All’inizio dell’anno Massimo D’Alema era dato “out”, oramai fuori dai grandi giochi del suo partito e della politica italiana e internazionale.
Adesso, a fine anno, il lider “maximo” è non solo il vero deus ex machina del Partito democratico, ma anche il “mossiere” di inedite alleanze che possono prefigurare nuovi scenari politici.
Ma non sono pochi, specie a sinistra, ad additare D’Alema come il “male dei mali”, il politico che trama per il potere, l’uomo dell’inciucio, sempre pronto per tutte le stagioni.
Come c’è anche chi vede nell’aggressione all’ex ministro degli Esteri il tentativo di spaccare il Pd, oggi in faticosa ripresa, e, in ultima analisi, di isolare D’Alema, cioè l’unico ritenuto vero “interlocutore” da Berlusconi e ritenuto anche l’unico (al di là dei limiti e difetti … caratteriali), “capace” di “domare” il Cavaliere.
D’Alema, in una intervista dell’altro ieri a l’Unità, ricorda che adesso Libero e il Giornale lo omaggiano, mentre in altre stagioni lo hanno attaccato anche violentemente. Insomma, D’Alema si difende (è un suo diritto) attaccando gli altri perché “strumentalizzano” le sue posizioni.
Alla domanda di Giovanni Maria Bellu: “Cosa direbbe a un giovane blogger terrorizzato dall’inciucio?” D’Alema risponde: “Non penso che il blogger di cui lei parla sia tanto giovane. Credo sia un po’ più agée. Quelli giovani si preoccupano di quanto si è fatto col clima a Copenaghen, non di queste storie ..”.
Forse è così. Ma D’Alema e il Pd non hanno niente da dire su Copenaghen e dintorni?
Non sono solo i blogger, giovani o agée, a diffidare di Massimo D’Alema e del Pd. Non è colpa di internet se da decenni D’Alema e Veltroni si azzannano fra loro, se il Pd annaspa, se la sinistra è un covo di vipere, se Berlusconi ancora governa l’Italia e domina la scena.
aldebaran85
27 dic 2009 - 11:47 - #1ma questi in pensione mai?????? largo ai giovani
sandokan71
27 dic 2009 - 11:51 - #2D’Alema è il basista di Re Silvio.
man-in-black
27 dic 2009 - 12:19 - #3Agée? Beh, che a dirlo sia un bacucco che sta alla politica come Silvio sta all’onestà è un sillogismo che porta alla conclusione che questi “giovani vecchi” sono da prevervare per i posteri(ori) ;)
nchomsky
27 dic 2009 - 12:49 - #4Dove vuole andare a parare il “partito dell’amore” , la più recente invenzione di Silvio Berlusconi per costringere al “dialogo” l’opposizione?
L’amore e la ricerca del dialogo sono la conseguenza del deplorevole e inconsulto gesto dello psicolabile Tartaglia, tuttora ristretto a San Vittore per legittima prevenzione contro altri atti inconsulti che potrebbe commettere. Dal male può uscire un bene, ripetono i salmodianti esponenti del partito dell’amore, Schifani e Bondi in testa, invocando un rapido inizio della stagione delle riforme condivise e sollecitando Bersani a dar prova concreta delle sue intenzioni in proposito.
Ma Bersani ha già risposto: vuole anzitutto discutere della situazione economica e della terapia (condivisa?) da adottare. Sulle riforme istituzionali e costituzionali vuole sapere qual è la linea del governo ed ha ribadito come premessa che il Pd voterà contro leggi “ad personam” per quanto riguarda la processabilità di Silvio Berlusconi.
Molti nella maggioranza si rifanno alla “bozza Violante” per quanto riguarda le riforme istituzionali usandola come una sorta di scaramanzia, un portafortuna che dovrebbe rassicurare Bersani a romper gli indugi e venire “a patti col diavolo” come direbbe Di Pietro, fermo nella sua decisione dissennata di anteporre l’interesse della sua ditta a quelli di un’opposizione seria e impegnata a tutelare gli interessi del Paese.
