Fini: possibili modifiche al processo breve. Tattica o messaggio nascosto?

pubblicato da Bruno Marino – orientamento politico: Orientamento politico
categorie: Mediaticamente Gianfranco Fini Politica & Tribunali


Che significato hanno le recentissime dichiarazioni del Presidente della Camera sulla possibilità che Montecitorio modifichi la legge sul processo breve? (Legge, lo ricordiamo, approvata al Senato qualche giorno fa e di cui anche noi ci siamo occupati a fondo)

Perché ribadire l’ovvio, cioè che un ramo del Parlamento ha la possibilità di modificare un testo approvato dall’altra camera? Perché sostenere che

“ […] ora c’è «il secondo round al Parlamento» e che «ci sarà una discussione». Un’apertura a nuove modifiche al provvedimento insomma, da parte del presidente della Camera, impegnato in una lectio magistralis a Tor Vergata: sul processo breve «modifiche sono già state fatte dal Senato» e «altre potrebbe farle la Camera». «Era certo rimproverabile costituzionalmente - ha detto Fini - che ci fossero norme valide solo per incensurati. Il Senato ha modificato». Per Fini, occorre quindi «attendere il testo finale per dare un giudizio definitivo, infatti anche la Camera potrebbe apportare altre modifiche»”

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Le frasi di Fini potrebbero essere un messaggio ai berluscones: o si modifica la legge o i miei, magari durante le votazioni segrete, potrebbero farvi un bello scherzo. Non è un mistero che il Presidente della Camera non abbia visto e non veda di buon occhio l’ennesima legge ad personam imposta dal Solito Noto. Come non è un mistero che i finiani (Fabio Granata ad esempio) non perdano occasione per battere i piedi per terra e ricordare che nel PDL non tutti seguono fedelmente Berlusconi. La situazione è così semplice? Non esattamente.

C’è un’altra possibilità. La strategia di Gianfranco Fini è ormai chiara: costruire una destra moderata, repubblicana e legalitaria. E ovviamente diventarne il capo. Insomma, una destra che è tutto l’opposto del Berlusconismo. In questo senso vanno interpretate le prese di posizione a favore degli immigrati , della lotta alla mafia, del testamento biologico.

Viste le condizioni del PDL, anche dire un’ovvietà (un ramo del Parlamento può modificare una legge approvata dall’altro ramo) è un atto rivoluzionario.

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di ventoacqua

    ventoacqua

    23 gen 2010 - 09:25 - #1
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    Mah, mi pare che Fini tutte le sue belle idee su legalità e modernità le abbia accantonate rapidamente in cambio di un paio di candidatura alle regionali…

  • Profilo di sorgente-pura

    sorgente-pura

    23 gen 2010 - 10:52 - #2
    -2 punti
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    peggio di fini solo la peste…

  • Profilo di man-in-black

    man-in-black

    23 gen 2010 - 11:20 - #3
    1 punto
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    Basta con vedere in Fini qualcosa di diverso e avulso dalla pdl perché ha posizioni condivisibili. basta! Quella è tutta una tattica per irretire i fessacchiotti di sinistra: lo capite o no?!
    Quando lo metterete a capo della repubblica, voi di sinistra, vi accorgerete di che pasta è fatto quel finto-democratico. Il lupo perde il pelo ma non il vizio!
    A voi del pd bisogna rimproverare sì la confusione ma anche la min-chio-naggine (perdonatemi, ma quando ce vo ce vo).
    Concordare con Beppe Grillo è la cosa di cui meno ne sento il bisogno, ma questa volta è impossibile dargli torto: pd e pdl pari sono!

  • Profilo di ginabro

    ginabro

    23 gen 2010 - 11:45 - #4
    0 punti
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    “La quiete “:l’elezioni Regionali,se litigano perdono consensi,Fini non vuole perdere.
    E’più facile affrontare “la tempesta”da vincitori,se vincono le opposizioni,Fini si
    ridimenziona ed è più complicato,per lui avere consensi anche degli oppositori che
    confidano nel personaggio.

  • Pier F.

    23 gen 2010 - 11:46 - #5
    0 punti
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    Le parole, come qualcuno già disse, sono importanti. E sentire un politico che ne dice di belle fa sempre piacere -che di questi tempi le dichiarazioni fanno rizzare i peli. Per cui bravo Fini, per cui ancora più bravo se farà qualcosa per arginare delle norme scellerate. Che poi lo faccia per un futuro tornaconto poco importa intanto beneficio si apprezza.

