Intervista – polisblog incontra Bice Biagi

pubblicato da giovanni molaschi – orientamento politico: Orientamento politico
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Chissà poi perché in un momento storico fortemente caratterizzato dal revival non si decida di parlare, anche, delle storie di quei giornalisti che con la loro professionalità hanno permesso ai cittadini italiani di indignarsi per come viene raccontata oggi l’attualità.

Non è forse un caso che “Mister Moonlight”, libro scritto a quattro mani da Sergio Benoni e Tito Stagno, non sia stato reclamizzato il giusto. Cosa direbbe oggi Enzo Biagi di quanto sta accadendo? Anche lui boccerebbe Augusto Minzolini?

Su questo e molto altro abbiamo ragionato con Bice Biagi, figlia del giornalista, alla fine di una delle presentazioni di “In viaggio con mio padre”.

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Cosa direbbe suo padre dell’attuale RaiUno? Fuori i fatti. Dentro le opinioni.

Non direbbe nulla. L’editto bulgaro è stato solo la premessa di quello che sta succedendo. Non credo che ne rimarebbe stupito. L’avevo previsto.

Gli insegnamenti di suo padre sono spesso citati dal Fatto di Antonio Padellaro. La storia di Enzo Biagi appartiene solo ad alcuni giornalisti italiani?

Io credo che certi principi, certe cose in cui mio padre credeva, non siano legati al mondo del giornalismo ma alla persona. In fondo le scelte che lui ha fatto, quella di andare a fare il partigiano, non centrano nulla con il giornalismo. Centrano con l’uomo.


Nei giorni scorsi è stata protagonista delle cronache la riabilitazione di Bettino Craxi. Cosa ne pensa?

Io sono convinta per la famiglia di Craxi riabilitarlo, viverlo certamente. È un lutto per loro. Che però la riabilitazione sia una celebrazione di un uomo che non ha voluto accettare di sottoporsi alla giustizia e che scelto di andare ad Hammamet non come esule ma come latitante è una cosa che io non condivido.

Continuando a ragionare di giustizia cosa pensa dell’attuale dibattito sull’argomento?

Io penso che si stia parlando troppo di giustizia ma nel senso sbagliato perché tutto quello che si pensa di fare per aggiustare la giustizia in questo paese è a senso unico. Per una persona.

Roberto Saviano cita spesso, nelle sue interviste, l’incontro con suo padre. Per Enzo Biagi cosa ha rappresentato il giovane scrittore?

È stato un incontro bellissimo. Mio padre è stato colpito e affascinato da questo giovane così giovane, così bravo e così straordinario. Mi ricordo che eravamo a tavola quando mio padre gli disse “ricordati in questo paese nessuno ti perdona il successo”.

La figura del giornalista è cambiata molto. Cosa insegnerebbe suo padre ad un giovane professionista?

Intanto penso che ognuno dovrebbe scegliere il suo stile, la sua nicchia. Non importa quanto piccola. L’importante è essere se stessi. Quindi evitare i cloni e le imitazioni. Io sono convito che se c’è la passione uno può farcela. Noi, come fondazione Biagi, abbiamo istituito un premio per i giornalisti di provincia. L’anno scorso l’ha vinto una giovane cronista della gazzetta di Parma.
È n modo per aiutare un ragazzo non solo contro il precariato. Con questa iniziativa possiamo portarlo all’attenzione dei direttori dei grandi giornali che come diceva mio padre sono un po’ pigri.

Lei si è occupata di cronaca rosa dirigendo Novella 2000. Cosa ne pensa della contaminazione che questo genere giornalistico sta avendo con l’informazione politica?

Non è una contaminazione. Non dobbiamo fare confusione. Quando un uomo, o una donna, riveste un ruolo pubblico ha il dovere di certi comportamenti. Ha il dovere di raccontare a chi l’ha eletto la verità.
Clinton non fu messo in discussione perché si era abbandonato con la signora Lewinsky ad atti, come li ha definiti lui, impropri. Ma perché aveva mentito.
Il problema non è tanto “perché ha l’amante, non ha l’amante”. Il problema è la menzogna.

Si ringrazia Axel Corlazzoli e l’associazione “Non Solo A Crema” per la collaborazione.

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