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Il velato attacco alla magistratura nella lettera di Napolitano alla famiglia Craxi

Pubblicato: 19 gen 2010 da Luca Landoni

Commenti dei lettori


«L’onorevole Craxi, dimessosi da segretario del PSI, fu investito da molteplici contestazioni di reato. Senza mettere in questione l’esito dei procedimenti che lo riguardarono, è un fatto che il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista era caduto con durezza senza eguali sulla sua persona»

Così il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella missiva inviata alla famiglia Craxi in occasione del decennale della morte del leader socialista. Una lettera destinata a suscitare polemiche, soprattutto nella rilettura degli eventi giudiziari che travolsero Bettino negli anni 90.

C’è molta prudenza nelle parole del Capo di stato, è vero, ma non può ritenersi casuale il richiamo a un evento ormai quasi dimenticato come la condanna della Corte di Strasburgo nei confronti dell’Italia per “processo non equo” a Craxi nel 1992.

Ma è un altro l’aspetto fondamentale delle esternazioni di Napolitano; vale a dire la presa di posizione che potremmo definire “revisionista” sul ruolo generale della magistratura negli anni di Tangentopoli e su come quella storia si sia riverberata sulla situazione politica attuale, configurando un vero e proprio vulnus istituzionale.

E cito:

“In quel vuoto politico (si parla dell’epoca di Mani Pulite, NdR) trovò sempre più spazio, sostegno mediatico e consenso l’azione giudiziaria, con un conseguente brusco spostamento degli equilibri nei rapporti tra politica e giustizia”.

Ipotesi peraltro condivisibile, ma monca di un aspetto fondamentale della vicenda, peraltro trascurato dall’apprezzamento generale di Napolitano. Craxi è stato condannato in quanto al vertice di un sistema illegale di finanziamento, che non solo tendeva a raccogliere fondi illeciti per il suo partito, ma (cosa ancor più grave) favoriva negli appalti le aziende vicine al suo sistema di potere, penalizzando tutti gli altri.

Chi ha avuto la ventura di lavorare nella Milano degli anni 80-90 sa bene cosa significasse essere fuori dal giro. Non si lavorava e basta. E sono innumerevoli le aziende fallite a causa di questi illeciti, con ricaduta conseguente sull’occupazione, per non parlare del fattore morale; ovvero la diffusione della sensazione (nel senso di certezza) che essere onesti nella cosiddetta Milano da bere significava finire sul lastrico. Per vivere bene e guadagnare bisognava essere “socialisti” se ci passate il termine con questa accezione ambigua.

In effetti più che socialisti sarebbe meglio dire “craxiani”.

Questa è l’eredità che ha lasciato Bettino. Che essere furbi in Italia paga. Merita una via per questo?

Trovate il testo integrale della lettera di Napolitano qui.

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19 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di sandokan71

    sandokan71

    19 gen 2010 - 10:40 - #1
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    Ieri mattima mi è capitato un esempio di “riabilitazione” di Craxi da parte di Liguori su La7 dove conduceva quello che consideravo uno dei giornalisti più equilibrati del panorama televisivo (Antonello Piroso credo), quest’ultimo colpevole di non aver corretto Liguori quando ha affermato che Craxi ha preso soldi per il partito (non è vero, si è tenuto almeno 50 miliardi per se) e che non gli è stato permesso di rientrare per curarsi (non è vero, i giudici hanno dato il consenso alle cure ma avvertendo che poi sarebbe stato arrestato).
    In questi giorni un lecchinaggio mai visto per una figura di primo piano nella politica italiana che ha RUBATO i soldi degli italiani.
    Soldi che potevano essere usati magari per riparare tetti alle scuole, creare asili nido, migliorare reparti ospedalieri, riqualificare quartieri degradati… soldi nostri, nelle tasche della famiglia Craxi.
    Soldi miei… soldi vostri.

  • Profilo di fc77

    fc77

    19 gen 2010 - 10:55 - #2
    1 punto
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    bella foto…..”er trio monnezza…..”

