Aspettando l’Expo Roberto Formigoni pensa ai pendolari (solo se nevica)

pubblicato da giovanni molaschi – orientamento politico: Orientamento politico
categorie: Interni



Per capire quanto l’attacco di Roberto Formigoni contro le Ferrovie dello Stato, colpevoli secondo il Governatore della Lombardia di aver bloccato i treni senza interpellare la regione che amministra, sia sterile è sufficiente soffermarsi su quanto l’esponente politico ha fatto per i pendolari negli ultimi anni.

Lui e la sua Giunta sono diventati sempre più degli spettatori di un reality show composto da concorrenti che quotidianamente hanno dovuto confrontarsi con dei mezzi di trasporto degni del più povero paese africano. Con tutto il rispetto per il continente nero.

Perché arrabbiarsi solo ora per l’inefficienza di Trenitalia? Perché parlare di disservizi solo, e soltanto, nel momento in cui sono conclamati e non risolti da tutti? Perché non mettersi in gioco e capire come prevenire gli stessi disagi (sicché in ogni anno c’è spazio per l’inverno)?

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Domande alle quali Roberto Formigoni ha glissato tanto quanto il suo maestro, Silvio Berlusconi, che tenta di imitare appena sia possibile. Tanto quanto il Presidente del Consiglio il Governatore della Lombardia parla di problemi solo quando potrebbero essere mediaticamente interessanti.

Non dimentichiamoci poi che mai come in questo periodo conviene all’esponente politico dimostrarsi presente.

Oltre a fare i conti con un’indagine in corso Roberto Formigoni dovrebbe prepararsi per le prossime elezioni regionali previste per il 2010. E sì, dovrebbe confrontarsi anche con l’Expo.

Saran pur belli i palazzi che per l’occasione si vogliono costruire ma se per visitarli un italiano medio deve prendersi una giornata di ferie perché per raggiungerli deve organizzare un vero e proprio pellegrinaggio forse è meglio capire le priorità.

Quanto è importante per Roberto Formigoni la viabilità della Regione che amministra?

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (1 Voti | Media: 5 su 5)
condividi condividi 1 commento
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    24 dic 2009 - 18:03 - #1
    0 punti
    Up Down

    La giunta Formigoni sceglie da che parte stare:
    Le scuole private lombarde possono stare tranquille mentre agli istituti pubblici restano le briciole.

    Le scuole private lombarde possono stare tranquille fino al 2015. Regnante Formigoni, non avranno problemi di bilancio: il giochino del “buono scuola” è promosso a pieni voti. La Costituzione vieta di finanziare direttamente gli istituti privati, ma a Milano e dintorni si possono distribuire a piene mani i preziosi ticket che consentono di mandare i ragazzi dalle elementari al liceo sui banchi privati coi soldi pubblici.
    Per la precisione, nell’anno 2008/2009, il 9% degli scolari ha consumato l’80% delle risorse assegnate allo studio, ovvero 47 milioni di euro finiti a pagare le rette di collegi e pie istituzioni per 98.392 ragazzi a fronte dei 12 milioni destinati al restante milione di studenti lombardi.

    Un meccanismo spiegato dal Rapporto 2009 sul finanziamento pubblico alla scuola privata in Lombardia elaborato dal Gruppo regionale di Rifondazione Comunista sulla base di un’analisi rigorosa del database dell’Assessorato all’Istruzione. Indagine annuale che stavolta ha richiesto particolare impegno visto che i dati sensibili sono stati affidati alla società di servizi Accor, quella dei ticket restaurant, scelta per rendere ancor più fluida l’attribuzione. Infatti il sistema funziona benissimo, specie grazie a qualche regoletta da dieci e lode. Lo status patrimoniale del richiedente, ad esempio.

    Mentre i genitori degli studenti della scuola pubblica devono esibire il certificato Isee per accedere a un piccolo contributo, i richiedenti la “dote per la libertà di scelta” (questo il romantico nome scelto per il bonus) godono di uno scivolo speciale, ovvero l’indicatore reddituale, dove i limiti sono molto più tolleranti e, soprattutto, non si deve dichiarare la propria situazione patrimoniale, sia mobiliare sia immobiliare. Così succede che oltre 4 mila beneficiari del ticket dichiarino al fisco un reddito tra i 100 mila e 200 mila euro annui: non proprio dei bisognosi. Altri risultano residenti nelle zone più prestigiose di Milano, come la Galleria Vittorio Emanuele o via Manzoni, roba da 20 mila euro al metro quadro. Restando sui grandi numeri, soltanto il 25% dei beneficiari dichiara un reddito inferiore a 30 mila euro, mentre tutti gli altri, cioè il 75%, sta tra i 30 mila e i 198 mila euro.

    Non è un aiuto per poveri, insomma. Scrive Enrico De Alessandri, dirigente regionale, nel suo libro Comunione e liberazione, assalto al potere in Lombardia: “Cl è, notoriamente, l’unico movimento fondamentalista in Europa che ha costituito una situazione di potere monopolistico nell’ambito di una importante istituzione pubblica come la Regione Lombardia, attraverso un’occupazione militare dei suoi esponenti in tutti i posti chiave”. Con relativi budget di spesa. Parole che sono costate al dipendente regionale un mese di sospensione dal ruolo con l’accusa di aver tradito “il rapporto di fiducia col proprio datore di lavoro”. La Regione Lombardia. O Cl?

    “De Alessandri racconta la verità, finanziare la scuola cattolica è un punto d’onore per Cl – spiega il consigliere regionale Carlo Monguzzi, dei Verdi – Il meccanismo ormai è rodato. E il consenso popolare non manca. Una grossa parte dell’elettorato vive una situazione di stabilità ma teme qualsiasi cambiamento, quindi vota chi porta avanti lo status quo. Poi ci sono disoccupati, precari, sfiduciati dalla politica, quelli che non vanno neanche più al seggio. Oppure si rivolgono alla Lega, sperando di esprimere un dissenso forte. Inrealtà l’effetto è opposto: tutto quello che accade sotto il cielo di Lombardia è condiviso a pieno da Lega e Pdl. O da Lega e Cl, per meglio dire”.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ
Network Blogo