Elezioni Regionali 2010. Paola Binetti rimane nel Pd solo se perde Emma Bonino



Partiamo da un basilare principio democratico. Anche Paola Binetti, per quanto le sue idee possano sembrare poco contemporanee, ha il diritto di esprimere il suo pensiero. Di manifestare pubblicamente, se lo ritiene opportuno, il dissenso verso le scelte del suo partito.

Quello che l’esponente teocon non dovrebbe poter fare è il gioco che da settimane imbastisce con i mass media di cui non perde occasione per parlarne male. Ogni volta che il Partito Democratico propone qualcosa di sinistra lei minaccia di andarsene. Sempre.

Fino a qualche giorno fa minacciava la scissione se Pierluigi Bersani avesse preso in considerazione la candidatura di Emma Bonino. Da ieri, preso atto della scelta del segretario (evidentemente contraria al suo gusto), ha ratificato e si è detta pronta ad andarsene dalla coalizione nel caso in cui l’esponente radicale vincesse contro Renata Polverini.

Non c’è bisogno di abili analisti politici per sapere, già da oggi, che in caso Emma Bonino vincesse Paola Binetti troverebbe comunque un’altra scusa per rimanere dove sta. Probabilmente perché lì sta bene. Anche se ammetterlo le costa fatica. E non solo a lei se la differenza tra il Pd e l’Udc è sempre meno evidente.

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