Ma sulla “bozza Violante” bisogna esser chiari. Si tratta d’un documento attuale ancorché stilato diversi anni fa.
Parla di diminuire il numero dei parlamentari, di un diverso ruolo del Senato e di altre modernizzazioni istituzionali concernenti i poteri della Presidenza del Consiglio. Sono questioni importanti e non dovrebbe esser difficile raggiungere su di esse un’intesa tra maggioranza e opposizione. Ma la “bozza Violante” non fa menzione o la fa in modo vago del rafforzamento dei contropoteri necessario per procedere alle auspicabili modernizzazioni.
Non ne fa menzione perché quando Violante stilò quel documento, Berlusconi non aveva ancora manifestato la sua visione sul cambiamento della Costituzione. Quel documento oggi risulta gravemente manchevole non già per imperizia del suo estensore ma perché le condizioni del confronto- scontro sono radicalmente cambiate.
E’ perciò del tutto inutile salmodiare sulla necessità delle riforme condivise se prima il premier e i suoi salmodianti non avranno tolto di mezzo la pretesa di cambiare la Costituzione dando all’Esecutivo un potere sovraordinato sia sul legislativo sia sul giudiziario sia sugli organi di suprema garanzia a cominciare dal Capo dello Stato e dalla Corte costituzionale e - per quanto riguarda quest’ultima - ritirando il disegno di modificare le modalità di elezione dei suoi membri.
In sostanza le riforme non saranno praticabili fino a quando il premier e la sua maggioranza non torneranno sui loro propositi di alterare la Costituzione in senso autoritario. Il partito dell’amore propugna un sentimento che merita di essere incoraggiato purché non sia una maschera che nasconde un tentativo di stupro. Nel qual caso si tratterebbe - allora sì - d’un inciucio col diavolo che il Partito democratico dovrebbe denunciare e contrastare con fermissima decisione, come certamente farà.
Post scriptum. Anche il Papa è stato oggetto di ruvida attenzione da parte di una ragazza venticinquenne che l’ha trascinato a terra scatenando un parapiglia sotto le volte di San Pietro con la conseguenza di far cadere anche il cardinale Etchegaray che si è rotto il femore e dovrà essere operato. La caduta a terra del Papa e del cardinale hanno fatto il giro del mondo, né più né meno del ferimento di Berlusconi, ed è naturale che sia così. Si tratta di due incidenti analoghi con una differenza: il Papa è per definizione il capo del partito dell’amore e quindi non ha bisogno di fondarlo perché ci pensò Gesù di Nazareth duemila anni fa. Il compito di Berlusconi è dunque molto più arduo, ma proprio per questo ancor più affascinante.
Del resto in una sua recentissima affermazione si è paragonato a Gesù Cristo per il ferimento a suo danno. Siamo dunque sulla buona strada…
enrico-xc
27 dic 2009 - 13:04 - #5 (nascondi)l’ importante e’ che finalmente di pietro e’ tagliato fuori dalla sua violenza improduttiva.
billy-belial
27 dic 2009 - 13:48 - #6Lo dissi a suo tempo che D’Alema sarebbe tornato in auge
stefano1966
27 dic 2009 - 15:37 - #7Tratto da un dialogo tra Cossiga e D’Alema.
Partendo dal fatto che Cossiga aveva definito il Cav “faccia di plastica” qualche tempo prima.
D’Alema rispondgli risponde,di persona:
“francesco,altro che faccia di plastica,questo è riuscito a tenere unito e compatto il centrodestra in 5 anni all’opposizione”.
Come a marcare il fatto che il “coeso” centrosinistra non solo non è riuscito a rimanere insieme in 5 anni di opposizione,come si è visto,ma neppure in 5 anni di governo.
Cossiga convenne sul fatto e cambiò idea.
mattia77
27 dic 2009 - 18:19 - #8in che punto della sua brillante carriera ha domato berlusconi?
