
Thefrontpage è un sito interessante. Curato da Claudio Velardi e Fabrizio Rondolino (entrambi ex collaboratori di Massimo D’Alema), nei giorni scorsi si è distinto per la difesa ad oltranza della politica dalemiana in Puglia. Cioè della decisione di sostenere alle primarie Francesco Boccia.
Decisione a dir poco funesta. Infatti Vendola ha vinto con largo margine. Per Boccia è stata una catastrofe. Come ha scritto Marco Travaglio sul Fatto:
“C’è un che di pervicacemente odioso nel comportamento degli elettori pugliesi del Pd. Alle primarie di cinque anni fa D’Alema ordina di votare Boccia e loro votano Vendola al 51%. Ora D’Alema riordina di votare Boccia e loro rivotano Vendola, ma al 75%. Percentuale che a Gallipoli, casa D’Alema, sale all’80 […]”
Dicevamo di thefrontpage. Un articolo in particolare è degno di nota: “l’antifascismo di Massimo D’Alema”. A firma FR (Fabrizio Rondolino?). Già il titolo promette bene, ma il testo è ancora meglio:
“In democrazia, la politica non è soltanto lo strumento per amministrare, governare e trasformare le cose: è anche (e forse soprattutto) lo stratagemma necessario a mantenere aperto lo spazio democratico”
Sbagliato. La politica infatti può anche essere “totale” o “totalitaria” ( come nella Germania nazista o nella Russia comunista).
“La politica è l’antidoto (democratico) al populismo, alla demagogia, all’anarchia, al plebiscitarismo, alla dittatura della maggioranza”
Sbagliato ancora. La politica può essere populista, demagogica, plebiscitaria (do you remember Arcore?) Potremmo continuare per ore, ma l’obiettivo dell’articolo è chiaro: difendere la politica di Massimo D’Alema. Politica che, lo ricordiamo, ha fatto perdere Boccia e ha portato Vendola alla candidatura per la carica di governatore. Però secondo FR, D’Alema “sta cercando di ricostruire a sinistra una cultura politica democratica”, e “come il capitano del Titanic, rimarrà fino all’ultimo sulla tolda della nave che affonda, mentre i suoi avversari continueranno a ballare spensierati al suono dell’orchestrina”.
Il capitano D’Alema, che fece cadere il governo Prodi nel 1998 per sostituirlo col governo D’Alema. Il capitano che perse rovinosamente le elezioni regionali del 2000 e fu costretto alle dimissioni da Palazzo Chigi. Il capitano coinvolto nello scandalo Unipol e “obbligato”, secondo alcuni, a non presentarsi alle primarie del 2007. Il capitano che ha riabilitato Craxi. Il capitano dell’inciucio della Bicamerale con Berlusconi.
Tornando a FR, l’articolo è pieno di errori politici e storici (“Gli eventi del ’92-’94, che hanno portato alla decapitazione per via giudiziaria della classe politica democratica che aveva sconfitto il fascismo”, frase degna del miglior Cicchitto), ma va letto insieme ad un altro, anch’esso sublime: “il PD deve scegliere: le primarie o la politica” Ecco il capolavoro:
“Si sapeva che la possibile vittoria di Vendola avrebbe significato il de profundis dell’alleanza con l’Udc. E si sapeva pure – anzi D’Alema lo ha ripetutamente sostenuto – che questo avrebbe ridotto le possibilità del centrosinistra in Puglia. […] Hanno sottoposto a referendum l’alleanza con l’estrema sinistra o quella con l’Udc. E hanno scelto la prima. Non gli importa di perdere. Ad una larga parte del Pd (specie nel Sud) risulta attraente anche la sconfitta e l’autodafè. Purchè avvenga nella grande ubriacatura affabulatoria dell’eterna sinistra e del mito democraticista delle… primarie.”
Ottimo. C’è però un piccolo dettaglio. Lo statuto del PD dice, all’articolo 18 comma 4 che “vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione. Qualora il Partito Democratico concorra con altri partiti alla presentazione di candidature comuni per tali cariche, valgono le norme contenute nell’articolo 20 del presente Statuto”.
E l’articolo 20 cosa dice? Eccolo: “qualora il Partito Democratico stipuli accordi pre‐elettorali di coalizione con altre forze politiche in ambito regionale e locale, i candidati comuni alla carica di Presidente di Regione, Presidente di Provincia o Sindaco vengono selezionati mediante elezioni primarie aperte a tutte le cittadine ed i cittadini italiani […] i quali al momento del voto dichiarino di essere elettori della coalizione che ha indetto le primarie”
Insomma, il problema è degli elettori che votano, non dei leader che non ne azzeccano una. Chiaro, no?
Foto | Flickr
a1
27 gen 2010 - 11:24 - #1FERMATELI, VI PREGO FERMATELI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
L’obiettivo è sospendere non solo per il capo del governo, ma anche per suo figlio Pier Silvio e Confalonieri
La preoccupazione dell’Udc, che aveva aperto alla norma: “Non facciano i furbi, altrimenti il ponte crolla”
Giustizia, la legge diventa “ad familiam”
Impedimento esteso anche ai coimputati
Di LIANA MILELLA
Giustizia, la legge diventa “ad familiam” Impedimento esteso anche ai coimputati
ROMA - Da legge “ad personam” a legge “ad familiam”. Estesa pure ai coimputati. Per sospendere il processo non solo per Berlusconi ma, giusto quando l’inchiesta Mediatrade marcia verso il dibattimento, anche al figlio Pier Silvio e a Confalonieri. Udc in allarme, Quirinale preoccupato. Ma il Cavaliere ha buon cuore e le sue teste d’uovo giuridiche sono pronte ad “allargare” il legittimo impedimento. Questione di ore per la modifica. Che oggi passerà il vaglio della consulta Pdl per la giustizia.
