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Elezioni regionali 2010. Ma i consigli servono ancora a qualcosa?

Pubblicato: 19 gen 2010 da Luca Landoni



Alla vigilia delle amministrative che porteranno al rinnovo di innumerevoli consigli regionali, provinciali e comunali, è il Corriere della Sera a lanciare un sasso nel pacioso stagno dell’architettura politica italiana. E per farlo chiama in causa una delle sue firme di punta, l’illustre politologo di via Solferino Ernesto Galli della Loggia.

Nel fondo di oggi infatti l’editorialista attacca a testa bassa il sistema elettorale delle amministrative, già a partire dal sarcastico titolo Presidenzialismo all’italiana. Il succo dell’articolo è che il sistema attuale accentra tutto il potere nelle mani del presidente, e il consiglio eletto esisterebbe unicamente per avallarne le scelte, risultando di fatto ridondante e inutile.

Viene altresì attaccata l’idea di eleggere contemporaneamente consiglio e presidente, in base al principio del “listino”, in quanto non potranno che tendere ad esprimere la medesima maggioranza, risultando di fatto la fotocopia l’uno dell’altro.

A questo proposito viene però da obiettare che questo sistema ha perlomeno accresciuto il principio di governabilità, e che almeno questo andrebbe riconosciuto. Pur condividendo l’inutilità di certe istituzioni, come le province, non si vede per quale motivo si debba accogliere il principio americano della votazione differenziata.

Se già ci lamentiamo della lentezza decisionale della politica, cosa accadrebbe se molti consigli si rivoltassero al presidente? Probabilmente la totale paralisi, conoscendo fin troppo bene il grado di litigiosità della politica italiana. Il richiamo finale di Galli della Loggia ai “guardiani della democrazia” per rimediare alla situazione appare quindi del tutto fuori luogo.

Ma questa non è che un’opinione personale. Ci sembrava invece interessante aprire un dibattito tra i lettori su una questione che per una volta non riguarda la propria fede politica, ma il sistema democratico vero e proprio nella sua accezione scientifico-metodologica.

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7 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di steve-robinson-hakkabee

    steve-robinson-hakkabee

    19 gen 2010 - 12:44 - #1
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    L’importante è che venga mantenuto il bilanciamento dei poteri e che il presidente di regione debba redere conto a qualcuno che non sia il parlamento romano (o magari anche le segrerie di partito, ma è chiedere troppo)
    Dopo gli episodi della campania dove il sig. Bassolino rimane incollato alla poltrona anche dopo i disastri che ha combinato, o Lombardo che reimpasta il consiglio regionale siciliano un paio di volte l’anno mi chiedo anch’io se sti presidenti di regione non facciano un po troppo quel che volglio.

  • Profilo di alc0r

    alc0r

    19 gen 2010 - 13:05 - #2
    1 punto
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    I consigli regionali andrebbero trasformati in parlamenti regionali, competenti su questioni locali (un po’ come i parlamenti dei lander o dei singoli stati degli USA), cosi’ sarebbero molto piu’ utili.
    Ora come ora hanno solo il potere (a volte) di impedire al governatore di spadroneggiare come meglio crede.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    19 gen 2010 - 13:43 - #3
    0 punti
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    Ernesto Galli della Loggia è sgomento. Non per la corruzione che riemerge da tutte le parti, ma per il pericolo che torni Mani Pulite. Cioè che l’Italia ripiombi nella stagione felice in cui la legge era uguale per tutti: “Politica, stampa e opinione pubblica devono promettere che non sarà come all’epoca di Mani Pulite”. “La tentazione di ripetere quel copione fa continuamente capolino”, ma guai a “ripetere gli errori commessi allora”. In effetti allora c’era uno sfegatato giustizialista che, sulla Stampa e sul Corriere, scriveva cose del tipo: “Sciogliere le Camere per mettere i partiti con le spalle al muro della volontà popolare” (17-6-92). “Tutti hanno rubato”, c’è una ”propensione all’illegalità finanziaria del sistema politico” e di “settori importanti dell’imprenditoria privata” (9-5-92). “E’ inverosimile che le segreterie romane non sapessero nulla e non ricevessero parte del prelievo tangentizio (il non voler sapere è un modo di sapere)… I partiti sono combriccole di malandrini” (17-6-92). “Le risultanze delle inchieste delineano una situazione sostanzialmente vera, su cui è possibile esprimere giudizi” senza “aspettare che i fatti vengano accertati da una sentenza”, a prescindere dal “principio della presunzione d’innocenza” (19-6-92). “E’ già molto se, dopo gli estenuanti e annosi riti giudiziari, gli indulti, le amnistie, i patteggiamenti, e gli arresti domiciliari, alla fine si riesce a mandare in galera qualcuno per un lasso di tempo non proprio ridicolo” (19-6-93). “E’ tempo che il capitalismo italiano torni sotto l’imperio della legge” (13-8-93). Il suo nome, guarda un po’, era Ernesto Galli della Loggia.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    19 gen 2010 - 13:43 - #4
    0 punti
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    Galli della Rosica
    di Marco Travaglio

    Come se il Pd non riuscisse a farsi abbastanza male da solo,
    Galli della Loggia gli dà una mano. Ieri toccava a lui smentire la
    campagna pubblicitaria che reclamizza l’indipendenza del Pompiere
    della Sera e ha centrato l’obiettivo.

