
Quanto successo a Rosarno occuperà le prime pagine dei giornali ancora per pochi giorni. Entro il prossimo venerdì, con molto probabilità, il dibattito si sposterà dalle grandi piazze al piccolo schermo senza che nessuno pubblicamente si schernisca. E gli scontri rappresenteranno l’ennesima occasione persa.
In pochi il prossimo lunedì si ricorderanno di quanto successo scrivendo, ad esempio, il proprio status di facebook. Tutti indignati. A parole. Eppure a questa bassezza non ci siamo arrivati da un giorno con l’altro. Anzi. Sono anni che ufficiosamente tutti sanno di questo sfruttamento la cui fine, non solo però gli immigrati, rappresenterà un inizio per molti.
Possibile, come sostenuto da Roberto Saviano, che la coscienza comune su tutto ciò che riguarda le mafie dovesse essere risvegliata da un gruppo di africani? Da un gruppo di persone che con coraggio, quello che è mancato ai spavaldi cittadini calabresi, ha deciso di dire No alla Mafia?
Cambia lo scenario. Cambia il periodo storico. Ma gli italiani hanno lo stesso bisogno, atavico, di aiuto. Quello che hanno fatto gli americani alla fine della seconda guerra mondiale lo stanno facendo oggi gli africani.
Ben vengano le iniziative contro la schiavitù come proposto, e spiegato dai colleghi di ecoblog.it, dal Ministro dell’Agricoltura Luca Zaia ma il problema da risolvere è un altro.
Chi insegnerà agli italiani a salvarsi da loro stessi? Dai loro problemi.
Cambiare si può. E in taluni casi si deve fare. Assurdo però che per avviare delle riforme si debba aspettare sempre un occasionale Cristoforo Colombo.
ice
11 gen 2010 - 16:38 - #1è che i calabresi non sono piu l’ultima ruota del carro e riescono ancora a sopravvivere con un parassita come la malavita
gli immigrati clandesti no
ormi non hanno piu da perdere che la vita, quindi o aspettano di essere fatti fuori lentamente dalla ‘ndrangheta o si ribellano
i Calabresi che hanno ancora qualcosa da perdere stanno alla finestra e sopportano
io non conosco Rosarno, ma in una recente viaggio in Sicilia ho potuto vedere coi miei occhi i villaggi di braccianti di colore nella campagne Siciliane, costretti a vivere in baracche pericolanti senza servizi igienici, luce, gas, corrente
in mezzo alla savana non hanno condizioni di vita peggiori, ma almeno hanno la dignità di vedersi riconosciuto il frutto del loro lavoro
ice
11 gen 2010 - 16:40 - #2..da noi spesso vengono fatti lavorare per setitmane/mesi con la promessa di una paga, seppur misera, che magari alla fine non arriva
e li scatta la violenza
non si tratta di gente che specula e si puo permettere di aspettare un pagamento che arriva o no
qui si tratta di gente costretta a alvorare in condizioni di schiavità ,senza tutele (non dico asistenza, parlo di sicurezza sul lavoro) per meno di un pezzo di pane…..e che magari non gli vien neppure riconosciuto
chico-mendez
11 gen 2010 - 16:50 - #3Ice non dire cosi’ che poi trovi un legaiolo che urla che rubano il posto agli italiani, ma vorrei vedere Bossi o Borghezio lavorare almeno per una volta poi vediamo che dicono…..
zola87
11 gen 2010 - 16:54 - #4esatto, pure per me tutto si basa sulla paura che i calabresi hanno di perdere quel poco che riescono a portare a casa….credo che ormai per le Regioni del sud c’è ben poco da fare, la ‘ndrangheta(mafie in generale) ormai è a tutti i livelli di amministrazione e la società civile è pervasa da questa paura che porta spesso alla collusione…il problema grosso potrebbe essere l’eventuale diffusione di questo cancro al nord…certo la società civile reagirebbe secondo me con più coraggio rispetto a quella meridionale (non per qualche razzista motivazione intrinseca, ma perchè abituata da anni a ragionare come gente davvero libera);ma siamo sicuri che la classe dirigente del nord Italia non abbia già cominciato a “facilitare” la penetrazione mafiosa?
chico-mendez
11 gen 2010 - 17:03 - #5zola ahem la lombardia e’ la terza regione per confische di beni mafiosi……..qualcosa vorra’ pur dire no?
nchomsky
11 gen 2010 - 19:14 - #63-
Ma come Castelli ad anno zero ha detto che si alzava alle 4 di mattina per andare a lavoro a 200km di distanza per poi staccare alle 24 e tornare a casa, per lui raccogliere pomodori chinato per 16 ore senza sosta è uno scherzetto…non ci sono più i veri uomini dell’annata generazionale padana di Castelli…
paolo0101
11 gen 2010 - 20:35 - #7x chico
Certo che la mafia investe al Nord. Se dovesse investire al sud poi dovrebbe pagarsi il pizzo da sola. :-)))
ignorantissimo
12 gen 2010 - 01:09 - #8SAVIANO HA RAGIONE AL 100%. SONO DEI VILI!
william-wallace
12 gen 2010 - 09:53 - #9Il problema è che gli italiani vogliono sempre fare i soldi senza fare un ca§§o. Siamo pieni di laureati in cose assurde (psicologia, scienze politiche, filosofia…) che pretendono di avere un lavoro ben pagato solo perchè hanno una laurea.
Bisogna riscoprire l’importanza ed il valore del lavoro, qualsiasi lavoro, sia umile o prestigioso.
Io studio e lavoro. Pensate che se tornassi indietro farei il falegname o l’idraulico…
chico-mendez
12 gen 2010 - 11:03 - #10William siamo d’accordo sulla difficolta’ nel reperire mano d’opera indigena per alcune attivita’, ma purtroppo in Italia ci sono dei lavoratoi che si sono detti “ma perche’ devo far guadagnare quello str0nz0 rischiando la vita” e quindi ora questi lavori li si fa fare a coloro che non hanno nessuna possibilita’ di scelta…….salvo poi, quando nascono problemi o episodi che incrinano la buona fede dei governani (licenza poetica), additarli come coloro che creano il problema, reprimerli (tanto non hanno voce e quindi non vi sono problemi di natura etica) e creare quel polverone che copre ogni cosa, e se non basta inventarsi qualche stupro o qualche situazione assurda in modo tale da convogliare la rabbia dell’italiano medio frustrato e represso verso coloro che osano calpestare senza autorizzazione il sudicio suolo patrio………
near
12 gen 2010 - 13:00 - #11@13 quotone