Ha mai guadagnato qualcosa dagli inciuci?
andreami
27 dic 2009 - 18:29 - #9Dopo averci garantito 15 anni di Berlusconi farebbe piu’ bella figura a levarsi di torno.
nchomsky
27 dic 2009 - 19:31 - #10LEADER MAXIMO:
Nel novembre 1991 D’Alema è numero 2 del Pds subito sotto il fondatore Achille Occhetto. Il presidente della Repubblica Francesco Cossiga, in due interviste a Federico Orlando sul Giornale di Montanelli, chiama in causa il partito (che ha appena chiesto il suo impeachment) a proposito di strane visite di agenti cecoslovacchi a Botteghe Oscure.
Poi parla di presunte operazioni finanziarie fra Kgb e Pds: “Venimmo a sapere che il Kgb sottraeva fondi alle autorità sovietiche per trasferirli in Occidente. Ho temuto che il nuovo Pds potesse cadere nel gioco (magari per trascinamento dei vecchi tempi, quando il Pci riceveva finanziamenti dall’Est)… Ho mandato a chiamare il ‘freddo D’Alema’. Mi ha detto che avevano preso contatto con le autorità sovietiche. L’impressione è che D’Alema avesse tenuto all’oscuro Occhetto. E poi dicono che sono io che ho i dossier… Voglio sapere chi ha proposto a D’Alema o a chi per lui illeciti trasferimenti di soldi dall’Urss; perché l’on.D’Alema non ha informato di questo i servizi di sicurezza italiani e la magistratura”. D’Alema replica a muso duro: “Sono stato un ragazzotto a fidarmi di Cossiga. Ma non è riuscito a spaventarci. Ha convocato al Quirinale i capi dei servizi segreti. Il governo chiarisce il rapporto tra presidente e servizi e l’uso degli apparati a fini di lotta politica e personale”. Nel bailamme di quei giorni convulsi, il caso finisce nel dimenticatoio. Ma per un paio d’anni rallenta la carriera di Max. Il quale poi diventerà amicone di Cossiga, grande sponsor del suo governo nel 1998.
Il virus dei Pollari. Nel 2006 scoppiano gli scandali che travolgono il Sismi di Niccolò Pollari, indagato per il sequestro di Abu Omar e per le schedature di politici di centrosinistra (fra cui i dalemiani Violante, Visco e Bargone, ma non il leader), giornalisti e pm. D’Alema, vicepremier e ministro degli Esteri del governo Prodi-2, partecipa a tutte le riunioni ristrette per decidere la riforma dei servizi e riesce a non dire mai una parola sulle responsabilità di Pollari. Ma Cossiga, altro protettore del generale, non è ancora soddisfatto e il 10 luglio lo richiama all’ordine: “D’Alema mi disse ‘Pollari non si tocca’. Però quando poi ha incontrato Pollari ha allargato le braccia e non lo ha neppure salutato”. Due giorni dopo D’Alema dichiara: “Conosco e stimo il gen. Pollari da molti anni e credo che lui abbia considerazione per la mia persona in ragione della cooperazione istituzionale che abbiamo avuto in passato. Non mi risulta che il Sismi abbia avuto una politica di violare i diritti umani. Mi pare una sciocchezza”. Il 20 novembre Pollari è avvicendato al Sismi, ma D’Alema ne loda “l’efficienza” e auspica “giudizi equilibrati per salvaguardare strutture composte da servitori dello Stato che hanno pagato con la vita”. Quando poi la querelle fra governo e giudici finisce alla Consulta, rivendica “il dovere di difendere il segreto di Stato, importante per la sicurezza dei cittadini”.
