri paesi europei prevedono generalmente un sussidio per tutti i disoccupati, dalle nostre parti il perverso sistema di welfare fondato sulla cassa integrazione porta paradossalmente ad escludere proprio quei giovani precari che più ne avrebbero bisogno.
Se il quadro è questo, c’è poco da stupirsi se si scatena un dibattito sulla lettera con cui Celli invita il figlio ad abbandonare il paese. C’è molto da meravigliarsi, invece, di come la Lega Nord possa permettersi di lanciare provocazioni su un falso problema come quello della Cassa Integrazione agli immigrati senza suscitare una rivolta della popolazione giovanile.
Che dovrebbe essere stanca delle distrazioni che le vengono proposte da una politica sempre più populista, e avere urgenza di soluzioni concrete ai propri problemi. Perchè non sono mai stati tanti come oggi.
chico-mendez
02 dic 2009 - 16:27 - #1Il calcolo non ‘e fatto tra popolazione lavoratrice e popolazione non lavoratrice, e’ fatto solo basandosi sui dati in possesso agli uffici provinciali del lavoro e agenzie interinali, mancano tutti coloro che non ai vvalgono di questi sistemi per cercare lavoro, quelli pagati con stipendi da fame con ritenute d’acconto, quelli che rinunziano a cercare lavoro, quelli che lo cercano usando agenzie estere o esterne ai circuiti, quelli legati ai cercatori di teste, quelli appena usciti da scuole ed universita’……
puntini-puntini-xanderoby
02 dic 2009 - 16:43 - #2La disoccupazione italiana ha ben altre cifre rispetto quelle certificate.
Ci sono intere fasce a spasso, e solo ora che il precariato sta sfondando le patetiche certezze di quei pochi lavoratori sottratti alla sua mannaia in questi anni i governi fingono d’accorgersene tutelando, al solito, solo questi ultimi.
Van giù tutti i comparti, pure quelli che han intrallazzi politico-mafiosi.
Non c’è una prospettiva minima che investa in una qualsiasi visione del futuro entro 5 anni.
Uno dei pochi primati di cui andar fieri (si fa per dire..) è lo smercio di sostanze stupefacenti, siamo uno dei porti d’attracco e dei canali miglior per portarle in tutta la piazza europea, sempre che Spagna e Grecia non ci superino.
Consiglierei di rendere il traffico di sostanze stupefacenti la base della nostra economia per il futuro (visto anche la penetrazione trasversale nella popolazione, dal ricottaro al politico), insieme alla prospettiva di diventar un paese off-shore.
Putin, Gheddafi, Lukašenko son i rispettivi istituzionali del Cartello di Medellin.
Mentre il nano tratta con loro, i compari malavitosi trattano coi cocaleros.
william-wallace
02 dic 2009 - 16:48 - #3Il problema sono anche i troppi laureati.
Abbiamo migliaia di laureati in Psicologia, Scienze Politiche e Filosofia: materie bellissime, per l’amor di dio, ma che di sicuro non aiutano a trovare lavoro.
E intanto non abbiamo più falegnami, elettricisti e idraulici…
puntini-puntini-xanderoby
02 dic 2009 - 17:01 - #4Il problema dei laureati nasce da diverse situazioni:
- un paese manifatturiero diventa (come han fatto in larga maggioranza gli altri) un paese basato su servizi, dove la preparazione universitaria è richiesta. In Italia invece che trasformarci in paese di servizi siam andati indietro, perdendo grandi industrie ed ormai anche piccola e media impresa (d’altra parte era aberrante anche solo pensare di poter competere);
- le riforme sul piano universitario son sempre state fatte col qlo.
“Abbiam meno laureati? Formiamone (fintamente) di più!”, così son nati il nuovo ordinamento che, invece che sopperire agli abbandoni universitari ha abbassato la qualità (teorica, è vero, più che pratica..) dei laureati. Risultato? Più laureati capre che non servono a niente perché non han un ambiente che investe in loro facendo ricerca ed innovazione o su quelli che, tra loro, sono decisamente sopra la media, che infatti migrano all’estero.
- Sul piano sociale s’è creato un finto reaganismo (indoviniamo grazie a chi..) dove tutti vivono sopra le proprie possibilità, anche solo culturalmente, ed essere operaio equivale ad essere la peggio feccia del paese (ed infatti gli operai si son radicalizzati e trasferiti su posizioni ultrafasciste).
Non si può intervenire solo su un piano senza riformare gli altri, sarebbe come cercar di sistemare una sola gamba del tavolo.
