
La cronaca politica di un paese non può, e non deve, occuparsi solo delle alleanze. Dei balletti pre elezioni. O delle danze peccaminose che fanno cadere l’amministratore di turno. I mass media hanno il dovere di intercettare i cittadini. Per questo motivo nelle ultime settimane in vista del secondo sciopero degli immigrati abbiamo realizzato una serie di interviste.
Con Peter Durante abbiamo cercato di fare un passo in più perché lui, più di altri, può rappresentare l’istituzione della famiglia su cui il Governo non investe. L’Italia è un paese per vecchi anche per questo motivo.
Peter Durante è l’autore, insieme alla compagna Elide Esposito, di “420 grammi” il libro che racconta la seconda nascita del figlio Federico. È il diario di una storia che inevitabilmente si scontra con l’arretratezza di un paese.
Lei e la sua compagna Elide Esposito costituite una coppia di fatto poiché, se non sbaglio, lei è già stato sposato. Ci spiega i cavilli burocratici che, in quanto coppia di fatto, avete dovuto affrontare?
Potrei partire dallo sguardo terrorizzato di Elide che interrogata sullo stato civile della persona a cui dare libero accesso per visite in ospedale o consulti medici sul suo stato di salute ha fatto il mio nome, realizzando solo in seguito che alla domanda successiva: “È suo marito?” Ha dovuto rispondere di No ed è andata in panico. O dal mio imbarazzato mentire alla caposala a cui ho chiesto di modificare la scheda dicendo che Elide non aveva ben capito la domanda perchè “traumatizzata da due figli morti ed uno morente in grembo, e dal suo incombente ricovero perchè neanche lei sta bene”… “io sono il marito!”.
Potrei continuare dalle procedure amministrative per il riconoscimento di un bimbo, nettamente meno invasive per la mamma nel caso sia legata in matrimonio. È davvero inaccettabile vivere in un paese socialmente devastato che preferisce le proprie falle legislative e culturali rimanendo ancorato a pregiudizi di forma.
Nessuno guarda più la sostanza. Pensi alle adozioni?! Il primo passo è essere sposati! Ma che senso ha. Ci sono persone belle, per bene, che avrebbero voglia di dare se stesse ma non possono farlo. Perchè sono contrari all’istituto del matrimonio! E papà che non riescono ad estendere la propria copertura medica alle compagne, fidanzate, le chiami come vuole, alle mamme dei propri figli insomma. E magari devono farlo per forza alle ex mogli separate, perchè in Italia gli effetti civili del matrimonio si sciolgono con il divorzio e non con la separazione.
Io sono stato uno di quei papà e magari mentre io piangevo un Federico sotto i ferri in fin di vita, le implicazioni civili del mio ex matrimonio mi portavano a contribuire economicamente al parto della mia ex moglie con un altro papà… così come se fossi morto io d’infarto durante quella estenuante attesa di un intervento al cuore su un bimbo di poco più di 500 grammi all’epoca, la mia eredità, sarebbe andata quota parte ed indirettamente ad un’altra donna… ad un altro bimbo. Assurdo!
Il tema va affrontato però da un punto di vista culturale prima che legislativo ed amministrativo.
Dalla quarta di copertina si deduce che lei, e la sua compagna, abbiate una storia lavorativa solida. Lontana dal precariato. Eppure Elide, evidentemente provata dalla vicenda, ha deciso di abbandonare il proprio lavoro. Crede che in Italia le politiche per i neo genitori siano insufficienti? Perché?
Non so risponderle. So che la struttura sanitaria ed ospedaliera prima e il supporto a casa successivamente, dove abbiamo dovuto per mesi e mesi usufruire di supporti medicali, sono stati all’altezza. Anche l’inabilità di Federico a condurre per mesi una vita “normale” è stata in qualche modo supportata con strumenti legislativo-assistenziali appropriati.
La cosa molto positiva è che entrambe le cose sono a disposizione di chiunque, prescindono completamente dal reddito o dall’essere lavoratori o meno, o lavoratori “solidi” come dice lei, o precari.
Un inciso: Elide ha fatto una scelta, come spesso si è chiamati a fare nei momenti difficili, e ha deciso di stare con Federico, perchè i medici ci hanno fatto intuire che la continuità di un genitore accanto è fondamentale per un bimbo nato “all’inizio di una salita”.
In questo caso la solidità della nostra situazione lavorativa ha si semplificato la scelta ma il messaggio che vogliamo veicolare con il libro è anche questo: un genitore di bimbo difficile deve sapersi fare da parte e mettere al centro il bambino. noi siamo una “famiglia prematura” e le garantisco che tante volte questo non avviene, a prescindere dalla solidità economica del nucleo familiare.