Vogliono il “concorso di persone”, quindi udienze sospese quando il premier, i ministri (e loro vorrebbero pure i sottosegretari), hanno impegni istituzionali. Certificati dagli uffici. Udienze bloccate fino a sei mesi visto che il testo di Enrico Costa, il capogruppo Pdl in commissione giustizia relatore del ddl, già prevede la novità del “legittimo impegno continuativo”. Di sei mesi in sei mesi il processo non si farà più, almeno per 18 mesi, tanto dura la legge-ponte proposta dal leader dei centristi Casini per far retrocedere Berlusconi dallo “sterminio”, come lo chiamano le toghe, del processo breve.
E proprio nell’Udc si respirava ieri sera forte preoccupazione. Ecco Michele Vietti, autore della sua versione di impedimento e in attesa delle modifiche, dire: “Se fanno i furbi e pensano di far passare un tir sul ponte tibetano, il ponte crolla e tanti saluti”. L’aveva battezzato così Vietti, per lui il legittimo impedimento per coprire il premier fino al nuovo lodo Alfano costituzionale, era un esile “ponte tibetano”. Che adesso rischia d’essere gravato da un peso troppo forte.
Anzi, dalle prime indiscrezioni sugli emendamenti, da molti pesi. Tant’è che i tecnici del Quirinale seguono con apprensione lo sviluppo legislativo alla luce di quanto è accaduto al lodo Alfano. Firmato da Napolitano, è stato bocciato dalla Consulta. E ora, il legittimo impedimento, come teme l’Udc, si sta trasformando in un nuovo lodo varato con legge ordinaria, addirittura con una copertura più ampia del primo che sospendeva i processi solo per i quattro più alti presidenti. Qui rientrano il premier, i ministri, e utilizzando la dizione “membri del governo” si vorrebbero comprendere vice ministri e sottosegretari. Perché non sospendere i futuri processi su Nicola Cosentino e Guido Bertolaso? Meglio dentro che fuori, devono aver ragionato. Anche se la Costituzione, cui rinvia il testo non ancora presentato lodo costituzionale, all’articolo 96 parla solo di ministri e non fa cenno ai vice e ai sottosegretari. Per cui l’estensione sarebbe un’innegabile forzatura.
Una nuova legge “salva casta”. Una “prerogativa”, com’è scritto nel testo, che passa per legge ordinaria e rischia i fulmini della Consulta. Costa, l’alter ego di Niccolò Ghedini in commissione Giustizia, la difende. “Principio sacrosanto” dice. Ne segue e ne tratta le modifiche. Per esempio quella di inserire puntigliosamente i riferimenti di tutte le leggi che parlano di impegni del premier in modo da non saltarne neppure uno. Non solo i singoli appuntamenti nazionali ed esteri, ma “ogni attività comunque connessa alle funzioni di governo”. Con il certificato degli uffici della presidenza, e su richiesta di parte, “il giudice rinvia il processo ad altra udienza”.
Via dunque ogni valutazione discrezionale del giudice, perché la legge diventa imperativa. Le toghe “devono” prendere atto degli impegni e rinviare. Se passa anche il “concorso di persone” quel rinvio varrà per tutti i coimputati. E quello che era nato, nella mente di Casini e Vietti, come un istituto processuale, diventa di fatto una super immunità che comprende, tra attività prima e dopo ogni singolo impegno, una maxi sospensione indeterminata e continuativa.
In questa versione dirompente, il legittimo impedimento “salva casta” è destinato a diventare un’occasione di scontro nella partita delle riforme costituzionali. Che Berlusconi vuole accelerare, tant’è che oggi se ne riparla in un vertice del Pdl, mentre il ministro per la Semplificazione Calderoli studia il coté elettorale e il Guardasigilli Alfano quello della giustizia. Compresa la via da scegliere tra lodo e immunità. Su cui arriva un niet definitivo da Bersani. “L’immunità è una legge che non ci riguarda. Finché io resterò segretario non è e non sarà mai potabile per il Pd” dice il segretario che quindi apre la porta a un inevitabile referendum “pesante” per Berlusconi. È un niet che potrebbe spingerlo a rifare solo il lodo Alfano dove giocare la sua faccia, senza proteggere la casta.
© Riproduzione riservata (27 gennaio 2010)
http://www.repubblica.it/politica/2010/01/27/news/giustizia_la_legge_diventa_ad_familiam_impedimento_esteso_anche_ai_coimputati_del_premier-2087867/
macleod
27 gen 2010 - 13:29 - #2tanto in puglia come in altre regioni i sinistrelli amano perdere… come dice l’articolista, alla fine perdono, ma son contenti di perdere con una coalizione puramente di sinistra!!!!
ventoacqua
27 gen 2010 - 15:22 - #3Dopo le primarie in Puglia Casini si sta prostituendo politicamente al PDL, è avvilente a vedersi….
-_-’