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Sandro Bondi contro il cinepanettone “Natale a Beverly Hills”

Pubblicato: 28 dic 2009 da Giovanni Molaschi



A seguito delle polemiche scoppiate nei giorni scorsi attorno al film “Natale a Beverly Hills”, considerato film d’essai e pertanto meritevole dei fondi pubblici, il Ministro della Cultura Sandro Bondi sta pensando di cambiare la legge che regolamenta i finanziamenti ai film.

Secondo quanto riportato da la Stampa l’esponente politico sarebbe intenzionato a supportare solo e soltanto le opere prime poiché ad oggi, come evidenzia il quotidiano diretto da Mario Calabresi, lo Stato aiuta registi che di certo non ne hanno bisogno.

Avrebbero approfittato dei finanziamenti pubblici, per rispettivi nuovi film, sia Giovanni Veronesi (tra le sue ultime opere “manuale d’amore 1 e 2”) che Ferzan Ozpetek (“le fate ignoranti”, “la finestra di fronte”, “saturno contro”).

Ora. Possibile che questi due registi, il cui successo (e il conseguente guadagno) è sotto gli occhi di tutti debbano essere aiutati dallo Stato per realizzare i loro film? No. Certo che No. Entrambi possono raccontare quel che vogliono in autonomia. Ma non a tutti questo diritto, o privilegio, è concesso.

Ben vengano quindi provvedimenti come quelli ipotizzati dal Ministro Bondi per dimostrare, concretamente, che l’Italia non è solo un paese per vecchi.

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13 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di pigi

    pigi

    28 dic 2009 - 10:16 - #1
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    Mah. E chi lo decide quando un film è d’arte e quando no?
    A questo punto diventerebbe un incentivo alla rovescia: un film che non viene guardato da nessuno è sicuramente d’arte e quindi meritevole di incentivi. Invece uno che riempie i botteghini e magari ha successo all’estero deve essere punito.
    Bondi è un ex-comunista, e si vede.

  • Profilo di macleod

    macleod

    28 dic 2009 - 10:18 - #2
    1 punto
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    basta che taglino i fondi a pieraccioni e vàccàte di natale varie con de sica e boldi e mi va tutto bene…
    Ma il fatto che sia stato considerato film d’essai… non è stato deciso dal suo stesso dicastero dei beni culturali????

  • Profilo di steve-robinson-hakkabee

    steve-robinson-hakkabee

    28 dic 2009 - 10:18 - #3
    1 punto
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    Invece di dare incentivi, detassare (diminuire le tasse) al settore del cinema troppo difficile?

  • Profilo di ice

    ice

    28 dic 2009 - 10:48 - #4
    0 punti
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    @ #3
    a cosa servono le tasse?
    a pagare i servizi che lo Stato offre ai cittadini, a redistribuire il reddito
    .
    Di conseguenza che siano incentivi, finanziamenti o sgravi fisali….ugualmente non devono essere dati a pioggia indistintamente, ma secondo un criterio
    COn i privati funziona che le tasse sono proporzionali al reddito
    Basterebbe applicare lo stesso ai film
    Che bisgono hanno di incentivi o facilitazioni fiscali i cinepanettoni di natale che ogni anno incassano oltre 10 milioni di euro ciascuno?!?!?!
    Interessante l’idea di dedicare una parte consistente degli incentivi alle opere prime di registi sconosciuti in modo che giovani capaci possano affacciarsi non solo al pubblico, ma anche alla critica e all’industria italiana

  • Profilo di chico-mendez

    chico-mendez

    28 dic 2009 - 11:00 - #5
    -1 punto
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    Condivido il concetto delle opere prime, ma purtroppo avendo qualcuno interesse nella distribuzione e produzione di film (soprattutto quelli commerciali orrendi natalizi estivi invernali primaverili) mi sa che questa cosa non passera’, natale a beverly hills e’ della filmauro quindi un ministro lo puo’ contestare…..fosse stato della medusa o direttamente produzione mediaset GUAI!!!