Ma dato che su quei piani ed in questo sfascio qualcuno continua a lucrare, vuoi le lobby universitarie, vuoi le lobby manifatturiere, vuoi le lobby bancarie, vuoi le lobby politiche, allora si continua a scavare invece che risolvere problemi.
man-in-black
02 dic 2009 - 18:06 - #5Sulla disoccupazione giovanile, secondo me, influisce il fatto che ci sono troppi bacucchi che fanno un patto vita natural durante colla poltrona: sembrerebbe una riflessione poco seria ma è tutt’altro che approssimativa: il ricambio generazionale, che è cosa naturale negli altri paesi sviluppati, in Italia è sui generis, per non dire altro. Poi, per quanto riguarda la lettera del dott. Celli, voglio far notare che le parole menzionate nella missiva, confessiamolo, anzi, che si abbia il coraggio di confessarlo, sono, non solo un grido di allarme, ma la razionale presa dell’evidenza di un paese destinato all’autodistruzione.
P.s.: quella dei troppi laureati è un discorso privo di lucidità: insomma, il tipico ragionamento di chi entra nel novero della lega di diritto ?_?
asterio
02 dic 2009 - 18:10 - #6un paese in cui tutti i problemi vengono scaricati sui giovani è un paese che non ha futuro… e lo dico da non più giovanissimo (e comunque fuori dalla fascia di cui parla l’articolo da un decennio).
Un paese che sforna laureati che non riesce ad impiegare (sono uno di quelli riadattato ad altre mansioni pur di mangiare), che sottoutilizza o peggio fa scappare è un paese che non sa pensare al futuro.
Un paese che abbassa il livello dei corsi di laurea per vantarsi di un maggior numero di laureati è un paese che vuole l’ignoranza dominante in tutti i livelli, che vuole usare i numeri per farsi bello davanti agli altri paesi (ricordate gli arsenali immaginari propagandati da Mussolini di fronte alle altre nazioni?), che non ha lungimiranza sul problema lavoro (laureati impreparati faranno ancora più difficoltà a trovare un posto appagante e viceversa, essendo comunque laureati, tale posto pretenderanno, spesso preferendo restare disoccupati in attesa piuttosto che accontentarsi di altro - almeno sinché mamma paga).
Doctz
02 dic 2009 - 19:19 - #7Ho valutato e sto valutando sempre con più attenzione la possibilità di mandare tutto al diavolo qui appena mi laureo (tra non molto). Semplicemente non mi si offre NULLA, se non lavori sottopagati o peggio “aggratis” per mesi (quando va bene).
Il problema è quale altro paese offre qualcosa di più del nostro che non sia un beneficio solo di breve periodo? Io non vedo molti candidati..
enrico-xc
02 dic 2009 - 19:38 - #8il lavoro arriva se quelli che odiate tanto, ovvero gli imprenditori, investono soldini loro, si sbattono, hanno idee migliori dei colleghi esteri, sarebbe ora che anche i lavoratori cominciassero a considerare il proprietario dell’ azienda dove lavorano il principale operatore del loro benessere, non un nemico da odiare…
puntini-puntini-xanderoby
02 dic 2009 - 20:00 - #9Visti i risultati dell’imprenditoria italica starei zitto fossi in te.
Ma se fossi in te ciarlerei scemenze a raffica, quindi non posso incolparti di nulla, dopotutto non è colpa tua.
P.S.: “sarebbe ora che anche i lavoratori cominciassero a considerare il proprietario dell’ azienda dove lavorano il principale operatore del loro benessere, non un nemico da odiare…” e viceversa, visto che da 30anni l’unica idea per mandare avanti le baracche che chiamano aziende è tagliare sul personale o ridurne le aspettative e giocarsi tutto in Borsa piuttosto che metter in piedi un piano industriale più lungimirante di 3 mesi.
enrico-xc
02 dic 2009 - 20:05 - #10se non vi sta bene allora fatevela voi una impresa se siete tanto bravi. mi vien da ridere solo a pensarci
puntini-puntini-xanderoby
02 dic 2009 - 20:14 - #11Ah ecco, se invece sono tanto bravi si mettano loro a produrre invece che pagar qualcuno, sai quanto risparmierebbero e come sarebbero perfetti i prodotti?
Mi vien da ridere al solo pensiero! XD
enrico-xc
02 dic 2009 - 20:18 - #12di gente che ha bisogno di campare e’ pieno il pianeta, di gente che ha il fegato e le capacita’ di fare impresa molto meno, chi pensate che abbia piu’ bisogno?
puntini-puntini-xanderoby
03 dic 2009 - 00:23 - #13Di gente che ha capacità di fare impresa non se ne vende l’ombra da decenni in Italia.
Tra l’altro vorrei sposar un tuo concetto: di gente che ha bisogno è pieno il mondo, occhio a pestar troppi piedi, che poi finisci appeso a testa sotto e ti chiedi perché. ;)
marla-singer
03 dic 2009 - 08:37 - #14Il problema è anche che non ci sono più i vecchi corsi di formazione professionali, quelli finanziati dalle regioni, gratuiti dove tanti ragazzi, magari poco tagliati per lo studio, imparavano un mestiere: elettricisti, meccanici, tornitori, idraulici, fabbri, muratori….ed altro ancora. Il risultato era che all’epoca non si dovevano patire le pene dell’inferno per cercare un idraulico e non si doveva stipulare un mutuo per pagarlo.