
Lo shock per una delle più grandi tragedie della storia dell’umanità è ancora forte. Ad Haiti si continuano a contare i morti e a sparare agli sciacalli che cercano di trarre profitto dalla situazione (ma che anche loro talvolta sono solo dei semplici disperati che cercano di sopravvivere).
I fondi per contribuire ad aiutare la popolazione sono innumerevoli, basta cercare sul web, ma quel che ci preme è stigmatizzare la caccia al bambino da adottare che - grazie anche al battage irresponsabile di alcuni media - si sta scatenando ovunque. Haiti non è un supermercato nato dalle macerie, ma un luogo che purtroppo ha generato una massa enorme di orfani, i quali hanno però pieno diritto a continuare a vivere dove sono nati.
È per questa ragione che ci sentiamo di dare risalto a tutte le voci che in queste ore chiedono fondi, tra le altre cose, per gli orfanotrofi e soprattutto per dare il maggior sostegno possibile ai programmi di adozione a distanza. Citiamo per esempio la Fondazione Rava, che gestisce un orfanotrofio con 600 bambini, o le Ong di Agire, l’agenzia italiana per le emergenze, che presto attiverà un imponente programma di adozioni a distanza.
È il momento questo di pensare al bene dei bambin, e non ad accelerare le pratiche burocratiche di adozione sfruttando una tragedia, anche se chi lo fa ha le migliori intenzioni del mondo.
Foto|Flickr
giangius
18 gen 2010 - 09:56 - #1In queste situazioni bisogna anche stare attenti a chi viene affidato un bambino, ricordo che nella tragedia dello tsunami di qualche anno fà, c’era pericolo pedofilia. Spero che in questa occasione si faccia più attenzione. Anche se le agenzie di adozione anno le migliori intenzioni del mondo, gli uomini non guardano in faccia alle tragedie, men che meno a quelle dei bambini.
steve-robinson-hakkabee
18 gen 2010 - 09:56 - #2Vedo già un nuovo membro nella famiglia Ciccone
sorgente-pura
18 gen 2010 - 10:04 - #3lo sai Luca che io sono un fervente nazionalista, da sempre, ma, in questo caso, credo che qualche bimbo potrebbe essere più fortunato se venisse adottato da qualche coppia che possa portarli via da un’isola, che negli ultimi anni ha generato solo terrore e disperazione.
Chiaro che le eccezioni fatte notare dai 2 commenti precedenti hanno un forte fondamento e, bisogna stare davvero attenti a quei deviati.
albert1
18 gen 2010 - 10:09 - #4Di famiglie controllate e “certificate” in lista d’attesa per un’adozione ce ne sono a migliaia. Quindi credo che non sarà difficile dare una casa a chi ne ha bisogno in questa situazione.
Gli “adottatori” dell’ultim’ora farebbero bene a fare un passo indietro e a togliersi dalle palle. Un bambino, soprattutto un bambino nato in un posto come Haiti e che ha passato i cazzi che stanno passando adesso, non è un cucciolo di cane o un criceto: chi lo adotta deve avere due palle come due mongolfiere.
albert1
18 gen 2010 - 10:09 - #5Brad Pitt e la Jolie ne hanno già prenotato una confezione da 6 ;)