  • Profilo di steve-robinson-hakkabee

    steve-robinson-hakkabee

    28 dic 2009 - 11:10 - #6
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    #4 il punto é che gli incentivi decide la politica a che film darli, la detassazione é una questione matematica. ( e cosi si evitano cavolate come Barbarossa)

  • Profilo di gugly

    gugly

    28 dic 2009 - 11:21 - #7
    -1 punto
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    La scoperta dell’acqua calda! Che il contributo ci sia viene dichiarato prima dei titoli di testa.

    Detto questo, ci voleva il passo falso del finanziamento al cinepanettone per rendersi conto di tale andazzo…

    Ovviamente le polemiche saranno a 360°, in modo da coinvolgere chi del finanziamento è meritevole ma, non avendo santi in Paradiso, sarà bollato come il solito sinistrucolo da film “du’ palle”…

  • Profilo di steffa

    steffa

    28 dic 2009 - 12:13 - #8
    0 punti
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    son d’accordo con Steve, diminuire le tasse per il cinema, e anche per la musica aggiungo, come ha detto qualcuno “perchè su un libro di Emilio Fede l’IVA è al 4% e sun un CD dei Led Zeppelin è al 20?”

  • Profilo di ice

    ice

    28 dic 2009 - 12:25 - #9
    0 punti
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    @ #6
    la detassasione premia chi fa piu introiti, ma chi fa piu introti che bisogno ha di incentivi?
    Perchè Cinepanettoni di natale da 30 milioni di euro dovrebbero godere di agevolazioni fiscali cui non hanno diritto aizende con centinaia di dipendenti che magari adesso sono in crisi!?!?!?

  • Profilo di steve-robinson-hakkabee

    steve-robinson-hakkabee

    28 dic 2009 - 12:42 - #10
    0 punti
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    #9 ice: fosse per me l’iva al 4% la metterei su tutto cio che non é di lusso compreso il cinepanettone. Alla fine é la tassa più iniqua di tutte perché ricade sempre su noi consumatori finali.
    Poi se ne usufruisce anche il cinepanettone… bè amen il mondo non é perfetto

  • Profilo di ventoacqua

    ventoacqua

    28 dic 2009 - 15:35 - #11
    1 punto
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    Ma che dite??
    Tra tutto quello che si potrebbe tagliare, i MILIARDI di euro di spese intili per le province o progetti fantomatici come il Ponte sllo stretto di Messina…. si taglia la cultura??
    E applaudite pure all’annuncio!
    Questo paese ormai va davvero alla rovescia
    o_O

  • Profilo di simosardo

    simosardo

    28 dic 2009 - 18:15 - #12
    0 punti
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    Ventoacqua, perdonami la battuta freddissima, ma quì si rischia di dare finanziamenti solo al cul, altro che cultura!
    Sui finanziamenti alla cultura in generale ho moltissimi dubbi. Prendiamo il teatro: nei paesi dove tutto è deciso dal mercato (per es. gli USA o l’Inghilterra) il teatro è molto più vitale, nel senso che ci sono molte più compagnie che fanno molte più rappresentazioni ecc. O ancora: è giusto che in Italia si sovvenzionino gli enti lirici per produrre allestimenti stracostosi quando il pubblico che segue l’opera è colto e benestante e quindi potrebbe permettersi di pagare un biglietto più caro, alla bisogna? Non so se avete seguito le provocazioni di Baricco sull’argomento, ma io sono totalmente d’accordo con lui. Non sono affatto convinto che tutti i finanziamenti alla cultura facciano effettivamente bene alla salute della cultura.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    29 dic 2009 - 11:15 - #13
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    NATALE AD HARCOR HILL:

    Il guaio è che a raccontare quest’Italia ridicola agli italiani sono (siamo) i giornalisti italiani, troppo immersi in quest’Italia ridicola per riuscire ad accorgersi (ci) di quanto è ridicola. Non è un caso se, a notarlo, sono quelli stranieri i quali, oltre a non dipendere da Berlusconi, hanno pure il vantaggio di non essere italiani. Dunque guardano l’Italia con qualche palmo di distacco. Perciò considerano Mr B. una via di mezzo fra un caso comico e un caso clinico. Ora ferve il dibattito sul cinepanettone “Natale a Beverly Hills”, finanziato dal ministero della Cultura per il suo particolare pregio artistico, anzi “d’essai”. Infatti narra le gesta di Aliprando Delle Fregna e di Rocco Passera in un sottile gioco di chiaroscuri, di dire-non dire. E tutti a scandalizzarsi per i fondi pubblici, anziché per la faccia del ministro che li eroga. Ma l’avete presente Bondi? È quello che si crede un poeta, avendo sciolto un carme a Fabrizio Cicchitto e per restare in tema, sull’ultimo numero di Vanity Fair, un’ode a Grispi e Casper, i suoi due cani: “Vi accontentate di sbadate carezze / I vostri occhi pregano per noi”. Da pelle d’oca. Imbarazzato lui stesso per i contributi ministeriali Christian De Sica rilascia una pensosa intervista al Corriere (ormai specializzato nel genere: Pigi Battista ha appena intervistato Checco Zalone, forse per non dover parlare del segreto di Stato sugli spionaggi illegali del Sismi). E lì si avventura in blasfemi paragoni con i film di suo padre e in spericolate analisi sociologiche sul cinepanettone “specchio dell’Italia di oggi”. L’Italia di oggi, per quanto malmessa, è molto meglio di quella che esce dai film di De Sica. Ma chi corre a vederli lo fa con lo stesso spirito con cui guarda il Grande Fratello e assiste ai dibattiti in Parlamento e a Porta a Porta: per consolarsi alla vista di qualcuno peggiore di lui. Ora si lavora alacremente alla sceneggiatura del prossimo cinepanettone, “Natale ad Arcor Hills”, che andrà in onda a schermi e teleschermi unificati. Scena I, interno notte: un anziano latrin lover brianzolo con testa bitumata e accappatoio bianco si fa recapitare a domicilio ponti aerei di escort, veline, meteorine e aspiranti soubrettes minorenni che lo chiamano Papi, ricompensate con farfalline d’oro tempestate di brillanti, ministeri, seggi parlamentari e candidature alle elezioni europee e comunali. Scena II: l’attempato gagà intona l’inno del suo partito, “Meno male che Silvio c’è”, accompagnato alla chitarra da Apicella, poi allieta la compagnia con vari lungometraggi sui suoi colloqui con l’amico Bush e l’amico Putin, tentando poi di finirla con alcune storielle sconce già scartate da Neri Parenti perché troppo volgari e da Alvaro Vitali perché troppo vecchie. Scena III: le rare fanciulle sopravvissute al cineforum con barzelletta vengono ammesse all’esclusiva visita guidata nei bagni presidenziali e/o nel lettone di Putin. Scena IV: il pover’ uomo, giudicato molto malato anche dalla moglie Veronica, dall’ex presidente Ciampi e da plotoni di psichiatri, incontra in piazza Duomo un collega psicolabile che lo centra con un souvenir. Il classico regolamento di conti. Scena V: l’infermo, amorevolmente assistito dalla badante Bonaiuti al capezzale del San Raffaele e poi di villa San Martino, inizia a molestare telefonicamente le massime autorità civili, militari e religiose, compresi il capo dello Stato, il Pontefice e don Pierino Gelmini, a sua volta imputato per molestie su una decina di ragazzini e scaricato persino dal Vaticano. In quella sede, la più indicata, il nonnetto incerottato inizia a parlare come Cicciolina e lancia il Partito dell’Amore. Scena VI: anziché chiamargli un’ambulanza, la stampa al seguito e il Pd lo prendono sul serio e lo scambiano per un padre costituente. Nasce la Grande Riforma. The end.

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