Mi conceda anche un inciso tecnico però, considerato il mio lavoro: il precariato è un problema, un grave problema, sociale prima che economico. Ma non facciamolo diventare un alibi. Neanche le aziende, che sono endemicamente create per fare profitto, ritengono la flessibilità (vista dal più comodo punto di vista della compagnia) o il precariato (da quello più difficile del lavoratore) per forza un vantaggio.
Preferirebbero spesso avere persone formate, professionisti su cui investire continuamente in formazione anche tecnica, avere squadre solide e più forti di quelle dei competitor, dove premiare con più semplicità i più bravi e separarsi con più semplicità dai meno bravi.
È un tema lungo e complesso, e ripeto, il precariato è un grande problema sociale. e come tale, va e mi ripeto, trattato come in primis un problema culturale, prima che legislativo.
In Italia, al momento, esiste un Ministero per le Pari Opportunità ma non uno per la Famiglia (previsto invece dalla precedente amministrazione Prodi). Secondo lei per la crescita del paese è un bene?
Concettualmente preferisco di gran lunga il concetto delle pari opportunità. È più moderno, più liberale, più vicino al mondo reale, a quello che avviene tutti i giorni nelle nostre relazioni. Allo stesso tempo dico che la declinazione del suo operato è deludente.
Un partito che porta nel nome il simbolo della “libertà” e che non riconosce sino in fondo le diversità sessuali o religiose, o che non mostra interesse per i temi affrontati prima, per me è una delusione.
Erano i temi di cui si è appropriata nel tempo la sinistra, e che ha ripetutamente disatteso durante i suoi mandati di governo. Era uno slancio positivo di questo governo, ma anche questa volta, malgrado la spinta liberal-radicale interna sempre più connotata, fa fatica ad emergere come linea condivisa.
Supponiamo che tale Ministero esistesse anche oggi. Quali sono, secondo lei, i primi tre provvedimenti che dovrebbe prendere?
Le dico il primo: ri-definire il concetto di famiglia. So che ci sono stati tanti tentativi (pacs, etc) e che qualche benpensante potrà gridare allo scandalo per quanto dico. Ma oggi le famiglie non sono più quelle di una volta.
Ci sono famiglie allargate, famiglie di fatto, famiglie omosessuali, famiglie di comodo, e via dicendo. La mia è una famiglia stupenda, fatta di persone e di un cane stupendo. Non lo è civilmente. Né posso contrattualizzarlo in alcun modo privato (si pensi a quanto ho detto sulla mia eredità se muoio domattina…). Ma se un extracomunitario sposa fittiziamente un comunitario che neanche conosce, ha civilmente creato una famiglia e ottenuto enne vantaggi civili. è assurdo!
Si pensi ai bambini, alle adozioni che non partono. potrei citare mille esempi. La paura dei “puristi” che questo sconvolga anni di storia è anacronistica e deve essere rassicurata da un sistema sanzionatorio forte, serio, “cattivo” per chiunque non rispetti questo nuovo ri-definito contratto di famiglia. se riusciamo a far questo, riusciremo a fare una cosa giusta.
È dei giorni scorsi la notizia relativa alla chiusura di un centro per bambini disabili a Roma. I proventi di “420 grammi” andranno alla struttura ospedaliera che ha seguito suo figlio. L’autofinanziamento rimane l’unico modo per garantirsi una risposta sanitaria adeguata?
Non può e non deve esserlo. È triste solo pensarlo. Soprattutto se so di vivere in un paese pieno di sacche di inefficenza pubblica. Non è credibile un paese dove si chiude un centro per bambini disabili e si mantengono in piedi le province.
Su questo l’attuale governo, anche se non ha dimostrato il coraggio necessario a chiudere le “inutili” province, si sta muovendo bene, mirando alle varie sacche di spreco pubblico, mostrandone il costo all’opinione pubblica e cercando di creare produttività.
Credo sia ingiusto fare efficienza sulla sanità, ma i cittadini sono ormai più sensibili ed informati e credo che se si continuerà a spiegare che gli operatori che non si presentano a lavoro facendo timbrare il cartellino ad altri, vanno espulsi dal sistema e con quei risparmi si assumeranno giovani medici, magari avendo anche un risparmio complessivo, saranno in pochi a lamentarsi.
Non so se il sindacato è ancora pronto a questi ragionamenti. È cultura, è sempre una questione di cultura.