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Veritometro: il discorso di Napolitano, la disoccupazione giovanile e la precarietà

Pubblicato: 02 gen 2010 da Giulio Mattioli
“si è allargata la rete delle misure di protezione e di sostegno; ma hanno pagato (..) i lavoratori a tempo determinato i cui contratti non sono stati rinnovati e le cui tutele sono rimaste deboli o inesistenti”

Giorgio Napolitano

Scopri perchè dopo il salto

Ci voleva un 84enne come Giorgio Napolitano per riportare per riportare il tema degli ammortizzatori sociali e della tutela della disoccupazione al centro del dibattito politico nazionale.

Nel suo discorso di fine anno il Presidente della Repubblica ha molto insistito sulle difficoltà e le discriminazioni a cui sono sottoposti nel nostro paese i giovani, che sono per l’appunto i più colpiti da precarietà, disoccupazione e mancanza di sostegno da parte dello Stato.

A chi dubitasse della verità dell’affermazione di Napolitano, consiglio di guardare l’immagine seguente, tratta dalla presentazione di Tito Boeri e di Pietro Garibaldi (autori dell’ottimo “Un nuovo contratto per tutti“, recensito su queste pagine) all’audizione tenutasi al Senato il 16 dicembre.


A tutti gli altri, consiglio di dare un’occhiata alla presentazione ” Una via d’uscita dal dualismo: Il Contratto Unico e altre riforme del mercato del lavoro” nella sua interezza. E’ stata pensata per essere capita dal senatore della Repubblica medio, quindi sono sicuro che ai lettori di polislog risulterà di immediata comprensione…

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1 commento

Commenti dei lettori

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  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    02 gen 2010 - 12:30 - #1
    1 punto
    Up Down

    NAPULéTANO:

    Concittadini italiani, signore e signori, autorità, guaglio’: se volete arrivare svegli alla mezzanotte vi consiglio di munirvi di un thermos di caffè bello carico, perché questo è il messaggio più palloso dei miei messaggi pallosi di Capodanno. Se dipendeva da me, ne facevo un altro, anzi l’avevo pure scritto e provato allo specchio: era venuto ‘na bellezza, ispirato alla lettera di Totò e Peppino alla malafemmina. Ma poi i miei consiglieri han detto che suonava allusivo ai festini di villa Certosa e palazzo Grazioli. Allora ne ho provato un altro sulla politica a misura d’uomo, ma quelli han detto che poi Gasparri capiva “a misura Duomo” e Cicchitto m’iscriveva ai mandanti delle Brigate Tartaglia. Così mi han fatto la solita punturina di camomilla e bromuro, ed ecco quel che è uscito fuori: il solito monito per un dialogo senza pregiudiziali in vista del confronto costruttivo per le riforme condivise. ‘Na tarantella che non si può più sentire manco al posto del purgante. Che poi non l’ho capito manco io che cacchio vuol dire riforme condivise: ‘na strunzata rimane ‘na strunzata pure se la dicono in tanti. Ma vallo a spiegare a Massimo. Isso dice che ‘o premier sta sotto processo e ci ha pure la mafia che s’è rifatta sotto, allora se l’è rifatta sotto e bisogna salvarlo, sennò chillo casca e ci ritocca governare a noi: San Gennaro mio bello, che disgrazia! Ma se dici “parargli le chiappe” si capisce subito: “riforme condivise” suona meglio. Punturina, e via. ‘A creatura fa i guai e a me mi tocca incollare i cocci. Chillo fa ‘o mariuolo e io mi prendo i pesci in faccia. Dice: firma ‘o Lodo Anfame. Che non lo sapevo che era ‘na fetenzia? Punturina, e firmo. Bada che è l’ultima volta, dico. Invece chillo se ne esce con quell’altra munnezza dello Scolo Fiscale, peggio della salmonella. Dice: firma che è l’ultima. Altra punturina. Mo’ mi mandano quattro chiaviche al prezzo di una: processo breve, Lodo Anfame-bis, impedimento e immunità. E io pago, anzi firmo. Quattro punturine. Tanto, se non firmo, me le rimandano indietro uguali. Tanto vale firmare subito: risparmi fatica e magari quelli del Partito dell’Amore ti lasciano vivo. Mo’ mi fan pure riabilitare quell’altro malamente, ‘o latitante. Dice: preside’, diciamo “esule”, magari qualcuno se lo scorda. Che s’ha da fa’ pe’ campa’. Faccio un lavoro che non auguro al mio peggiore nemico, manco a Di Pietro: lavoro usurante. Quasi quasi era meglio fare ‘o comunista: vabbuo’, nel ‘56 dovetti benedire i carrarmati sovietici a Budapest mentre già stavo con gli americani. Ma almeno ogni tanto ti divertivi. Qua ti devi pure giustificare. E non ti puoi prendere manco un raffreddore, sennò subentra Schifani. Clio non mi parla più: l’altro giorno l’ho beccata al telefono con Veronica a fare certi discorsi sulla crisi di coppia. Pure i corazzieri mi evitano, anche perché appena attacco con le riforme condivise mi cadono in letargo in blocco, tum!, e non c’è verso di rialzarli. Un giorno ne ho sorpresi due che si infilavano gli stuzzicadenti fra le palpebre per restare svegli: da quando fu incriminato per vilipendio Grillo che mi chiamava Morfeo, mi chiamano “Torero Camomillo”. E ci han pure ragione, poveracci: a volte, sentendomi parlare, m’abbiocco pure io. Appena metto il naso fuori dal Quirinale, la gente mi domanda: ma chi te l’ha fatto fare di firmare ‘o Lodo Anfame? E ‘o Scolo fiscale? Attento a non firmare pure la lista della spesa! E Arsenio Lupin quando lo riabilitate? Gente che non arriva alla terza settimana, e manco alla prima, ti chiede se la bozza Violante sui poteri del premier e il Senato delle Regioni è roba che si mangia. E tu che fai? Attacchi il disco rotto del dialogo senza pregiudiziali in vista del confronto costruttivo per le riforme condivise. O del confronto condiviso in vista del dialogo costruttivo per le riforme senza pregiudiziali. O del confronto senza pregiudiziali in vista del dialogo condiviso per le riforme costr… zzz…zzz…’notte guaglio’…zzz…zzz…

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