Antonio Satta (Upc) dà la "sveglia" a Casini per il nuovo grande Centro

Duecento presenti, trenta interventi, numerosi e qualificati ospiti di movimenti e partiti hanno caratterizzato la prima riunione del Consiglio nazionale dell’ Unione Popolare Cristiana (UPC) tenutasi ieri a Roma nella Sala conferenze della Camera dei deputati.

Visibilmente soddisfatto il segretario nazionale del nuovo soggetto politico centrista On. Antonio Satta, politico di matrice cattolica, colto e di esperienza, cultore dell’arte della mediazione e della politica del fare, amante delle sfide: “L’UPC parte con il piede giusto – dice Satta - lo dimostra la partecipazione attiva del nostro Consiglio nazionale e il confronto ampio e schietto, senza peli sulla lingua da parte di nessuno. Qui non ci sono padri padroni e neppure leader da omaggiare. Dimostriamo coi fatti che c’è spazio per chi vuole fare politica come servizio al Paese, onestamente, impegno morale prima che politico, per cambiare questo stato di cose”.

- Si può già misurare il “peso” di questa nuova formazione centrista? “Siamo abituati a stare con i piedi per terra e a guardare in faccia la realtà, che in questo caso è per noi positiva essendo già presenti, dopo poche settimane, in tutte le regioni d’Italia. Sin d’ora possiamo affermare che l’UPC, dopo l’UDC, è la componente più strutturata della Costituente di Centro”.

– Ma serviva un nuovo partito? “L’UPC è nata non per dividere ma per aggregare. E’ nata e si sviluppa per spingere chi, pur avendo deciso il giusto percorso, non si decide a imboccare la via e a camminare col passo imposto dai tempi della politica e raggiungere il traguardo”.

– Una tirata d’orecchie al leader dell’UDC, Pierferdinando Casini? “Non serve personalizzare. Casini e l’UDC hanno fatto molto per resistere ai colpi pesantissimi di un bipolarismo fallimentare che ha ridotto l’Italia in pessime condizioni, non solo economiche. Adesso però l’UDC non può giocare di rimessa, altrimenti rischia di rimanere chiusa nella logica dell’”egemonia dei perdenti”, rischia cioè di accontentarsi di essere la parte più forte degli “sconfitti”, di rappresentare l’egemonia degli ex DC. Bisogna andare oltre e fare il nuovo grande partito di Centro, con chi ci sta. Decidersi, insomma: poi chi vuol venire, anche dal Pdl e dal Pd, risponderà all’appello. Lo dimostra l’esempio significativo di Francesco Rutelli”.

– L’UPC punta a rifare la vecchia DC? “Assolutamente no. La DC fu un partito con limiti ed errori ma l’unico partito che aveva visto giusto e aveva ragione nelle scelte di fondo. Salvò e rilanciò l’Italia. Questo è un dato storico, oltre che politico. Ma quell’esperienza è irripetibile. L’UPC nasce nel solco degli ideali del popolarismo sturziano e degasperiano, nell’insegnamento di Aldo Moro, crede nei valori del cristianesimo. Noi però guardiamo all’oggi e al futuro, da democratici cristiani laici e riformatori, cosa serve oggi agli italiani, qual è l’Italia da costruire domani”.

– In sintesi, a cosa puntate? “Rilanciamo la sfida perché vogliamo reagire a un vuoto politico generale e anche a un impasse di un Centro che c’è ma non si decide a fare, appunto, il passo decisivo della “grande unità. L’antipolitica è stata la furbata per fare una brutta politica. La distruzione dei grandi partiti è stata fatta per fare brutti partiti personali e padronali. Siamo il seme del nuovo centro. L’UPC vuole concorrere, insieme ad altri, a ridare ossigeno alla democrazia, scomporre questo sistema bipolare e ricostruire un Paese normale. Siamo vicini all’alba della terza repubblica.”.

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