  • Profilo di stefano1966

    stefano1966

    23 gen 2010 - 12:08 - #6
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    Traduzione per chi non fosse abituato ad avere a che fare con tipiniFini.
    Abbiamo fatto il processo breve solo per tirare la corda,come i sindacati che chiedono 100 per ottenere 50.
    Alla camera il processo breve (che poi breve…è un’eufemismo) arriverà dopo all’approvazione del legittimo impedimento.
    Se qualcuno,di buona volontà,ci desse una mano nel paese a far capire che il legittimo impedimento si può fare e lo votasse insieme a noi….il peocesso breve scomparirà dalla storia parlamentare italiana.

    Sono certo che in tv si stanno scannando,cioè,stanno facendo finta di scannarsi,ma nel segreto delle solite stanze,lontano da occhi indiscreti,i vari tecnici di entrambi gli schieramenti stanno già studiando una “ragionevole” soluzione.
    Vedremo se mi sbaglio.

  • Profilo di stefano1966

    stefano1966

    23 gen 2010 - 12:14 - #7
    0 punti
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    @ sorgente
    Peggio di Fini….Gasparri.
    Ancora quando ero in AN mi sono sempre chiesto come ha fatto ad arrivare fino a li.
    Per me rimane un mistero.
    All’epoca di Almirante non avrebbe trovato posto neppure come usciere.

  • Profilo di macleod

    macleod

    23 gen 2010 - 12:22 - #8
    0 punti
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    ah ah ah..alla faccia dei pirlotti di sinistra che in tuttu questi mesi lo inneggiavano.. alla fine come ho sempre detto…era pure e semplice tattica, lui sta benissiamo dove sta…
    Eppure mi ricordo dai vari Sorgente, Dc, Mendez complotti con Casini, ribaltoni e via dicendo…ah ah ah

  • Profilo di macleod

    macleod

    23 gen 2010 - 12:31 - #9
    0 punti
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    http://www.ilgiornale.it/interni/una_manina_salvo_lex_pm_esami_di_pietro_ripescato_grazie_pressioni_esterne/23-01-2010/articolo-id=416149-page=0-comments=1

    «Ma voi del Giornale non sapete una cosa pazzesca su Antonio Di Pietro e il giudice Corrado Carnevale, sì proprio quello a cui gli amici di Tonino danno addosso dicendo che aggiustava i processi per conto di Cosa nostra…». L’incipit della confidenza di Elio Belcastro, parlamentare uscente dell’Mpa di Raffaele Lombardo, ci rimanda a quando nel 1980-81 il cosiddetto giudice «ammazzasentenze», da presidente della commissione d’esami del concorso in magistratura, fece di tutto per promuovere l’allora vice commissario di polizia molisano che ai test aveva fatto una figura a dir poco penosa. («Avevo letto il curriculum di Antonio Di Pietro - ha raccontato Carnevale -: era stato emigrante, si era arrabattato molto, questo mi indusse a essere clemente. Se devo pentirmi di tutto, come pretendono molti, mi pento anche di aver fatto promuovere Di Pietro. Nei concorsi per magistrati non bisognerebbe tenere conto di considerazioni pietistiche. In base all’esame però non avrebbe meritato il voto minimo che gli abbiamo attribuito…»). Belcastro ci fa subito capire, scandendo bene le parole, che Tonino non era nemmeno riuscito a prenderlo quel voto, minimo. «Tempo fa l’ex procuratore capo di Roma, Felice Filocamo, che di quella commissione d’esami era il segretario, mi ha raccontato che quando Carnevale si accorse che i vari componenti avevano bocciato Di Pietro, lo chiamò e si arrabbiò molto. Filocamo fu costretto a tornare in ufficio, a strappare il compito del futuro paladino di Mani pulite e a far sì che, non saprei dire come, ottenesse il passaggio agli orali, seppur con il minimo dei voti». Bocciato e ripescato? Magistrato per un falso? Possibile? Altro che recriminazioni per l’ipergarantista Carnevale che proprio grazie ai giustizialisti alla Di Pietro si ritroverà a lungo nei guai. Non ci resta che chiedere direttamente a lui, all’integerrimo magistrato in pensione Felice Filocamo, che agli esami orali proprio con Di Pietro ebbe un curioso botta e risposta. «Nel grande giorno - scrive Filippo Facci nel suo libro su Di Pietro - gli chiesero un documento perché si identificasse e reagì stizzito: “Ma io sono il commissario Di Pietro”. “Si, certo, ma solo quando me lo avrà dimostrato”…».

