
È stato indetto, per il prossimo 1° marzo, uno sciopero nazionale degli immigrati. L’iniziativa è nata prima degli scontri di Rosarno. Solo dopo però ha cominciato a far riflettere tutte quelle persone che non erano convinte del progetto.
Polisblog, da oggi, fino al primo marzo incontrerà alcune delle persone che hanno deciso di aderire alla manifestazione provando a capire con loro cosa gli amministratori dovrebbero fare per i cittadini immigrati residenti nel nostro paese.
La prima persona che ha deciso di aderire a questo ciclo di interviste è la giornalista Stefania Ragusa.
Perché ha deciso, con altre persone, di organizzare lo sciopero degli immigrati? È vero che vi siete ispirati a un progetto analogo francese?
Primo Marzo 2010 nasce per iniziativa di quattro donne slegate dai partiti ma impegnate, a titolo diverso, nel campo del dialogo interculturale e dell’antirazzismo. Siamo io, Nelly Diop, Daimarely Quintero e Cristina Sebastiani.
L’idea ci è venuta leggendo che Nadia Lamarkbi, giornalista di origine marocchina, partendo da FaceBook, aveva dato vita in Francia alla Journe sans immigré, una mobilitazione volta a evidenziare l’importanza dell’immigrazione per l’economia e gli equilibri sociali francesi. La Journe sarebbe stata il 1° marzo 2010.Ci siamo dette: possiamo e dobbiamo provarci anche noi, e la nostra azione sarà più efficace e incisiva se avrà un respiro europeo: se sarà cioè congiunta a quella francese. Abbiamo contattato Nadia (che è stata molto felice della nostra idea e della convergenza di vedute) e ci siamo messe in moto raccogliendo tantissime adesioni da italiani, immigrati, esponenti delle seconde generazioni, raccolte su internet e nel mondo reale.
La notizia relativa allo sciopero degli immigrati è uscita pochi giorni prima degli scontri di Rosarno. Crede che quanto abbiamo visto nella scorsa settimana possa verificarsi anche in altre località? Perché?
Primo marzo 2010 nasce prima di Rosarno. Quello che è accaduto a Rosarno era purtroppo prevedibile. La situazione di Rosarno e di molte altre località del sud dove la forza lavoro immigrata è sfruttata in modo indecente e in piena violazione delle leggi e dei diritti umani è nota da tempo. Ed era prevedibile che qualcosa di grave sarebbe accaduto.
Potrebbero esserci molte altre Rosarno e ci saranno se non si provvederà tempestivamente a cambiare rotta. Cambiare rotta non vuol dire deportare gli immigrati o espellerli in massa, bensì tutelare i diritti di questi lavoratori che sono fondamentali per la nostra agricoltura, favorire concretamente l’integrazione (è possibile: l’esperienza di un comune come quello di Riace - poco lontano da Rosarno - lo dimostra), riprendere il controllo del territorio contrastando la mafia locale.
Perché è quello l’elemento destabilizzante, il cancro della Calabria e non solo della Calabria. E’ la criminalità organizzata che trae beneficio dalla presenza di tanti immigrati senza documenti e quindi ricattabili. Dire che la causa di Rosarno è stata la tolleranza (tolleranza????) verso i clandestini è, a mio parere un’affermazione di una miopia sconcertante.
Nei giorni scorsi qualcuno, dalle pagine dell’Unità, ha proposto di convertire lo sciopero degli immigrati in una manifestazione contro il razzismo. Lei e le persone del suo gruppo di lavoro credere che possa essere più utile della manifestazione che state organizzando?
Se avessimo pensato che fosse più utile avremmo promosso e organizzato quella, non trova? Noi crediamo che la forza della nostra iniziativa stia nel fatto di essere un’iniziativa europea, coordinata con la Francia ma non solo.
Stanno nascendo altri primo marzo in altri Paesi europei. La forza della nostra inziativa sta anche nella sua spontaneità e nella sua capacità di mettere insieme, e in condizione di parità, italiani e stranieri.
Non siamo teleguidati da nessuno, non perseguiamo interessi particolari, la regia di tutto è nostra e la possiamo cambiare a seconda delle necessità. Per indire uno sciopero (nel senso di astensione dal lavoro) ci vuole l’intervento del sindacato e questo è certo.
Se il sindacato sarà con noi utilizzeremo questo potente strumento di dissenso, se non vorrà esserci ne useremo altri. Ci sono, grazie al cielo, altre forme di sciopero e di manifestazione che non hanno bisogno di essere avallate dall’alto.
Chi si occupa di politica in queste ore guarda con interesse la possibile sfida alle prossime elezioni regionali tra Emma Bonino e Renata Polverini. In molti già parlando di riscatto femminile. Crede che in Italia per risolvere i problemi degli immigrati ci debba essere un rappresentante al potere?
Gli immigrati sono nuovi cittadini e mi sembra evidente che ai nuovi cittadini, come a quelli vecchi, debba essere riconosciuta la possibilità di partecipare alla vita pubblica e amministrativa.
Il successo dell’iniziativa potrebbe dipendere dalla capacità di divulgazione del progetto. La rete potrebbe sopperire le lacune dei media classici?
La rete può fare tanto ma una iniziativa come questa prende piede se oltre ai contatti mediatici e virtuali ci sono quelli reali e concreti tra persone. Noi li abbiamo attivati e li continuiamo ad attivare.
Foto | giuseppecasibba.com