    Parlava del NoB.Day che, essendo perfettamente riuscito, gli ha
    rovinato il weekend lungo. Sperava in una parola di troppo, in una
    lattina di cocacola fuori posto, in una cartaccia per terra a cui
    appigliarsi per chiamare la pula e schedare i manifestanti come
    terroristi, brigatisti, jihadisti, talebani. Invece niente, manco una
    sbavatura. Così, dopo una giornata trascorsa a rosicare nella sua
    biblioteca di incunaboli, ha riversato la sua bile in quattro colonne
    di piombo intitolate “Il rinnegato Bersani. Le giuste ragioni del No
    alla piazza”.

    Poteva dire subito la verità e sbrigarsela in poche righe: “Caro
    Bersani, noi berlusconiani travestiti da terzisti indipendenti siamo
    molto preoccupati: Silviuzzo sta andando a sbattere. I mafiosi han
    pure ricominciato a parlare, naturalmente di lui e di Dell’Utri (e di
    chi, se no?).
    Noi, che abbiamo sempre finto di non sapere definendo lui ‘statista’ e
    Dell’Utri ‘bibliofilo’, siamo in ambasce.

    Se non gli date un’altra mano voi del Pd, ci tocca inventarci un altro
    travestimento”. Ma un discorso così franco sarebbe poco terzista, poco
    indipendente: tutti capirebbero tutto. Ecco allora Galli nonché Della
    Loggia inerpicarsi sull’alta politologia a base di “opposizionismo”,
    “massimalismo”, “radicalismo giustizialista”, “volontà di essere
    comunque contro” e spiegare quelle centinaia di migliaia di giovani
    cittadini in piazza non con la crescente vergogna di essere
    rappresentati da un gaglioffo rifatto, delirante e plurimputato, ma
    con “l’infinita transizione apertasi a sinistra con il crollo del
    comunismo”, con la “sinistra trotzkista”, col “venir meno della
    tradizione comunista” e “leninista”: roba che i ragazzi di facebook e
    dei blog non sanno nemmeno cosa sia.

    Sono gente semplice, contemporanea e – non avendo mai avuto la fortuna
    di leggere Galli della Loggia – lucida.

    Pensano che, per opporsi a Berlusconi, si debba opporsi a
    Berlusconi.

    Non riescono a cogliere, diversamente dal politologo da pantofola, i
    valori del “dialogo”, del “compromesso”, dell’“accordo”, né tantomeno
    dell’“opposizione ragionata”.

    E quando qualcuno domanda loro col ditino alzato “ma allora voi siete
    contro?”, rispondono banalmente: “Sì, perché?”.
    Non riescono a essere contro ma anche pro. Contro ma solo un po’.

    Del resto, non hanno mai sentito di paesi dove l’opposizione sia pro.

    E quando leggono che un Galli della Loggia o un Polli del Balcone
    suggerisce al Pd di non opporsi a Berlusconi, ma a Di Pietro (“marcare
    la propria distanza da Di Pietro”, “sottolineare la propria decisa
    avversione all’antiberlusconismo”), chiamano l’ambulanza.

    Se poi il politologo chiede al Pd di “dare una spiegazione vera e
    plausibile alla fine ambigua della Prima Repubblica”, rispondono
    serafici: “Ma non sono caduti perché rubavano?”. E se lui s’interroga
    pensoso sulle ragioni profonde della “comparsa di Berlusconi”,
    replicano candidi: “Ma non stava finendo in galera pure lui?”. Galli
    della Loggia comunque non parla ai cittadini: mai conosciuti. Parla al
    Pd, nella speranza che – dopo aver perso per strada milioni di
    elettori e mezza dozzina di leader e quadruplicato i voti a Di Pietro
    seguendo i consigli del Pompiere della Sera – perseveri. In fondo è
    semplice: basta che i vertici Pd seguitino a schifare tutte le
    manifestazioni popolate e autoconvocate dai loro potenziali elettori,
    dal G8 al Palavobis, dai girotondi alla Cgil, da piazza Navona a
    piazza San Giovanni, e il gioco è fatto. Fra qualche anno Bersani, o
    chi per lui, si ritroverà finalmente libero da quella zavorra vociante
    chiamata “elettori”. E farà il quarto a briscola con Galli della
    Loggia, Panebianco e Ostellino quando Romano starà poco bene.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    19 gen 2010 - 13:45 - #5
    0 punti
    Up Down

    Tanto per chiarire da quale Pollaio viene Galli

  • Profilo di stefano1966

    stefano1966

    19 gen 2010 - 14:10 - #6
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    @ 2 alcOr

    Concordo al 200%.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    19 gen 2010 - 15:52 - #7
    0 punti
    Up Down

    UNA COSA E’ SICURA AL FONDATORE DELLA LEGA SERVONO…SPECIE QUANDO TI RITROVI UN IDIOTA IN FAMIGLIA

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