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    19 gen 2010 - 11:25 - #3
    2 punti
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    Nella lettera di Napolitano alla vedova Craxi c’è un capoverso che alla nostra solita fretta di indignarci, di scandalizzarci o, da parte degli eredi del craxismo, di applaudire, sembra sfuggire, nella sua enorme gravità. La frase è questa: ” Si deve invece parlare di una persistente carenza di risposte sul tema del finanziamento della politica e della lotta contro la corruzione nella vita pubblica. Quel tema non poteva risolversi solo per effetto del cambiamento (determinatosi nel 1993-94) delle leggi elettorali e del sistema politico, e oggi [….] si è ancora in attesa di riforme che soddisfino le esigenze a cui ci richiama la riflessione sulle vicende sfociate in un tragico esito per l’on. Bettino Craxi”. Tradotto dal politichese e dal presidentese, questo passaggio vuole ricordarci che l’ordigno infernale del finanziamento dei partiti ancora è in piena azione e la condanna di Craxi, insieme con tutto il polverone di Tangentopoli, non mai ha risolto il problema che sta alla base di tutto e che preferiamo non vedere, se non nei partiti degli altri: chi paga, e in che modo, i costi della politica, a destra come a sinistra o al centro, per i micropartitini come i mega partiti azienda? Il problema non è stabilire se Craxi fosse stato o meno un corrotto/corruttore, domanda alla quale ha già risposto la magistratura in via definitiva, o se lo facessero tutti, argomento che non ha mai nessun valore essendo la responsabilità politica e penale sempre individuale nelle nazioni civile, ma sapere quanti Craxi ci siano oggi, in ogni partito e in piena attività.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    19 gen 2010 - 11:43 - #4
    2 punti
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    E’ vero, Craxi non ha avuto soltanto condanne e processi, Craxi è stato anche altro ha fatto politica
    - da questo punto di vista vale sempre la vecchia battuta di Grillo -:

    Nella Prima Repubblica di solito prendevi un politico e, dopo un po’, diventava un ladro, mentre nella seconda di solito prendi un ladro e dopo un po’ diventa un politico.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    19 gen 2010 - 12:06 - #5
    1 punto
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    I LORO EROI:

    Con la lettera del presidente Napolitano alla famiglia Craxi, indirizzata dal Quirinale alla villa di Hammamet, appena lasciata da tre ministri aviotrasportati del governo in carica, si chiude degnamente il triduo di celebrazioni per l’anniversario della scomparsa del grande statista corrotto, pregiudicato e latitante: 10 anni, tanti quanti ne aveva totalizzati in Cassazione. Oggi completeranno l’opera in Senato altri luminosi statisti come l’ex autista Renato Schifani e il pluriprescritto Silvio Berlusconi, già noto per aver definito “eroe” il mafioso pluriomicida Vittorio Mangano. Intanto fervono i preparativi per festeggiare i 150 anni dell’Italia unita e il Pantheon dei padri della Patria è un porto di mare. Gente che va, gente che viene. Soprattutto gentaglia.

    Nel felpato linguaggio del capo dello Stato, la latitanza di Craxi viene tradotta testualmente così: “Craxi decise di lasciare il Paese mentre erano ancora in pieno svolgimento i procedimenti giudiziari nei suoi confronti”. Anche perché, aggiunge Napolitano in perfetto napolitanese, le indagini sulla corruzione (non la corruzione) avevano determinato “un brusco spostamento degli equilibri nel rapporto tra politica e giustizia”. E il sant’uomo fu trattato “con una durezza senza eguali” mentre, com’è noto, la legge impone di processare i politici che rubano senza eguali con una morbidezza senza eguali. E le mazzette miliardarie, e gli appalti truccati, e i soldi rovesciati sul letto, e i 50 miliardi su tre conti personali in Svizzera? Non sono reati comuni: il napolitanese li trasforma soavemente in “fenomeni degenerativi ammessi e denunciati” (come se rubare e poi, una volta scoperti, andare in Parlamento a dire “qui rubano tutti” rendesse meno gravi i furti). Il presidente ricorda che “la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo ritenne violato il ‘diritto ad un processo equo’ per uno degli aspetti indicati dalla Convenzione europea”.

    Ma non spiega che Craxi fu processato in base al Codice di procedura che lui stesso aveva voluto e votato, il Pisapia-Vassalli del 1989 che – modificato da due sentenze della Consulta – consentì fino al 1999 di usare i verbali delle chiamate in correità dei coimputati anche se questi non si presentavano a ripeterle nei processi altrui. Se i processi a Craxi non furono “equi”, non lo furono tutti quelli celebrati in Italia dal 1946 al 1999. Su un punto Napolitano ha ragione: Craxi lasciò “un’impronta incancellabile”: digitale, ovviamente. Quel che sta accadendo è fin troppo chiaro: si riabilita il corrotto morto per beatificare il corruttore vivo. Si rimuovono le tangenti della Prima Repubblica per legittimare quelle della Seconda. Si sorvola sulla latitanza di Craxi per apparecchiare nuove leggi vergogna che risparmino la latitanza a Berlusconi. L’ha ammesso, in un lampo di lucidità, Stefania Craxi: “Gli italiani non credettero a Bettino, ma oggi credono a Berlusconi”. Ma perché credano a Berlusconi su Craxi, ne devono ancora passare di acqua sotto i ponti e di balle in televisione.

