Lunedì sembrava che stessimo per affiancarci alla Cina, per quanto riguarda la censura sul web. Roberto Maroni, ministro dell’Interno, invocava leggi speciali e misure repressive contro i “siti che incitavano all’odio”. Si parlava anche di “filtrare” gli indirizzi, impedire di visitare alcuni siti. Tralasciando la difficoltà di arrivare a una definizione univoca di cosa inciti all’odio o meno, cosa possa essere ritenuto reato e cosa no, era una proposta da brividi. Censura allo stato puro. Censura di Stato.
Fortunatamente - per ora… - la proposta di Maroni è caduta nel nulla. Ma se volete vedere una democrazia moderna, dove questi sistemi esistono e sono in fase di test, potreste fare un salto in Australia. Una serie di siti - decisi dal governo - finiscono in una black list dei provider, e non puoi vederli (in realtà, puoi, ma non è una procedura semplice, alla portata dell’utente medio): c’è un articolo piuttosto tecnico ma molto interessante a riguardo su downloadblog.
Stefano Rodotà, giurista ed ex Garante per la Privacy, aveva però spiegato bene la situazione, per quanto riguarda le libertà e i reati digitali…
Vi è una vecchia formula che ben conoscono coloro i quali si occupano seriamente di Internet: quel che è illegale offline, è illegale anche online. Tradotto nel linguaggio corrente, questo vuol dire che Internet non è uno spazio privo di regole, un far west dove tutto è possibile, ma che ad esso si applicano le norme che regolano la libertà di espressione.
macleod
17 dic 2009 - 12:49 - #1”quel che è illegale offline, è illegale anche online”
Con questo si può dire che inneggiare alla morte del premier costituisce cmq un reato….qua si confonde libertà di parole con inneggio alla violenza e all’omicidio…come molti internauti così barbaramente fanno. Cmq se il ministro chiudeva tali siti , faceva più che bene, qual’è la libertà di parola se inneggi alla MORTE e VIOLENZA….????
La libertà di opinione è critica, satira, notizie, non INNEGGIO ALLA MORTE E VIOLENZA!!! Queste son parole criminali.
puntini-puntini-xanderoby
17 dic 2009 - 13:04 - #2Dovresti chiederlo a quelli che voti, vercingella, “qual è la libertà di parola se inneggi alla MORTE e VIOLENZA….????
La libertà di opinione è critica, satira, notizie, non INNEGGIO ALLA MORTE E VIOLENZA!!! Queste son parole criminali.” visto che sono più volte stati beccati a pestare ed aizzare a pestare ed uccidere incendiandoli immigrati.
macleod
17 dic 2009 - 13:10 - #3@2
ma tu riesci a parlare senza riempirti sempre di insulti o l tuo cervello striminzito non lo riesce a concepire…sei per caso un idiòta patentato, che non combinava neanche a scrivere correttamente il mio nome…???
Che azz c’entrano gli immigrati??? qua si parla di un alta carica di stato, ah beh per te l’unica carica importante era quell’assassino di Stalin.
puntini-puntini-xanderoby
17 dic 2009 - 13:13 - #4Quali insulti, vercingella?
Ho ripreso le tue parole e declinate contro i veri fomentatori d’odio e criminali.
Se sei tanto superpartes come ritiene dimostralo condannando quegli assassini, invece di fartene portavoce nel blog e farti rappresentare da loro in parlamento.
Sarà una bella rampicata..
william-wallace
17 dic 2009 - 13:28 - #5Non si sta confondendo la libertà con l’anarchia?
william-wallace
17 dic 2009 - 13:30 - #6“visto che sono più volte stati beccati a pestare ed aizzare a pestare ed uccidere incendiandoli immigrati.”
Chi? i leghisti? Va che sei informato male…
ugo-manetta
17 dic 2009 - 13:41 - #7Forse a molti sfugge un semplice concetto: se io vado su facebook, creo un gruppo che inneggia all’odio nei confronti di un determinato politico o di qualunque altra persona, usando parole diciamo non appropriate, la suddetta persona può tranquillamente denunciare la cosa alla polizia postale che non avrà alcun problema ad associare ad un account facebook come ad un semplice post su questo blog, il nome e il cognome di chi effettivamente l’ha scritto.
Purtroppo ci sono persone che credono ancora all’anonimato su internet, forse si dimenticano che all’atto della sottoscrizione di un abbonamento con un service provider bisogna dare nome e cognome e che all’atto di sottoscrizione dell’account di qualunque servizio internet bisogna dare almeno una e-mail, alla quale ovviamente sono associati un nome ed un cognome.
Non dico che non esistano modi per aggirare certi controlli ma la massa delle persone che scrive su internet è facilmente rintracciabile.
cuddy
17 dic 2009 - 17:46 - #8LA CINA È VICINA
caligola
18 dic 2009 - 21:57 - #9RIDICOLA LA COSA. E SQUALLIDO è chi ci crede. In tutto il mondo (civile) non ci sono restrizioni su internet, e le cose vanno “bene”.
Uno squilibrato senza nessun mandante fa un ridicolo attentato al presidente e la cosa viene usata come scusa per imbavagliare il web.
E VOI RIUSCITE A CREDERE A QUELLO CHE VI RIFILANO.
La morte del web equivarrebbe alla morte dell’Italia, visto che anche l’ultimo mezzo di libera informazione/espressione cadrebbe (e ci siamo vicini).
Se succederà, ragazzi miei, me ne andrò, e spero che il destino dell’Italia sia quello di affogare nella propria me*da (scusate ma non riesco a trovare vocaboli meno offensivi per descrivere mafiosi piduisti o imbecilli che credono a cosa i mafiosi piduisti dicono…sarò arrestato?). Spero solo che il CANCRO che l’Italia sta diventando non si diffonda nel resto del mondo, davvero…perché è seriamente il PEGGIOR scenario che potrebbe esistere (almeno le dittature pubblicamente dichiarate sono tali, ma questo subdola e lenta perdita di coscienza è atroce).