Da Telecom al fondo Quercia. Indagando sullo spionaggio illegale della Security Telecom guidata da Giuliano Tavaroli, la Procura di Milano scopre migliaia di dossier che finivano in parte sulla scrivania di Pollari. Il numero 2 del Sismi, Marco Mancini, intimo di Tavaroli, confida ai pm di aver ricevuto nel 2003 un fascicolo della Security su presunti conti esteri legati ai Ds e dice di averli mostrati al dalemiano Nicola Latorre (che smentisce tutto) su suggerimento di Pollari. Impossibile, per ora, accertare se le notizie del dossier siano vere o false: si tratta di estratti conto di banche estere riferibili al presunto fiduciario di un importante leader Ds e di documenti sull’Oak Fund, un fondo delle Cayman socio di Bell, la holding lussemburghese creata dal finanziere Emilio Gnutti per dare la scalata a Telecom con Consorte e Colaninno (i famosi “capitani coraggiosi” benedetti da D’Alema). Max & C. han sempre querelato chiunque facesse cenno alla faccenda: curiosamente però, non appena uscì la notizia del sequestro dei dossier Telecom, destra e sinistra s’affrettarono a varare un decreto che ne ordinava l’immediata distruzione prim’ancora di sapere che cosa contenevano.
Chat line Unipol. Intanto D’Alema finisce nei guai per i suoi rapporti con Consorte. Il 14 luglio 2005, in piena scalata Unipol alla Bnl, telefona all’amico assicuratore alle 9.46 del mattino: “Io poi ti devo dire una cosa…ah…se tu trovi un secondo…direttamente…Volevo dirti…delle prudenze che devi avere. Forse… ti è arrivata la voce, diciamo… Devo farti l’elenco… delle prudenze che devi avere… sì, delle comunicazioni”. Nell’ordinanza con cui chiede invano al Parlamento di autorizzare l’utilizzo delle intercettazioni, il gip Forleo spiega: “È evidente che la ‘prudenza delle comunicazioni’ non può che essere riferita a notizie avute in ordine a possibili, anzi a probabili intercettazioni in corso…verosimilmente alludendo alla notizia in quel periodo circolata negli ambienti in questione – delle operazioni di intercettazione innescate dagli inquirenti”. Per quelle telefonate la Procura di Milano non ha potuto indagare D’Alema, protetto dall’immunità europea. Chissà se il processo Unipol che si apre a Milano il 1° febbraio riuscirà ad appurare chi lo informò delle intercettazioni sul cellulare di Consorte. Ma, di quella fuga di notizie, potrebbe sempre occuparsi il Copasir.
stefano1966
27 dic 2009 - 20:24 - #11@ 10
Stavolta le ricostruzioni della utanpedia sono reali.
Se ti leggi l’ultimo libro di Cossiga (dubito ti interessi) ti spiegherà perchè ha appoggiato il governo D’Alema fondando un partito per l’occasione.
Non mi pare fosse proprio per amicizia…
mr-lorenz
27 dic 2009 - 21:42 - #12leggermente OT
ho trovato questa classifica, a mio parere al piu’ credibile, sul rischio-paese delle varie economie
http://pragcap.com/the-20-riskiest-countries
stefano1966
27 dic 2009 - 23:33 - #13@ mr lorenz
Grazie per il link.
Molto interessante.
Nella classifica superiamo tutti “solo” nel debito pubblico complessivo.
Ma sinceramente pensavo che andassimo peggio.
Sempre opinione personale.
ventoacqua
28 dic 2009 - 00:15 - #14“Re dell’inciucio”, mi pare palese.
ignorantissimo
28 dic 2009 - 03:15 - #15@enrico-xc
ti faccio notare che, se davvero la “violenza” di Di Pietro è improduttiva, e tu dichiari “l’ importante e’ che finalmente di pietro e’ tagliato fuori dalla sua violenza improduttiva”, stai - forse inavvertitamente - lavorando per l’opposizione ;)
ventoacqua
28 dic 2009 - 05:00 - #16#15: Eh già, Di Pietro ‘è improduttivo’, Annozero ‘porta voti alla destra’, eppure fanno di tutto per ostacolarli e demonizzarli, saranno masochisti…?