Lui, il premier, annuncia che il 2010 sarà l’anno delle riforme. Promettere non costa niente. Anzi, visti i precedenti, promettere e non mantenere, accresce il consenso e porta voti.
Al di là dei proclami, il duro linguaggio dei fatti dimostra però l’inconsistenza (e non solo) dell’azione del Governo.
Stavolta è la Corte dei Conti ad alzare il cartellino giallo. Non piacciono le misure dell’esecutivo per colmare il buco nei conti pubblici con “forme di copertura dagli esiti incerti”, come i proventi dalla lotta all’evasione fiscale.
In particolare, si legge nel documento diffuso ieri, “non si può affidare tutto alla lotta all’evasione fiscale, perché una manovra fondata su di essa comporta il rischio di quantificazioni ottimistiche e poco trasparenti e comunque non facilmente verificabili a consuntivo”. In altre parole, così è impossibile stabilire la reale portata delle entrate.
Non convincono neppure le misure coperte con gli incassi da gioco e scommesse, come gli interventi dopo il terremoto in Abruzzo. Insomma, la ricostruzione non può dipendere da proventi legati a tendenze singole, come quelli dei giocatori.
La Corte dei Conti quindi critica il Governo e lancia un serio monito. Non è difficile prevederne gli esiti: Berlusconi e il suo Governo faranno orecchie da mercante e tireranno diritto per la loro strada.
Tanto, in un modo o nell’altro, paga sempre “pantalone”.
sandokan71
29 dic 2009 - 13:04 - #1Ovvio, la finanza creativa l’hanno portata alla ribalta proprio quelli di Sforza Italia per non parlare della depenalizzazione del falso in bilancio… Come dire, per loro i “conti tornano” sempre…
ignorantissimo
30 dic 2009 - 04:45 - #2Propongo di perseguire un nuovo reato: “Il vero in bilancio”, ma con amore.