    Stando a tutti i sondaggi, la stragrande maggioranza degli italiani di destra, di centro e di sinistra è contraria a celebrare Craxi, come è contraria all’immunità parlamentare e alle leggi ad personam prossime venture. Forse gli italiani sono ancora migliori di chi dice di rappresentarli. E allora, tanto peggio tanto meglio. Si dedichino pure a Craxi monumenti equestri, targhe votive, busti bronzei, strade, piazze, vicoli, parchi e soprattutto tangenziali. Dopodiché si passi a Mangano (sono ancora in tempo: anche lui scomparve prematuramente nel 2000). Così sarà chiaro a tutti chi sono i “loro” eroi. Noi ci terremo i nostri e da domani chiameremo i lettori a sceglierli. A Mangano preferiamo ancora Falcone e Borsellino. A Craxi e a Berlusconi, politici diversi ma limpidi come De Gasperi e Berlinguer. Ieri, poi, ci è venuta un’inestinguibile nostalgia per Luigi Einaudi e Sandro Pertini….

    (TRAVAGLIO Il Fatto Quotidiano di Lun. 18 Gen. 2010)

  • Profilo di albert1

    albert1

    19 gen 2010 - 12:43 - #6
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    Luca, ma sbaglio o ce l’hai a morte con Craxi ? ;)

  • Profilo di albert1

    albert1

    19 gen 2010 - 12:44 - #7
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    E Travaglio non se ne perde una, eh ?

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    19 gen 2010 - 12:47 - #8
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    2-

    La foto del mefitico CAF che “a me mi” faceva (e fa tuttora) vomitare …

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    19 gen 2010 - 12:51 - #9
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    2-
    Il mefitico CAF … mi faceva e tuttora mi fa vomi7are, e pensare che all’epoca in tanti lo mitizzavano come uno dei massimi contributi positivi della politica all’ITALIA…

  • Profilo di ventoacqua

    ventoacqua

    19 gen 2010 - 12:53 - #10
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    #7: E meno male che non lo fa, almeno lui.

  • Profilo di albert1

    albert1

    19 gen 2010 - 12:56 - #11
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    vento: è il lavoro suo, d’altra parte… comprensibile.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    19 gen 2010 - 12:57 - #12
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    Di questo passo arriveranno a rivalutare (positivamente) anche le “piattole” che in tanti si beccavano durante il servizio di leva, magari di pari passo attaccando l’uso del MOM usato per disfarsene e prevenirle…

  • Profilo di albert1

    albert1

    19 gen 2010 - 12:59 - #13
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    “Aho, li m0rtacci tua, ieri sera m’hai attaccato le piattole, che te possino” !!

    “E pè 15mila lire, che volevi, i faggiani “??

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    19 gen 2010 - 13:05 - #14
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    Fra i pochi reali meriti “politici” di Bettino Craxi (ma poco o niente ricordati dal PDL perchè inevitabilmente fastidiosi nel confronto) vi fu la pulsione costante verso l’Europa, (mentre il Pdl è partito dei più euroscettici). Vi fu, con la richiesta di abolire il voto segreto, la volontà di dare trasparenza ai comportamenti parlamentari che invece l’uso/abuso dei voti di fiducia opacizza oggi come non mai. Vi fu l’appartenenza alla famiglia dell’Internazionale Socialista (magari allargandola ai Democratici con la quale Berlusconi nulla ha da spartire). Craxi ebbe, specie con Sigonella, il rispetto dell’opinione internazionale, (l’Economist non si sognò mai di chiamarlo “the jester”, il giullare, il buffone come ha fatto con un “altro”).

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    19 gen 2010 - 13:06 - #15
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    13-
    Mitici Squallor…

  • Profilo di albert1

    albert1

    19 gen 2010 - 13:09 - #16
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    “+10″ per averli riconosciuti ! Ormai non se li ricorda più nessuno… ;)

  • Profilo di albert1

    albert1

    19 gen 2010 - 13:20 - #17
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    Però bei tempi… al massimo se non erano piattole era qualche infezioncina che con un bel giro di antibiotici se ne andava.

  • Profilo di scappare

    scappare

    19 gen 2010 - 14:40 - #18
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    chiedo la riablitazione di totò riina, dato che lui fin ancora adesso si dischiara innocente e non facente parte della organizzazione criminale detta “Cosa Nostra”, in fondo che sono mille pentiti che dicono che era il capo dei capi?
    Ricordiamoci che vi erano non sò quante persone che hanno detto che craxi intascava tangenti per se e per il partito, non era stato arrestato solo per 1 testimone o su qualcosa di astratto!! Sembra quasi che una mattina un magistrato si sia alzato con la luna storta è si e messo a cercare il modo di processare caraxi!!

  • Profilo di chico-mendez

    chico-mendez

    20 gen 2010 - 10:16 - #19
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    …..sara’ un caso che il partito delle liberta’ vigilate cerchi in mille modi di riabilitare quello che distrusse il bilancio dello Stato?