    […]

  • Magilla

    23 gen 2010 - 14:22 - #10
    0 punti
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    @ Mac
    beh, una critica originata da Carnevale non può che essere un merito per chi è criticato… E comunque Carnevale non è stato òasciato in pace per i favori ricvuti…

  • zitti.zitti

    24 gen 2010 - 10:29 - #11
    0 punti
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    -Chiamiamole “Estorsioni”-

    Per due giorni abbiamo atteso smentite alle indiscrezioni pubblicate l’altroieri dal Pompiere della Sera sul presunto “patto Berlusconi-Fini”: il “processo breve” approvato al Senato verrà congelato alla Camera fino al 25 febbraio, quando è prevista la sentenza della Cassazione su David Mills; se la Cassazione annullerà la condanna a Mills per essere stato corrotto da Berlusconi, il processo a Berlusconi per avere corrotto Mills sarà virtualmente morto e dunque non sarà più necessario ammazzarlo per legge. Così la legge si inabisserà a Montecitorio e lì riposerà in pace per sempre, mentre a bloccare gli altri processi al premier provvederà l’immunità per le alte cariche (lodo Alfano costituzionale turbodiesel a trazione integrale) o per tutto il Parlamento (lodo Chiaromonte-Violante, dal nome degli astuti piddini che si danno un gran daffare per regalare l’impunità a B.). Se invece la Cassazione dovesse condannare definitivamente Mills, segnando così il destino di B., il processo breve sarà approvato a tappe forzate, devastando definitivamente quel che resta della Giustizia.

    Né Berlusconi né Fini hanno smentito questa ricostruzione, anzi ieri Angelino Jolie l’ha indirettamente confermata: fino a qualche ora prima giurava sull’irrinunciabilità del processo breve (“ce lo chiede l’Europa”, “danneggerebbe appena l’un per cento dei processi”); ora ripete tutto giulivo, nella certezza di non poter perdere la reputazione essendosela già giocata da tempo, che “il processo breve non è il Vangelo”. Se dunque le cose stanno così, siamo di fronte a un plateale ricatto del governo alla Cassazione: o salva Berlusconi dal suo processo, o non si salva più nessun processo. Un’estorsione istituzionale in piena regola, a cui gli stessi magistrati della Cassazione dovrebbero ribellarsi con uno sciopero e una richiesta di intervento del capo dello Stato e del presidente della Camera (quello del Senato è quello che è). Mai si era visto nulla del genere, nemmeno nel quindicennius horribilis del berlusconismo. Perché se la Cassazione dovesse assolvere Mills (e dunque indirettamente B.), qualcuno potrebbe sospettare che abbia ceduto al ricatto. Tanto più che è ancora in piedi l’ipotesi, contenuta in un emendamento alla Finanziaria poi decaduto ma infilabile in qualsiasi decreto “omnibus”, di prolungare da 75 a 78 anni l’età pensionabile dei magistrati, venendo incontro alle aspettative del presidente della Cassazione Vincenzo Carbone, prossimo alla scadenza

    E’ in questo clima ricattatorio che anche nella magistratura si notano segni di cedimento. Due storici esponenti di Magistratura democratica, Vittorio Borraccetti (procuratore di Venezia candidato a guidare quella di Milano) e Nello Rossi (procuratore aggiunto di Roma), lanciano strane aperture su due controriforme berlusconiane. Il primo sull’immunità parlamentare, il secondo sull’abolizione dell’appello del pm contro le sentenze di assoluzione o di proscioglimento per prescrizione (una follia già contenuta nella legge Pecorella e già bocciata dalla Consulta; oltretutto Rossi è lo stesso che, vistasi bocciare dal Riesame la perquisizione contro Gioacchino Genchi, l’ha appellata in Cassazione, facendo esattamente l’opposto di quanto ora va predicando). Insomma tira una pessima aria di appeasement, in nome di quello che il solito Sergio Romano, sul solito Pompiere, chiama “il male minore”: siccome B. minaccia la guerra atomica pur di sfuggire ai processi, tanto vale accontentarlo purché non faccia sfracelli. Si diceva la stessa cosa quando il Quirinale e il Pd digerirono il lodo Alfano per scongiurare il “male peggiore” di una legge che bloccava 100 mila processi. Ora ci risiamo. Così, di racket in racket, B. vince sempre: incassa il pizzo e tutti lo chiamano “dialogo”. Lo diceva già Mussolini: “Come si fa a non diventare padroni in un paese di servi?”.

  • zitti.zitti

    24 gen 2010 - 10:38 - #12
    0 punti
    Up Down

    9#
    magari fosse che tutti quelli che hanno avuto una spintarella agli esami riuscissero nella magistratura come ha fatto Tonino…
    Probabiolmente Carnevale (l’ammazza sentenze) è passato mer suoi meriti a pieni voti a suo tempo, ma i risultati come giudice non gli danno certo merito…a parte i rigraziamenti della “famiglia”…

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